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Scuola & PD: intervento nella "maratona sulla scuola" di Vecchiazzano

Quando Valentina Ravaioli mi ha chiesto di intervenire, come insegnante di scienze, in questa "maratona" sulla scuola, ho pensato subito all'importanza strategica dell'insegnamento scientifico nella formazione culturale delle giovani generazioni: basta conoscere un po' di storia per comprendere la capacità di innovazione positiva che hanno avuto le scienze contemporanee nel secolo scorso e per capire come il livello di benessere di un paese dipenda dall'essere scientificamente attivo.
Ma non solo: le recenti scoperte nel campo della biologia riproduttiva, nella biologia molecolare, nelle biotecnologie, nelle neuroscienze aprono finestre su campi -quali l'inizio e la fine della vita- fino a poco tempo fa considerati misteriosi e impenetrabili e quindi monopolio di superstizioni, congetture religiose o di ideologie moralistiche.
Pensavo quindi di centrare il mio intervento proprio sull'importanza di una formazione scientifica delle nuove generazioni anche per fornire strumenti per affrontare le complesse problematiche di bioetica (dal testamento biologico alla ricerca sulle cellule staminali) che l'avventura scientifica ci propone oggi.
Tuttavia mi sono venute in mente le parole con cui Albert Einstein rispondeva ad un intervistatore che gli chiedeva se nell'insegnamento dovesse prevalere la letteratura o l'educazione tecnica e scientifica; Einstein rispose che ciò era di secondaria importanza, ciò che è veramente importante è "lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente", a costruire cioè una mente critica e aperta in grado di riconoscere i problemi, di sviluppare ipotesi risolutive, di riconoscere errori propri e altrui, confrontarsi con chi ha idee diverse. Menti critiche capaci di resistere alla disinformazione di massa, alla produzione mediatica di consenso che conserva l'ignoranza e l'incultura come garanzia di subordinazione.
Come scrive Antiseri in un suo recente testo, una mente critica e aperta sta alla base di una "società aperta" in senso popperiano.
E solo una società aperta può permettere la democrazia, il confronto, la libertà.
Educare e formare menti critiche non è peraltro cosa facile. Primo perché i docenti devono essere i primi ad avere una mente critica, secondo perché ci vuole tempo, è un lavoro che prevede una forte interazione tra docente e discente, si deve insegnare un metodo, non concetti, e i metodi si imparano solo praticandoli. E questo oggi -ma gia da 5 o 6 anni- non è più possibile.
Non è più possibile perché un docente si trova a dover interagire con troppi studenti, perché si riducono le ore delle singole discipline, perché aumentano le banali incombenze di una pedo-burocrazia borbonica, perché spesso -sia nella mente dei formatori che nelle aspettative delle famiglie e degli alunni- non c'è l'interesse verso la costruzione di personalità armoniose, aperte, critiche, ma la richiesta di conoscenze particolareggiate o del "successo formativo" o del prestigio che da la frequenza di una scuola o di un'università.
Il problema su cui voglio fermarmi è proprio il rapporto tra docente e studente, sia numerico che relazionale.
Le riforme del sistema scolastico italiano hanno operato selvaggiamente proprio nel rapporto docenti/studenti e tempo/scuola e oggi ci troviamo con tempi e strumenti insufficienti per costruire quelle "menti critiche" di cui sopra.
Ogni insegnante ha la sua ricetta per "la scuola che vorrebbe" ma io credo che in primo luogo, per una scuola che metta al centro il punto che ricordava Einstein non possa non prevedere:
1) un maggior numero di ore di relazione studente/insegnante, che non significa necessariamente di un aumento di ore di lezione,
2) un maggior numero di insegnanti, per ridurre il numero di studenti per classe

Un partito che intenda proporsi per governare questo paese e che creda nell'importanza dell'istruzione dovrà fare proposte in questo senso, e mi piacerebbe quindi che nella prossima piattaforma elettorale - oltre ai sacrosanti concetti di scuola pubblica, aperta e di qualità- ci fossero questi punti

AUMENTARE il numero dei docenti, non genericamente passando di ruolo tutti i precari con inconsistenti corsi abilitanti, ma reinserire concorsi nazionali periodici, progressioni differenziate di carriera e stipendio, anche in funzione della disciplina insegnata e del carico che essa comporta, riassegnando ai docenti le loro funzioni di insegnante e educatore e sollevandoli dai compiti di volta in volta di carabiniere, notaio, psicoterapeuta, assistente sociale, ecc. aumentandone anche il carico orario - ma non di lezione-, formalizzando così le ore che si dedicano alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti, all'aggiornamento.

DIMINUIRE il numero di studenti per classe a non più di 24, in modo da consentire dialogo, interazione, integrazione, confronto e non lezioni "seminariali".
(fu Fioroni nel 2007 a modificare i parametri , innalzando di 0,4 il numero medio degli alunni per classe)

Dove prendere i soldi, qualcuno potrebbe chiedersi. Bene, analizziamo due ministeri: la pubblica istruzione con circa 800.000 insegnanti (esclusi precari e inclusi sostegno e religione) e un bilancio di circa 44 miliardi (55.000 euro a insegnante) e il ministero della difesa: 190.000 soldati e un bilancio di 21 miliardi (110.000 euro a soldato). Direi che è facile fare i conti un militare "costa" come due insegnanti. Ecco mi piacerebbe che il PD dicesse questo: dimezziamo le spese militari (ORDINARIE) per finanziare le l'istruzione, ma non credo che lo farà, visto che vota in blocco in parlamento ogni sei mesi il finanziamento alle missioni di guerra all'estero.
(fu l'allora ministro della difesa Parisi a portare il bilancio del suo ministero da 17 a 21 miliardi)

Altro punto su cui vorrei che si esprimessero le proposte del PD sulla scuola: la laicità. Qualunque ingerenza dottrinaria mette in pericolo la democrazia e non è ammissibile, per un paese che si professa costituzionalmente laico, accettare che lo stato -e quindi tutti noi- paghi insegnanti (oltre 26.000) per circa un miliardo di euro all'anno, per insegnare in locali pubblici le proprie credenze e superstizioni al pari delle scienze e della filosofia, soprattutto quando non si trovano soldi per gli insegnanti di sostegno, le sedie, la carta igienica. Vorrei che il PD si impegnasse, se è veramente animato a principi di laicità, ad una revisione dei trattati concordatari con la chiesa cattolica per eliminare l'anomalia dell'insegnamento della religione nella scuola pubblica.

Concludo. Naturalmente l'elenco delle cose da fare per risollevare la scuola e farne il motore del paese è lungo e non affrontabile in questa sede; ma in ultimo mi preme sollevare la questione di candidati e dei rappresentanti politici. In un simile frangente è indispensabile avere persone non solo politicamente credibili ma anche e soprattutto capaci, tecnicamente capaci di affrontare riforme scolastiche degne di tal nome. Purtroppo nel partito girano ancora nomi e facce di cui è ormai stata palesemente mostrata l'incapacità di gestire la pubblica istruzione, e faccio i nomi: da Fioroni a Luciano Modica. Mi piacciono la Ghizzoni, la Puglisi, Meloni, ma saranno poi loro a partecipare alle decisioni quando ancora navigano nel partito tali personaggi?
L'attuale classe dirigente del PD - i sessantenni che hanno fatto il 68 - rimane aggrappata al proprio posto quanto alle posizioni di un pragmatismo politico cinico e conservatore, senza farsi da parte per lasciare lo spazio ad una nuova generazione, che esiste ed è particolarmente attiva e propositiva. Al massimo fanno come Dart Fener nel duello finale con Luke Skywalker : dopo avergli tagliato una mano "unisciti a me, governeremo la galassia come padre e figlio". Se non si supera questa ambiguità, anche le interessanti proposte del PD non solo non saranno realizzabili, ma non saranno neppure credibili durante la campagna elettorale.

Massimo Dellavalle


Scritto da massimo dellavalle in data 8 settembre 2010 alle 7:55
Mobilitazione permanente contro il massacro della scuola pubblica


50 mila classi senza insegnanti, 1600 scuole senza presidi, 8 miliardi di euro in meno in tre anni e 170 mila docenti e dipendenti della scuola pubblica lasciati per strada dopo anni di lavoro. Benvenuti nell'Italia di Berlusconi, di Gelmini&Tremonti, della Lega che ormai è in tutto e per tutto "ladrona" (di futuro e di fondi per gli enti locali). Nella nostra provincia, nonostante tutte le istituzioni con enormi sacrifici facciano di tutto per porre rimedio in concreto a questa situazione, ciò significa meno insegnanti e, solo per fare pochi esempi, impossibilità per il Centro territoriale permanente di far fronte alle esigenze del territorio ed enorme fatica nello sviluppare percorsi di integrazione (quanto mai necessari, specie - ma non solo - nei comuni di montagna).
Si sta assistendo al più grande licenziamento di massa mai avvenuto nel nostro Paese. Ma come afferma il ministro Gelmini: "il governo non è onnipotente e non può tutto. Siamo in un momento di crisi e occorre razionalizzare le risorse al meglio". Qual è la brillante idea del ministro per rimediare, a sua detta, al terribile errore dei precedenti governi "di sinistra" (bugia evidente: con riferimento agli ultimi dieci anni in Italia governa la destra da otto)? Impacchettare migliaia di docenti e senza nemmeno francobollarli, spedirli a destinazione ignota rifiutando perfino di incontrare "questa schiera di facinorosi strumentalizzati dall'opposizione". Si vergogni il Ministro Gelmini solo per le parole che ha pronunciato rispetto a lavoratori che meritano prima di tutto rispetto e ascolto.
Dato che la mia formazione - come quella della stragrande maggioranza dei cittadini italiani - deriva da studi compiuti in scuole pubbliche, mi risulta difficile capire il senso di questa razionalizzazione che, a fronte di tagli così imponenti alla scuola, prevede invece un aumento pari a 70,2 milioni di euro in più rispetto al previsionale del 2009 sul 2010 in armamenti militari (!), nonché opere faraoniche e disastrose per l'ambiente come quella del ponte sullo stretto. Per non parlare poi delle spese di rappresentanza per le veline nella sceneggiata indegna al servizio del dittatore libico Gheddafi.
Spieghi, quindi, il ministro Gelmini a genitori, famiglie e alunni: è questo che intende per razionalizzazione delle spese?
Come ha detto una delle tantissime brave insegnanti del nostro paese Mila Spicola (Professoressa dello Zen di Palermo): "Che lo dica a tutti la Gelmini che il fondoschiena vale più di due lauree... La smettano lei e Tremonti di giocare con la vita e con l'istruzione dei nostri figli. Anzi se ne vergognino". E la smettano di dire bugie coloro che anche nel nostro territorio, regionale e locale, parlano di vicinanza alle famiglie, ai bisogni dei territori: la destra e la Lega tagliano il futuro, rendono la società più ignorante e insicura. E investono in armi, al servizio di pochi potenti.
Per queste ragioni occorre mettere in atto la più grande campagna di mobilitazione che la storia repubblicana abbia mai conosciuto nel nostro paese: è l'ultima occasione per una riscossa civile e morale, che riparta dalla scuola pubblica e dalla carta costituzionale. Saremo ovunque - davanti alle scuole, nei bar, alle fermate degli autobus, nelle stazioni, in rete - a dire che rispetto ad uno spettacolo indegno, vogliamo voltare pagina: più investimenti alla scuola, alle pari opportunità e al merito, per il rispetto dei principi fondamentali della Repubblica democratica. Lavoriamo ogni giorno per un'altra Italia: una Italia che ami la scuola, gli insegnanti, gli studenti, il sapere. Spegniamo le televisioni del capo e occupiamo pacificamente ogni luogo pubblico, per la scuola pubblica, mai come ora assediata e massacrata.


Thomas Casadei - Cons. reg. Pd (Comm. Scuola, Lavoro, Cultura, Turismo, Sport)





Scritto da Thomas Casadei in data 7 settembre 2010 alle 12:30
Il porta a porta: incominciamo.

Comune di Offida, provincia di Ascoli Piceno, Regione Marche. Abitanti 5.300 distribuiti su un territorio di 50 km quadrati.
A fine 2008 l'amministrazione di centrosinistra dà il via alla raccolta porta a porta dei rifiuti. All'epoca il costo del conferimento in discarica era di 62 euro la tonnellata, oggi di 82 euro con un aggravio di costo per i Comuni che non raggiungono la percentuale di raccolta differenziata prevista per legge.
Sono passati dal 18% di rifiuti raccolti in modo differenziato al 51,2% in 2 anni.
Hanno diviso l'area comunale in due zone. Raccolgono l'indifferenziato, la plastica, la carta e il cartone, il vetro e le lattine 1 volta alla settimana, l'organico 2 volte che diventano 3 nella stagione estiva. Utilizzano una ricicleria (le nostre isole ecologiche) per quei rifiuti che non possono essere conferiti nel porta a porta.
Mi segnalano che hanno dovuto predisporre un attento studio, servendosi di consulenze specializzate nel settore, per predisporre il tutto, tenendo conto della realtà del territorio produttivo, fatto di piccole imprese artigianali, di commercio e di agricoltura; della tipologia degli utenti (pensionati, cittadini stranieri -circa il 10%-, single e famiglie); delle caratteristiche delle abitazioni, dalle case coloniche ai condomini. Per esempio per diversi anziani e per le famiglie con figli piccoli hanno predisposto un servizio di raccolta speciale per pannoloni; per i cittadini stranieri, soprattutto i cinesi, un'attenzione specifica per spiegare ed organizzare la raccolta. Per l'indifferenziata hanno verificato un problema nell'utilizzo dei sacchetti per la presenza di involucri oleosi (che avvolgono carne, pesce, affettati) in quanto attirano animali randagi.
Infine hanno puntato molto sulla comunicazione con una campagna specifica rivolta principalmente alle donne (individuate come "gestore" predominante della problematica dei rifiuti nelle abitazioni) e che si rifà alla tradizione e alla cultura del luogo. Infatti la loro campagna è centrata sul "tombolo" un ricamo di merletti che utilizza una tecnica detta della 'raccolta'. La comunicazione viene svolta con diverse modalità e anche con un piccolo per indicare dove questi vanno smaltiti, inoltre mi ribadiscono l'importanza che la comunicazione sia un elemento costante che non termina con la fase iniziale di lancio del porta a porta.
In conclusione mi dicono che, dopo aver predisposto adeguatamente il progetto con tutti i soggetti coinvolti nell'opera (fondamentale il gestore ufficiale del trattamento dei rifiuti -da noi il Gruppo Hera S.p.A.-), l'importante è iniziare perchè poi le cose si correggono in corso d'opera e i cittadini nella stragrande maggioranza rispondono positivamente.

Comune di Ripatransone (AP). Regione Marche.
Fanno la raccolta differenziata e danno dei buoni in euro da spendere in un elenco di negozi e servizi convenzionati. Per ogni 10 kg di rifiuti conferiti danno 2 euro, per 20 kg 4 euro e per 50 kg 10 euro in buoni. Nel 2009 hanno adottato il Dibawatt, una tecnologia di risparmio energetico per l'illuminazione pubblica.

Comune di Forlì. Azienda Gruppo Hera SpA. A fine luglio 2010 ricevo la bolletta dell'igiene ambientale dove mi vengono riconosciuti 23,77 euro (cifra indicata senza specificare nessun tipo di voce conferita e l'importo relativo) a fronte della consegna alle isole ecologiche di Forlì di 627,90 kg di rifiuti di vario tipo nell'arco dell'anno 2009. Hera possiede a Forlì un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti (più correttamente di incenerimento) della capacità di 120.000 tonnellate all'anno.

Concludo affermando che se vogliamo fare un servizio all'ambiente, ai noi stessi e al nostro futuro dobbiamo imboccare la strada della raccolta porta a porta con decisione, facendo pagare lo smaltimento dei rifiuti in modo esatto e puntuale a chi i rifiuti li produce e non li differenzia per 'xy' ragioni; sapendo che i rifiuti non sono rifiuti, ma una risorsa, economica e culturale.

Raffaele Barbiero, Forlì, 5.09.2010



Scritto da raffaele barbiero in data 5 settembre 2010 alle 16:48
INTEGRAZIONE

La fine del Ramadan riporta alla ribalta un importante dibattito per la nostra città, quello sull'integrazione e sulla diversità delle culture che sono oramai presenti con i nuovi residenti.
Mi sembra che i toni sulla stampa di questi giorni riaccendano contrasti in maniera strumentale mentre penso invece che si debba ora più che mai intraprendere la strada della comunicazione, della conoscenza, dell'accettazione.
Credo che sia la scuola il luogo primario dove lavorare, lo si fa già da tempo, per dare pieno significato alla parola integrazione.
Nelle aule gia si mescolano volti di diversi paesi e gli insegnanti con il proprio lavoro suppliscono quelle che sono le mancanze strutturali della scuola.
Una contraddizione tutta italiana, mentre negli altri paesi si investe sulla scuola, sulla ricerca e sull'università e quindi a cascata sulla conoscenza e sulla multiculturalità, la riforma Gelmini con l'alibi della crisi economica taglia insegnanti, accorpa classi, azzera il personale di sostegno e nega la possibilità di una vera integrazione decimando appunto gli strumenti della reciproca conoscenza riducendo lo studio e frenando la crescita di anticorpi ai germi dell'intolleranza che una sana coscienza civile sviluppa con la cultura e lo studio.
Se poi, noi tutti, ci facciamo prendere dal clima di diffidenza che ci viene indotto dai mezzi di informazione, scopriamo la paura del diverso e ne facciamo un nemico da combattere.
La conoscenza e il rispetto reciproco sono il primo passo verso l'accettazione delle persone, riconoscere i nuovi cittadini come portatori di diritti ma anche di doveri, è assolutamente necessario per il vivere comune.
Il programma del Sindaco Balzani,in due punti nevralgici,come il centro storico e la raccolta porta a porta, si intreccia in modo assolutamente importante con l'integrazione dei cittadini di etnie e culture diverse e queste nuove sfide difficilmente avranno il desiderato successo se si esclude nel processo quella parte sempre più numericamente importante di nuovi abitanti.
Trovo altrettanto significativo che all'incontro tenutosi con la comunità musulmana oltre all'assessore Drei, fosse presente anche don Sala e che abbia parlato di religione come ponte tra le culture.
Non è con la chiusura ma con il dialogo che porta al confronto che si potranno trovare punti di contatto e di fusione e la possibilità anche all'individuazione di strutture come luogo di culto per altre religioni è uno di questi punti.
Permettere la libertà di culto è un forte messaggio di considerazione dell'altro e di rispetto dei diritti che crea le necessarie basi di una serena convivenza non solo basata sulla bisogno di braccia lavorative, ma di nuove persone da incontrare, da conoscere e con cui ragionare di futuro.
Il rispetto reciproco passa necessariamente attraverso la religione che quando non diviene integralista è apertura verso l'altro e accettazione delle diversità (penso all'immenso lavoro di sostegno che tante parrocchie svolgono nei confronti di migranti in difficoltà).
Conoscenza, cultura, rispetto, diritti e doveri sono le parole chiave per una nuova società che mentre noi stiamo dibattendo è gia intorno a noi variopinta, multietnica e meticcia.

Franco Valbonesi
Consigliere Comunale PD - Forlì


Scritto da Franco Valbonesi in data 4 settembre 2010 alle 21:58
...Ma chi è 'sto Renzi .....?
Spocchioso e antipatico in forma congenita come ogni buon fiorentino che si rispetti, vittima di quel complesso d'inferiorità,di chi ha avuto grandi concittadini antenati, che. loro si, hanno lasciato evidenti segni della loro lungimiranza e amore per la città. Lei signor Sindaco di Firenze, per ora, non ha mostrato altrettanti meriti. Anzi. Mi permetta di consigliarLe in primis di correggere quel fastidioso difetto di dizione che si ritrova dove deve correggere la postura della lingua in occasione della pronuncia della lettere F e S ( per la C aspirata sopporterò...). Il secondo consiglio riguarda il mettere in conto che certi atteggiamenti possono solo portare alla distruzione del PD ( che, le ricordo, le consente di guadagnare un pò di soldini). Il terzo consiste nel fatto che se lei è onesto intelettualmente , visto che questiona tramite i giornali con Zingaretti, allora sempre pubblicamente dichiari il chiarimento ( ed il suo ravvedimento..) e non, in modo poco corretto, privatamente di fronte ad una bistecca alla fiorentina..
Quarto, ed ultimo, se i dirigenti di questo partito non le vanno bene, e, come credo e mi auguro, lei non assurgerà MAI ad alcun ruolo di riferimento importante, allora vada a farsi ..... ( non pensi male) ... il suo partito e si unisca apertamente con coloro che con la sinistra ed i suoi principi non hanno niente a che fare.
Lei . a me , non mi fa neppure sbadigliare.

Giovanni Puggioni

P.S.
Cosa ne pensa del fatto che il Sen Dell'Utri sia ancora seduto nel senato della Repubblica? La Pira avrebbe già rilasciato qualche dichiarazione.....

Scritto da GIOVANNI PUGGIONI in data 29 agosto 2010 alle 15:28
Considero le richieste del Presidente Dolcini legittime ma non appropriate se pensiamo che ha farle è il Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi, agente di sviluppo locale che più di tutti in questi anni ha contribuito alla definizioni strategiche del territorio forlivese. Oggi più di ieri è difficile fare il Sindaco ma non penso che Balzani sia inadeguato, anzi penso che il nostro Sindaco abbia uno sguardo giusto, un modo cioè di vedere la realtà e ciò che dovrebbe divenire in sintonia con i tempi, orientata al futuro. Penso invece che buona parte del nostro tessuto produttivo sia inadeguato, formato da imprenditori che preferiscono investire i soldi in borsa o in appartamenti piuttosto che in sviluppo e capitale umano. Commercianti che pensano ancora che solo portando le macchine sotto il proprio negozio si riesca ad ravvivare un commercio ormai al collasso. Società di servizi che continuano a pensare che i servizi siano vendere tv e pc e non creare contenuti per pc e tv. Artigiani che copiano dall'industria cinese invece che forgiare arte. Forse sono stato troppo tranchant e me ne scuso con tutti coloro che quotidianamente investono in creatività e intelligenze, ma la realtà forlivese oggi è anche questa. Il nostro Sindaco può avere lo sguardo giusto, un pensiero che va oltre il quotidiano ma senza industriali, commercianti e professionisti nemmeno lui potrà portarci fuori da questa crisi economico-culturale, soprattutto oggi che anche la Fondazione Cassa dei Risparmi alza le mani.

Scritto da Gian Matteo Montanari in data 24 agosto 2010 alle 9:42
Perché non sto con Napolitano.

"Campagna del PD in sostegno di Napolitano"
Esprimo tutto il mio democratico rispetto per la carica che ricopre, ma l'uomo è diverso dal ruolo. E con Giorgio Napolitano io non ci sto. Ecco perché:
1) nel luglio 2007, davanti a CSM ha censurato -indirettamente, ma anche un allocco avrebbe capito il riferimento- Clementina Forleo che, indagando su Fazio, Ricucci, Fiorani e Consorte, sbatte contro intercettazioni che coinvolgono D'Alema, Fassino ("abbiamo una banca") e La Torre, nonché Comincioli, Grillo e Cicu di Forza Italia.
2) il 23 luglio del 2008, firma, dopo solo 25 giorni dalla sua definizione nel Consiglio dei Ministri il "lodo Alfano" garantendone così la costituzionalità, smentita -c.v.d.- dalla Consulta nell'ottobre 2009, che abroga la legge perché incostituzionale.
3) Nel febbraio 2009, invece di aspettare la promulgazione del decreto che il Consiglio dei Ministri stava per promulgare per imporre alimentazione e idratazione forzata a Eluana Englaro, potendone così rifiutarne la firma in modo da enfatizzare il contrasto con un governo clericale e talebano sulle questioni di vita e morte, scrive al Consiglio, in maniera del tutto irrituale, consigliando di cambiare strada.
4) Sempre nel 2009 firma i decreti sicurezza che autorizzano le "ronde" e configurano come reato la clandestinità, nonché il decreto relativo allo "scudo fiscale", giustificandosi, in quest'ultimo caso, dicendo che se non l'avesse firmato",.. l'avrebbero comunque ripresentato e allora sarebbe stato costretto a firmarlo...." Dimostrando di non conoscere il significato dell'art.74 della Costituzione.
5) Nel gennaio 2010 partecipa alla riabilitazione di Craxi, latitante condannato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, dicendo che era stato trattato dai giudici "con durezza senza eguali".
6) Nel marzo 2010 firma il decreto "salva liste", palesemente illegittimo, oltre che incostituzionale perché la legge 400/88 vieta i decreti in materia elettorale.
7) Nell'aprile del 2010 firma la legge sul "legittimo impedimento" ad esclusivo vantaggio di Berlusconi.
8) Pochi giorni fa, alla morte di Cossiga, lo ha descritto come "grande uomo di Stato", forse dimenticando Gladio, l'omicidio Masi, la sua messa in stato di accusa sia come Presidente del Consiglio, sia come Presidente della Repubblica, la sua collusione (auto confessata) con il terrorismo rosso, le critiche al giudice Livatino, assassinato successivamente dalla mafia, i "consigli" a Maroni su come sedare le rivolte studentesche.





Scritto da massimo dellavalle in data 23 agosto 2010 alle 14:30
I fatti e le "chiacchiere"




E' di questi giorni la bella notizia che la Regione Emilia-Romagna, fonte insospettabile un'indagine Confartigianato, ha conquistato un altro primato nel panorama nazionale. Dopo quello della qualità della vita, quello della sicurezza degli edifici scolastici, quello del benessere (BIL), ora si aggiunge il titolo di Regione Emilia-Romagna "amica delle imprese": a questo riguardo il Centro studi CGIA di Mestre ha confermato quanto già il Centro studi Luigi Einaudi di Torino aveva da tempo documentato.

Facilitazioni e snellimento burocratico, velocità nei pagamenti alla imprese per i lavori effettuati, interventi e sostegno alle forme imprenditoriali: la statistica ha tenuto conto, fra altri, di questi fattori principali.

La Provincia di Ravenna è prima, nell'arco delle prime 5 province italiane, ci sono anche Rimini e Forlì-Cesena e poi anche Reggio Emilia, Modena e Piacenza sono fra le prime 10 della classifica.

Un dato sorprendente? No, un dato atteso, che pone a sintesi quanto e come le amministrazioni pubbliche locali, a partire dalla Regione, si siano date da fare per affiancare le imprese, tutte, nella difficile congiuntura economica ma anche da prima nella progressiva riduzione della pesante burocrazia.

Che diranno ora gli oppositori della Regione, che diranno coloro che - con lo sguardo rivolto al passato e del tutto fuori da una dimensione europea - sostengono l'autonomia della Romagna? Pensano forse che l'identità del carattere, solo di questo si tratta in fondo, possa produrre effetti sulla vita reale dei cittadini, delle imprese, dello stato sociale?

Cosa sarebbe di noi se non avessimo un respiro largo e una visione all'Europa e al mondo, dove porteremmo, e soprattutto come, la nostra bandiera romagnola se non fossimo in grado come ora siamo di accettare sfide globali che solo unione e unità di intenti, nonché coordinamento tra le istituzioni, possono permettere?

L'asticella degli obiettivi futuri va posta ben oltre le linee di infantili rivendicazioni campanilistiche, mediocri e lesive dell'acume e lungimiranza delle migliori tradizioni politiche delle nostre terre: quelle del Risorgimento, della Resistenza, della costruzione della Repubblica, ovvero la tradizione politica repubblicana, quella socialista, quella laica, democratica e liberale, quella del cristiano sociale e solidale.

La politica e le sorti della Romagna non possono essere affidate a profeti "vecchi" (MAR) e "nuovi" (LEGA NORD e PDL, o quel che ne resta) di pseudo libertà e autonomia. I dati lo dimostrano, i fatti, potremo avere una storia ricca di ulteriori risultati solo se avremo la consapevolezza piena che i territori della Romagna sono già il mondo, che l'Emilia-Romagna è regione di rango europeo riconosciuta in Europa e nel globo; non ci servono divisioni, né nuove e costosissime macchine burocratiche, semmai occorre rafforzare unioni e pratiche di coordinamento oltre i confini attuali, pensare ad un lavoro comune tra province sempre più intenso (a partire da quelle del territorio romagnolo), razionalizzare i costi e garantire qualità nelle risposte delle istituzioni ai bisogni dei cittadini. Queste sono le vere sfide.

"Romagna mia" la cantano tutti, non solo gli "autonomisti" ma anche gli altri emiliano- romagnoli, anzi è internazionalmente riconosciuta; di bandiere che sventolano negli edifici pubblici bastano quella italiana, l'europea e quella con i colori della città. Ma soprattutto mentre qualcuno si dedica al folklore, chiacchiera (cercando magari di nascondere lo sfascio del governo nazionale) e ciarla di nuovi avveniristici scenari (che in realtà spingerebbero indietro nel passato), c'è chi lavora quotidianamente guardando al futuro e alla qualità della vita dei cittadini. In concreto e non a parole.



Thomas Casadei
Consigliere regionale PD





Scritto da Thomas Casadei in data 21 agosto 2010 alle 17:34
La destra allo sbando e i silenzi di Rondoni

Il governo nazionale, quello della destra ricca, potente e
faccendiera, del "ghe pensi mi", forte in Parlamento di una
maggioranza di oltre 100 deputati, mai vista in 60 anni di repubblica,
dopo appena due anni è alle corde. Discute di questioni private e non
dà risposte alla crisi, alle questioni del lavoro, alla drammatica
questione generazionale. Taglia solamente ai servizi.
La situazione di grave crisi del Paese genera peraltro il pericoloso
diffondersi dell'illegalità, a tutti i livelli, e in tutte le aree del
paese.
Una certa anima del PDL, la cofondatrice del partito del predellino,
Alleanza Nazionale ha ingoiato rospi di non poco conto in questi anni,
fino a quando un residuo barlume di senso dello Stato e di amore per
la democrazia - o di scaltro opportunismo? - ha fatto rinsavire
Gianfranco Fini, che ha dovuto ammettere che così, con la legge
bavaglio poi, si era davvero raggiunto il colmo, quel limite oltre il
quale l'onorabilità del politico Fini e dei suoi sarebbe stata
compromessa.
E la Lega Nord? Collocatasi stabilmente a Roma e nelle sue logiche è
compagna di merende del premier, fa gli interessi del capo anziché
quelli del territorio (basti pensare ai profondissimi tagli alla
scuola, alla mobilità, agli enti locali). Troppo tardivo è stato forse
il risveglio di Fini: alcuni dei suoi fidati colonnelli avevano già
lasciato l'idealità di una destra europea e democratica, abbagliati
dal potere e dagli affari del primo ministro. Non è consolante sentire
ora le argomentazioni di Bocchino, Urso e degli altri finiani contro
lo strapotere mediatico del sig. B., che lancia contro Fini prima e
contro il Presidente Napolitano attraverso i giornali di proprietà e
parlamentari impegnati in alti organismi attacchi sconsiderati e
devianti, lesivi delle più alte cariche dello Stato, ultimo il
gravissimo attacco al Viminale che ha prodotto la giusta e ferma
reazione del Presidente.
Questo avviene a livello nazionale, ma a livello locale che succede?
Il PDL forlivese è scosso dal ciclone Carboni e Alessandro Rondoni fa
finta di nulla, Lega e Ragni lanciano attacchi alle azioni proposte
dall'Assessore al Welfare Davide Drei per la maggiore integrazione
culturale dei cittadini di cultura islamica e Rondoni ancora fa finta
di nulla, il bilancio comunale è taglieggiato dalla manovra di
Tremonti e Rondoni che dice... ancora nulla. La Lega lancia anatemi
razzisti, chiede a livello locale impegni e azioni che competono al
governo nazionale si esalta con le proposte di Morrone di porre la
bandiera della Regione Romagna fuori dagli uffici pubblici e Rondoni
che fa e che dice? Ancora nulla.
Da tempo si bea in un ruolo ristretto, si comporta, politicamente
parlando, da ragazzo indeciso, che ancora non ha scelto bene da che
parte stare, soprattutto quali compagni di strada scegliere per
rispettare se stesso: quelli del PDL sono per le politiche d'affari
(da Carboni a Verdini e ai loro agganci ramificati in tutto il
territorio); quelli di parrocchia, ai quali deve le sue fortune, i
ciellini per intendersi, mischiano anche loro fede, affari e politica
per la pura conquista del potere utile ad una loro democrazia, una
democrazia parallela dal sapore integralista ed escludente, ma
soprattutto dedita agli affare e ai profitti; quelli della Lega lo
hanno esautorato, i superstiti del PRI vaneggiano di cadute di governi
locali al seguito di quello nazionale (senza considerare che i loro
consensi sono letteralmente crollati); l'UDC forlivese dice di
sostenere Rondoni, ma poi Casini a Roma che cosa deciderà?
La novità a destra è ora la boutade estiva di Marino Bartoletti che,
reduce dai campionati mondiali di calcio, dopo un periodo di riposo,
si candida a fare il Governatore della Regione Romagna, giocando
d'anticipo di fatto e scavalcando anche le mire di Rondoni, sindaco di
Forlì mancato e anche oppositore costruttivo mancato. Continui pure ad
attaccare la Giunta Balzani su quisquiglie e pinzillacchere, e
continui a negare, coi suoi sodali, la verità sotto gli occhi di
tutti: il fallimento del Governo Berlusconi, il peggiore governo della
storia della Repubblica, incapace di affrontare i problemi dei
cittadini comuni perché dedito alla risoluzione delle questioni di
pochi, ricchi e potenti.

Tatiana Gentilini, Direzione Unione territoriale PD Forlì


Scritto da Tatiana Gentilini in data 21 agosto 2010 alle 17:31
Samorì (Pd): Il sudore della volontà; dedicata a Fabio


E' di qualche giorno fa la notizia che un atleta, Fabio Scozzoli, cresciuto nel vivaio della piscina comunale di Forlì, è ora campione europeo nei 50 metri rana. La gioia è tanta rispetto alla testimonianza di un giovane, di talento, che è riuscito in un traguardo importante laddove molti giovani tutt'ora aspirano con il riconoscimento della loro volontà e capacità. Un futuro fatto di speranze, di ideali, di impegni e riconoscimenti. Un futuro che ancora oggi non è garantito con pari opportunità. Speranze e ideali che i campionati europei di nuoto di questi giorni ci restituiscono al loro apice.

L'importanza della pratica sportiva esplode in questa coscienza: regalarci la stagione degli entusiasmi e delle speranze, ma anche della responsabilità, del lavoro di squadra, della disciplina, della partecipazione, certo della sofferenza, ma anche dello slancio e del sentimento. Non a caso, la pratica sportiva è considerata universalmente la più evidente dimostrazione dell'evoluzione della cultura e dei costumi dei vari popoli. Portatrice di sani principi tra i quali la tenacia, il merito, la partecipazione e la socializzazione. Sani ingredienti che la politica e la società dovrebbe mutuare dalla pratica sportiva. Senza dimenticare il suo pregio e declinazione "sociale" : fare dei legami, che uniscono gli appartenenti ad una stessa squadra, associazioni di solidarietà, laddove il senso di appartenenza ad un gruppo nasce dalla collaborazione fra i vari membri che imparano a contare sugli altri oltre che su loro stessi; e nella differenza, che diventa la forza e la magia dello sport.

Grazie Fabio, per averci dato attimi di sentimento, momenti di speranza. Dimostri oggi di essere testimone che l'impegno viene premiato e, certo, se vogliamo, con una piccola dose di "predestinazione", ma alle spalle le basi solidi del merito, delle capacità, della volontà e del riconoscimento da parte dei tuoi sostenitori. Una rigenerazione che la politica in particolare dovrebbe mutuare dallo sport dove le capacità, la disciplina, l'esperienza e il talento non sono secondi, per spontanea autorevolezza della Natura, alla parzialità.

Sara Samorì
Consigliere comunale Pd




Scritto da Sara Samorì in data 18 agosto 2010 alle 10:02
FORLI': VIVA, MORTA O X?

Parafrasando la bella canzone di Ligabue, mi chiedo: ma Forlì è una città viva, morta o che cosa?
Si legge spesso sui giornali e soprattutto è denunciato continuamente dal centro-destra locale che Forlì, e il suo centro in particolare, sono morti, svuotati dei suoi abitanti e invasi da extra-comunitari che bighellolano la notte infastidendo i rari passanti italiani (a me però non è mai successo!).
La scorsa campagna elettorale la coalizione che ha perso le elezioni ha usato abbondantemente lo slogan "emergenza centro storico", di recente riproposta dal suo coordinatore (di quello che rimane della coalizione viste le fratture degli ultimi mesi) Alessandro Rondoni.

Però scopro in questi giorni leggendo "Il Momento" (16/7/2010), settimanale diretto per anni dallo stesso Rondoni e di certo non filo-governativo, che "Per le sere d'estate di chi resta in città nei mesi estivi si offre un ampio ventaglio di eventi raccolti nel programma di Piazza Estate" (organizzato dal Comune di Forlì.)
C'è chi sul Carlino(2/8/2010) rimpiange già che ad agosto non si terranno i "Mercoledì del cuore" e se i commerciati si lamentano dei pochi affari non possono certo far ricadere la responsabilità sull'amministrazione forlivese (che anzi ha stanziato 600.000 euro a sostegno delle famiglie in difficoltà, dimostrando che la coalizione di centro-sinistra e il PD sanno dare risposte concrete ai bisogni della comunità, al contrario del governo nazionale, che dopo aver negato la crisi per mesi, ora ne sta facendo pagare le conseguenze alle fasce sociali più deboli e non certo ai mega-dirigenti o ai ministri e ai sotto-segretari, soprattutto se amici del premier).
Infine di recente nella circoscrizione 1 anche alcuni consiglieri del PDL hanno votato a favore dell'allargamento della zona a traffico limitato in centro, mentre nel loro programma di un anno fa si parlava di portare le auto sotto la statua di Saffi (cosa ribadita da qualche consigliere comunale del centro-destra: forse sarebbe necessario un coordinamento...).
A parte che non sono mai riuscita a vedere questo quadro apocalittico del centro storico forlivese - e il Rondo-Point, a dispetto delle pompose enunciazioni, si è rivelato essere niente più che un bar dello sport all'aperto - delle due una: o l'"emergenza centro storico" era una bufala della propaganda politica del centro-destra o l'opposizione ha aperto gli occhi sulla realtà.

Penso che sia giunta l'ora di accettare l'idea che la campagna elettorale è finita e di smettere di strumentalizzare argomenti triti e ritriti (e infondati) senza nessun beneficio per la nostra città.
Ma evidentemente l'opposizione non ha grandi contenuti da offrire e per guadagnare un po' di visibilità ha bisogno dei toni urlati e sguaiati di certi suoi rappresentanti, di grande effetto ma di poca sostanza.

Forlì è una citta viva e aperta e la sua amministrazione si sta impegnando, nonostante i tagli e un governo nazionale assolutamente incapace di dare risposte ai bisogni dei cittadini e degli enti locali, per sviluppare progetti di qualità, di valorizzazione dei luoghi e dei personaggi che ne hanno fatto la storia - perchè la salvaguardia delle proprie tradizioni non si promuove con feste a base di polenta e Miss Padania.

Il calendario estivo degli eventi in centro storico e la costituzione dell'agenzia "Forlì nel cuore" - che per la prima volta vede amministrazione e associazioni di categoria collaborare per un'azione comune e coordinata - insieme a momenti di grande partecipazione e intensità come l'emozionante serata in Piazzetta della Misura dedicata alla commemorazione della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, sono solo i primi passi verso una nuova visione della nostra città, vivace sì ma anche informata e consapevole.

Maria Teresa Vaccari
Direzione Comunale PD Forlì


Scritto da Maria Teresa Vaccari in data 4 agosto 2010 alle 19:56
PERCHE' SEAF NON DIVENTI UN'ALTRA SAPRO.
Purtroppo non ho potuto partecipare alla Direzione territoriale del Partito tenutasi venerdì 30 luglio perchè proprio in quelle ore, ahimè, ero di ritorno da un periodo di vacanza.
Ho comunque letto il documento che quella Direzione ha partorito in relazione alla situazione di Seaf e dell'aeroporto forlivese. Naturalmente condivido il documento ma mi sarei aspettato qualche passo avanti. Mi sembra, infatti, che la situazione sia esattamente quella di sei mesi fa: il piano di salvataggio (perché di vero e proprio salvataggio si tratta) è tutto imperniato sul conseguimento della "famosa" concessione trentennale, che a sua volta presuppone la copertura dei debiti, per poi aprire la strada alla privatizzazione.
Ammesso che la concessione arrivi, e già qui qualche informazione in più sullo stato del procedimento e sulle iniziative intraprese non guasterebbe, vorrei ricordare che il nostro Sindaco ha speso parole chiare sul problema dell'indebitamento di Seaf: sarà l'ultima volta che il Comune di Forlì provvede a ripianare i debiti!
Bisogna chiedersi, allora, se sia realistica l'ipotesi di una gestione economica dell'aeroporto ed altrettanto riguardo all'ipotizzato interessamento di soggetti privati.
Le due questioni mi sembrano legate a filo doppio visto che la gestione pubblica è risultata in perdita anche quest'anno nonostante un sensibile incremento di presenze. Mi chiedo, allora: quali accorgimenti potrebbe adottare il gestore privato?
La domanda mi sovviene perchè le informazioni che mi giungono sullo stato dei piccoli aeroporti italiani portano alla conclusione che la gestione in pareggio è ipotesi quanto mai remota. A fronte di tale, spero frettolosa, conclusione, non vedo quali imprenditori possano essere interessati alla partita. Capisco il riserbo, però la credibilità del Partito non può basarsi soltanto un atto di fede.
Le stesse informazioni di cui sopra mi dicono, invece, che la stragrande maggioranza dei piccoli aeroporti italiani rimane aperta per motivi politici e cioè, se scartiamo i municipalismi, le clientele, ecc., in funzione dell'indotto che creano sul relativo bacino territoriale.
Se così è, mi sembra che un disimpegno delle Pubbliche amministrazioni interessate sia impensabile.
Ben venga, allora, ogni possibile sforzo per rendere il meno onerosa possibile la gestione, eventualmente anche con la partecipazione di privati (?), ma ho il sospetto che se crediamo nella funzione trainante dell'aeroporto senza ridurne l'attuale dimensionamento dobbiamo rassegnarci ad una gestione in perdita, con conseguente impatto sulle casse comunali e della altre amministrazioni socie.
E qui arriva il problema politico per il PD forlivese.
Ho il sospetto, per quanto detto sopra, che il nostro Sindaco dovrà rivedere la posizione di cui sopra, salvo non si voglia fare di Seaf un'altra Sapro (ma il peso economico e politico della questione Seaf è ben più rilevante di quello della questione Sapro) e, soprattutto, dovrà dimostrare che l'aeroporto di Forlì non è e non può essere soltanto un problema forlivese.
Credo sia quindi necessario pensare concretamente ad piano B e credo sia necessario darne una congrua e credibile spiegazione, sia economica sia politica; spiegazione che ritengo non possa che basassi su un accurato e credibile studio dei costi e dei benefici che l'aeroporto rispettivamente pretende e rende al territorio forlivese, cesenate, ravennate e, forse, anche ferrarese.
Mi viene riferito che in proposito il Presidente Rusticali ha fornito alcuni dati alla Direzione ma, sempre per quello che mi viene riferito, mi sembra si tratti di dati piuttosto ottimistici e che comunque andrebbero corredati di concreti elementi di valutazione, salvo un ulteriore atto di fede. Ma soprattutto, mi sembra che tali dati siano stati poco apprezzato dal Comune di Cesena che, come noto, si è già chiamato fuori dai problemi di risanamento di Seaf.
Il Comune di Cesena, probabilmente, ritiene che l'aeroporto di Forlì non renda granché al suo territorio, forse perchè le esigenze turistiche della sua riviera vengono convenientemente assolte dall'aeroporto di Rimini mentre l'aeroporto di Forlì non è attualmente attrezzato per le esigenze dell'agroalimentare cesenate.
In tale ottica, e finisco, perchè scartare pregiudizialmente la possibilità di allargare l'aeroporto di Forlì anche al servizio cargo senza uno specifico studio di fattibilità in proposito?
Mi scuso per il tardivo e modesto contributo.

Roberto Arpinati










Scritto da Roberto Arpinati in data 2 agosto 2010 alle 18:20
Aggiungi un posto a tavola...
Datemi un incarico, un posto di comando, uno stipendio buono, ...insomma qualcosa per cui possa essere qualcuno e possa prendere un buon compenso.
Ho l'impressione che 'Arcobaleno democratico', la corrente fondata da Buffadini Lodovico nel Pd forlivese abbia questo alto profilo politico come obiettivo principale.
Allora, anche se non sono un ex assessore, anche se non ho trascorsi nel partito repubblicano e anche se non sono eletto dentro gli organismi del pd, voglio anche io candidarmi per uno strapuntino in qualche consiglio di amministrazione a nomina comunale, o per qualche ruolo (rigorosamente ben pagato si intende) a servizio della collettività.
Cosa ho da vantare: avere aiutato Balzani Roberto per la sua elezione nelle primarie (ma anche prima con tante iniziative fatte insieme) e poi successivamente per l'elezione a Sindaco di Forlì. Posso fondare una corrente: 'pace e nonviolenza nel Pd', siamo in tanti e non siamo ben rappresentati e le nostre tradizioni sono storiche: invece di sventolare il santino di Mazzini (come ho visto fare in una foto riportata da Il Resto del Carlino del 29.7.2010) posso sventolare il santino di Gandhi (il quale, insieme a Mazzini -vissuto quasi sempre in esilio, capace di rifiutare una nomina di deputato per tener fede agli ideali repubblicani, morto povero e sotto falso nome a Pisa-, si rivolterebbe nella tomba) e parlare della necessità di pluralismo e rappresentanza dentro il Pd (significando che anche io devo avere qualcosa) e infine di attenzione alle minoranze qualificate (siamo pochi, però possiamo dare fastidio e votare contro per cui dateci almeno qualcosa che conti e valga).
Debbo però confessare che pur avendo mangiato ciambella e bevuto vino insieme a Roberto Balzani diverse volte, lui non mi ha mai promesso niente, se non di essere onesto, corretto, di voler innovare nella politica forlivese, di badare al merito e non alle amicizie e di voler fare l'amministratore per un perido definito (e non a vita) con l'obiettivo del bene comune e non degli interessi di qualcuno.
Miseria! Mi son fregato da solo! Adesso non potrò più chiedere nulla e la mia idea di fare come Buffadini fondando una corrente per alti ideali politici va a ramengo e non otterrò nulla.
Purtroppo non sono un politico di lungo corso e non ho la berlusconiana abilità di Buffadini di voler sempre essere al centro dell'attenzione per il proprio interesse personale. Ma nel Pd c'è necessità di queste persone?
raffaele barbiero, forlì, 30.07.2010

Scritto da raffaele barbiero in data 30 luglio 2010 alle 3:50
In queste calde giornate di luglio è passata un po' troppo sotto silenzio la notizia delle frequentazioni del sig. Flavio Carboni con i maggiori esponenti del centro-destra forlivese.
Nelle intercettazioni (quelle che stanno tanto sul gozzo a Berlusconi) il Carboni fa esplicito riferimento a Nervegna (Coordinatore Provinciale del PDL) e Rondoni (Coordinatore dei gruppi PDL e UDC in consiglio comunale a Forlì).
Ora, sia ben chiaro, i due nostri autorevoli concittadini non sono accusati di nulla e, fino a prova contraria io sono assolutamente convinto della loro estraneità a queste tristi vicende.
Credo però che chi ricopre o aspira a ricoprire importanti cariche elettive debba rendere conto all'opinione pubblica non solo della propria correttezza nei confronti della legge ma anche della limpidezza e trasparenza delle proprie frequentazioni.
Il sig. Carboni 'vanta' un casellario giudiziario chilometrico, fitto di decreti penali e sentenze di varie preture e tribunali (Roma, Milano, Novara, Tempio Pausania) che gli addebitano reati quali: emissione continuata di assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali.
E non si tratta di 'peccati di gioventù', questi episodi si ripetono per mezzo secolo e coprono un arco temporale che va dal 1958 ai giorni nostri.
Questa era quindi la consuetudine del modo di operare di Carboni: violare sistematicamente la legge.
A me pare quanto meno politicamente inopportuno che personaggi pubblici, figure che rappresentano la nostra comunità nelle istituzioni possano essere annoverati fra 'gli amici' di gente come Flavio Carboni, che peraltro è uomo legato a doppio filo con Denis Verdini, l'uomo-macchina di Forza Italia fin dalla sua fondazione e ora figura di spicco del PDL.
Non oso pensare inoltre cosa sarebbe successo se il centro destra avesse vinto le elezioni comunali a Forlì.
Avremmo rischiato di vedere Flavio Carboni aggirarsi nelle stanze del Municipio o addirittura suggerire chi dovevano essere gli assessori e quali gli appalti da attivare e gestire.
SCAMPATO PERICOLO!!
Massimo Montanari, Consigliere Comunale, Forlì, gruppo PD.


Scritto da massimo montanari in data 26 luglio 2010 alle 23:12
Che ne pensa Rondoni della mannaia del governo sui servizi?

La pesantissima manovra finanziaria del governo e i bilanci degli Enti Locali che saranno taglieggiati è una cruda realtà. I Comuni e le Regioni, con la manovra del Governo, subiranno oltre 14 miliardi di tagli, ben oltre la metà (il 60%) della intera manovra sarà sulle loro spalle: nessun modifica agli importi, neppure la loro migliore distribuzione, che facesse respirare almeno i comuni più virtuosi, è intervenuta nel recente incontro Governo- Regioni.
La lotta agli sprechi - che non tocca assolutamente i ministeri e le spese della Presidenza del Consiglio da sola - è un chiaro depistaggio. In un contesto socio-economico emergenziale di una gravità inusitata, come si può dare risposta alle sempre maggiori richieste di servizi di assistenza, di sostegno che giungono ai comuni e alle regioni tagliando mediamente circa dal 7% al 10% le risorse? Meno servizi per la collettività, meno risorse per il trasporto pubblico e pendolare, meno infrastrutture, meno sostegno alle imprese, meno investimenti per nidi e scuole, meno servizi per anziani e non autosufficienti, nessuna politica per la casa e per il lavoro, insomma, per dirla in modo semplice, "chi vuol Dio se lo preghi". Questa è la ricetta nazionale - disastrosa per le persone più deboli e per gli enti locali - del PDL e della destra di governo. E a livello locale quale ricetta propone Rondoni?
In Consiglio Comunale la maggioranza è di centro-sinistra e Rondoni, con PDL, UDC e Lega sono l'opposizione: se avessero voglia di lavorare seriamente per Forlì, non si sprecherebbero in inutili e pretestuose contestazioni di piccolo cabotaggio (certe interrogazioni a volte consistono in un becero esercizio di "caccia del voto" fuori tempo), ma si impegnerebbero al contrario, per una vera e reale comprensione delle difficoltà, sia nelle commissioni sia in Consiglio, dando accettabili e percorribili contributi di idee, scevri dalle strumentalizzazioni di parte. Ma soprattutto prenderebbero pubblicamente posizioni sui disastri del governo nazionali, come del resto hanno fatto addirittura alcuni mentori del verbo rondoniano, a cominciare dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.
Molte delle interrogazioni dovrebbero essere binarie: rivolte al Sindaco ma in realtà rivolte al Governo. Questa è la contraddizione più evidente e stridente, occorre che Rondoni intanto chiarisca chi rappresenta davvero (solo se stesso? Il PDL e UDC? la sola UDC?), dica ciò che pensa della Lega Nord (attualmente separati nella casa del consiglio Comunale), dica magari alla Lega Nord che il territorio non si difende tagliando con la scure a lavoratori e imprese, e dunque al "territorio".
Alla Provincia di Forlì-Cesena, a causa della manovra mancheranno al Bilancio circa 3 milioni di euro nel 2011 e 5 milioni nel 2012, cioè meno scuole, meno formazione, meno infrastrutture. Nel comune di Forlì fra il 2011 e il 2012 si ipotizza una riduzione che potrebbe ammontare a circa 10/12 milioni di Euro o più , su un bilancio attuale di 94 milioni circa.
La mano tesa di Rondoni potrebbe esprimersi de facto nel luogo ideale in cui l'opposizione deve esercitare il suo ruolo, cioè le commissioni e il Consiglio. Dimostri lì la sua volontà di fare il bene di Forlì: tenga bassi i toni urlati di certi suoi consiglieri e avanzi invece proposte costruttive che non siano solo impraticabili slogan di facile effetto. Quelli lasciamoli agli stadi.
La maggioranza di governo della città sta facendo la propria parte con senso di responsabilità, cercando soluzioni che coinvolgano il mondo associativo e la società civile per la miglior possibile risposta ai bisogni collettivi. E ciò è stato concretamente dimostrato dall'intervento straordinario di 600 mila euro per le famiglie più bisognose, frutto di una esemplare intesa con i sindacati.
Se, come è evidente, l'arto offerto da Rondoni è solo il prolungamento o longa manus del suo capo Berlusconi, credo che il PD di Forlì possa rispondere che non se ne parla nemmeno, anche se alcuni singoli la pensano in modo diverso.
Dato che "acqua e chiacchiere non fanno frittelle", sarà bene prima macinare grano e ricavarne farina poi, eventualmente, cucinare insieme per il bene della città; attendiamo intanto una parola chiarificatrice del pensiero di Rondoni sugli effetti devastanti della manovra finanziaria sui Comuni, e magari anche sul tema intercettazioni e sui rapporti tra Flavio Carboni ed esponenti di spicco dei partiti a cui è legato. E' chiedere troppo? Il campionato di calcio e anche i mondiali sono finiti. E' il tempo della serietà della politica. E dei fatti.

Thomas Casadei
(Coordinamento politico e direzione regionale PD; consigliere reg. PD)


Scritto da Thomas Casadei in data 24 luglio 2010 alle 14:01
Da alcune settimane leggo quasi quotidianamente sui giornali locali articoli di attacco molto duri rivolti contro il nostro Sindaco Roberto Balzani e provenienti dall'ex assessore Lodovico Buffadini.
Secondo me il nostro Sindaco fa bene a non ribattere neppure ai bassi attacchi che gli arrivano da un membro del nostro stesso partito.
Io però non sono il Sindaco e sono stanco di leggere tante sciocchezze e visto che sono un semplice iscritto e fondatore, visto che non ricopro cariche ne aspiro a ricoprirle, visto che in un Partito Democratico il dibattito politico è e deve essere sempre aperto a tutti i contributi, vorrei dire anche io la mia.
Ho aderito con fiducia al PD perché credo fortemente che il rinnovamento della Politica e dei politici passa obbligatoriamente per il cambiamento radicale di ciò che si intende per impegno politico. Io spero e lotto perché lentamente ma inesorabilmente anche in Italia finisca l'era dei professionisti della Politica. Chi decide di impegnarsi in Politica deve sapere che si tratta principalmente di un servizio da rendere al Paese per il raggiungimento di un sempre migliore Bene Comune e non di una professione, o peggio dell'appropriazione di un qualsiasi ruolo di potere da mantenere a tempo indeterminato.
Il signor Buffadini nell'ultimo intervento che ho letto sul Carlino del 19 Luglio, si avventura in una analisi del voto delle Primarie PD che hanno visto la vittoria di Balzani sulla Masini. Ebbene senza tanti fronzoli io credo che il 14 Dicembre del 2008 a Forlì sia accaduta una cosa grande, una ventata di fresca novità ha investito il nostro Partito e la nostra Città, la vittoria di un personaggio fuori dagli schemi e fuori dalla nomenclatura del Partito, una vittoria che si è poi trasformata nel successo anche se sofferto nel confronto con l'avversario della destra, una vittoria che attraverso la personalità, le idee, il nuovo modo di intendere l'amministrazione della cosa pubblica di Roberto Balzani, ha contribuito in maniera sostanziale a gettare le basi, qui, da noi, a Forlì per la creazione di un nuovo Partito Democratico.
Bene hanno fatto il nostro Segretario, Marco Di Maio un bravo giovane di 26 anni ed il nostro Sindaco a ribadire la necessità di politici ed amministratori preparati ma soprattutto al di sopra degli interessi personali. Nessuno ci obbliga a fare politica, non ce lo ordina il dottore, possiamo fare 1 o 2 mandati e poi lasciare spazio ad altri e magari dare la nostra gratuita disponibilità a lavorare per ideali comuni, oppure proseguire l'impegno verso ruoli ancora più impegnativi, ma avendo sempre saldo il principio ed il significato nobile dell'attività politica.
Certo, lo so anche io, andare avanti è difficile, i cambiamenti sono sempre difficili e ricchi di incognite e di incertezze. Ma la strada giusta è questa. Quella che un manipolo di Forlivesi ha tracciato quel giorno 18 mesi fa. Il Partito Democratico, quello vero, non è quello del Signor Buffadini, che non si sa bene perché si aspettava una qualche contropartita per aver sostenuto Balzani, purtroppo per lui si è sbagliato. Il Partito Democratico, quello vero, non è quello di tutti coloro che aspirano alla poltrona solo per interesse personale, il Partito Democratico, quello vero è quello nuovo che ha fatto vincere Balzani e unito lo sostiene nel suo difficile cammino, è quello delle tante persone che si impegnano nelle campagne senza aspettarsi nulla in cambio perché quello che si fa, lo si fa gratuitamente, è il nostro volontariato, pensando al Bene Comune e ad un ideale comune, è quello che vorrebbe fortemente che la stessa ventata di fresca novità travolgesse finalmente anche i palazzi dei nostri dirigenti nazionali, liberandolo da alcuni dinosauri che gli bloccano le ali e gli impediscono di volare. Il Partito Democratico quello vero, in buona sostanza per chiudere, non è quello dei politici ed amministratori atrofizzati, autoreferenziati ed imborghesiti lontano anni luce dalla gente, ma è quello di tutte le persone semplici che non si riconoscono nel Berlusconismo o peggio nel Leghismo e sognano e sperano un futuro migliore per tutti.

Forlì 20.07.2010 Massimo Marchi


Scritto da Massimo Marchi in data 21 luglio 2010 alle 19:47
L'iniziativa della giunta Balzani di stanziare 6oo.ooo euro per aiutare le persone e le famiglie più colpite dalla crisi contiene, fra l'altro, due aspetti che mi paiono di particolare pregio.
Li sottolineo in modo sintetico, senza trascurare quel senso di "generosità sociale" fissato nella decisione e che richiama le migliori tradizioni dei Comuni governati dalle forze popolari.
Il primo aspetto che ho colto nella decisione, pur non sapendo pressoché nulla su quale sia stato il processo di formazione delle decisioni e la discussione coi sindacati, è la consapevolezza che non si esce dalla crisi se non passandoci in mezzo, attraversarla facendosi carico delle sofferenze dei più deboli, cercando di ridurre i danni, ponendo in essere misure anche limitate, anche temporanee ma concretamente utili. Ciò è in violento contrasto con l'atteggiamento amorale di chi ha dapprima negato la crisi ed ora cerca con manovre fintamente tecniche e fintamente obbligate di continuare come prima. La differenza, in altri termini, è fra colui il quale, al disoccupato che non riesce a campare la famiglia, cerca di dare una mano, e chi gli spiega che "questo è il mercato, bellezza".
Non so quanti siano i Comuni che si stanno movendo per contrastare gli effetti della crisi sulla gente povera con la stessa efficacia del comune di Forlì. Temo non siano molti, anche perché anni ed anni di tagli ai bilanci li costringono ormai ad impiegare le loro energie a far tornare conti che non tornano, mentre il cosiddetto federalismo incubato nel varesotto ha ormai rivelato la sua natura di grande inganno.
L'altro aspetto che intendo sottolineare è che con iniziative di questo genere il Comune compie un atto di lotta per la riconquista di propri spazi di autonomia.
La affermazione del ruolo dei comuni, cioè del ruolo degli amministratori che sanno combinare le proprie delibere con il lavoro e le aspirazioni della società civile organizzata, ha avuto nel dopoguerra una funzione importantissima per lo sviluppo di quella coesione sociale e di avanzamento civile che, malgrado tutto, ancor oggi distinguono le nostre zone. Ciò costituisce un patrimonio che forse è indebolito, ma possiede ancora una sua vitalità che va assolutamente difesa e rilanciata.



Angelo Mini
Membro della Direzione territoriale del PD


Scritto da Angelo Mini in data 14 luglio 2010 alle 20:55
"Porta a porta" a Forlì: una grande promessa mantenuta.... A quale costo????

leggo con curiosità quanto scritto dal consigliere Casadei, ma una domanda che ci si dovrebbe porre tutti, soprattutto in questo periodi di crisi economica e sociale, è: "quanto costa in più al singolo cittadino l'introduzione del porta a porta?".
inoltre vorrei maggior spiegazione sulla tariffa puntuale; ammetto la mia ignoranza in materia, ma se ho capito bene più si produce immondizia più si paga in parole povere... allora in questo modo si penalizzano le famiglie numerose che possono essere più che virrtuose nel differenziare i rifiuti, ma, se la matematica non è una opinione, una famiglia di 5/6 o più elementi produce comunque di più di una di 3/4 elementi...

Scritto da Stefano Fabbri in data 9 luglio 2010 alle 16:45
"Porta a porta" a Forlì: una grande promessa mantenuta

Dopo l'esperienza straordinariamente positiva di Forlimpopoli (con gradimento da parte della popolazione del 90%), anche a Forlì sta per partire - avvio ufficiale in autunno - il "Porta a porta" per la raccolta differenziata.
A poco più di un anno dalla sua elezione e dopo mesi di accurata preparazione, il Sindaco Balzani darà avvio a questo progetto che è uno degli assi portanti del suo programma.
Le ragioni per cambiare sistema sono molte: di ordine ambientale, economico e sociale.
Qui non si tratta di pratiche "staliniste" come qualche esponente della destra locale, con grande fantasia e scarsa conoscenza, afferma: stiamo parlando del futuro dei nostri figli, delle nostre città, del nostro pianeta.
La produzione di rifiuti, soprattutto nel mondo cosiddetto "sviluppato" è arrivata a livelli insostenibili e non basta nasconderli sotto i "tappeti" dei Paesi del Terzo Mondo per pensare di risolvere il problema.
L'Unione Europea ci indica quali devono essere le priorità: riduzione, riuso, riciclo, ecc. Le direttive sulle quali agire sono essenzialmente due: produrre meno rifiuti "inutili" e imparare a considerare il rifiuto non più come un costo, uno scarto, ma come una risorsa.
Per quanto riguarda il primo aspetto, ognuno di noi con pochi accorgimenti pratici e un po' di attenzione quando fa la spesa, può fin da subito dare il proprio contributo: usare borse e sporte di tela, invece delle buste di plastica (come ha suggerito la recente campagna "Porta la sporta"), preferire i prodotti sfusi a quelli con eccessivi imballaggi, ecc.
Circa il secondo aspetto, la tecnologia e l'industria del riciclo dei rifiuti si sono molto sviluppate negli ultimi anni ma richiedono "rifiuti di qualità": più i materiali da riciclare vengono differenziati alla fonte da ciascuno di noi, maggiore sarà la qualità del rifiuto e più alta la sua percentuale di riciclo.
E proprio questo tipo di attività deve diventare anche un'opportunità per superare la pesante crisi economica che stiamo attraversando: come ha ribadito più volte l'Ass. Alberto Bellini, essa deve consentire di attivare un circuito virtuoso all'interno di comunità relativamente ristrette (come per es. il territorio forlivese) in cui la materia prima, il rifiuto appunto, viene prodotta, trattata e riciclata. Senza contare la ricerca teorica e applicata che si potrebbe svolgere nelle nostre scuole e università per valorizzare le competenze e le professionalità di tanti giovani, ormai troppo spesso tentati dal fuggire all'estero. Per questo l'industria del riciclo è parte fondamentale di quella "green economy" che sta al centro del programma di legislatura del Presidente della Regione ER, Vasco Errani, e del PD dell'Emilia-Romagna. Con un credibile sviluppo del riciclo (più 15% rispetto all'attuale) e con una evoluzione intelligente del sistema di gestione dei rifiuti, al 2020 si potrebbe:
- ridurre i consumi energetici di una quantità pari al 32% dell'obiettivo nazionale di efficienza energetica fissato al 2020 dalla Comunità europea;
- ridurre le emissioni di CO2 di una quantità pari al 18% dell'obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni al 2020.
Infine, non va sottovalutato il risvolto sociale di questa operazione. La raccolta porta a porta è anche un momento di educazione civica: rende ciascuno di noi più consapevole del proprio ruolo nel proprio quartiere e nella propria città, ci aiuta a sprecare di meno. Introdurre questo sistema è un chiarissimo e concreto segno di voler tenere insieme la società forlivese, facendola immergere in nuove sfide.
Il sistema porta a porta è decisamente più democratico: con l'applicazione della tariffa puntuale, che è l'obiettivo immediatamente successivo alla sostituzione del sistema di raccolta, chi più inquina più paga e quindi nel prossimo futuro, i cittadini più virtuosi avranno anche un vantaggio economico.
Metropoli come San Francisco, una nazione come la Germania, l'85% dei comuni della Lombardia, gran parte dei comuni del Veneto, una città come Salerno usano questo sistema con successo da anni. Forse sono tutte colonie sovietiche e nessuno se ne era mai accorto?

Thomas Casadei
(Coordinamento politico e Direzione PD ER; Cons. regionale)


Scritto da Thomas Casadei in data 9 luglio 2010 alle 16:24
I bluff di Rondoni


Troppo facile un primo commento alla notizia che pretende di far notizia: la storica impresa, il ballottaggio festeggiato al Rondo Point, lì dove tutto è cominciato.
Che tristezza far politica in questo modo, nascondersi dietro al feticcio di un'edicola, assegnargli una simbologia politica, chiamando a raccolta i partiti (PDL, UDC, quel che resta del PRI - resta qualcosa? - la Fiamma tricolore di Ragni) e Bartoletti che lo hanno sostenuto (ma la Lega dov'era?) per far credere che tutto lì ha avuto inizio, in quel due metri per due.
Ma il vecchio adagio "chi si contenta gode" va rispettato. Rondoni, da comunicatore di provincia con il privilegio di avere molto tempo a disposizione (beato lui), ha creato un evento per dirla alla Calvino inesistente; in una serata dedicata alla città e al centro storico, un'azione di bassa lega approfittarne.
La città ricorda a malapena il patto per Forlì proposto da Rondoni, che la Lega ha abbandonato da tempo giocando, dopo le regionali, una partita tutta sua.
Alle elezioni amministrative di un anno fa vinse il Centro Sinistra al ballottaggio ed iniziò il film che ci aveva promesso il regista Balzani, nel segno di alcuni importanti cambiamenti di metodo e di approccio e stile della vita politica cittadina.
I problemi e le difficoltà economiche nazionali e locali per il bilancio comunale erano già evidenti, ora lo sono di più ma alcuni segni del cambiamento sono già chiaramente percepiti dai cittadini forlivesi: trasparenza, chiarezza, apertura al dialogo, ascolto dei cittadini, vicinanza alle problematiche attraverso la conoscenza diretta presso i comitati di quartiere, interventi a sostegno dei lavoratori in crisi, approccio alle importanti problematiche di disagio del Centro storico (qualificazione, rivitalizzazione, rumore) con un metodo di conoscenza, condivisione e decisione congiunta delle azioni di intervento, impegno e nuovo orientamento per la migliore organizzazione della macchina comunale, criteri di selezione oggettivi per le nomine, presa in carico delle tematiche ambientali che costituiscono il punto qualificante e nodale del programma di governo della città (uno degli impegni prioritari della campagna elettorale è già concreto: in autunno parte il sistema del "porta a porta" per la gestione dei rifiuti), l'impegno a garantire il mantenimento degli alti standards qualitativi che la nostra città vanta nei servizi sociali e sanitari, anche per assicurare la maggior copertura alle richieste di servizio dei cittadini, scuole e nidi promessi. Rondoni dimentica - ma è sua consuetudine - che questi interventi non sono realizzati dal governo nazionale così come promesso e quando il Comune costruisce i locali, la Gelmini taglia gli insegnati statali per attivarli.
Basta scorrere le dichiarazioni pubbliche e quelle dei consigli comunali per vedere il livello di bassa strumentalizzazione politica delle prese di posizione del coordinatore PdL e UDC Rondoni, per avere senso e polso di cosa rappresenta a Forlì l'opposizione. Mai sui problemi veri (la politica della casa del sig. B. dov'è finita?) ma su quelli fittizi o già in fase di soluzione come quelli della bonifica dell'area ex Mangelli.
Gli esponenti della destra locale, Rondoni in primis, sono costretti per un pugno di voti, a tutti i costi ad attaccare il Sindaco e la Giunta Balzani, opponendosi al Comune su leggi obbligatorie nazionali ed europee o con argomenti ed attacchi a dir poco marginali (albero di natale, auto in centro, ghiaccio): a Forlì da un anno il film è iniziato, è un buon film, non è un corto ma un lungometraggio, con tempi di produzione non improvvisati ma frutto di studio e approccio razionali. I problemi di gestione sono parecchi e non suscettibili di soluzioni a colpo di spugna, ma graduali, meditate e qualificate, di testa e non di pancia.
Alcune domande a Rondoni: e l'Italia com'è e quanto è cambiata in tanti anni di governo Berlusconi?
Che ne pensa della finanziaria Tremonti e dei tagli alla scuola e alla cultura (non era un uomo di cultura, a suo tempo), che ne pensa della legge sulle intercettazioni, che ne pensa del razzismo e della xenofobia leghista, quanto sono congeniali al suo cattolicesimo dichiarato, praticato e ostentato, le norme del pacchetto sicurezza che taglieggiano i cittadini stranieri? Perché non dichiara, come il Cardinal Tettamanzi, l'orrore del reato di clandestinità? Pensa che un palloncino regalato al Rondo point basti a testimoniare buona accoglienza ai bimbi stranieri, mentre i suoi amici del PDL e della Lega scatenano la caccia agli stranieri?
Vorremmo ogni tanto che il suo pensiero si estrinsecasse anche in qualche sua dichiarazione che ci faccia capire chi abbiamo di fronte davvero.
Finora ci ha fatto conoscere il suo saper mescolare negli istinti peggiori dei cittadini, che dopo la cura dei disvalori somministrata della destra, hanno oggi necessità di rialfabetizzarsi, come dice Balzani, ai valori della Costituzione, del senso civico, della solidarietà.
Non bastano le doti di comunicatore e di creatore di pseudo eventi se non c'è nulla da comunicare.
La destra che sta affossando il Paese affonda anche le possibilità di azioni dei Comuni: da questa destra quanto è indipendente Rondoni? Zero, ne è l'espressione.
Balzani è il Sindaco della Città di Forlì, eletto da una coalizione di centro sinistra, con un programma, una personalità ed una capacità di analisi e di scelta di azione che in questo anno ha mostrato davvero forte autonomia intellettuale ed equilibrio.
Quella di Rondoni è tutta concentrata al Rondo point. La sua azione è solo uno spot, così breve e limitato da non essere neppure un Carosello.

Franco Piazza
Membro Assemblea Comunale PD di Forlì


Scritto da franco piazza in data 21 giugno 2010 alle 22:14
Ricordando Jose Saramago, perchè cultura e politica devono viaggiare insieme...

Le pagine su Berlusconi del libro di Josè Saramago che l'Einaudi di Berlusconi non ha voluto pubblicare

Secondo la rivista nordamericana 'Forbes', il gotha della ricchezza mondiale, la fortuna di Berlusconi ascenderebbe a quasi 10 mila milioni di dollari. Onoratamente guadagnati, è chiaro, sebbene con non pochi aiuti esterni, come ad esempio il mio. Essendo io pubblicato in Italia da Einaudi, proprietà del detto Berlusconi, qualche soldo glielo avrò fatto guadagnare. Un'infima goccia d'acqua nell'oceano, ovviamente, ma che gli sarà servita almeno per pagarsi i sigari, ammettendo che la corruzione non sia il suo unico vizio. Salvo quel che è di comune dominio, so pochissimo di vita e miracoli di Silvio Berlusconi, il Cavaliere. Molto più di me ne saprà sicuramente il popolo italiano, che una, due, tre volte lo ha insediato sulla poltrona di primo ministro. Ebbene, come di solito si sente dire, i popoli sono sovrani, ma anche saggi e prudenti, soprattutto da quando il continuo esercizio della democrazia ha fornito ai cittadini alcune nozioni utili a capire come funziona la politica e quali sono i diversi modi per ottenere il potere. Ciò significa che il popolo sa molto bene quel che vuole quando è chiamato a votare.
Nel caso concreto del popolo italiano - perché è di esso che stiamo parlando, e non di un altro (ci arriveremo) - è dimostrato come l'inclinazione sentimentale che prova per Berlusconi, tre volte manifestata, sia indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale. In effetti, nel Paese della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente? In un Paese in cui la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione, che cosa cambia se il primo ministro fa approvare leggi a misura dei suoi interessi, tutelandosi contro qualsiasi tentativo di punizione dei suoi eccessi e abusi di autorità?

Eça de Queiroz diceva che, se facessimo circolare una bella risata intorno a una istituzione, essa crollerebbe, ridotta in pezzi. Questo, un tempo. Che diremo del recente divieto, emesso da Berlusconi, alla proiezione del film 'W'. di Oliver Stone?
Fin lì sono arrivati i poteri del Cavaliere? Come è possibile che si sia commesso un tale arbitrio, sapendo per di più che, per quante risate ci potessimo fare intorno ai Quirinali, questi non cadrebbero? Giusta è la nostra indignazione, pur dovendo compiere uno sforzo per capire la complessità del cuore umano. 'W'. è un film che attacca Bush, e Berlusconi, uomo di cuore come può esserlo un capo mafia, è amico, collega, fautore dell'ancora presidente degli Stati Uniti. Sono fatti l'uno per l'altro. Quel che non sarà ben fatto è che il popolo italiano accosti una quarta volta alle natiche di Berlusconi la sedia del potere. Non ci sarà, allora, risata che ci salvi.

CHE FARE CON GLI ITALIANI?
Riconosco che la domanda potrà sembrare alquanto offensiva è un orecchio delicato. Ma che succede? Un semplice privato che interpella un intero popolo, che gli chiede il conto per l'uso di un voto che, con sommo gaudio di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi il padrone e signore assoluto dell'Italia e della coscienza di milioni di italiani? Anche se in verità, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, proprio io. Offeso nel mio amore per l'Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, anche, nella mia pertinace speranza che l'incubo abbia fine e che l'Italia possa recuperare l'esaltante spirito verdiano che è stato,un tempo, la sua migliore definizione. E che non mi si accusi di star mescolando gratuitamente musica e politica, qualunque italiano colto e onorato sa che ho ragione e perché. È appena giunta notizia delle dimissioni di Walter Veltroni.


Ben vengano, il suo Partito democratico è cominciato come una caricatura di partito ed è finito, senza parole né progetti, come un convitato di pietra sulla scena politica. (...) Veltroni è responsabile, certo non l'unico, ma nell'attuale congiuntura, il maggiore, dell'indebolimento di una sinistra di cui era arrivato a proporsi come salvatore. Pace all'anima sua.

LA DEMOCRAZIA IN UN TASS?Œ
L'eminente statista italiano che ha nome Silvio Berlusconi ha appena partorito nel suo privilegiato cervello un'idea che lo colloca definitivamente alla testa del gruppo dei grandi pensatori politici. Egli vuole, per ovviare ai lunghi, monotoni e lenti dibattiti, sveltire le procedure parlamentari alla Camera e al Senato, che siano i capigruppo a esercitare il potere di rappresentanza, liberandosi al contempo del peso morto di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono bocca se non per sbadigliare. A me, devo riconoscerlo, pare una buona cosa.I rappresentanti dei maggiori partiti, tre o quattro diciamo, si riunirebbero in un tassì alla volta di un ristorante dove, attorno a un buon pasto, prenderebbero le decisionI. Li seguirebbero, ma in bici, i rappresentanti dei partiti minori, che mangerebbero al bancone, nel caso ci fosse, o in una tavola calda dei paraggi. Niente di più democratico. (...) Mi si dirà che questo Cavaliere non è da prendere sul serio. Sì, ma il pericolo è che si finisca per non prendere sul serio quelli che lo eleggono.

Scritto da vico zanetti in data 18 giugno 2010 alle 22:03
Contratto FIAT: il PD dica la sua

Al Segretario territoriale, al Segretario dell'Unione comunale ed ai Consiglieri regionali forlivesi.
La questione su cui intendo soffermarmi è quella del contratto FIAT di Napoli.
Credo sia evidente a tutti come la questione abbia ampiamente travalicato i confini sindacali per assumere un significato politico.
Mi chiedo quindi se sia possibile che il Partito non assuma in proposito una sua posizione ovvero se sia sufficiente augurarsi, come fa il Segretario nazionale, che la vicenda non diventi "esemplare".
Mi rendo conto della difficoltà di barcamenarsi tra le diverse "anime" del Partito ma credo sia inopportuno e deleterio rimanere opportunisticamente in attesa dell'esito del referendum del 22 giugno. Credo, invece, che alcune cose bisognerebbe dirle con forza fin d'ora.
Premesso che la difesa e la sostenibilità dei posti di lavori rimane l'obiettivo imprescindibile, andrebbe ribadito che l'individuazione dell'assetto contrattuale necessario a tal fine dovrebbe essere lasciato alla trattativa, eventualmente dura ma trasparente, tra le parti sociali. Nel caso che ci occupa, invece, si è assistito ancora una volta ad una palese invasione di campo da parte del Governo che ha abdicato al ruolo naturale di mediatore per farsi sostenitore, se non addirittura ispiratore, delle istanze di parte imprenditoriale. Si è così alimentato quel clima "da prendere o lasciare" che ha impedito alla trattativa di giungere ad un approdo condiviso che, a mio avviso, era e sarebbe ancora possibile.
Dovrebbe quindi essere condannato il disegno da tempo perseguito di spaccare il fronte sindacale in pretesi riformisti e conservatori, quando invece, in tal caso, il sì o il no delle organizzazioni sindacali costituisce principalmente il frutto dell'atteggiamento assunto di fronte al "ricatto" economico della FIAT.
Credo vada detto, inoltre, che la vicenda napoletana dimostra vieppù come la crisi economica rappresenti un'opportunità soltanto per le imprese, meglio le grandi imprese, non certo per i lavoratori che dopo essere stati di fatto gli unici a pagarne il conto in termini di posti di lavoro, precarizzazione generalizzata, blocchi stipendiali, aumenti diretti o indiretti dell'età pensionabile, riduzione dei servizi, aumento della pressione fiscale di fatto, ecc., vedono ora materializzarsi il tentativo d'intaccare alcuni diritti fondamentali sotto la minaccia della perdita del posto di lavoro.
In definita, credo vada evidenziato come siamo ben lungi da una svolta riformista in ambito lavoristico, così come sostenuto dai Ministri Sacconi e Tremonti, bensì vicinissimi ad una controriforma che rischia di ridurre drasticamente l'assetto di tutele conquistate dai lavoratori nel tempo. E dovrà dirsi a gran voce che il PD si opporrà con tutte le sue forze ad un disegno di tal tipo in quanto l'assetto delle tutele del lavoro costituisce parte fondamentale della libertà dell'individuo e della democrazia di un paese.
Spero quindi che su tale questione il PD forlivese sappia uscire allo scoperto, eventualmente rappresentando uno stimolo anche per l'articolazione regionale e nazionale.

Roberto Arpinati









Scritto da Roberto Arpinati in data 16 giugno 2010 alle 12:50
Quand'è che una democrazia cessa di essere tale?
Non esiste una risposta univoca e soprattutto non ha senso fare facili quanto superficiali paragoni con realtà del passato come il fascismo. La storia non si ripete.
È necessario, invece, chiedersi se l'Italia risponda ancora, in modo sufficiente, ai requisiti di una moderna democrazia europea.
Non è una questione politica, ma istituzionale: è per questo che una destra e una sinistra democratiche sono d'accordo nel denunciare e contrastare lo scempio istituzionale che questo governo (e soprattutto il suo presidente) stanno perpetrando ai danni della Repubblica Italiana.
In cambio di vantaggi contingenti, si distruggono i meccanismi di difesa della democrazia. I vantaggi sono evanescenti, mentre la distruzione delle istituzioni permarrà per decenni e forse più, accompagnata da un impoverimento culturale e del tessuto sociale, provocato dalle massicce iniezioni di qualunquismo e opportunismo, necessarie per rendere il popolo italiano insensibile el suddetto scempio.

Allego un articolo di Gustavo Zagrebelsky pubblicato su «La Repubblica» dell'11 giugno 2010.
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Sergio Morgagni



IL COMMENTO
Se la norma infrange il diritto
di GUSTAVO ZAGREBELSKY
È ADEGUATO alla serietà delle questioni sollevate dal disegno di legge del Governo sulle intercettazioni telefoniche e sulle limitazioni alla libertà di stampa il dibattito, anzi la rivolta, che ne è seguita. Siamo alle fasi finali della procedura parlamentare ma la procedura parlamentare non chiuderà la partita, anche se l'impostazione della legge è ormai definita. I poteri d'indagine penale risulteranno ridotti e, parallelamente, l'impunità della criminalità sarà allargata; i vincoli procedurali, organizzativi e disciplinari saranno moltiplicati a tal punto che i magistrati inquirenti ai quali venisse ancora in mente, pur nei casi ammessi, di ricorrere a intercettazioni saranno scoraggiati: a non fare non sbaglieranno; a fare correranno rischi a ogni piè sospinto. La libertà degli organi d'informazione d'attingere ai contenuti delle intercettazioni disposte nelle indagini penali sarà ridotta fortemente e la violazione dei divieti sarà sanzionata pesantemente. Tutto in proposito è stato ormai detto. Nulla potrebbe ancora aggiungersi e nulla potrebbe togliersi.
Al di là delle valutazioni circa le singole disposizioni, è stato anche colto il significato che una legge di questo genere non può non assumere presso l'opinione pubblica avvertita, nel momento attuale della vita pubblica del nostro Paese, mai come ora intaccata dalla corruzione: l'auto-immunizzazione con forza di legge di "giri di potere" oligarchico che intendono governare i propri interessi al riparo dai controlli, siano quelli della legge o siano quelli dell'opinione pubblica.
Tutto è stato detto per ora, ma la partita non si chiuderà di certo in Parlamento, nella dialettica tra la maggioranza e l'opposizione. La prima potrà sconfiggere la seconda con gli strumenti parlamentari di cui può far uso e abuso (la questione di fiducia in materia di diritti fondamentali) e così mettere per iscritto la volontà di chi comanda e fare la legge. Ma al di là della legge c'è pur sempre il diritto, e col diritto la legge deve fare i conti. Forse mai come in questo caso legge e diritto, lex e ius, queste due componenti dell'esperienza giuridica, sono apparsi così nettamente distinti, anzi, contrapposti. Quando ciò accade, la forza della legge è debole perché è avvertita come arbitrio e, prima o poi, anche se con costi e sofferenze, l'equilibrio sarà ristabilito.
Che cosa sia la legge, basta guardarne il testo. Che cosa sia il diritto, è cosa meno semplice ma più profonda. Innanzitutto, la legge dovrà passare alla promulgazione del Presidente della Repubblica, il cui potere di rinvio alle Camere è un'espressione non del capriccio personale ma del diritto. Poi la legge sarà sottoposta all'interpretazione, entro le coordinate dei principi del diritto; poi sarà sottoposta al controllo della Corte costituzionale, nel nome del diritto più profondo, su cui ogni legge deve appoggiarsi; poi sarà forse sottoposta a una valutazione popolare, in nome di quel diritto legale di resistenza che è il referendum abrogativo. Questo, nell'insieme, è il diritto con il quale questa legge dovrà fare i conti e questi sono i suoi strumenti. A ciò oggi si aggiunge il diritto dell'Europa, da cui la validità della legislazione degli Stati che ne fanno parte è condizionata.
* * *
Alla luce di questo quadro complesso, la legge che il Parlamento s'accinge a varare non supera il vaglio del diritto, soprattutto per quanto riguarda quello che a me pare il vizio macroscopico, che macroscopicamente tradisce una mentalità illiberale, o meglio autoritaria, di chi l'ha impostata, presumibilmente senza nemmeno rendersene conto (poiché altrimenti, pronunciando ogni giorno parole di libertà, certamente avrebbe evitato...). In ogni regime libero, l'informazione è un delicatissimo sistema di diritti e di doveri, in cui l'interesse dei cittadini a essere informati e il connesso diritto-dovere dei giornalisti di fare cronaca, onesta e completa, dei fatti di rilevanza pubblica incontra i soli limiti che derivano dal rispetto dell'onore e della riservatezza delle persone. Sono le persone offese che, ricorrendo al giudice, in un rapporto per così dire, paritario con il giornalista o il giornale, possono chiedere la riparazione del loro diritto violato. Il potere politico, governo o parlamento, non c'entrano per niente. Non possono prendere provvedimenti o stabilire per legge quel che i giornali, gli organi d'informazione in genere, possono o non possono pubblicare. Possono certo stabilire casi di segretezza o di riservatezza, per proteggere l'interesse al buon andamento di funzioni pubbliche (ad esempio, trattative diplomatiche, operazioni dei servizi di sicurezza, svolgimento di indagini giudiziarie, ecc.) e, a questo fine, possono prevedere sanzioni a carico dei funzionari infedeli che violano il segreto e la riservatezza. Ma non possono estendere il divieto e la sanzione agli organi dell'informazione i quali, quale che sia stato il modo, siano venuti in possesso di informazioni rilevanti e le abbiano portate alla conoscenza della pubblica opinione. In breve: il potere politico può proteggersi, ma non può farlo imbavagliando un potere - il potere dell'informazione - che ha la sua ragion d'essere nel controllo del potere. Potrà sembrare un'anomalia che la lecita auto-tutela della politica non si estenda fino alle estreme conseguenze, non investa la stampa. Ma in ogni regime libero un'anomalia non è, perché l'informazione appartiene a un'altra sfera e non può diventare un'appendice, una funzione servente, un organo della politica e del governo (come avviene nei momenti eccezionali della guerra o del pericolo per la sicurezza nazionale). È la separazione dei poteri (e l'informazione è un potere) a richiederlo e a determinare la possibilità della contraddizione. Sono i regimi autoritari, quelli in cui non vi sono contraddizioni. Ma allora, lì, la stampa vive delle informazioni che il potere politico, caso per caso o per legge non fa differenza, l'autorizza a rendere pubbliche; vive degli ossi che il padrone le butta.
Da dove traiamo questo principio d'autonomia e libertà della stampa? Innanzitutto dalla cultura e dalla civiltà costituzionale, cioè dal quadro di sfondo che dà un senso alla democrazia. Poi dall'art. 21 della Costituzione, che proclama il diritto alla libertà d'informazione senza limiti diversi dal buon costume, vietando per sovrapprezzo, e come rafforzamento, le autorizzazioni e le censure, cioè gli strumenti di asservimento della stampa conosciuti sotto il fascismo. Oggi poi è la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, da quando, nel 2001, è assurta a livello costituzionale e al medesimo livello si collocano le interpretazioni che ne dà la Corte di Strasburgo, altra base sicura del diritto alla libertà della stampa. L'art. 10 § 2 della Convenzione ammette bensì "formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni", ma solo quando siano "misure necessarie in una società democratica" per tutelare certe esigenze di sicurezza, ordine pubblico, ecc., che nel caso della legge italiana certamente non ricorrono in generale. La Corte europea ha precisato che le limitazioni possono derivare solo da "bisogni sociali imperativi" (non esigenze di funzionamento di pubblici poteri), che le misure prese "non devono essere di natura tale da dissuadere la stampa dal partecipare alla discussione di problemi di legittimo interesse generale" e, nel celebre caso Dupuis contro Francia (7 giugno 2007), riguardante la pubblicazione di notizie coperte dal segreto processuale, che quando c'è di mezzo il diritto all'informazione, "il potere di apprezzamento degli Stati si arresta di fronte all'interesse delle società democratiche ad assicurare e mantenere la libertà di stampa". Si trattava, per l'appunto, di giornalisti che si erano documentati attraverso fughe di notizie o documenti e conversazioni confidenziali: tutte cose che le società libere non demonizzano affatto (pur cercando di impedirle da parte dei funzionari pubblici), quando vengono nelle mani di giornalisti.
* * *
Il disegno di legge che sta per essere trasformato in legge non tiene conto di tutto questo, anzi lo contraddice. A carico dei giornalisti e degli editori sono stabiliti divieti tassativi di pubblicazione. Sanzioni penali, disciplinari e amministrative li collocano in una ragnatela di condizionamenti, esterni e interni alle imprese giornalistiche, certamente incompatibile con la libertà della stampa di fare il proprio dovere "in una società democratica". Questi condizionamenti, altrettanto certamente, sono tali (si pensi a che cosa rappresenta per le piccole imprese giornalistiche la sanzione in denaro che può raggiungere diverse centinaia di migliaia di euro) da "dissuadere la stampa dal partecipare alla discussione dei problemi di interesse generale" come, tanto per fare un esempio di fantasia, la pubblica corruzione. Ci sono tutte, e sono evidenti, le ragioni per le quali questa legge finirà col cozzare contro quel diritto.

Scritto da Sergio Morgagni in data 14 giugno 2010 alle 8:47
Perchè comprare e/o leggere ancora l'Unità? oggi, 11 giugno 2010, non appare neanche un trafiletto per ricordare l'anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer... Una grave dimenticanza!!!!
Cito dalla dichiarazione di Marco Di Maio, segretario del PD forlivese: "....In particolare suona come di straordinaria attualità il richiamo storico che Berlinguer fece all'indissolubile legame che deve esserci tra etica e politica: un legame che non deve rimanere solo un principio enunciato ma che va anche praticato e diffuso a tutti i livelli della politica, da quello nazionale a quello locale e microlocale. Il legame tra etica e politica deve essere un patrimonio di valori da conservare con cura non solo per il centrosinistra ma per l'intero mondo politico."...

Enrico Sedioli




Scritto da Enrico Sedioli in data 11 giugno 2010 alle 18:27
Peccato!

Io credo che non ci sarà più ritorno se su un tema come quello delle intercettazioni, che poi significa libertà di essere informati, di stampa, di fare processi, di fare giustizia, si registrerà il minimo inciucio, la minima convergenza. Se è vero che la dirigenza del PD è disposta a mollare sul tema, bene, io restituirò alla sede più vicina del vostro partito qualsiasi materiale di vostra provenienza e non cadrò mai più in tentazione di votare un partito e dei personaggi cloni di coloro che in questo momento stanno uccidendo la nostra Costituzione. E voi sarete i complici di questo sfascio e di questo programma che ha ben altre firme, come documentano i lavori di una delle poche commissioni parlamentari che in Italia hanno lavorato fino in fondo.

Il problema per questa maggioranza non è solo punire gli usi, e non gli abusi, delle intercettazione, ma limitarle, proibirle, coprirle con il segreto di stato, e bloccare l'attività della magistratura. Bene, con questa maggioranza non si può scendere a patti, ma si prosegue sulla propria linea, fatta di coerenza e di legalità, di accettazione delle regole e di difesa del bene comune supremo, che è la Costituzione.

Peccato che questo non l'abbiate capito! Peccato che non vogliate mostrarci l'esempio di una forza politica progressista, alternativa a questo opprimente pensiero unico, fatto di vuoto nei confronti dei cittadini/elettori, e di concretezza destabilizzante a tutela degli interessi dei soliti noti.

Se poi mi sbaglio io, scusatemi, ma quello che si percepisce è un assordante silenzio, una vergognosa disponibilità masochista a genuflettersi di fronte a questa gestione del potere.

Chi nel PD ritiene di portare avanti i valori di un Berlinguer, di un Lama, di una Anselmi? Credo che se non avete il coraggio di un'autocritica feroce, dobbiate solo provare vergogna per la vostra impotenza, e spero che si tratti solo di incapacità.

Se si tratta di un arrivederci o di un addio dipende solo da voi.



Marco Tarantini



Scritto da Marco Tarantini in data 8 giugno 2010 alle 8:56
Un progetto agro-energetico-industriale



Finalmente anche in Italia si sta affermando l'idea che una nuova politica dell'energia da fonti rinnovabili allarga l'orizzonte della produzione agricola, che oltre a fornire alimenti per l'uomo, può assicurare la produzione di materia prima per energia e industria.

Chiamare in causa l'agricoltura significa agire sugli assetti economici, se costruiti sulla corretta equazione ecologia-economia; purtroppo registriamo una crescita violenta di prodotti inquinanti, che aggravano il già drammatico disordine ambientale e il preoccupante assetto economico-finanziario. Distrugge il patrimonio naturale provocando un irrazionale, perché fuori controllo, consumo di capitali, risorse ed energia, con l'evidente contraddizione di un crescendo di valori negativi anche quando il PIL segna indici positivi.

Fu la Romagna che, agli inizi degli anni ottanta, allargò gli orizzonti del comparto agricolo come fornitore di materia prima per industria ed energia; a Forlì nacque un centro di ricerca e sperimentazione in campo agro-energetico "A.Biotec" i cui progetti furono sostenuti e finanziati dalla CEE, dallo Stato Italiano e dalla Regione Emilia-Romagna; purtroppo il programma s'interruppe dopo quindici anni, perché l'energia rinnovabile non era all'ordine del giorno del dibattito culturale e scientifico, né al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Il mancato sostegno delle organizzazioni politiche, tradusse in assenza legislativa.

Oggi alla luce dell'esperienza maturata sul campo e dalla presa di coscienza, diventa attuale e fattibile un programma agro-industriale che preveda la costruzione, almeno in Romagna, di una "Amideria" in quanto l'amido, un polisaccaride duttile, può essere utilizzato come materia prima per la produzione non solo di energia rinnovabile.

Un'Amideria oltre che produrre energia fornirebbe, con i suoi derivati, materia prima per altri comparti, favorirebbe l'occupazione di operai e tecnici nell'industria e nell'indotto e infine concorrerebbe alla valorizzazione di aree marginali della pianura e della media collina con coltivazioni di specie vegetali in grado di alimentarne l'impianto industriale.

Il Parlamento non lo capì quindici anni fa, ma oggi può legiferare sapendo di contare sul sostegno di un'opinione pubblica più attenta e disponibile; la precondizione è l'approvazione di una legge e di normative adeguate, col corredo di finanziamenti selettivi. L'agricoltura può fare questo salto di qualità, mutuando quanto avviene nel tradizionale campo industriale, dove da sempre sono utilizzati incentivi e ammortizzatori sociali per sostenere le ristrutturazioni, tutelando nello stesso tempo il lavoro delle maestranze.

Già nel 2005 e nel 2006 l'Amministrazione Provinciale di Forlì promosse due convegni sull'innovazione agro-industriale; dalla Romagna quindi può venire un forte impulso per una politica e una legislazione adeguata; se riusciamo ad aprire subito il capitolo dei necessari approfondimenti, ancora una volta potremmo dare un contributo di conoscenza, d'indirizzo legislativo e di fattibilità anche su scala nazionale.



Angelo Satanassi



Scritto da Angelo Satanassi in data 7 giugno 2010 alle 15:22
leggo su la Repubblica di oggi (04/06/10) che l'eurodeputata Serracchiani vuole cambiare il simbolo del PD... se questa è la priorità del "nuovo" PD siamo messi bene!!
altro argomento scottante la doppia appartenenza al PD e alla massoneria: chissà se anche a Forlì ci sono questi casi...
A presto
Stefano fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 4 giugno 2010 alle 8:38
La denuncia coraggiosa da parte di due imprenditrici di concorrenza sleale in uno dei settori portanti del nostro territorio, quello del mobile imbottito, salita alla ribalta nazionale grazie alla trasmissione "Report", non solo non deve lasciare indifferenti, ma al contrario evidenzia un rischio e un pericolo per tutto il tessuto produttivo locale. Grave sarebbe la sottovalutazione di un fenomeno che per essere debellato necessita di interventi continuativi, pena il suo espandersi con effetti devastanti per la nostra economia.




Proprio i rischi insiti in questo fenomeno richiedono attenzione, responsabilità, prese di posizione nette, l'individuazione degli strumenti e delle azioni da intraprendere per ripristinare un mercato libero e il massimo di legalità. Il rispetto dei diritti dei lavoratori, anche in una situazione di grave crisi, è assolutamente imprescindibile. Per questa ragione la propaganda spicciola non è utile, come non serve la polemica fine a se stessa.




Il problema, in questo caso, sollevato per la presenza di laboratori "cinesi" va analizzato e combattuto, con la consapevolezza che è fenomeno nazionale, con caratteristiche diverse tra i vari territori, ma con un denominatore comune, quello della crescita di "terzisti" che, a basso costo, lavorano per imprese a loro volta subfornitrici di grandi catene di vendita che lucrano e guadagnano e che in molti casi si adoperano e favoriscono tale "diseconomia".




A lungo andare, come attesta il caso Prato, queste che all'inizio sono microimprese, acquisiscono professionalità, hanno denaro (spesso di dubbia provenienza) e si impadroniscono di quote di mercato. Se in passato a Forlì c'è stata sottovalutazione, sicuramente oggi non è più così. Perciò va dato atto del lavoro che i soggetti che in vari modi e con compiti diversi possono e debbono agire per combattere questo fenomeno, stanno attuando.




Infatti si è attivato, sotto la regia della Prefettura, un "protocollo" in cui ad ognuno è richiesto di fare la propria parte, a partire dalla necessità di far emergere, senza infingimenti, la realtà e senza pensare alla delazione, far si che chi sa parli, conseguentemente poi agire su tutti i piani, intervenire utilizzando tutte le possibilità offerte dalla legge: perseguendo la violazione delle norme sul lavoro, l'evasione contributiva e fiscale.




Ma si può e si deve andare oltre: a tal fine il fatto che le associazioni di categoria abbiano assunto l'impegno di introdurre un "codice etico" secondo il quale le imprese che si prestano a questo malaffare vengono espulse dall'associazione, è quanto mai opportuno. Per debellare il fenomeno sono necessari, certamente, volontà politica - che non manca affatto a Forlì - strumenti, uomini, mezzi e risorse per controlli continui e ripetuti, che impediscano che con "furberie" come assunzioni part time, in verità senza orario, si rafforzi un sistema di radicale sfruttamento e illegale.




Indispensabili sono i controlli, che vanno incrociati tra loro, e una vigilanza sempre alta. L'incontro promosso da Confartigianato a Bertinoro è stato utile ed importante e qualora l'associazione avesse scelto Forlì come sede dell'iniziativa non credo sarebbe mancata l'adesione e la presenza attiva della amministrazione comunale (come del resto attesta la presenza a Bertinoro del Vice Sindaco Biserna). Va ricordato che attorno a tali problematiche il comune di Forlì ha già promosso iniziative coinvolgendo le parti sociali ed informandone puntualmente il Consiglio comunale.




L'attuazione di attività di mediazione culturale per richiamare gli imprenditori cinesi alla conoscenza ed al rispetto delle regole, sono solo un aspetto, che si aggiunge alla presenza della polizia municipale di Forlì nei controlli coordinati dalla Prefettura ed alla recente messa a disposizione di un numero verde (800448300), a cui i cittadini possono segnalare il lavoro nero e le irregolarità di cui sono venuti a conoscenza.




Quasi assente in tutti gli interventi che si sono susseguiti sulla stampa in questi giorni - questo sì è fatto grave - è stato il riferimento alle politiche nazionali, incomprensibile per chiunque conosca lo stato degli enti preposti ai controlli sul territorio. Mancano uomini, non ci sono soldi per pagare gli straordinari ai dipendenti: la denuncia in questo senso da parte dell'INPS è stata chiara. Il protocollo siglato a Forlì ha uno straordinario valore ed è un esempio da estendere, tant'è che i laboratori "non regolari" hanno già iniziato a trasferirsi in zone meno controllate. Occorre anche ripristinare sanzioni più rigide: non dimentichiamo che il governo Berlusconi, subito dopo essere stato eletto, ha prontamente eliminato le norme antilavoro nero varate dal governo Prodi.




Vorrei che su questo si esprimessero i rappresentanti del centrodestra e della Lega che di sicurezza parlano solo, in realtà tagliando fondi e mezzi necessari per realizzarla in settori chiave come il sistema produttivo.




La battaglia si deve fare per unire non per dividere e non per ottenere un applauso in più, ma per rispondere con serietà ad un fenomeno che va estirpato: per fare questo non servono demagogia e neppure supponenza da parte di alcuno, bensì quotidiana resistenza attraverso tutte le istituzioni e massima collaborazione da parte delle associazioni di categoria e dei sindacati dei lavoratori.



Thomas Casadei

(Consigliere regionale PD -


Scritto da Thomas Casadei in data 3 giugno 2010 alle 19:03
IL DIRITTO ALLO STUDIO E' IN PERICOLO, e non solo da ora.
Non posso che concordare in pieno con le osservazioni di Thomas, ma vorrei ricordare che la barbara pseudoriforma Gelmini affonda le proprie radici in una considerazione della scuola (in particolare pubblica) che anche i passati governi di centro-sinistra hanno contribuito a creare. Chi ha fatto i primi tagli indiscriminati alla scuola pubblica se non Bassanini? chi ha aperto alla parità tra scuole pubbliche e private (leggasi confessionali, in Italia) se non Berlinguer? chi ha innalzato solo tre anni fa il numero di alunni per classe se non Fioroni? Certo è giusto -e prioritario- combattere in tutte le forme i tagli alla scuola (ma a ottobre '09 la Conferenza Stato-Regioni, che ha dato parere favorevole sulla riforma per gli Istituti tecnici, non era ancora di maggioranza di centro-sinistra?) ma è anche doveroso cominciare a mettere in campo proposte alternative.
Se il pd vuole essere credibile e proporsi come alternativa deve avere proposte che entrino nel merito (quanti studenti per classe? quante ore settimanali? quanti fondi per le scuole? quanti gli insegnanti da assumere? ancora soldi alle scuole confessionali?) e con chiare indicazioni da dove prendere i soldi per la scuola. Ricordandosi, casomai, che quando si vota per finanziamento delle missioni all'estero (tutti i parlamentari pd all'unanimità nel febbraio scorso), si finanziano guerre costose (50 milioni al mese! nella guerra petrolifera afghana) delle quali potremmo fare certamente a meno. Insomma, prima la guerra o la scuola?
Proposte chiare

Scritto da Massimo Dellavalle in data 31 maggio 2010 alle 18:55
IL DIRITTO ALLO STUDIO E' IN PERICOLO


Il diritto allo studio è in gravissimo pericolo: a dirlo sono i fatti e le ultime misure adottate dal Governo. Nessun catastrofismo, tanto meno voglia di creare inutili tensioni, ma la scuola pubblica è minata nelle sue fondamenta e tutti dobbiamo cominciare a riflettere su questo punto, a maggior ragione in un momento di grande crisi economica, che rischia di farci rimanere più poveri.
Il Governo ha avviato un disinvestimento che riguarda sia gli organici sia le revisioni ordinamentali (tutte tese al risparmio), ma anche una riduzione dei finanziamenti diretti alle scuole da parte dello Stato, l'innalzamento dell'obbligo di istruzione verso la formazione professionale e l'apprendistato, che oltre ad essere a sua volta un impoverimento sul piano della qualità dell'offerta formativa, è un'ulteriore occasione di risparmio per addossare poi alle regioni i costi di un avviamento precoce al lavoro, di scarsa qualità anche rispetto alle richieste formative del mondo produttivo.
In particolare, per quanto riguarda gli organici, il Governo fa lo slalom cercando di far credere che non ci siano tagli, vedi la pantomima del tempo pieno, ma è evidente che i tagli ci sono eccome, sono lineari, dunque senza valutazioni demografiche e sociali, anche se il sistema si comporta in modo diverso nelle varie parti d'Italia. E poi la messa a rischio delle scuole materne, la scuola media a 30 ore (non più a 33), il tempo prolungato a 36 solo se restano risorse (quasi mai); e ancora la diminuzione degli orari nelle superiori, il ritorno alle "pluriclassi" nella scuola dell'obbligo e l'attacco alle scuole di montagna, che devono essere bilanciate con il numero degli alunni delle classi nei centri urbani. Infine, ma non ultimo per rilevanza, il quasi totale annullamento delle risorse per le borse di studio, la soppressione del contributo statale per i libri di testo e la pratica di alcune regioni che offrono voucer maggiori per la frequenza alle scuole private/paritarie, rispetto alla frequenza verso quelle statali.
Cosa fare dunque? Innanzitutto l'autonomia scolastica è l'occasione per costruire un sistema formativo territoriale che regoli il rapporto domanda e offerta, tenendo presente che l'offerta non è di puro servizio al cliente, ma di sostegno al cittadino, come ci ricordano i principi contenuti nell'articolo 3 della Costituzione, che punta allo sviluppo della persona attraverso la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale. E dunque con una istruzione di qualità garantita dallo Stato. Inoltre, per quanto riguarda il personale, va prevista una adeguata spesa dello Stato, una gestione funzionale delle regioni e delle realtà locali, con organici a livello di istituto scolastico, in collaborazione con altre agenzie formative locali. Infine, attraverso il tanto sbandierato federalismo fiscale, di cui però si sono perse le tracce, andrebbero garantiti livelli essenziali delle prestazioni (che non sono i livelli minimi del Governo) e costi standard per determinare il concorso degli investimenti.
Dopo anni in cui la scuola è stata dimenticata nella discussione pubblica, gli obiettivi fondamentali di ridare valore alla scuola e rendere effettivo, per tutti, il diritto allo studio richiedono una grande mobilitazione: una mobilitazione che già da questi giorni deve puntare diritto a settembre e all'autunno. In Italia è sempre più urgente una grande mobilitazione pacifica e democratica che metta al centro dell'agenda politica, ad ogni livello, la centralità della formazione e della ricerca, il diritto e la qualità dello studio, nonché la qualità dei luoghi in cui esso si attua.


Thomas Casadei
Consigliere regionale PD



Scritto da Thomas Casadei in data 30 maggio 2010 alle 0:39
Sono molto lieto che la nuova indole del Pd sia di parlare dei problemi delle persone.
Vedo infatti la serie di risposte all'intervento della Sig.ra Minguzzi che riporta uno stato d'animo di grande preoccupazione per la condizione dei lavoratori del complesso Villa Igea. E vedo pure la serie di proposte fatte per cercare di risolvere il problema del mobile imbottito, visto che decine di lavoratori sono rimasti senza lavoro, sacrificati all'indifferenza del rispetto delle regole. Ma si sa che il Pd è il partito dei grandi sistemi e quindi è giusto che gli esponenti politici che qui commentano parlino di primarie, correnti, struttura di partito. Almeno in questi campi sanno dire qualcosa, visto che risposte ai problemi della gente non ne sanno dare. Complimenti

Scritto da federico russo in data 25 maggio 2010 alle 17:13
Innanzi tutto devo scusarmi perchè nel mio commento che precede è presente un evidente refuso, rappresentato dalle ultime righe, frutto di una stesura precedente.

In secondo luogo, mi sembra che l'amico Zanetti, di cui non avevo ancora letto l'intervento, meriti una risposta, con la quale però non intendo riaprire la questione di Cortona ma, come suggerito, e per la verità come mi sembra di aver sempre fatto, vorrei parlare di politica.

Devo allora premettere che non ho sposato Franceschini, tanto meno Veltroni ed ancor meno alcuna mozione o corrente, delle quali farei volentieri a meno.

Mi sembra, però, che sia del tutto naturale che chi è minoranza non rinunci ad esserlo, e cioè non rinunci a riaffermare le proprie opinioni ed a pretendere di essere ascoltato. Il tutto, naturalmente, con l'ovvio limite di non paralizzare il partito.

Del resto, se il partito è paralizzato, ingessato, assente, o trovate voi il termine adatto, non mi sembra sia colpa della minoranza e, forse, nemmeno della maggioranza. Non mi sembra, in altre parole, che le idee a cui fa riferimento l'amico Zanetti e che dovrebbero caratterizzare la linea del partito, siano così definite.

Mi sembra, e sul giudizio mi confortano non pochi iscritti, che faccia più opposizione Di Pietro da solo che il Partito tutto insieme; mi sembra che sulle questioni centrali (lavoro, riforma dello Stato, laicità, corruzione, legalità, Europa, ecc.) non andiamo al di là di affermazioni di principio, sia a livello nazionale sia a livello locale.

Ed allora, se le idee devono maturare, credo ci sia bisogna di tutti. Su una questione specifica ho detto la mia nel precedente intervento. Attendo la vostra.

Roberto Arpinati


Scritto da Roberto Arpinati in data 19 maggio 2010 alle 19:29
CHIUDIAMO CORTONA E PARLIAMO D'ALTRO

Vorrei chiudere la questione di Cortona perchè non mi sembra utile che si trasformi in una polemica tra due persone che, oltretutto, dicono in gran parte le stesse cose.

Vorrei invece spendere due parole su un'altra questione all'attenzione dell'opinione pubblica: i costi della politica.
L'occasione mi viene da un articolo comparso su La Repubblica di ieri 18 maggio da cui apprendo che tre parlamentari del PD, tali Gnecchi da Bolzano, Giovannelli da Urbino, Codurelli da Sondrio hanno presentato una proposta di legge (n. 2875/09) al fine di riconoscere anche ai politici "minori" (comunali e provinciali) una sorta di trattamento pensionistico simile a quello di parlamentari e consiglieri regionali. La proposta, si legge, avrebbe anche incontrato la disponibilità del PDL e si sarebbero già fatto il conto dei costi per la finanza pubblica: circa quaranta milioni di Euro.

La notizia si commenta da sè.

Superato lo sconforto, però, cerco di trarne qualche spunto di discussione.

La proposta di cui sopra un merito l'avrebbe, quello di liberare i partiti dall'onere di pensare al futuro ed alla vecchiaia dei politici di professione e quindi dal conseguente onere di doverli "riciclare" ad ogni scadenza di mandato, spesso indipendentemente dai meriti politici.

Credo, però, al di là dell'evidente ed inaccettabile aggravio che ne deriverebbe per le casse pubbliche, che il metodo per realizzare lo scopo debba essere un altro: a livello locale la politica deve essere fatta per puro spirito di servizio, senza aspettarsi nulla in cambio. Ciò comporta, a mio avviso, che chi si candida a ricoprire cariche elettive, di partito, o comunque direttamente o indirettamente derivanti dall'imprimatur del partito, debba essere già in possesso di un percorso lavorativo, professionale o almeno di competenze tali da poter consentire l'autonomo reinserimento nel mondo e lavoro.

In fine, per chiudere il cerchio, credo che il meccanismo di selezione delle cariche elettive debba sempre fondarsi su primarie e preferenze, non perchè si tratti di meccanismi perfetti ma perchè senza è peggio: non vorrei mai trovarmi a dover rieleggere tali Gnecchi, Giovannelli e Codurelli.

Roberto Arpinati


Ma cosa centrano le primarie? Presto detto: notizie del genere dimostrano ancor più, sempre che ce ne fosse bisogno, la necessità si sottoporre i candidati del partito al vaglio politico degli iscritti e degli elettori, a partire dai meccanismi di selezione interna al partito fino ad arrivare a quelli del sistema elettorali.

Sono il primo a rendermi conto che primarie e preferenze presentano dei rischi ma senza è ancor peggio. E penso anche che in proposito le mezze misure non servano.


Roberto Arpinati



Scritto da Roberto Arpinati in data 19 maggio 2010 alle 17:55
Caro Roberto,ho sempre apprezzato l'irruenza dei giovani, quando fanno politica. E Reichlin e Gessica non fanno eccezione mi confermano quanto sia importante questa spinta interiore. Io, invecchiando, tendo probabilmente ad una moderazione che un tempo mi sarebbe stata innaturale. Non definirei i convenuti di Cortona una corrente. Al massimo parlerei di CORrenTONA... in nomen omen.... e infatti più che il nuovo ho visto all'opera un deja vù della politica. Niente di nuovo sotto il solo, e i mali che affliggevano i DS inevitabilmente colpiscono il PD
Apprezzo il tuo stile retorico, Roberto, ma non serve essere maliziosi per vedere che ad avere la coda di paglia,invece di Gessica, in questo partito sono quelli che, da sconfitti, vogliono imporre la loro linea che la nostra base ha rifiutato.
E sulle critiche, fatte usando la stampa come amplificatore, bisognerebbe mettersi d'accordo. Se è un metodo accettato e praticato in questo partito non si può imputare a Sansavini (per esempio, e perchè fa rima), ma potrei anche dire Pilotti o Pedulli, colpe per essersi comportato come Franceschini... o entrambi hanno il diritto di pubblica critica o entrambi i comportamenti sono censurabili. Basta mettersi d'accordo prima, perchè da ateo, non mi oriento tra travi e pagliuzze.
E visto che a Cortona non c'ero, e mi ero limitato a leggere i giornali, ho ritenuto doveroso scaricare e leggermi l'intervento di Franceschini. Tra virgolette le parole di Franceschini:
" Abbiamo davvero pensato alla crisi come ad una straordinaria opportunità di cambiamento.
Questa speranza era autorizzata e resa più concreta dall'apertura di una nuova stagione americana, con l'elezione di Obama alla Casa Bianca. "
Ecco il primo punto di debolezza. Il deus ex machina che risponde all'incapacità di trovare le risorse all'interno. Obama, Prodi o Vendola, noi al nostro interno non sappiamo o non vogliamo trovare le risposte.

"La destra, dobbiamo riconoscerlo, ha saputo leggere e interpretare meglio di noi quella fase della modernità.
Ha messo in campo un modello culturale che in un tempo post- ideologico, segnato dalla crisi dei grandi soggetti collettivi a forte identità, come partiti e sindacati, ha puntato tutto sulla dimensione individuale, a scapito della coesione sociale e della solidarietà. "

L'ammissione di una sconfitta a che serve? Se una classe dirigente non è stata capace di governare un processo con che coraggio si ripropone?


"I partiti che ci siamo lasciati consapevolmente alle spalle,
potevano stare assieme per la forza dell'organizzazione o per l'orgoglio di una storia comune, di una identità forte.....
L'abbiamo detto tante volte durante le primarie e questa cosa diventa ancora più importante adesso: dentro il partito mai una identità deve prevalere sulle altre e le regole e lo statuto devono impedire che questo avvenga. "

Qui siamo alla schizofrenia politica. E' di tutta evidenza che possa esistere un PD con una identità diversa da quella da quella dei partiti che l'hanno formato, ma un partito deve avere idee e identità. E ogni volta che si entra nel merito qualcuno vuole imporre in nome di questo rispetto tesi minoritarie al partito.

"Il partito è di tutti, di chi ha vinto e di chi ha perso insieme. " Infatti noto che c'è già qualcuno che vuole riprenderselo e tenerlo tutto per sè

Sorvolo sul tentativo di spacciare la flessibilità sul lavoro come un valore , perchè credo che la parola lavoro vada, dal nostro partito declinata diversamente, e su altre amenità, come il dichiararsi favorevoli al referendum sull'acqua, quando il partito si era espresso per un percorso diverso.

La chiusura del discorso, patetica, merita di essere riportata:
"Qualche giorno dopo le primarie ho ricevuto, tra le centinaia di messaggi pieni di delusione e di affetto, il biglietto di una ragazza, una delle tante volontarie che hanno affrontato con noi la scommessa del 25 ottobre.
C'era scritto: abbiamo visto la stella ma non ci abbiamo creduto. Anche per lei non possiamo fermarci. Anche per lei dobbiamo alzare lo sguardo e riprendere a camminare. "
Evidentemente, per area democratica noi che abbiamo scelto Bersani non abbiamo visto la stella... ma posso garantirti che di stelle Veltroni e Franceschini ce ne hanno fatte vedere tante in questi 2 anni. Mi sembra il caso di piantarla, con l'astronomia, e di ricominciare con la politica.

Vico Zanetti

Scritto da Vico Zanetti in data 19 maggio 2010 alle 17:10

Caro Arpinati,
quanto astio!

la provocazione nelle tue parole c'è e la colgo, perchè nasconderla?
Chiamare in ballo il mio ruolo di "responsabile comunicazione" è il modo migliore per sviare la conversazione e attaccarmi, oltre tutto accusandomi di dire cose che non penso...ho ribadito più volte nel mio intervento che TUTTI nel pd devono partecipare al confronto e che questo confronto è solo salute per noi.

Io critico i modi e i luoghi quando li trovo inappropriati.
Punto.
Un responsabile comunicazione non può esprimere opinioni?
Non sapevo....


Coda di paglia comunque proprio no, anzi...solo voglia di costruire un Partito vero. Che fa politica e sta tra la gente davvero.
L'impressione che io ho avuto di quanto avvenuto a Cortona, credo sia quella del 90% del nostro elettorato...
Ecco in questo, ti posso dire che a livello comunicativo, gli amici e compagni di Cortona, hanno commesso un errore madornale. Se proprio volevano parlare di problemi reali.

Non è ciò che è passato, non è ciò di cui si è parlato nei giorni successivi. E invece nei titoli capeggiavano quelle 2 parole: EQUILIBRIO INTERNO.

E alla nostra gente, dovrebbe forse importare?


Scritto da Gessica Allegni in data 19 maggio 2010 alle 15:41
Appoggio pieno alla proposta di Puggioni.

Scritto da Gessica Allegni in data 19 maggio 2010 alle 15:33
Non sarò presente il prossimo giovedì alla circoscrizione 2 alla prevista riunione , me ne rammarico e mi scuso. Vorrei da queste pagine comunque proporre al mio partito di indire una raccolta di firme finalizzata alla richiesta di sospensione , in attesa della cassazione, degli agenti condannati in appello a seguito dei fatti di Genova del G8. Scandalose le odierne dichiarazioni dei dirigenti della P.S. Spero in adesioni convinte e numerose.
Un saluto antifascista

Giovanni Puggioni


Scritto da Giovanni Puggioni in data 19 maggio 2010 alle 13:47
Quanto furore cara Gessica.

Ad essere malizioso mi verrebbe da dire che qualcuno ha la coda di paglia e per la verità non mi sembra che il tono si attagli al ruolo di responsabile della comunicazione del Partito forlivese. Ma lascio perdere la polemica perchè sono d'accordo con te e con Reichlin che si debba parlare dei problemi della gente con la gente. Ciò non toglie, tuttavia, che la discussione possa avvenire liberamente anche al di fuori degli organi dirigenti del Partito, come del resto stiamo facendo noi in questo momento. E non c'è bisogno di appartenere ad una corrente o ad un'area per affermarlo.

Tanto premesso, mi sembra alquanto ingenerosa, e questa si sì "velenosa", l'idea che a Cortona si sia parlato "soltanto di poltrone". Lo ripeto, Io non c'ero ma se provi a parlare con chi c'era senza fermarTi alla superficiale informazione ricavata dalla stampa, ciò che mi sembrerebbe doveroso visto il ruolo di cui sopra, scopriresti che in gioco erano gli stessi contenuti che sia Tu sia Reichlin avete citato.

In ogni caso, ribadisco che, sconfitte o minoritarie che siano, le voci del Partito vanno ascoltate tutte, e ci vorrebbe l'umiltà di farlo se solo si avesse presente che la "linea maggioritaria", almeno in alcuni territori del paese, non è uscita proprio vincente dall'ultima tenzone elettorale.

In fine, tanto per chiarire, non mi sembra che Area democratica sia l'unica corrente del Partito. Sarei il primo a salutare con piacere il loro effettivo dissolvimento.

Apprezzo comunque la tempestività e la franchezza della risposta.

Avanti così!

Roberto Arpinati






Scritto da Roberto Arpinati in data 18 maggio 2010 alle 19:22
Chi ha letto nelle parole di Reichlin un "j'accuse" nei confronti della corrente di Cortona (scusate ma di corrente si tratta e spero di non offendere nessuno) non ha colto affatto lo spirito dell'intervista.

A parte il fatto che critiche ce ne sono state anche per Bersani ("fossi in lui alzerei il tiro"), Reichlin ha inteso riportare il dibattito politico del PD al centro del Paese Reale.

Il Paese reale non sta tra 4 mura a roma, a forlì, o a Cortona.
Sta nelle fabbriche dove aumentano in maniera spropositata i cassintegrati e i licenziati in tronco, sta nelle scuole dove diminuiscono ore di lezione, docenti e bidelli, sta nelle strade e nelle piazze dove si riversa la protesta degli studenti, dei ricercatori...o di quelli che vogliono l'acqua pubblica e non privata.

C'entra davvero qualcosa tutto questo con un gruppo di ex segretari e sostenitori di una mozione SCONFITTA al congresso che pretende di imporre a chi il congresso l'ha vinto la propria linea (per altro già sperimentata e sconfitta alle elezioni politiche???).

C'entra davvero quell'incontro velenoso che non ha fatto altro che diffondere ancora una volta l'impressione che nel PD si litighi soltanto e che ciò che conta siano le poltrone, con la necessaria e condivisibile esigenza di una partecipazione attiva da parte di TUTTI alla vita del partito? Di un confronto, anche serrato ma leale, tra le diverse linee?

Secondo me no, e sapete perchè?
Il confronto politico si fa nei luoghi preposti. Nelle assemblee, nelle direzioni, nei congressi...
Laddove ognuno porta la sua idea, la sua proposta, ma poi alla fine si esce con quella che è la proposta del Partito, e quella, solo quella, si esterna sui giornali!

A me fa soprattutto arrabbiare, che gli stessi che per mesi hanno anche giustamente accusato D'Alema di "sfascismo" per le interviste che rilasciava " a titolo personale" o per le attività della sua fondazione ora addirittura si costituiscano come area interna al Partito con lo slogan" ci vuole più equilibrio interno"

E dove non sarebbe tale equilibrio?
Nelle assemblee costituite col bilancino delle percentuali prese dalle mozioni?
Nella definizione delle candidature plurali e rappresentative di tutte le mozioni?
In una segreteria, quella di Bersani, in cui stanno di diritto gli altri candidati, Franceschini e Marino?

Il problema è che, come dice Reichlin,
un partito o esiste per parlare alla gente e ai suoi problemi oppure non è. Non serve. Non funziona.

Parlare di equilibri interni non è, non serve e non funziona!

Per fortuna oggi a bologna, con Bonaccini, Errani e Bersani abbiamo dato un'immagine migliore di noi...abbiamo parlato del Paese, abbiamo portato le nostre proposte.
Su questa strada occorre continuare.

Scritto da Gessica Allegni in data 18 maggio 2010 alle 2:41
Grazie Arpinati uno e due (a scanso di equivoci: Primarie e Reichlin), forte e chiaro. Sono d'accordo con il segretario del Circolo Spazzoli, Circolo Peripatetico (attenzione NON di peripatetici) perchè ancora senza sede e costretto ad elemosinare luoghi di incontro.
Adalberto Erani

Scritto da Adalberto Erani in data 17 maggio 2010 alle 15:03
Ho acoltato il commento di Afredo Reichlin sull'assemblea di Area Democratica svolatasi a Cortona con la relativa reprimenda ai dirigenti nazionali del Partito.

In realtà mi è parso un tentativo mal celato di sottoporre a critica non la generalità dell'apparato dirigente bensì quella parte che in quell'area direttamente o indirettamente si riconosce. Ed infatti, salvo dare la colpa ad un'assoluta disinformazione per la verità improbabile in un così auterovole commentatore, non risponde a verità che il centro della discussione sia stato chi debba fare il vice segretario del Partito.

Mi risulta, invece, per quanto non fossi presente come il Sig. Reichlin, che si sia parlato proprio delle urgenze nazionali dal medesimo elencate: lavoro, legalità, corruzione, Europa, unità nazionale, ecc.. Mi sembra altresì che il senso della discussione fosse di pretendere su tali temi una maggiore attenzione verso tutte le voci del Partito. E mi sembra una pretesa del tutto legittima, da difendersi indipedentemente dall'area o corrente d'appartenza.

Roberto Arpinati

Scritto da Roberto Arpinati in data 16 maggio 2010 alle 21:19
La volontà di proporre la riduzione dei costi della politica, a partire dai compensi e, nello specifico, dal cosiddetto 'vitalizio', è stata già dichiarata pubblicamente dai neo-consiglieri regionali:

la prima volta alla festa organizzata dal PD a Villa Prati, subito dopo le elezioni regionali;

la seconda alla prima assemblea territoriale del PD a S. Caterina, alla presenza del Segretario regionale del PD e consigliere regionale Stefano Bonaccini.

la questione è stata posta dal consigliere Alessandrini e dal sottoscritto anche alla prima riunione del gruppo consigliare PD.

Alle dichiarazioni di intento pubbliche faremo seguire fatti e azioni concrete.

Thomas Casadei


Scritto da Thomas Casadei in data 16 maggio 2010 alle 13:17
leggo sui giornali di oggi (venerdì 14 maggio 2010) che il neo Primo Ministro inglese Cameron (conservatore) ha stabilito l'autoriduzione dello stipendio suo e degli altri ministri del 5% e che la cifra sarà congelata fino al termine della legislatura;inoltre ha bloccato per 12 mesi lo stipendio dei dipendenti pubblici per risanare il deficit pubblico. vorrei sapere qual è la posizione dei neo consiglieri regionali del PD di Forlì Alessandrini e Casadei in merito alla questione e come pensano di comportarsi in merito alla loro indennità e i benefit a loro attribuiti.
gradirei risposte...
grazie

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 14 maggio 2010 alle 11:20
"A PROPOSITO DI PRIMARIE"
Sul profilo facebook del Segretario Bersani si legge: "Non apriamo dibattiti sul nulla. Le primarie vanno fatte funzionare, non vanno certo limitate, nè tanto meno abolite".

In tal modo il Segretario ha probabilmente voluto smorzare la discussione su una questione che cova sotto la cenere fin dai tempi del Congresso ma che è riemersa a seguito del convegno di Area Democratica e della ricomparsa sulla scena di Walter Veltroni con la proposta di una ennesima Fondazione.

Io, al contrario di quanto ritiene il Segretario, penso sia necessario aprire il dibattito tra gli iscritti e chiarire per tempo quali siano le posizioni in campo. Leggo infatti sul Corriere della Sera di oggi 12 Maggio che la prossima Assemblea Nazionale si occuperà del problema e che la maggioranza bersaniana sarebbe intenzionata a presentare una proposta di drastico ridimensionamento delle primarie, da utilizzarsi per la scelta delle cariche elettive soltanto quando lo richieda un'ampissima maggioranza dell'Assemblea (4/5). La motivazione, si legge sempre sullo stesso articolo, sarebbe quella di evitare che il partito sia appaltato da forze esterne e si prende ad esempio il caso Puglia.

La proposta e la relativa motivazione mi trovano in totale disaccordo. Credo sia evidente che in tal modo non si regolerebbero ma di fatto si eliminerebbero a le primarie, intaccando di conseguenza l'origine stessa del Partito Democratico che con le primarie, o in nome di esse, è nato.

I nostri elettori sarebbero forze esterne al Partito? A me sembra che siano la forza del Partito. Volevamo un partito nuovo ed aperto e ora rischiamo di ritrovarcelo vecchio e chiuso. Del resto, come sarebbe andata a finire in Puglia senza le primarie?

Non sottovaluterei inoltre i mal di pancia che a seguito del nostro Congresso locale molti hanno evidenziato per avere rinunciato alle primarie per la scelta del Segretari territoriale, dei candidati al Consiglio regionale ed anche alla presidenza della regione. L'opportunità di garantire l'unità del Partito può giustificare solo eccezionalmente la rinuncia alle primarie: se abbiamo paura di confrontarci che unità è?

In fine, se è vero che l'argomento ha rappresentato oggetto del dibattito congressuale, nutro qualche dubbio sul fatto che gli elettori di Bersani e gli eletti in quota Bersani all'Assemblea nazionale siano generalmente favorevoli alla soppressione di fatto delle primarie. Ed allora, cosa succederebbe se la proposta della maggioranza si rivelasse minorotaria?

Roberto Arpinati





Scritto da roberto arpinati in data 12 maggio 2010 alle 19:17
Buona sera a tutti,
riporto integralmente quanto estrapolato dal sito Balzani per Forlì.
"...Circa la seconda: è vero, sono azionista - per eredità paterna - di Villa Serena e ora di Villa Igea. Tale partecipazione, per quel che riguarda il mio nucleo familiare, è inferiore al 4%: si tratta quindi di una quota largamente minoritaria. In ogni caso, qualora dovessi essere eletto, non parteciperei più in alcun modo e in qualsiasi forma alla vita della Società.
Aggiungo che la sanità privata, a Forlì, ha sempre avuto ottimi rapporti con quella pubblica: per quel che riguarda Villa Serena, poi, siamo di fronte ad alcune famiglie forlivesi che non vivono certo dei dividendi prodotti dall'ospedale, ma investono in continuazione nella loro impresa, con soddisfazione del pubblico, dei molti dipendenti e dei medici che vi lavorano. Nulla di speculativo, quindi; piuttosto, il rispetto delle sane regole del gioco industriale (e dei rigorosi parametri di qualità regionali). Ancora. Sono persuaso che una buona sanità privata non possa crescere se non in un contesto dove la sanità pubblica abbia caratteristiche d'eccellenza. E Forlì ha tali potenzialità, senza dubbio: occorre svilupparle al massimo
Infine, una riflessione. Perché, invece di occuparsi dei miei inesistenti conflitti d'interesse, i tanti politici, o osservatori, così giustamente solleciti delle sorti della sanità locale, non si preoccupano (o forse fingono di non vederla?) della colossale competizione per le risorse che rischia di contrapporre l'Ospedale Morgagni all'Irst, mettendo a rischio la stessa efficienza del modello forlivese..."

Benissimo, sono un forlivese adottato, tra l'altro iscritto in questo partito da sempre.
Comunque non è questo il problema perchè penso non interessi a nessuno
Una domanda.

Balzani ha mantenuto quanto dichiarato a distanza di quasi due anni dal successo elettorale? Lo chiedo perchè non lo so.
Punto secondo. Oggi Villa Igea sta vivendo una situazione drammatica. 46 lavoratori a tempo indeterminato stanno perdendo il posto di lavoro e 14 a tempo determinato.
Non è una novità dirà qualcuno, Electrolux docet, tantissime altre aziende sono nella stessa situazione. Ma anche qui il problema è un'altro.
Il manager, espressione del CDA, a quanto mi risulta espressione dei soci, ha avviato una procedura di mobilità senza tenere in considerazione la benchè minima regola sindacale. Chiedere ai sindacati per conferma. Non rispettando nessuna ed elementare regola di relazioni industriali.
Chiedere al Prefetto, che nel tentativo di portare un contributo positivo, si è visto sbattere la porta in faccia.
Ad oggi arriveranno molto probabilmente i licenziamenti, per altro nel silenzio di tutti e nella rassegnazione dei sindacati.
La trattativa prosegue anche se si è già paventato un piano di riconversione che prevede di tagliare i dipendenti a favore del popolo delle partite IVA che, conti alla mano costa meno....

Allora dove è la rigogliosa sanità forlivese?
Sanità in crisi? Chiedete all'azienda sanitaria locale che produce circa il settantacinque percento del fatturato di Villa Igea.
Parliamo di crisi o di pura operazione finanziaria?

Il caso OMSA è a trenta chilometri, ovvero una azienda di 300 lavoratrici che viene delocalizzata in Serbia per il solo motivo che il guadagno non era suffciente.

Mi piacerebbe che qualcuno alzasse la voce. Se fosse Balzani sarebbe il massimo.
Credo inoltre che siano questi i problemi da evidenziare. Quelli di tutti i giorni. Soprattutto quando una persona, per conto di un consiglio di amministrazione opera a disprezzo di ogni regola di convivenza civile e etica.

Un grazie a chi potrà o vorrà rispondere.

Scritto da MARIACHIARA MINGUZZI in data 11 maggio 2010 alle 23:15
La data di scadenza per la raccolta delle firme dei cittadini a sostegno delle richieste dei Sindaci,promossa da Legautonomie e da Uncem è stata prorogata al 15 maggio.
Le firme vengono raccolte presso l'URP e la Segreteria del Sindaco.

Sono stati fatti comunicati stampa: a Forlì in data 8 aprile( guardati Romagnaoggi), c'è stata il 12 aprile a Bologna una conferenza stampa alla presenza di Errani e Bonaccini, con oltre 50 Sindaci e fra questi anche Balzani. Questo quanto pubblicato sul sito PDER: Le proposte del PD
12 aprile 2010
Pubblicato in: Attualità
Allegati: il documento del PD ER sul Patto di stabilità e Federalismo fiscale

Alla conferenza stampa che si è tenuta presso la sede regionale del PD Emilia-Romagna, il 12 aprile 2010, erano presenti Stefano Bonaccini, segretario regionale del PD, Vasco Errani, presidente della Regione, Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e Graziano Delrio, sindaco di Reggio-Emilia. In platea anche tanti "primi cittadini" dei comuni dell'Emilia-Romagna. Di seguito alcuni passaggi degli interventi della conferenza stampa.
Stefano Bonaccini
"Il PD vuole essere presente con la sua mobilitazione politica 365 giorni all'anno. Le nostre proposte saranno infatti portate nelle piazze e nei mercati della regione per un confronto diretto con i cittadini. Dopo le Elezioni Regionali, forti della vittoria in Emilia-Romagna, chiediamo delle risposte al governo perchè siamo un po' stanchi di promesse non mantenute che mettono in ginocchio i nostri territori e le amministrazioni locali. Inoltre, in tutti i consigli comunali, presenteremo un ordine del giorno per capire se ci sono temi condivisibili, indipendentemente dalle opinioni politiche, dal momento che esistono difficoltà anche per i sindaci e gli amministratori del Centro Destra".
Roberto Reggi
"Da diversi mesi il PD ha fatto proposte in Parlamento per modificare il Patto di stabilità. I provvedimenti sono stati bocciati dai parlamentari del Centro Destra e il governo non ci ha ascoltato. Ora bisogna mettere in campo azioni significative nei confronti dei cittadini e chiedere con forza a chi non ci ascolta di metterci nella condizione di spendere le nostre risorse. Chiediamo, ad esempio, il completo reintegro del fondo delle politiche sociali perché non possiamo sempre sperare nell'aiuto della Regione che ha, comunque, fatto moltissimo, investendo risorse sue. Chiediamo che le regole del Patto di stabilità siano cambiate per permetterci di svolgere al meglio il nosto compito: ovvero dare servizi ai cittadini e investire sul territorio".
Graziano Del Rio
"È ora di dire chiaramente a tutti che i comuni non riescono piu ad andare avanti: non riusciamo a pagare le nostre imprese per i lavori che abbiamo già in essere. Con i tetti imposti dal Patto di stabilità, noi non abbiamo più fondi per i pagamenti, i comuni sono obbligati a non spendere le risorse che hanno in cassa, e questo incide negativamente sulla vita delle nostre imprese, in un periodo di grave recessione. Noi chiediamo che gli investimenti stiano fuori dal Patto di stabilità come avviene in Europa, nulla più. Vogliamo avere la libertà di poter stimolare investimenti nei nostri territori".
Vasco Errani
"Da qui parte l'operazione verità rispetto ai temi che sono all'attenzione del dibattito politico nazionale rispetto al tema delle riforme e del federalismo fiscale. Quando si parla di Patto di stabilità, si rischia di dare l'impressione di una discussione tecnica fra gli Enti Locali e il governo. Io vorrei dire come stanno le cose. Questo è un Paese che ha visto ridotti gli investimenti pubblici di oltre il 50% in una situazione di crisi, mentre tutti i Paesi avanzati del mondo usano la leva del finanziamento pubblico come volano per la ripresa economica. I comuni si sono trovati di fronte ad una situazione che mette in difficoltà le imprese e il lavoro. Annullata di fatto l'unica entrata autonoma, l'Ici, bloccate le risorse con il Patto di stabilità e tagliati i fondi del governo, ci sono comuni in una situazione di oggettiva impossibilità di operare, sopratutto quelli piccoli. Tutto ciò mentre la Lega parla di federalismo, senza considerare che sono proprio i piccoli comuni i primi elementi del sistema territoriale. Noi stiamo dalla parte dei problemi del Paese e non del confronto astratto sul tema delle riforme. Noi come PD accettiamo la sfida su chi è federalista per davvero e chi vuole esserlo solo a parole. Questa sfida per noi deve essere nel merito".
§§§
Ho inserito la notizia il 27 aprile, come segnalazione di prossima scadenza, poi prorogata al 15 maggio. Come Amministrazione Comunale ci siamo attivati ed abbiamo raccolto firme da subito, sia presso Urp e segreteria, ma anche in altre occasioni pubbliche, es. il 25 aprile in Piazza Saffi al mattino con la presenza dell'Ass. Maltoni, e al Parco Urbano nel pomeriggio con la presenza dell'Ass. Tronconi.
I sindaci leghisti che citi, quelli che a Milano hanno simbolicamente reso la fascia tricolore al Prefetto, sono stati ripresi dalla tv nazionale, poi il giorno dopo in Parlamento hanno votato in linea con il governo. Le prese di posizione dei Sindaci di Legautonomie a Bologna invece "non bucano". Anche questo è frutto della informazione dimezzata di cui la libertà di stampa soffre.



Scritto da stefania collini in data 7 maggio 2010 alle 17:30
Per T. Casadei e S. Collini

Finita l'autosospensione vorrei dire due cosucce.
Spiegazione: il direttivo del Circolo Spazzoli si è autosospeso dalle attività del 1 Maggio per protestare contro la situazione in cui un Circolo così centrale (vedi zona) si è visto scippare la sede da Unica e dall'Arci, ed ora deve andar ramingo e farsi ospitare.
Per Stefania
Ho letto bene? L'appello, inserito il 27 nel sito ufficiale del PD di Forlì (fra l'altro poco utilizzabile ed utilizzato -vero Marco e Paride?) scadeva il 30 aprile. Spero di aver letto male.
Comunque credo che occorra compiere una riflessione.
Di fronte alla devastazione del governo nei confronti dei Comuni (salvo ripianare Catania) non abbiamo di meglio da fare: i Sindaci si rivolgono ai cittadini chiedendo di sottoscrivere un appello? Con un filo di voce e in punta di piedi , perché tale appello non è stato diffuso ai circoli, alla stampa, non è diventato oggetto di una campagna di informazione o quant'altro.
In Lombardia 450/500 Sindaci sono calati sulla Regione ed hanno protestato. Credo che la maggior parte di loro siano della Lega o del Pdl (con tutto quel che vuol dire!!!) però hanno fatto sentire la loro voce in maniera corale, i cittadini sono stati messi di fronte ad un grosso evento, ecc ecc.
Sono quei metodi che la Lega ha mutuato dalla sinistra e che il PD ha abbandonato. Poi nelle nostre riunioni tuoniamo contro la Lega..... (o, novità dell'ultimo periodo, i grillini).
Prendete Forlì: la Lega fa il Comitato per la casa, l'Acer investe 500mila Euro (dei cittadini) in fondi spazzatura e quando qualcuno fa notare l'errore (NB - leggendo bene il bilancio) .... lo si denuncia. Poi ci lamentiamo di PDL e Berlusconi che denunciano giornalisti, ecc ecc.
Come si legge anche nell'intervento del Consigliere regionale Casadei quando, in occasione del 25 aprile commenta: "Enzo Biagi e tanti altri intellettuali e giornalisti di allora si rivolterebbero nelle tombe, Bocca, Travaglio, Santoro, Saviano e altri sono ancora recentemente sottoposti a misure di censura, epiteti, denigrazioni...."
Ben detto. IN TEORIA. Ma quando Santoro, Biagi ecc ecc venivano espulsi dalla RAI, dove eravamo? Dove era il "compagno" Petruccioli? (si leggano le sue dichiarazioni che sono difficili da definire senza parolacce). E se si mette assieme la denuncia di tal D'Alema nei confronti di Forattini, abbiamo chiuso il cerchio.
Credo che occorra riprendere il dibattito su cosa ci differenzia, in concreto. La reazione nei confronti di Scajola è stata debole, poi è montata. Inoltre si è tralasciata la "storia" del Ministro (da Biagi al volo...).
Certo, se senatori e deputati del PD perdono il tempo nel furioso dibattito Inter-Lazio e annunciano mozioni in Parlamento..... quale futuro potremo avere, ad esempio, di ampliare quel 9% del totale degli inoccupati che vota PD in ER?
Un dato, assieme a quello della fascia di età 35-44, che dovrebbe far riflettere, lontano dai trionfalismi da campagna elettorale.
A proposito, riascoltiamo gli interventi di D'Alema e di Renzi a Ballarò di martedì 4 maggio, ne potremmo ricavare elementi utili su COME il politichese passa sopra la testa della gente e, invece, COME comunicare bene partendo dai bisogni e dai problemi reali.


Scritto da Adalberto Erani in data 5 maggio 2010 alle 15:46
Il Vaticano, prima e dopo il voto regionale.



Mi ha lasciato perplesso il repentino cambiamento dell'atteggiamento del Vaticano sui temi della fede e della morale prima e dopo il voto regionale. Per alcuni mesi in piena campagna elettorale al centro delle riflessioni del Pontefice e di alcuni eminenti cardinali vi era il dramma dell'aborto.

Su questo si è costruita una martellante campagna di denuncia e di intimidazione: l'aborto come infanticidio, come violenza sulla e della donna, come grave peccato; l'obiettivo dichiarato era di colpire la legge 194 e l'ancor più nefasta pillola RU 486; quest'ultima in uso da vent'anni in tutta Europa. La parola d'ordine era: votare contro l'aborto, quando le elezioni avevano l'obiettivo di eleggere i consiglieri regionali.

È stato triste ascoltare il Presidente del Consiglio, dopo il voto, salutare pubblicamente il Cardinale Bagnasco con la seguente frase: "Eminenza anche a Roma ce l'abbiamo fatta". Poi passate le elezioni, come d'incanto, la Chiesa abbandona l'argomento per rifugiarsi nel mare meno procelloso dell'immigrazione.

Oggi la medicina, la tecnologia e la biochimica danno risposte scientificamente corrette, con la più ampia tutela della dignità della donna, in un momento delicato della sua vita; va ricordato che la pillola anticoncezionale ha concorso, più e meglio della sociologia, della psicologia, del femminismo e del '68, a rivoluzionare in radice la soggettività femminile separando il piacere sessuale dalla riproduzione.

Ora la donna decide se, come e quando procreare, non più schiava di paure. È vero, non tutto ciò che propone la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica, va accettato acriticamente, ma è solo la politica, nel senso più nobile del termine, che può dire all'uomo ciò che è utile per il suo benessere materiale e immateriale.

Una scuola di pensiero sostiene che sarà il Relativismo a salvare la Chiesa Cattolica da una possibile deriva fondamentalista. Relativismo non significa che ciascuno ha il diritto di difendere le proprie idee considerate immodificabili, relativismo significa che ciascuno concorre nel confronto con gli altri a ricercare la verità, una verità che non si conquista una volta per sempre, in quanto sta nella dinamica della conoscenza dell'uomo, nella sua storicità .

La Chiesa Cattolica deve sentirsi parte di quest'umanità nell'infinita ricerca di se stessa, senza paludamenti; vivere la propria fede è un diritto sacrosanto, come vivere secondo la propria morale, la scelta individuale dell'uomo per se stesso, che non pregiudica la convivenza civile, è sacra e non può essere violata. La Chiesa ha un ruolo importante nella società del disordine esistenziale, purché viva questo ruolo come parte del tutto e non imponendo le sue verità.

Nessuno contesta il diritto della Chiesa di affermare e difendere il proprio punto di vista sul tema, ad esempio, della vita; tuttavia a fronte di importanti scoperte e innovazioni scientifiche ogni atteggiamento di condanna vede la Chiesa soccombente, come dimostra la Storia, a pagarne il prezzo sarà la quotidiana pratica religiosa di molti credenti.

Una lezione può venire, alle gerarchie ecclesiastiche, dalla sublime pagina di F. Dostoevskij che nel romanzo "I fratelli Karamazov" al capitolo "La leggenda del Grande Inquisitore" narra del Cristo risorto, vestito di panni miseri, ma venerato dal popolo, affrontare silente la violenta accusa del Grande Inquisitore che lo invita a tornare da dove è venuto perché, in tal modo, mette in pericolo ciò che la Chiesa ha costruito in millenni di Storia.

È così che nasce il Fondamentalismo.



Angelo Satanassi



Scritto da Angelo Satanassi in data 5 maggio 2010 alle 9:12
Primo maggio:
"festa del lavoro non del consumo"


Il tema delle conquiste e della difesa del diritto al lavoro dignitoso, retribuito e non sfruttato, in Italia e nel mondo trova nuove ragioni per essere riproposto con vigore.
Il lavoro ha assunto forme molteplici e indistinte, derivazioni e deviazioni tali e tante da costituire una nuova giungla di contrattazioni e tipologie di rapporti da confondere gli orientamenti, le certezze e le tutele dei lavoratori, e costituire nuove forme di ricatto per i disoccupati e per coloro che sono in cerca di nuova e di prima occupazione.
Un giungla, quella dei lavori, in cui interviene pesantemente una crisi economica duratura, intrecciata anche allo sfruttamento dei migranti.
Un tempo braccianti, scariolanti, operai, mondine oggi precari, collaboratori a progetto, contrattisti a termine, addetti ai call center, una miriade di partite iva che celano rapporti di lavoro dipendente, che sfuggono alle regole e ai controlli diventando spesso lavoro nero, che tradiscono i lavoratori e le imprese oneste.
A volte il tempo pare essere trascorso invano quando il bollettino di guerra delle morti bianche, in realtà rosse del sangue dei lavoratori, recita numeri indegni per una società civile: colpisce che abbia fatto notizia la condanna dei vertici della Fincantieri per le morti da amianto, colpisce che , pur avendo scalato il K2, l'operaio cada dal campanile di Cortina, sconvolge la scoperta di una nuova orrenda schiavitù praticata nei campi di raccolta di pomodoro nel nostro civilissimo Paese. Lascia poi perplessi il fatto che, per rincorrere profitti, si deroghi perfino sull'obbligo di chiusura degli esercizi commerciali in questo giorno di festa dei lavoratori, internazionalmente riconosciuto. Il primo maggio è festa del lavoro non del consumo, come giustamente rileva Filcams CGIL di Forlì, invitando a partecipare al volantinaggio che si farà davanti al Conad Castrocaro.
C'è bisogno di interrogarsi sulle prospettive del lavoro o meglio dei lavori, occorre porre questa questione come centrale per la qualità della vita delle persone, c'è necessità di un diverso approccio al tema dello sviluppo, chiedendosi quale e come realizzarlo.
Bene ha fatto il sindacato a scegliere di tenere la Festa del primo maggio, dedicata a lavoro, legalità e solidarietà, a Rosarno. crogiuolo di violenze, di sfruttamento, di condizioni di vita impossibili e disumane, che rendono schiavisti anche dei semplici agricoltori. Una scelta altamente simbolica che con forza ci dice della schiavitù presente nel cuore del nostro paese, in Italia, nel 2010.
Nella memoria la strage di Portella della Ginestra, i morti nella tragedia di Marcinelle, degli operai della Mecnavi e della Thyssen, ma anche dei piccoli imprenditori che si sono suicidati: occorre essere in Piazza il Primo Maggio, per onorare la loro memoria e per dare segnali concreti ai lavoratori, precari o meno, disoccupati o meno, cassa integrati o meno, tutelati o meno, a tutti i lavoratori.
Piazza San Giovanni, a Roma, sarà invasa come ogni anno da migliaia di giovani per il concerto organizzato dai tre sindacati. Insieme alla musica festosa e liberatoria, che troverà anche note e parole di impegno, è un dovere della politica prospettare alle nuove generazioni anche qualche certezza per il futuro. Una società che ruba il futuro alle nuove generazioni non è una società decente.


Thomas Casadei


Scritto da Thomas Casadei in data 30 aprile 2010 alle 14:06


Continua fino al 30 aprile 2010, presso i Comuni del territorio, la raccolta delle firme dei cittadini per sostenere la campagna promossa da "Legautonomie" e "UNCEM" con la quale gli Enti locali, amministrazioni comunali in testa, chiedono al Governo nazionale il rispetto degli impegni assunti. L'iniziativa è stata illustrata a Bologna in una conferenza stampa alla quale hanno artecipato ben 50 sindaci, come ci ha ricordato il Segretario Regionale Bonaccini durante l'assemblea territoriale del 22 aprile.

Queste le richieste dei Sindaci al governo che i cittadini potranno sostenere con la loro firma:
1) Restituire per intero il mancato gettito ICI.
2) Un patto di stabilità più equo, come quello che lo Stato ha ottenuto dall'Unione Europea, e gestito dalle Regioni in accordo con gli enti locali del loro territorio.
3) Una riforma vera di tutta la Pubblica Amministrazione italiana coerente con il federalismo previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
4) Una vera e responsabile autonomia degli enti locali dando piena e tempestiva attuazione al federalismo fiscale.
5) Sostenere le Unioni e le aggregazioni fra i comuni anche con incentivi economici.
6) Sostenere con risorse adeguate i comuni montani e quelli svantaggiati.
7) Reintegrare le risorse del fondo nazionale per le politiche sociali e definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali.

A Forlì le firme saranno raccolte presso gli "Sportelli Informapiù" del Comune dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 13.00 con prolungamento nella giornata di martedì fino alle 18.00 e al giovedì anche dalle ore 15 alle 18. Altro punto di raccolta delle firme sarà presso la Segreteria del Sindaco dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 15.00.-
Invito quanti non l'avessero ancora fatto a sostenere con la loro firma le giuste richieste degli amministratori locali, recandosi presso i rispettivi Comuni per sottoscrivere la petizione.

Scritto da Stefania Collini in data 27 aprile 2010 alle 3:22
Sul 25 aprile: a partire da Predappio


Il 25 aprile è una data storica per l'Italia, commemora infatti la pagina più alta, quella della liberazione avvenuta nel 1945 dal giogo nazifascista, dopo una tirannia durata oltre 20 anni che aveva portato sopraffazione, violazione delle libertà individuali, soppressione della libertà di stampa, persecuzioni, confino e uccisioni degli avversari politici.
L'Italia e gli italiani, finalmente liberati grazie all'intervento delle forze armate alleate, si riappropriavano, pur fra i tanti danni economici e fisici, in quel giorno anche di un altro valore: quello della dignità di popolo.
Lo sbarco alleato in Sicilia, la lenta risalita verso il nord delle truppe, la strenua difesa delle linea gotica da parte delle truppe tedesche rendeva allora l'Italia una terra liberata a metà, e l'orgoglio del nostro popolo e l'anelito di liberazione dal fascismo, divenuto anche più insopportabile e becero nella sua versione repubblichina, quella di Salò, spinse le diverse anime democratiche nelle terre ancora da liberare a creare i nuclei partigiani, i ragazzi e le ragazze delle montagne che riscattarono con il loro sacrificio in vite umane e sofferenze inaudite, appunto, la dignità del popolo italiano.
Ragazzi e ragazze allora sacrificati e immolati per la liberazione e qui, ora, nella Predappio che diede i natali al Duce, i Giovani Democratici, ragazze e ragazzi di oggi, ci richiamano a una memoria vigile e attenta ai valori, con l'inaugurazione di una targa per onorare la Resistenza antifascista.
Non un gesto provocatorio, ma un gesto di rispetto della memoria resistente, posto in una cittadina, dove tutto ebbe inizio, dove ancora patetiche missioni e pellegrinaggi di nostalgici fuori dal tempo e dalla storia, ostinatamente arrivano per coltivare un mito inviso alla coscienza dei predappiesi innanzitutto.
Una considerazione specifica va fatta per gli abitanti di Predappio: gli italiani si sedettero al tavolo dei vinti, ma grazie al riscatto morale prodotto dalla Resistenza, lotta di liberazione e non guerra civile come vorrebbe un certo revisionismo deteriore, fu consentito nel giro di pochi anni il superamento del pregiudizio che vedeva negli italiani gli alleati di Hitler.
Predappio e i suoi abitanti invece, nonostante la riappropriazione immediata della coscienza civile e democratica attraverso l'esercizio del voto e la connotazione decisamente democratica delle istituzioni elette, sono rimasti compressi e schiacciati dalla ostinata coltivazione della memoria negativa. Così è stato più difficile metabolizzare e liberarsi dai feticci di una memoria scomoda e ingombrante, per via del perpetuare ostinatamente il culto del Duce, che qualcuno osa ancora definire statista e non dittatore, organizzando visite e parate discutibili alla tomba o a Villa Carpena.
I predappiesi e i loro sindaci sono da allora e sempre antifascisti, è stato difficile per loro, penso in particolare a quelli che conosco personalmente e da vicino Ivo Marcelli e Giorgio Frassineti, trovare una strada che, senza preclusioni mentali, facesse pian piano superare alla cittadina il greve mito del dux fascista, anche trasformando e destinando la casa feticcio in centro di studi e documentazione sulla storia delle dittature. L'attiva presenza del Sindaco Giorgio Frassineti alla vita democratica della nostra comunità e i suoi pungenti, sarcastici e sagaci interventi sulle pagine dei giornali testimoniano come la cultura antifascista sia parte del suo DNA, come lo è delle forze della sinistra e del centrosinistra, del PD e dei Giovani Democratici che testimoniano con gesti concreti la riconoscenza che noi tutti dobbiamo alla Resistenza. E qui va certamente menzionato il progetto promosso dal PD regionale, tramite il Dip. "Cultura e politiche per l'Europa" coordinato dal Sindaco di Forlì Roberto Balzani, dal significativo titolo "Cittadini di sana e robusta costituzione", un percorso mirato a far vivere la Costituzione e i suoi principi da parte di tutte le generazioni e da parte di tutti i cittadini.
C'è una necessità impellente a cui dobbiamo rispondere con una ritrovata unità di intenti, ci sono parole che troppo spesso si mutuano dagli scritti preziosi e indimenticabili dei vecchi padri costituenti che ebbero il grandissimo merito di sapersi fondere in una azione comune che giustamente chiamiamo il secondo Risorgimento italiano.
La situazione politica del nostro Paese da qualche tempo ha assunto una deriva populista che deve preoccupare, una larvata e subdola erosione dei diritti così duramente conquistati, un revisionismo e una compressione della dialettica democratica e parlamentare che le coscienze non possono accettare: Valiani, Calamandrei, Parri, Togliatti, Pertini, Nenni, Enzo Biagi e tanti altri intellettuali e giornalisti di allora si rivolterebbero nelle tombe, Bocca, Travaglio, Santoro, Saviano e altri sono ancora recentemente sottoposti a misure di censura, epiteti, denigrazioni che richiamano il vecchio sepolto regime. Facciamo tutti assieme in modo che non si scoperchino tombe di una storia passata, non cediamo di un centimetro dalla nuova linea gotica che difende la democrazia di questa Italia: non ce lo perdonerebbero i padri che hanno conquistato democrazia e costituzione per noi, non ce lo perdonerebbero i nostri figli per non averla ereditata intatta da noi.

BUON 25 APRILE,
PER UNA NUOVA PRIMAVERA DEMOCRATICA

Thomas Casadei
Consigliere regionale PD


Scritto da Thomas Casadei in data 24 aprile 2010 alle 13:23
W il 25 Aprile

.. e w i giovani democratici e la loro iniziativa a Predappio che saluto con gioa e riconoscenza. Non dobbiamo MAI dimenticare che se qualquna delle nostre radici regge ancora alla bufera in atto, lo dobbiamo ai valori che ci hanno consegnato.
Domenica sventolate il tricolore dalle Vostre case perchè:
1) I suoi colori sono definiti nei principi fondamentali della Costituzione, che quindi rappresenta e immortala.
2) Ricorderete con un piccolo e significativo gesto il grande sacrificio di tutti coloro che vi permette oggi di festeggiare.
3) Farete rabbia a tutti coloro ( Berlusconi in testa) che non considerano il 25 Aprile la vittoria sul nazifascismo, ma la mamma delle sconfitte ( ne verranno altre statene certi) della loro arroganza e prepotenza
4) direte a tutti, senza vergogna e paura, da che parte state.

G. Ungaretti -Per i morti della resistenza
Qui vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti li avessero aperti
per sempre alla luce.

BUON 25 APRILE a TUTTI


Scritto da Giovanni Puggioni in data 23 aprile 2010 alle 15:51
Questa scelta relativa ai servizi per l'infanzia ha il merito della concretezza e dovrebbe fare riconoscere, prima di criticare o dare letture ideologiche dell'accaduto, che l'amministrazione comunale di Forlì è in sintonia con i suoi cittadini, cerca di rispondere ai bisogni delle famiglie e opera contro la povertà e l'esclusione sociale.

Raoul Mosconi

Prendo a spunto le ultime parole del post di Raoul per ricordare a tutti che le iniziative in campo educativo del nostro Comune sono sicuramente apprezzabili e degne di nota se non fosse che l'Asilo Santarelli, di proprietà dell'Asp Oasi che a sua volta è di propietà Comunale versa in una crisi profonda e necessita di aiuto dall'intera Comunità forlivese. Nel proporre una iniziativa pubblica di sostegno all'asilo che ha cresciuto tanti forlivesi permettetemi di ricordare che prima di cercare fuori dai propri confini è dovere di un buon Amministratore valorizzare al massimo le strutture comunali, le proprie strutture, quelle che ha deciso di mantenere in vita. Il tutto sempre tenendo presente "di rispondere ai bisogni delle famiglie e operare contro la povertà e l'esclusione sociale" come ci suggerisce Raoul.
Gian Matteo Montanari

Scritto da Gian Matteo Montanari in data 14 aprile 2010 alle 18:19
Contro analisi di un pareggio.

Le belle parole di Angelo Satanassi , con cui in larga parte concordo, non fanno che confermare che la gioventù, a volte, sia più che un fatto biologico, un fatto meramente mentale.
La sua, evidentemente, è una mente più giovane di tante altre, che nel nostro partito, hanno un "vantaggio generazionale".
Tuttavia, questa non è una sconfitta. Per fare un paragone storico, dopo la rotta di Caporetto che sono state tutte le elezioni dalla nascita del PD, il nostro partito trova la sua linea del Piave. Per la prima volta, il nemico segna il passo. E lo segna in un momento in cui le circostanze non sono certamente a nostro favore. Mi limito a ricordare la defezione di una intera ala del partito, i cosidetti teodem, che assieme a Rutelli hanno (finalmente direi io ) lasciato il partito, senza che da ciò derivasse particolare nocumento.
E parrà banale ricordare i casi Marrazzo, Del Bono e sanità pugliese, che sicuramente non hanno ampliato i nostri consensi. Avremmo dovuto pagare errori strategici come il tentativo di epurare Vendola o l'incapacità di presentare un nostro candidato nel Lazio (neanche lo stupratore segretario di circolo si sarebbe candidato, tanto eravamo sicuri di perdere). Eppure gli esiti elettorali ci raccontano cose ben diverse. Abbiamo vinto nelle regioni "rosse", e anche lì c'erano dubbi, specie in Umbria o nelle Marche, teniamo Puglia e Liguria, perdiamo il Lazio per 10000 voti e il Piemonte per 70.000 voti. Certo, dove non abbiamo saputo governare, la scoppola è inevitabile, ma è una debacle che viene da lontano.
Ora, la vera domanda da porsi è come mai, dalla fondazione del PD, per la prima volta teniamo? Nelle precedenti regionali avevamo perso Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli e portato a casa solo il Trentino, grazie all'alleanza con l'UDC.
Adesso, a bandierine non siamo messi neanche tanto male. (basterebbe ricordare che nel 2000 andò molto peggio e che sulle stesse regioni di oggi realizzammo un 6 su 7 per la destra, perdendo anche in Piemonte e Liguria e vincendo in Campania. E, vorrei ricordare alla figlia di Veltroni, che chiede dimissioni su Face Book che allora a dimettersi fu il premier, Massimo D'Alema. Suo padre che dei DS era segretario, pensò bene di restare al suo posto.
E' cambiato qualcosa? In realtà poco. Ma tanto è bastato, quelle poche cose che ha saputo dire Bersani, la dose minima di rettitudine delle dimissioni, obtorto collo di Marrazzo e Del Bono, per evitare una ulteriore disfatta.
Questo significa che la nostra gente è ancora lì, ci aspetta. E aspetta, stavolta segnali forti. Ha ragione Satanassi su questo punto. Questo partito deve avere il coraggio di scegliere da che parte stare. Deve ricominciare a parlare alla gente con il linguaggio della gente. Non si capisce perchè i giovani, le donne, i laici, gli operai dovrebbero votare un partito che non ha le idee chiare su droghe leggere, che tentenna sulla difesa della 194, che non continua una battaglia su testamento biologico, che fa ricorso alla corte europea sullla sentenza sul crocefisso. non ha posizioni chiarissime sul lavoro, e, d'altronde candidando Calearo, Colaninno e la Merloni, non sa se stare nel PSE...
ci vuole il coraggio di dire parole considerate tabù: sinistra, socialdemocrazia, uguaglianza, ci vuole la capacita di mordere, la cattiveria che tanto è mancata in questi 3 anni. E quando un leader alleato pretende di decidere chi deve candidare la coalizione o chi deve ricoprire un incarico nel nostro partito, dobbiamo spiegargli che siamo noi a decidere in casa nostra, noi il punto di riferimento della coalizione.
Le alleanze un grande partito le può fare con tutti, ma tenendo la barra del timone della nave comune.
Il compito di Bersani è da far tremar le vene ai polsi... creare dal caos del PD l'armonia, dare un'anima, un'identità ad un partito golem sarà uno sforzo titanico.
Ma vedo che i suoi molti critici sono ottimisti, e gli riconoscono doti quasi divine, se pensano che solo in sei mesi il segretario avrebbe potuto risollevare le sorti di questo partito, e riportarlo agli esiti del momento migliore della storia della sinistra italiana. Molto potranno fare, per aiutarlo, se nei prossimi tre anni sapranno fare critiche intelligenti, nei luoghi deputati del partito e non attacchi sterili su tv e sui giornali.

Scritto da vico zanetti in data 13 aprile 2010 alle 11:08
Più bambini inclusi, meno povertà futura!

Il 2010 è l'anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale, che cosa fa il nostro Comune? Con la sottoscrizione della convezione con i gestori privati per il sostegno ai nidi di infanzia e alle famiglie, in continuità con le scelte delle precedenti amministrazioni, si è fatto qualcosa.

I servizi educativi per l'infanzia rappresentano un formidabile strumento per migliorare l'apprendimento dei bambini favorendo soprattutto quelli in situazione di povertà e esclusione sociale. La povertà rischia spesso di essere trasmessa dalla famiglia di origine. Le condizioni, dei genitori, anche in relazione al basso livello culturale e alla scarsa integrazione sociale, si ripercuotono sui bambini.

Avere sul territorio un sistema di servizi per la prima infanzia, integrato fra pubblico e privato che adottano standard e sistemi di verifica condivisi, con il voucher alle famiglie così come nel resto dell'Europa, significa creare le premesse affinché i bambini maturino uguali possibilità di avere buoni risultati nel loro percorso scolastico futuro a prescindere dalle loro origini.

Naturalmente per avere effetti positivi per la comunità locale è necessario oltre ad ampliare l'offerta ridurre al minimo il numero degli esclusi. L'esclusione dei bambini in base alle condizioni economiche o alla status giuridico dei genitori rischia nel futuro di creare danni più grandi con un maggior numero di abbandoni scolastici e un conseguente aumento del disagio minorile e dell'esclusione sociale.

La decisione dell'amministrazione di rispondere ai bisogni presenti delle famiglie con un occhio agli effetti futuri in termini di eguaglianza e solidarietà fra i bambini ed il voto all'unanimità del Consiglio comunale rappresentano passi mossi nella giusta direzione. In questo momento storico infatti la politica, chiamata a prendersi maggiormente cura del territorio e del sentire dei cittadini, sembra sapere risponde solo a parole o a colpi di maggioranza facendo pagare il conto a chi si trova nel bisogno o agli ultimi che vengono esclusi.

Questa scelta relativa ai servizi per l'infanzia ha il merito della concretezza e dovrebbe fare riconoscere, prima di criticare o dare letture ideologiche dell'accaduto, che l'amministrazione comunale di Forlì è in sintonia con i suoi cittadini, cerca di rispondere ai bisogni delle famiglie e opera contro la povertà e l'esclusione sociale.

Raoul Mosconi


Scritto da raoul mosconi in data 12 aprile 2010 alle 21:53
Quel gran socialista di Platone
Quando da Cirene e da Arcadia lo invitarono ad andare presso i loro regni ad impostare le loro Leggi e le loro Repubbliche rispose che lo avrebbe fatto a patto che i governanti avessero in anticipo devoluto tutte le loro ricchezze al popolo. Virtù e ricchezza non possono coesistere se non in un conflitto perenne. Il capitalismo ha pensato di far credere il contrario .... il socialismo , dopo averla fatta sua, se ne è dimenticato (?!), Gesù Cristo disse qualche cosa di simile , ma probabilmente il Vangelo non è più letto con gli occhi , ma con qualche altra parte del corpo, dei bambini. Ciò non toglie che non possiamo far finta di niente. Il problema è ancora quello dell'UNIVERSALITA' della Repubblica a cui Platone mirava e cioè il bene può essere veramente comune e pubblico se e solo se le regole e le Leggi lo garantiscono. Il problema è ancora quello delle leggi che non servono alla Res Publica, ma a tutta una serie di particolarità e specializzazioni che ne deviano il significato e lo scopo. Da qui deriva il disamore per la politica e cioè l'arte di fare qualche cosa per gli altri; l'arte che introduce ed individua i bisogni universali. L'astensione dalle ultime elezioni, i voti alla Lega e a Grillo cioè alla non-politica e alle non-leggi individuano chiaramente la stanchezza del popolo che ha ben altri problemi a cui pensare e che ha ritenuto che se Berlusconi riuscirà , come riuscirà, a non condividere le sue ricchezze e a non rispondere alle accuse dei magistrati, forse, se fosse il solo, è il male minore. Ma la risposta giusta, veloce e vincente, quella che faccia risorgere le dignità e ridia amore al bene pubblico, quindi sconfigga ineluttabilmente l'egoismo della destra, qual'è? Voglio raccontarvi il fatto di un giovane e neo tesserato che ho avuto il piacere di iscrivere al PD. Alla mia domanda perchè riteneva giusto iscriversi al PD mi ha risposto dicendo che suo nonno e suo padre erano iscritti al Partito ( PCI) e che, anche se il partito non c'è più, chi ne ha preso naturalmente il posto dalla parte di chi lavora, di chi soffre e di chi ha bisogno "dovrebbe" essere il PD. Per cui ha sottoscritto la tessera. Per non deluderlo gli ho promesso che il mio impegno non sarà mai più per eleggere tizio piuttosto che caio all'interno del partito oppure farlo sedere in una qualche poltrona, bensì per cercare di far vincere le idee che questo partito rappresenta, per concimare e mantenere vive le sue radici democratiche, comuniste, socialiste e cristiane. Per vincere e per sconfiggere queste destre becere e xenofobe e non per conoscere "personalmente" qualche consigliere regionale. Al di là delle valutazioni dei numeri ( le cui tolleranze sono degne del peggiore dei falegnami) siamo usciti da parecchie stanze dei bottoni dove si gestiva la Repubblica e per rientrarci , senza menzogne, probabilmente saremo chiamati ad abbandonare le nostre ricchezze e a curare meglio, molto meglio, le nostre virtù.

Giovanni Puggioni

Scritto da Giovanni Puggioni in data 11 aprile 2010 alle 22:16
Analisi di una sconfitta


In ogni competizione elettorale si vince o si perde: è nella norma; importante è sapere perché e come si perde. Nel caso del P.D. se manca una corretta radiografia c'è il rischio di future e ancor più gravi sconfitte; affermare che le cause sono da attribuire all'astensione o al fenomeno Grillo è puerile, questi sono effetti non cause. La causa vera è il disorientamento di una parte del popolo della sinistra, che non si sente motivato e protagonista di un rivendicato rinnovamento della società e del partito e per questo ha espresso un voto di rabbia.

Altri dirigenti hanno attribuito la sconfitta a una modificazione del modo di fare politica e di comunicare, come se il 2005 appartenesse a un'altra epoca. Un vero leader i cambiamenti li avverte prima, quando sono in fieri, dopo li comprende anche l'ultimo dei Mohicani; il governatore di una regione e il suo staff che non avvertono quali profonde modificazioni stanno avvenendo nel tessuto connettivo della società che amministrano e governano, dimostrano scarsa intelligenza politica.

Per fortuna ci sono ancora realtà di segno positivo, ma anche le cosiddette regioni rosse sono al limite, pressate da nord e da sud, e anche queste vanno sottoposte a una corretta analisi critica. Un riconoscimento va dato all'impegno, al sacrificio e alla disponibilità di Emma Bonino che ha consentito di ridare dignità a un centro-sinistra umiliato, prima dalla sconfitta del Sindaco Rutelli, poi dalla drammatica vicenda Marrazzo.

Una delle verità sta nel fatto che il P.D. non è ancora il partito dell'alternativa, non ha un progetto per l'Italia, né dice come dovrà essere diversa per superare la crisi economica; un partito che non ha radicamento nel territorio, salvo rare eccezioni; un personale dirigente incapace di raccogliere consensi. Non si può chiedere al Governo e alla sua maggioranza di cambiare il paese, perché questi l'hanno modellato a loro immagine e somiglianza; né il P.D. deve limitarsi ai dibattiti parlamentari sugli emendamenti alle leggi del Governo; il P.D. deve dettare l'agenda politica sui temi che, sin da ora, diano il segno della volontà di cambiamento.

Dove vanno i Senatori, i Deputati, i Consiglieri Regionali, Provinciali e Comunali quando non sono impegnati nelle istituzioni?

Quanti incontri organizzano, in modo sistematico, con gli elettori per motivarli, per renderli protagonisti?

Quanti progetti vengono fatti vivere nelle nostre comunità prima di approdare nelle sedi istituzionali?

Il partito dell'alternativa ha bisogno, per vincere, che collettiva e costante sia la fatica del senso critico; se questa folta schiera di dirigenti fosse più attenta comprenderebbe che ai temi cruciali del lavoro, dell'occupazione, del welfare, dei giovani, delle imprese e via elencando, si sovrappone il male, non tanto oscuro, che si chiama alienazione. Un male che coinvolge tutti coloro che, senza distinzione di ceto, vogliono affermare la loro dignità e personalità; l'alienazione è il vero comun denominatore che mina le basi della solidarietà.

Un esempio per tutti: l'esproprio ai danni degli Italiani dei diritti civili, ereditati dall'illuminismo, chiamati impropriamente temi etici; un silenzio assordante dimostra che di fatto è stata affidata ad altre autorità, estranee alla Repubblica, l'esercizio della loro potestà.

La strada non è diritta e facile come la Prospettiva Nevskij di San Pietroburgo, è necessario leggere bene l'attualità e le grandi contraddizioni che la contraddistinguono.

Non posso a chiusura non riconoscere il buon lavoro svolto dal giovane segretario del P.D. forlivese Marco Di Maio; al primo esame ha risposto col piglio di un autorevole dirigente, che si nutre della migliore eredità che gli consegna la Sinistra Riformista forlivese; il segretario dovrà essere sostenuto e accompagnato da un gruppo dirigente che sappia governare il partito, mandando in soffitta le vecchie mozioni che rischiano, se fossilizzate, di fare del P.D. un partito "liquido, incolore, insapore, inodore" che, come ci insegna la fisica, prende la forma del contenitore. Il contenitore non è di proprietà di una o dell'altra mozione, ma di chi controlla incontrastato le leve del potere nell'universo del mondo globale.



Angelo Satanassi.



Scritto da Angelo Satanassi in data 7 aprile 2010 alle 10:25
A PASQUETTA BICI GRATIS SUI TRENI DEL TRASPORTO REGIONALE DI TRENITALIA
L'iniziativa promossa ogni anno da Trenitalia e Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) in favore della mobilità eco-sostenibile
Sono circa 200.000 gli italiani che annualmente scelgono la combinazione "treno+bici" per le proprie vacanze, sottraendo alla strada circa 135.000 auto.



Bici gratis il prossimo 5 aprile, Lunedì di Pasqua, su tutti i treni regionali e interregionali di Trenitalia che effettuano il servizio di trasporto biciclette al seguito. Un'iniziativa promossa da una decina d'anni da Trenitalia e dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab), a favore della mobilità eco-sostenibile. Un contributo al decongestionamento di strade e autostrade, proprio in un giorno "di punta" del traffico automobilistico.

Si prevede che il giorno di Pasquetta saranno circa 6.000 le persone che utilizzeranno il servizio treno+bici. Acquistando il biglietto per il solo viaggiatore si potrà salire su tutti i treni regionali contrassegnati dall´apposito simbolo della bici e aderire alle tante escursioni, organizzate dalla Fiab, sui percorsi ciclo-turistici meno battuti dai flussi di massa.

Per informazioni sull'iniziativa, è possibile consultare il sito www.ferroviedellostato.it o www.fiab-onlus.it. Il trasporto gratuito della bici al seguito sarà consentito anche agli abbonati.

Le regioni più gettonate dai clienti abituali del servizio "bicintreno" sono il Veneto, la Toscana, l´Emilia Romagna, la Lombardia e la Puglia. Circa 200.000 italiani, ogni anno, utilizzano la combinazione treno+bici per trascorrere le proprie vacanze, i weekend fuori porta e le gite in compagnia, sottraendo alla strada circa 135.000 auto¹.

Per usufruire del servizio basta scegliere la località di destinazione, individuare uno dei 6.000 treni regionali segnalati sull'orario ufficiale e acquistare - anche presso le biglietterie self-service - un supplemento "bici al seguito" valido 24 ore dalla convalida. Si ricorda, infine, che riponendo la bici in una sacca di dimensioni non superiori a cm. 80x110x40 è possibile trasportarla anche sui treni Intercity ed Eurostar.

Scritto da sandro zedda in data 1 aprile 2010 alle 19:28
Leggo e commento.
Sulla stampa da 2 giorni, si legge come la minoranza del PD stia preparandosi a dare battaglia nei confronti del segretario Bersani.
Questi signori, forse, non hanno ancora capito che il principale motivo per cui la gente non vota più PD è proprio questo: sono stanchi di assistere ogni volta ad una guerra interna al Partito.
Abbiamo eletto un segretario solo pochi mesi fa, lasciamolo lavorare fino al prossimo congresso, poi decideremo tranquillamente se ha operato bene oppure no.
Vorrei ricordare che Bersani è stato eletto con ben oltre il 50% di voti espressi dagli iscritti ed elettori del PD, mentre Franceschini (segretario uscente) è stato bocciato da quasi i 2/3 del Partito, quindi non mi sembra che abbia poi tanto da parlare adesso.
Per quanto riguarda Veltroni, vorrei ricordare che nel 2000 quando era segretario dei DS non si dimise dopo il disastro delle Regionali, anzi fu il suo arcinemico D'Alema (secondo me sbagliando) che lo fece perché ritenne il voto una bocciatura al suo Governo.
Ho apprezzato Marino quando portava avanti le questioni sulla ricerca e sulla laicità dello Stato, ma adesso anche lui si sta facendo prendere la mano: quando attacca la classe dirigente del PD attacca sé stesso. Adesso fa parte anche lui del sistema!

Stefano Fabbri


Scritto da Stefano Fabbri in data 31 marzo 2010 alle 12:07
vi invito a riflettere leggendo la rubrica di Massimo Gramellini su La Stampa di martedì 23 marzo

L'altra sera, girovagando fra i canali, mi sono imbattuto in un volto ispirato che, dal palco di una piazza, inneggiava all'amore e urlava: entro il 2013 vogliamo vincere il cancro. Giuro, diceva proprio così. Vo-glia-mo vin-ce-re il can-cro. Non la disoccupazione. E nemmeno lo scudetto. Il cancro, «che ogni anno colpisce 250 mila italiani». Sulle prime ho sperato fosse il portavoce del professor Veronesi e ci stesse annunciando uno scoop mondiale. Così ho telefonato a uno dei 250 mila, un caro amico che combatte con coraggio la sua battaglia, e gli ho dato la grande notizia. Come no?, ha risposto, adesso però ti devo lasciare perché sono a cena con Vanna Marchi.

Ho degli amici molto spiritosi. Mi auguro che tutti i malati e i loro parenti la prendano allo stesso modo. E anche tutti i medici che in ogni angolo del pianeta si impegnano per raggiungere quell'obiettivo. In Italia con qualche problema in più, dato che il governo che entro tre anni intende vincere il cancro ha ridotto i fondi per la ricerca scientifica. Vorrei sorriderne, come il mio amico. Ma stavolta non ci riesco. Ho perso i genitori e tante persone care a causa di quel male. E allora: passi per le barzellette, le favole e persino le balle. Fa tutto parte del campionario di iperboli del bravo venditore e il pubblico ormai è assuefatto allo show. Ma anche a un'alluvione bisogna mettere un argine. Bene, per me il cancro rappresenta quell'argine. Non è: un milione di posti di lavoro. Non è: meno tasse per tutti. Il cancro è una cosa seria. E lui, che lo ha avuto e lo ha vinto, dovrebbe saperlo.


Scritto da Stefano Fabbri in data 24 marzo 2010 alle 8:09
Ancora sulla Romagna



Sulla Romagna ha già detto e scritto il Sindaco Balzani con la severità e oggettività dello storico di valore, cui tutti dovremmo fare riferimento; mi limito perciò ad alcune riflessioni.

È vero che la Regione ha una sua peculiarità fin dalle lontane origini: da una parte i territori di Bisanzio dall'altra il Regno Longobardo; ma nulla di rilevante, la frattura avviene con la cessione della Romagna alla Chiesa di Roma da parte dell'Imperatore come compenso per il sostegno datogli nella lotta contro i Longobardi, nasce così lo Stato Pontificio, le cui Legazioni sono governate da Cardinali con poteri di vita e di morte sui sudditi; da qui la profonda separazione del territorio, a ovest l'Emilia dei Ducati a est la Romagna delle Legazioni Pontificie.

Dove stanno allora le origini della diversità?

Non sono certamente antropologiche e neppure psicosomatiche, alla Lombroso, ma tutte dentro la politica nei suoi aspetti economici, sociali e culturali.

Partiamo dall'economia: l'agricoltura era l'attività dominante. Nella Romagna delle Legazioni domina la Mezzadria, col contadino servo della gleba costretto a subire soprusi, ad annullare ogni possibile creatività imprenditoriale, dominato dall'analfabetismo e dalle superstizioni; non saranno pochi i giovani che preferiranno uscire dalle famiglie contadine per diventare braccianti o operai agricoli e condurre una vita più libera e dignitosa. Nell'Emilia dei Ducati si afferma la Fittanza Agraria; qui il contadino sarà libero di investire risorse e intelligenza creativa per produrre, trasformare e commerciare i suoi prodotti; queste spiccate imprenditorialità, non mortificate dal peso padronale, spingeranno molti giovani, di fronte alla prima rivoluzione industriale a trasformarsi in imprenditori o commercianti.

La seconda origine della frattura sta nell'assenza in Romagna di un'Università; è ben vero che la Chiesa ne gestiva una a Cesena, ma fu presto soffocata dagli scandali e dalla corruzione; il Papa ne decretò la chiusura per la vergogna, Napoleone non ebbe il coraggio di riaprirla e la Chiesa di Roma al suo ritorno non ritenne opportuno darle nuova voce. Esemplare il caso del giovane G. B. Morgagni studioso di anatomia costretto a emigrare in Padova, nella Repubblica di Venezia, poiché la Chiesa gli proibiva di sezionare cadaveri per capire le cause di determinate malattie, completare gli studi e solo allora diventare uno scienziato di fama mondiale. Nell'Emilia ogni Ducato ha la sua Università, legata al territorio, fucina di generazioni di operatori culturali, scienziati e imprenditori.

Anche sul piano gastronomico notevoli le differenze: in Emilia si afferma la suinicoltura portata dai Longobardi, la cui produzione ricca e altamente nutritiva si accompagna a un alto valore aggiunto, in Romagna invece si pratica la pastorizia più modesta, povera e di scarso valore.

Sono sufficienti questi esempi per capire quanto profondo e per certi versi drammatico fosse il divario di partenza; in cinquant'anni di duro e solidale impegno di tutte le migliori energie i romagnoli hanno saputo colmare quel profondo fossato, oggi la Regione è più unita che mai e le sue diversità sono una ricchezza. Le eccellenze romagnole non sono inferiori a quelle che si registrano in altri territori regionali, sono significative e strategiche e concorrono alla crescita della Regione. Anziché continuare nelle litanie della Romagna succube di Bologna, è bene far lavorare la nostra mente per elaborare e proporre progetti validi; la storia, anche recente, dimostra che quando li abbiamo presentati e sostenuti questi sono stati vincenti.

Concludo con un esempio negativo: tempo fa l'Alitalia, attraverso la consociata ATI, chiese di poter utilizzare l'aeroporto forlivese, l'unico attivo e funzionante nella nostra regione, per farne la sua base operativa in una regione strategica per i collegamenti nord-sud come l'Emilia-Romagna, ma gli fu risposto di no, perché si preferì attendere che l'Itavia, società in stato prefallimentare, riprendesse la sua attività sul Ridolfi. La compagnia di bandiera ripiegò quindi su Bologna, inventandosi un nuovo aeroporto su di un'area desertica ai margini del Reno, utilizzata come aeroclub. Nella storia certe opportunità non si presentano due volte.



Angelo Satanassi.



P.S. In Europa le regioni col trattino sono le più ricche per le diversità che si integrano e completano: Emilia-Romagna, Alsazia-Lorena, Baden-Wurttemberg, Oder-Neisse e altre; anche ai tempi dell'Impero Austro-Ungarico una delle regioni più ricche fu il Lombardo-Veneto.



Scritto da Angelo Satanassi in data 19 marzo 2010 alle 16:11

Cara Jessica, giuro che è l'ultima volta che intervengo, ma non resisto: ho troppa considerazione del tuo pensiero che oltrettutto ripone il dibattito da dove legittimamente avrebbe dovuto cominciare. Ovvero, sgombrato il campo da pesanti quanto ingiustificate ipoteche, la questione è: la tavola è luogo idoneo per parlare della storia che è ancora per tutti noi carne viva sanguinante, senza correre il rischio di passare tutto nel tritacarne dell'omolazione e della banalizzazione?
Naturalmente il punto è molto importante, val la pena di discuterne e credo che un ragionevole dubbio non possa non animare le persone che hanno a cuore la verità e il rispetto dei nostri padri.
Quindi dico la mia:
Ma perché, quando c'è di mezzo il cibo, si rischia di passare automaticamente nell'ambito della "celebrazione"? Non è un po' superato continuare oggi a considerare il pasto come un momento diverso dalla conoscenza.
La tavola non è necessariamente solo un luogo di gioviale leggerezza, un tempo conviviale fine a se stesso. Gli antichi a tavola parlavano di tutto, i nostri genitori aspettavano che la famiglia si ricongiungesse a tavola per affrontare i discorsi più importanti. E che dire dei riti funebri presenti in tante culture in cui si offre quantità enormi di cibo? Il cibo può offrire un percorso di conoscenza serio e rigoroso. Un'idea diversa pone la nostra cultura in un ambito che vanifica non tanto il senso della serata del 15 marzo, ma forse anche le fondamenta di Casa Artusi.
Io vorrei che ciascuno in Casa Artusi possa intendere la nostra idea di futuro scrutando quello che è offerto nel piatto. Complicato?? No all'incontrario, basta saper "leggere".
In ogni caso le serate organizzate da Romagna Terra del Sangiovese sono state concepite come veri e propri percorsi di conoscenza.
Ma la prova provata è stato proprio l'intervento del Sindaco: di fronte al silenzio religioso dei convenuti, Frassineti ha parlato con grande intensità di come un territorio abbia il diritto di affrancarsi dai mostri del passato e di progettare un futuro diverso per i propri giovani, anche se vivono in un Comune che si chiama Predappio. Occorreva una sede istituzionale o una aula accademica per parlare di questo? Credimi cara Jessica, in Casa Artusi si è fatto la cosa giusta.











Scritto da laila tentoni in data 16 marzo 2010 alle 23:11
Io sono contraria agli attacchi che sono stati fatti a persone che stimo ed il cui antifascismo e spirito democratico è ben noto.
Ma come ho avuto modo di dire allo stesso Giorgio Frassineti, trovo che gli organizzatori abbiano fatto in questo caso uno scivolone, dagli effetti mediatici magari imprevedibili, ma che poteva essere superato annullando la serata o sostituendola con un diverso argomento.

Questo non per cancellare la storia, non per incapacità di guardare al passato senza paura, tutt'altro. Ma perchè simbolicamente discutere di fascismo tra un bicchiere e l'altro, tra una forchettata e l'altra è sbagliato.
Non rende onore a chi di quella orribile storia è stato vittima, di chi ha combattuto e perso la propria vita per la democrazia.

Le dittature si devono discutere in luoghi istituzionali, scarni di qualsiasi valore "festoso", una cosa è parlare di Fellini, Pascoli, altra, ben altra, parlare di Mussolini a tavola.

Lo dico perchè per quanto sia certissima, davvero, della buona fede di chi questa serata l'ha pensata, quello che rischiamo di far passare all'esterno è che la storia sia tutta uguale, bella o brutta che sia.

Beh questa storia non è uguale per per niente, è una storia di orrore, morte, distruzione, razzismo, omicidi di innocenti.
Non se ne può parlare in un modo che possa anche solo apparire leggero.

Gessica.

Scritto da Gessica Allegni in data 16 marzo 2010 alle 16:32
Gentile Erani 2,
provo. Era un gioco serissimo:
coerenza /incoerenza: su come era stata comunicata l'iniziativa dei lunedì di Casa Artusi,
coerenza /incoerenza: sul testimonial chiamato per la serata di ieri sera.
Nella prima: sbavature enormi (un dubbio su tutto e tutti, visto che l'iniziativa è stata così fraintesa )
Nella seconda:coerenza totale (il Sindaco di Predappio è un antifascista e questo lo manifesta in ogni contesto, anche in una serata di promozione di quel territorio).
La serata in effetti si è svolta parlando di Predappio ( anche molto di Adone Zoli ) e di un Comune che sembra condannato a vivere con l'ingombrante fantasma del Duce e di memorabilia fascisti, anche grazie all'altrui ....banalizzazione!
Ricordiamoci che l'accusa assurda era quella di apologia e se ancora a gennaio era stato tentato di spiegare che l'iniziativa si muoveva in un contesto di valori inequivoco, il prof. Viroli ( che davvero non posso salutare per il danno che scientemente ha creato alla "sua" città d'adozione . Pagherà per questo? ) ha rilanciato COLPEVOLMENTE sulla stampa nazionale ancora gli stessi argomenti di apologia, attribuendo perfino ai fautori dell'iniziativa frasi mai espresse.
Caro Erani ( mi viene un dubbio, ci conosciamo... , vero?? ) concordo con lei, la storia personale non conta nulla e non salva ( purtroppo) da errori. Mi sembra però che il mio testo parlasse anche d'altro. Le confesso che per me la coerenza e la vita quotidiana è ancora una prova necessaria ( ma non sufficiente!) per valutare una persona e le sue azioni.
Infine davvero concordo con lei: lavoriamo con passione per arrivare all'appuntamento del 28 marzo con quel consenso che il nostro partito merita. Mentre noi stiamo qui a disquisire, fuori, in quel terribile e misero paese che è l'Italia, magari qualche tram .... sta passando.

Laila Tentoni, laila.tent@virgilio.it


Scritto da laila tentoni in data 16 marzo 2010 alle 14:35
Per Tentoni.
Non capisco cosa c'entri la coerenza/incoerenza della comunicazione. La mia puntualizzazione era su un fatto. Casa Artusi ha lanciato una manifestazione enogastronomica basata su vari personaggi romagnoli. C'è chi non ha gradito l'inserimento di Mussolini e lo ha scritto come Maurizio (che saluto) e altri pensano di fare un presidio lunedì sera. Roy (che saluto) ha risposto sostenendo ragioni e motivazioni di questa scelta. Non capisco perché Lei, Tentoni, nel suo primo intervento abbia parlato solo di territorio. Sul sito c'è ancora scritto "Lunedì 15 marzo la quinta serata. Il personaggio della storia di Romagna: Benito Mussolini, presentato da Giorgio Frassineti, Sindaco di Predappio" anche se la Vostra nota arrivata sabato si dilunga su varie cose. Ma quello che più mi fa specie è che Lei, Tentoni, ha impiegato 5.000 battute (4.990 per l'esattezza) per accreditarsi come antifascista e descrivendo il proprio pedegree, così come nella risposta spiega che il Sindaco sarà a celebrare l'eccidio di Orso.
E' un metodo vecchio e sbagliato, che ci ha fatto perdere in Regione dal 48,1% delle regionali 2005 al 38,9% delle Europee 2009.
In sintesi, se si ritiene che Mussolini rappresenti un punto su cui fare leva (a tavola beninteso) per promuovere una struttura dove regione e cittadini ci mettono dei soldi, non occorre citare la propria storia per smontare le critiche. Perchè a volte la storia personale non ci rende esenti da scivoloni. Penso a storie varie, alcune delle quali concluse con classici salti del fosso (Bondi, Rutelli), per non citare personaggi del territorio... O quel bolognese che, al di là delle vicende giudiziarie, punisce la ex sbattendolola al centralino invece di reintegrarla nella posizione precedente!!!
Ovvio che a questo punto ho finito il mio tempo in quanto vorrei che tutti lavorassimo per recuperare un po' di quei voti che sono venuti a mancare (nel 2009 il PD in Regione è sceso sotto il milione di voti).
Adalberto Erani


Scritto da Adalberto Erani in data 15 marzo 2010 alle 8:02
Gentile Sig. Adalberto Erani,
la ringrazio della risposta e del consiglio: andrò a rileggere tutta la comunicazione che è stata curata dall'Associazione proponente, io conoscendo soprattutto la sostanza della proposta che è stata accolta in Casa Artusi, le posso decifrare quell'ANCHE che è inserito nella frase che mi ha citato: l'edizione dell'anno scorso riguardava solo i territori e i loro prodotti, quest'anno oltre a questo è stato inserito ANCHE un personaggio storico. Non volevo minimizzare...
Certo che la comunicazione è mestiere difficile e se in questo si può rilevare una incoerenza, colgo l'occasione per sottolineare che sicuramente incoerenza non esiste fra il fatto che domani il Sindaco Giorgio Frassineti sarà a Meldola , al ponte dei Veneziani, per la commemorazione di Antonio Carini, Partigiano della Ottava Brigata Garibaldi e Medaglia d'argento al valor militare, orrendamente torturato presso un locale del complesso della Rocca delle Camminate, ucciso e gettato nel fiume dal Ponte dei Veneziani a Meldola e lunedì sera sarà in Casa Artusi a parlare di ....come sia impossibile per una Città chiamarsi PREDAPPIO.
Laila tentoni



Scritto da laila tentoni in data 12 marzo 2010 alle 18:50
Mi scusi Tentoni, ma vorrei che Lei rileggesse quanto diffuso per far conoscere l'iniziativa che Le allego di seguito perchè Lei non può parlare di "territorio di Predappio" (sic!!!) al fine di addolcire/esorcizzare le critiche. Ovvio che mi fermo qui. Ognuno si ha una propria opinione.
"Caratteristica peculiare di questa seconda edizione è anche la connotazione storica. Ciascuna serata è dedicata ad un personaggio - presentato da un testimonial - della storia di Romagna: da Pellegrino Artusi a Giovanni Pascoli, da Federico Fellini a Caterina Sforza, da Aldo Spallicci&Alteo Dolcini  a Secondo Casadei, dal Passatore a Benito Mussolini a Giulio Cesare".
Per l'esattezza.
Adalberto Erani

Scritto da Adalberto Erani in data 12 marzo 2010 alle 15:19
Apologia di fascismo a Forlimpopoli??
E' più facile che un cammello passi nella cruna di un ago...

Purtroppo sulla serata dedicata al territorio di Predappio in Casa Artusi si è alimentato uno stato di confusione che rischia davvero di non consentire a ciascuno di distinguere, come dicevano i nostri padri , "il grano dal loglio".

Provo, anzi riprovo:

I Lunedì di Casa Artusi

1) è una iniziativa promossa da Romagna Terra del Sangiovese, l' Associazione che, nata per promuovere i prodotti tipici e le aziende del circuito enogastronomico di qualità del territorio, ha sede in Casa Artusi.
2) Trattasi di serate di conoscenza e approfondimento delle 36 aziende aderenti al circuito delle strade dei Vini e dei Sapori romagnoli, selezionate sulla base di un severo disciplinare. IL cuoco di Casa Artusi presente un menù artusiano elaborato sui prodotti delle aziende ( 4 a sera) Le serate sono 9, con cadenza quindicinale a partire dal 18 gennaio al 3 maggio
3) Quest'anno è stato scelto dall'Associazione di approfondire la conoscenza abbinando un personaggio che il territorio ha espresso. I personaggi scelti sono: Artusi, Spallicci, Pascoli, Fellini, Giulio Cesare, Il Passatore, Secondo Casadei, Caterina Sforza e, per quanto riguarda il territorio di Predappio, Benito Mussolini.
4) a parlare di Benito Mussolini è stato chiamato il sindaco di Predappio (città che vive da oltre sessant'anni la circostanza del tutto casuale di essere il luogo dove è nato ed è sepolto Mussolini) ; al Sindaco Giorgio Frassineti, di sicura fede democratica, va il merito di investire sul recupero dei "contenitori storici" cittadini e di progettare iniziative culturali su questi temi, incentivando il flusso di turisti curiosi ed amanti della storia, disincentivando quello (comunque in netto calo) dei torpedoni di reduci/nostalgici. ( questa sarà il tema della serata).

Ora mi sembra incontestabile ed oggettivo quanto segue:
a) non si celebra alcunché
b) non è una cena di gala, ma un percorso di approfondimento e di conoscenza di un territorio
c) gli organizzatori non hanno MAI parlato di GRANDI personaggi romagnoli e l' espressione «...il meglio che i lombi romagnoli abbiano mai partorito ..." è stato un libero quanto infelice commento redazionale di un giornalista
d) l'iniziativa si muove in un contesto inequivoco di valori repubblicani e democratici .



Stravolgere questi presupposti significa promuovere ( consapevolmente o inconsapevolmente, comunque colpevolmente ) un corale moto di rabbia e disapprovazione che giustamente anima non solo ogni persona di sinistra, ma ogni persona di buon senso. Non è un buon servizio reso alla comunità di Forlimpopoli, ma neppure direi al senso di giustizia che alberga in ciascuno di noi.
Il falso, come il fumo, NUOCE gravemente a TUTTI!

A questo punto rimane aperta una legittima considerazione che merita attenzione:
il fascismo non va banalizzato, occorre trovare contesti adeguati per affrontare questi argomenti, soprattutto in questi tempi ....tristi. E vero, questo aspetto va considerato con rigore, ma io chiedo: le persone coinvolte non dovrebbero dare qualche garanzia su questo punto? IL Sindaco di Predappio ( eletto democraticamente, espressione del PD ) non ne dà??
Le persone conosciute che operano all'interno delle Istituzioni coinvolte non superano ampiamente la prova di fede democratica?
Forlimpopoli, che ha dato il suo contributo anche di sangue alla resistenza, organizza sistematicamente iniziative di alto profilo ( non solo su Artusi e la buona cultura del cibo, ma anche ) sulla nostra Costituzione, sulla nostra Repubblica che si fonda sull'antifascismo. L'iniziativa "Dare Futuro alla Memoria" , che l'Amministrazione promuove ogni anno, persegue lo scopo di parlare ai giovani e alla cittadinanza per affermare un sistema valoriale che parte dalle date simboliche e fondative della nostra Repubblica.
Io?
Io sono di sinistra, non ho mai cambiato giacca ( ero iscritta alla FGCI all'età di 11 anni , ore ne ho 53 e sono iscritta al PD, ) , rispetto gli insegnamenti di mio padre, di colui che mi ha insegnato, in maniera semplice, ma efficace, il bene e il male. Era muratore, non avrebbe potuto darmi ....lezioni di storia, ma mi ha trasmesso grandi valori, con l'esempio e con le poche parole che esprimeva nei rari momenti rubati al lavoro, spesso attorno a un tavolo.

" Cara mia, qui si muore " questa è la cartolina che ricevette mia madre dallo zio Pino ( fratello di mio padre ) che non è mai tornato dalla terribile campagna di Russia.
Questa frase è scolpita nella mia mente più di testi universitari che pur ho studiato, di tanti libri che pur ho letto e di tanti film che pur ho visto.
Siamo sicuri che i libri di storia e i convegni siano i soli strumenti che abbiamo a disposizione per parlare "correttamente" di questi temi?



Laila Tentoni, Responsabile Ufficio Cultura del Comune di Forlimpopoli
Vice Presidente Casa Artusi
Iscritta al PD, n. codice 5598 /2010


Scritto da Laila Tentoni in data 11 marzo 2010 alle 17:05
Io ci sono andato ed è stata una bella manifestazione: la democrazia è stata conquistata dai nostri padri in condizioni ben peggiori di quelle di ieri sera. Non è vero che c'era poca gente, c'erano più di 300 persone.

Scritto da Carlo Verderami in data 10 marzo 2010 alle 20:10
sono andata stasera in piazzale della vittoria alle 20.30 c'era pochissima gente causa maltempo
non potevate guardare le previsioni del tempo allerta neve della protezione civile ?
saluti

Scritto da antonia ricci maccarini in data 9 marzo 2010 alle 20:35
ma non le guardate le previsioni del tempo
non potevate organizzare la manifestazione sabato pomeriggio
forse volete non far partecipare troppe persone
grazie
gianni

Scritto da gianni cavina in data 9 marzo 2010 alle 20:32
La Romagna, il futuro e i nostri impegni
Dopo il celebre monologo di Ivano Marescotti sulla Romagna ( ... la Romagna vera è solo a Villanova di Bagnacavallo, anzi è la strada della mia casa, meglio è la mia stanza!) non ci sarebbe più nulla da aggiungere. Con l'intelligenza consueta e la forza del paradosso si demoliscono tutte le speculazioni su un luogo dell'anima che si vuole trasformare in realtà politica e amministrativa.Si tenta di lucrare un vantaggio elettorale giocando su sentimenti e sensibilità sui quali non si costruiscono le soluzioni né ai problemi dell'oggi né a quelli di domani.
La Regione Romagna è una costruzione illusionistica, che crea più burocrazia, che corrisponde alle esigenze di un vecchio ceto politico, che ha in incubazione nuove frantumazione senza la forza, la statura, la consapevolezza per affrontare nessuna delle questioni che lo sviluppo della nostra società ci propone.
Un Ente regionale richiede risorse che vengono spese per l'autosostentamento ( sedi, organi collegiali, stipendi...) e sottratte perciò ai cittadini in termini di servizi sociali, di investimenti pubblici,di ricerca, di infrastrutture , ma il punto vero della mia contrarietà non è questo. E' l'idea piccina del mondo, è il senso di angustia e di claustrofobia che sottende il pensiero che ai problemi nuovi di una società dinamica si fa fronte restringendo il campo di dominio. Così, al tema epocale dei migranti, della ridistribuzione della ricchezza tra i popoli del mondo si crede di poter rispondere restringendo la visuale, erigendo barriere mentali, culturali e infine amministrative sempre più chiuse; i cambiamenti climatici impongono accordi mondiali, le relazioni ambientali dimostrano con evidenza le interferenze tra sistemi interconnessi , le politiche di responsabilità chiamano a raccolta i comportamenti locali perchè li iscrivono in risposte globali ... e noi?Ci chiudiamo sempre più in casa! Per esempio: pensiamo davvero che la tutela dell'Adriatico sarebbe più forte rompendo i legami con il bacino del Po?La vicenda del fiume Lambro dimostra dove porta un idea di federalismo leghista che finisce alla porta della propria regione: la Lombardia dopo il gravissimo sversamento di idrocarburi non ha ritenuto di avvertire le regioni padane, benchè fosse evidente che il Po sarebbe stato investito dalla marea nera. Politiche per le coste, per la qualità dell'aria, per la tutela delle risorse naturali hanno bisogno di maggiore integrazione , di visioni più ampie, di governance all'altezza della scala cui si manifestano e degli attori in gioco. Il PD in questa campagna elettorale deve mettere a tema la necessità di ragionare per sistemi complessi oltre la dimensione amministrativa. Ciò che è evidente in campo ambientale ha senso anche ragionando di mobilità, di schemi infrastrutturali, di politiche per la ricerca e l'innovazione: serve un respiro largo che abbia al centro l'idea di come si costruiscono le reti. Le reti del sapere e della conoscenza, gli scambi di buone prassi in ogni settore organizzato, la fluidità dei sistemi del lavoro, il rafforzamento di filiere produttive che non si riconoscono dentro confini amministrativi: la amministrazione pubblica o è funzionale e diventa elemento positivo oppure può diventare un'altra barriera e un altro ostacolo.
Se riusciamo a tenere questo livello della discussione la polemica sulla regione Romagna si sgonfia dassola!

Scritto da maria Luisa bargossi in data 9 marzo 2010 alle 18:38
LA LEGA NORD SENZA RITEGNO

Evidentemente non è bastato agli attivisti e consiglieri della Lega Nord il tentativo di mettere il proprio marchio di parte politica sui nuovi nati del 2010 e portare le calze "verdi" al reparto Pediatria il giorno della Befana.
Durante il Carnevale in Piazza Saffi sono stati consegnati ai bambini mascherati sui carri palloncini verdi con il simbolo della Lega Nord, che sono stati allegramente sventolati dai bambini ovviamente ignari di essere usati per fare propaganda politica.
Faccio presente che sui carri di solito non sono presenti i genitori ma solo alcuni accompagnatori o insegnanti intenti a controllare diversi bambini contemporaneamente.
Quando mi sono avvicinata al banchetto per protestare dicendo che si dovevano vergognare di usare i bambini per fare propaganda, mi è stato risposto che anche nei comizi elettorali o alle Feste de L'Unità ci sono bambini.
Io immagino che qualsiasi persona dotata di buon senso sia in grado di distinguere una festa pubblica dedicata ai bambini in piazza da una manifestazione con carattere esplicitamente politico a cui un adulto può decidere liberamente di partecipare o no con o senza i propri figli.
Ma buon senso e ritegno sono concetti estranei alla cultura politica della Lega Nord.
Ora mi chiedo quale potrà essere la prossima mossa: forse mettere il fazzoletto verde al collo di Gesù Bambino nella mangiatoia il prossimo Natale?

Maria Teresa Vaccari

P.S. Faccio notare anche che in prossimità del banchetto erano affissi due manifesti elettorali sul colonnato esterno di Piazza Saffi, fuori dagli appositi spazi che devono essere utilizzati in campagna elettorale.


Scritto da Maria Teresa Vaccari in data 1 marzo 2010 alle 14:22
INTERISTI DI SINISTRA

Per noi interisti oramai è evidente!! Il tentativo del peggior tifoso milanista che la storia del calcio italiano ricordi, risulta oramai chiaro ed indiscutibile. L'inter non deve vincere lo scudetto. Ha deciso che la nostra squadra dovrà giocare in nove tutte le prossime partite in modo che sarà colpa del gioco falloso degli interisti se gli arbitri mostreranno cartellini gialli e rossi a tutto ciò che è colorato di nerazzurro. Ma la questione evidente è che non stiamo parlando di calcio bensì del fatto che in vista delle prossime regionali la SUA squadra è ombrata dalla classe e dalle vittorie degli acerrimi cugini meneghini. Il recente derby lo ha chiaramente dimostrato, dove l'arbitro (non ricordo il menagramo nome) ci ha costretto ha giocare in 9 , ha dato un rigore a LUI che comunque , livido di rabbia ( la cosa al di là delle motivazioni è sempre gradevole) è uscito da San Siro con due pagnottine nel sacco. Domenica scorsa lo stesso tentativo è stato messo in pratica da un certo Tagliavento; che la cosa fosse strana lo dimostra l'atteggiamento in campo dei giocatori sampdoriani i quali, anzichè cercare di aprofittare della situazione favorevole, hanno giochicchiato senza mostrare quell'agonismo che sarebbe invece certamente scaturito se la situazione fosse stata caratterizzata da fatti giusti ed indiscutibili. Le giornate di squalifica ai giocatori ed all'allenatore sottolineano come LUI si stia allenando nel controllo della giustizia usando quella sportiva come sparring. Ogni tifoso di sport dovrà sfruttare l'occasione di votargli contro costringendolo quanto prima all'acquisto, se ce la farà a quel punto, di una società bocciofila situata nella periferia di Varese con Presidente, Bossi. A parte gli scherzi, non sto scherzando, molti possono essere sensibili a questo argomento e come è vero il tentativo di furto nei confronti dell'Inter è anche vero che fra poco possiamo votargli contro. Non sarebbe male una battuta a favore del Presidente Moratti che, anche se non vota a sinistra, forse, qualche problema di equilibrio in famiglia, in particolare con la cognata, in questi giorni dovrebbe averlo. A buon intenditor....

Scritto da Giovanni Puggioni in data 23 febbraio 2010 alle 20:35
LE PARTITE SONO TRUCCATE.... SE L'ARBITRO NON È IMPARZIALE

Il ruolo di moderatore che Marino Bartoletti avrebbe voluto esercitare nell'incontro a domanda risponde organizzato dall'Associazione Viva Forlì nel pomeriggio della festa della Patrona di Forlì, alla fine è risultato incrinato: l'aplomb inglese e l'equidistanza che avrebbe dovuto marcare positivamente la conduzione del ruolo assunto dal noto giornalista fra i due intervistati, il Sindaco Roberto Balzani e il coordinatore dell'opposizione Alessandro Rondoni, fin dalle prime battute è scivolato immancabilmente nell'atteggiamento di parte, a partire dal quel coup de theatre della foto del chiostro illuminato a Natale, imputata al Sindaco e davvero contortamente interpretata dal giornale La Voce, ormai organo del PDL e della Lega forlivesi.
La risposta del Sindaco "i commercianti hanno allestito, il parroco di San Mercuriale ha visionato e autorizzato" Bartoletti doveva attendersela, se fosse stato correttamente informato.
Ma quella foto mostrata alla platea ha dato il segno che, dietro l'apparente cortesia, la partita si sarebbe giocata due contro uno e questo non fa onore agli organizzatori.
Le battute pepate, allusioni e definizioni riservate solo al Sindaco a più riprese e mai a Rondoni, hanno ricordato a tutti i presenti che infine, nonostante lo sforzo di mantenersi nel ruolo, l'arbitro non ha resistito e ha indossato, come era prevedibile, la maglietta di una delle squadre in campo, la squadra di Rondoni.
L'impatto sulla pubblica platea e un giudizio sul pomeriggio, anche Marino Bartoletti infine lo avrà rilevato, è che mentre le risposte del Sindaco avevano il tono alto e pertinente e contenevano lo sforzo di un ragionamento, quelle di Rondoni hanno avuto quasi tutte un sapore di stampo elettoralistico, refrain già visti e sentiti e ripetuti stancamente e ostinatamente.
Una Forlì che pare unica ad aver avuto i disagi del ghiaccio, la presunzione di dare voti e giudizi, anche questi targati da clima elettorale, un continuo e gratuito attacco ai disagi interni al PD, senza la corrispondente autocritica sui contrasti evidenti e stridenti delle anime che compongono la compagine di opposizione, che subisce e asseconda le continue puntate di una Lega Nord che morde il freno e mal sopporta lo spirito solidarietà e di accoglienza che anche il Vescovo ha richiamato nella Messa Solenne in Duomo in onore della Patrona.
La domanda migliore "lei è un uomo libero" ha trovato schiettezza e sincerità nella risposta affermativa del Sindaco, nebulosità e incertezza in Rondoni che pur rivendicando una candidatura pseudo-indipendente, ha dato un colpo alla botte ed uno al cerchio ammiccando verso tutti i partiti che lo hanno sostenuto, repubblicani compresi.
Si è riscontrata la libertà vera dei due soggetti intervistati anche nelle risposte a "che ne pensa di Berlusconi e Di Pietro": il Sindaco ha espresso una opinione personale e sincera, Rondoni ha dato una risposta scontata e banale "se uno viene votato e vince vuol dire che...".
Su Forlì e la Romagna Regione, Rondoni non è andato oltre al richiamo alla democrazia in mano ai cittadini, nella risposta di Balzani un ragionamento articolato nelle valutazioni di opportunità, analisi anche dei costi e modalità di approccio dal basso e non dall'alto.
Giudizio complessivo: da una parte risposte e affermazioni di una politica con alte finalità e prospettive, con richiami alla democrazia all'interno dei partiti; dall'altra, pura propaganda a slogans e punzecchiature su episodi che, anche solo per pudore, sarebbe bene che la destra non strumentalizzasse visti gli esempi ingombranti che certi loro leader e sindaci offrono.
Alla domanda "chi voterai alle regionali" il Sindaco ha risposto Tiziano Alessandrini, e c'è anche la positiva presenza nel listino di Thomas Casadei, a rappresentare il forlivese in Regione.
Evasiva e non libera la risposta di Rondoni "non conosco tutti i candidati": in realtà scelta difficile da dichiarare pubblicamente senza creare permali fra Nervegna che s'impegna, Luca Bartolini che c'è e Jacopo Morrone che sta con la Romagna. O forse non ha ancora visto i manifesti che riempiono Forlì dei candidati scelti dai partiti che lo hanno sostenuto. Dubbio amletico per Rondoni rivelatore di un limite di libertà. Tutti lo hanno compreso, anche il moderatore!

Maria Teresa Vaccari - Assemblea Comunale del Partito Democratico di Forlì


Scritto da Maria Teresa Vaccari in data 16 febbraio 2010 alle 9:02
La via maestra dell'Emilia-Romagna: energie nuove e pulite


Dei sì e dei no molto chiari. Lo avevamo detto nel corso della campagna congressuale del PD, lo ribadiamo ancora più convinti ora che si tratta di fare scelte importanti per il futuro del nostro territorio. È per questo che accolgo con estremo piacere il no al nucleare e il sì alle energie pulite ribadito ieri da Vasco Errani, nel corso di un incontro pubblico con la popolazione di Caorso, nel piacentino, dove a breve potrebbe essere riaperta una centrale nucleare.
Parole riprese con convinzione anche dal segretario regionale Stefano Bonaccini, assieme all'onorevole Alessandro Bratti, capo dipartimento Ambiente del PD emiliano-romagnolo, e al candidato alla presidenza della regione Lombardia, Filippo Penati, accompagnato nella visita dal segretario dei democratici lombardi, Maurizio Martina.
Errani ha posto l'accento sulla mancanza di un piano energetico a livello nazionale, con la conseguente mancanza di programmazione e scarsa attenzione verso il futuro da parte del Governo Berlusconi, denunciando al contempo la metodologia con cui è stato reintrodotto lo sviluppo nucleare e rivendicando per l'Emilia-Romagna il ruolo di guida verso la produzione di energie rinnovabili, a partire da quella attraverso pannelli solari, entro il 2013. Ruolo che la farebbe diventare la prima regione italiana in questa speciale graduatoria, nel solco delle regioni europee più avanzate.
Non posso che trovarmi concorde con questa prospettiva: le fonti energetiche alternative - come ha magistralmente illustrato anche il prof. Vincenzo Balzani nel corso di un bellissimo incontro nel Salone comunale di Forlì il mese scorso e in un suo intervento sul quotidiano "il Riformista" (12 febbraio) - sono l'ambito su cui investire, progettare, realizzare e su cui costruire il futuro. Una scelta di merito, oltre che di metodo, che punta, in un momento di crisi, a far compiere un ulteriore salto di qualità alla nostra Regione, che dovrà necessariamente mostrarsi sempre più attenta ai temi ambientali e sempre più orientata verso lo sviluppo dell'economia verde, entro una visione progettuale regionale articolata nei vari territori. Uno sviluppo di qualità mediante il quale creare nuovi posti di lavoro, nonché risposte vere ad una crisi economica che lascia il segno e che va superata, anche con la creazione di una nuova progettualità imprenditoriale.

Thomas Casadei
(Direzione Pd Emilia-Romagna)


Scritto da thomas casadei in data 14 febbraio 2010 alle 1:18
campagna comunicatiFA
Ho visto oggi il primo (almeno per me) manifesto di uno dei due nostri candidati alle prossime regionali, quello di Alessandrini. Dietro un'immagine non molto calda, campeggiava una scritta : FA.
Quindi l'invito a votarlo è perchè è un uomo del fare e non delle chiacchere. Credo sia questo l'immaginario collettivo che si è voluto eccitare. Ma quando si usa comunemente il verbo fare non significa fare bene, o del bene, e dal messaggio questa positività non traspare. Anzi ritengo che possa dare adito a parecchie frasi di scherno ( ad esempio FA un c.... ed altro). Non sarebbe stato meglio, sempre nell'ottica di un messaggio sintetico un più inequivocabile e nobile "LAVORA"? Il lavoro non può essere associato altro che alla positività dell'avverbio.....

GIOVANNI PUGGIONI

Scritto da Giovanni Puggioni in data 13 febbraio 2010 alle 21:04
Il referendum non disse NO al nucleare

Sul nucleare si è riaperto quel confronto che fu interrotto col referendum del 1987; è comunque importante che avvenga su basi tecnico-scientifiche e non emozionali.

Ho impiegato parte della mia attività professionale in campo agro energetico, tuttavia sostenni ieri e sostengo ancora oggi l'opportunità del nucleare; ritengo che l'energia nucleare debba essere parte di un mix, nucleare, fossile, rinnovabili, per proteggere l'ambiente e la vita stessa del genere umano, il pianeta sa difendersi da solo.

C'è molta disinvoltura quando si dice NO al nucleare e si accetta, accendendo una lampadina, che una quota importante di elettricità, che ci viene venduta, sia prodotta dalle centrali nucleari degli stati confinanti.

Va ricordato che i tre quesiti referendari non dissero di NO al nucleare, ne riporto per memoria il senso più che i quesiti esatti:

1) Abrogazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare. "Volete che venga abrogata la norma che consente al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidano entro tempi stabiliti?"

2) Abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari o a carbone. "Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?"

3) Esclusione della possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero."Volete che venga abrogata la norma che consente all'ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero?"

La loro rilettura ci ricorda che quel referendum si riferì ad aspetti amministrativi di competenze istituzionali e relative normative; sostenere che gli insediamenti nucleari violerebbero la legge e la sovranità referendaria è sbagliato e non aiuta a riprendere il dibattito stando ben saldi con i piedi per terra.

Come procedere allora?

Governo e Parlamento dovrebbero farsi carico dell'organizzazione di una sorta di convention internazionale con la partecipazione del mondo tecnico scientifico e degli operatori e gestori degli impianti esistenti, affinché diano conto, alla luce dell'esperienza e delle prospettive dello stato dell'arte, compreso il delicato problema delle scorie.

Questo è il modo di procedere; dire NO senza se e senza ma, significherebbe lasciare campo ai faccendieri, anche se sotto vesti di capi di stato, che sul nucleare hanno già pronti business miliardari per rifilarci impianti vecchi, insicuri e costosi.

Il tempo che il Governo si è dato è sufficiente per consentire all'Italia la scelta più innovativa e razionale; è necessario comunque lasciar fuori dalla porta ogni falsa coscienza per essere tutti in grado di pensare col raziocinio della mente.



Angelo Satanassi.



Scritto da Angelo Satanassi in data 13 febbraio 2010 alle 9:40
Parlare di Politiche Giovanili oggi significa affrontare, oltre alle tematiche tradizionalmente ad esse legate, dall'aggregazione alla prevenzione del disagio, tutta una serie di questioni di cui un'Amministrazione è chiamata inevitabilmente ad occuparsi: la mobilità, la casa, l'accesso al credito e la creazione d'impresa rappresentano alcune di queste.
Partendo da tale consapevolezza, il Comune di Forlì, Assessorato alle Politiche Giovanili, in partnership con la Provincia di Forlì-Cesena, ha aderito allea sperimentazione dei Piani Locali Giovani, progetto nato da Anci, Rete Iter e Ministero della Gioventù, al fine di sostenere i percorsi di autonomia delle nuove generazioni.

Si offre a 15 laureati la possibilità di partecipare ad un corso di formazione che ha come obiettivo la concretezza.
I candidati sono chiamati ad illustrare la loro idea imprenditoriale in una prova scritta che si terrà il 3 marzo, in seguito alla quale avrà inizio la fase di selezione sulla base di una rigida analisi di prefattibilità.
A seguito del colloquio orale, in cui si verificheranno le attitudini all'attività imprenditoriale, avrà inizio il corso che prevede un numero limitato di ore di lezione frontale e maggiore attenzione agli aspetti tecnici: analisi di mercato, fundraising, valutazione del rischio di mortalità dell'impresa , ambito legale , azione di benchmarking, visite a realtà d'eccellenza nel settore individuato, realizzazione del business plan finale e sostegno nella fase di start up.

Lo scopo è quello di offrire una concreta possibilità a quei giovani che hanno il coraggio di mettersi alla prova, con impegno e responsabilità, a partire da un proprio progetto capace di individuare nuove nicchie di mercato e sopperire alle carenze di alcuni settori della realtà turistica e culturale.

Il progetto non nasce in un'ottica di assistenzialismo, anzi, lancia una sfida ai giovani che vogliono essere protagonisti, con la fiducia che da essi si sviluppino idee in grado di rappresentare il motore di un rilancio economico del nostro territorio.


Valentina Ravaioli
Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Forlì


Scritto da valentina ravaioli in data 11 febbraio 2010 alle 19:18
..."Sulle primarie calabresi, in programma domenica, l'area Marino è polemica: «È evidente, a questo punto, che le invocate, amate e odiate primarie calabresi, altro non sono che lo strumento, estremo e legittimo, che una classe dirigente licenziata in tronco dal vertice nazionale, vuole usare per difendere se stessa in nome dell'autonomia», dice Fernanda Gigliotti, coordinatrice dell'Area Marino in Calabria, in una lettera aperta al segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani e al segretario regionale del partito, Carlo Guccione. «La saggia decisione di Callipo di dire di no all'ipocrita e gattopardesca esibizione democratica delle primarie calabresi - prosegue Gigliotti - oltre che prevedibile e condivisibile, è un segno di serietà politica e di rispetto dell'intelligenza di tutti noi che conosciamo come funzionano le primarie nel Pd di casa nostra. Bersani sa bene che la Calabria non è la Puglia o l'Umbria e che qui le primarie possono essere un modo per non scegliere, per non cambiare. E sa bene che la Calabria è un problema serio anche per il partito nazionale e per le sue alleanze»"... (tratto dal sito www.unita.it)
... ma come non erano i sostenitori di Marino, soprattutto qui a Forlì, a sostenere il motto "Primarie sempre e ovunque"?
Già non hanno insistito per averle per decidere i candidati alle Elezioni regionali... che abbiamo capito che è uno strumento da rivedere? oppure si devono usare (le primarie) a seconda del proprio tornaconto personle?...
Si apra il dibattito...
Saluti comunisti
Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 9 febbraio 2010 alle 18:05
Parlare di Politiche Giovanili oggi significa affrontare, oltre alle tematiche tradizionalmente ad esse legate, dall'aggregazione alla prevenzione del disagio, tutta una serie di questioni di cui un'Amministrazione è chiamata inevitabilmente ad occuparsi: la mobilità, la casa, l'accesso al credito e la creazione d'impresa rappresentano alcune di queste.
Partendo da tale consapevolezza, il Comune di Forlì, Assessorato alle Politiche Giovanili, in partnership con la Provincia di Forlì-Cesena, ha aderito allea sperimentazione dei Piani Locali Giovani, progetto nato da Anci, Rete Iter e Ministero della Gioventù, al fine di sostenere i percorsi di autonomia delle nuove generazioni.

Si offre a 15 laureati la possibilità di partecipare ad un corso di formazione che ha come obiettivo la concretezza.
I candidati sono chiamati ad illustrare la loro idea imprenditoriale in una prova scritta che si terrà il 3 marzo, in seguito alla quale avrà inizio la fase di selezione sulla base di una rigida analisi di prefattibilità.
A seguito del colloquio orale, in cui si verificheranno le attitudini all'attività imprenditoriale, avrà inizio il corso che prevede un numero limitato di ore di lezione frontale e maggiore attenzione agli aspetti tecnici: analisi di mercato, foundraising, valutazione del rischio di mortalità dell'impresa , ambito legale , azione di benchmarking, visite a realtà d'eccellenza nel settore individuato, realizzazione del businessplan finale e sostegno nella fase di start up.

Lo scopo è quello di offrire una concreta possibilità a quei giovani che hanno il coraggio di mettersi alla prova, con impegno e responsabilità, a partire da un proprio progetto capace di individuare nuove nicchie di mercato e sopperire alle carenze di alcuni settori della realtà turistica e culturale.

Il progetto non nasce in un'ottica di assistenzialismo, anzi, lancia una sfida ai giovani che vogliono essere protagonisti, con la fiducia che da essi si sviluppino idee in grado di rappresentare il motore di un rilancio economico del nostro territorio.


Valentina Ravaioli
Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Forlì


Scritto da valentina ravaioli in data 7 febbraio 2010 alle 20:23

Ciclabile lungo ferrovie dimessa in Emilia Romagna
Raggiunta l'intesa tra Regione, RFI ed enti locali



Viva soddisfazion viene espressa dalla FIAB per la recente firma del protocollo d'intesa tra RFI, Province di Bologna e Modena e i nove Comuni emiliano-romagnoli (Anzola dell'Emilia, Camposanto, Calderara, Crevalcore, Mirandola, Sala Bolognese, Sant'Agata Bolognese, San Felice sul Panaro, San Giovanni in Persiceto) interessati alla trasformazione del tratto di competenza regionale del sedime ferroviario dismesso della Bologna-Verona, in "ciclovia". L'accordo, che prevede la presa in comodato d'uso gratuito da parte delle due Province dell'area di sedime dismessa da RFIi, è una delle azioni operative messe in atto a seguito dell'accordo sottoscritto all'inizio della scorsa estate dall'Assessore ai Trasporti della Regione Emilia Romagna e le associazioni cicloambientaliste guidate dalla FIAB

"L'iniziativa rappresenta infatti, il successo dell'azione paziente ed incisiva del Coordinamento FIAB Emilia-Romagna, riconosciuto anche in conferenza stampa dall'Assessore regionale ai Traporti, Alfredo Peri" - ricorda Germano Boccaletti, referente di quel coordinamento.

Per proseguire i lavori è stato istituito un network di cui fa parte anche la FIAB, rappresentata dallo stesso Boccaletti e da Claudio Pedroni, responsabile nazionale per le reti ciclabili e per il progetto BICITALIA. Sotto il coordinamento della Regione Emilia Romagna, al tavolo siedono anche rappresentanti degli enti locali, tecnici esperti di progettazioni ciclabili e di finanziamenti europei con lo scopo di cogliere nuove risorse economiche per finanziare il completamento dell'intervento. Il primo passo è candidare il progetto ad un prossimo bando del Programma di cooperazione territoriale europea "Central Europe".

Ma come nasce il progetto? La Regione ha accolto la proposta di un gruppo di lavoro dei "Comuni della linea Bologna-Verona per la realizzazione di una pista ciclabile interprovinciale" con capofila il Comune di San Giovani in Persiceto, impegnato dal 2005 per la valorizzazione dell'area di sedime dell'ex linea ferroviaria. Un primo tratto del percorso ciclopedonale, tra San Giovanni in Persiceto a Crevalcore, risulta essere già finanziato. Con gli Accordi di Programma 2007-2010 la Regione ha programmato per la sua realizzazione 300mila euro, che verranno destinati ai Comuni di San Giovanni in Persiceto e Crevalcore. I Comuni stanzieranno a loro volta altri 300mila euro per l'intervento (l'investimento complessivo, dunque, è di 600mila euro).

Il tracciato della vecchia linea, che si sviluppa da Osteria Nuova a Mirandola per circa 35 chilometri, si inserisce strategicamente all'interno di reti di percorribilità ciclistica nazionali ed europee (BicItalia ed EuroVelo). Reti di mobilità "lenta" basate su corridoi liberi da traffico, che interagiscono con il tessuto urbano penetrando nelle città, con molteplici risvolti: miglioramento della qualità ambientale e della salute dei cittadini, realizzazione di una mobilità "dolce" e altamente sostenibile (proprio perché a impatto zero), promozione del turismo in bicicletta.

Scritto da Sandro zedda in data 5 febbraio 2010 alle 19:16
Il senso delle nostre battaglie politiche, di un reale partito progressista sta soprattutto nel lottare contro le ingiustizie e per una vita migliore per tutti. E' forse riassegnando ad ogni generazione il proprio ruolo e le proprie responsabilità che potremmo tornare a fare politica.
Da www.unita.it una lettera su cui riflettere:
Il suicidio di Sergio Marra, segno estremo rappresentativo della mia generazione
di Emiliano Battaino
Sergio Marra era un mio coetaneo. Era perché ha deciso con un gesto atroce e senza speranza di togliersi la vita dandosi fuoco. Della sua esistenza per tutti noi resteranno gli articoli dei quotidiani di questi giorni e le notizie veloci di alcuni telegiornali, per la sua famiglia il dolore e la disperazione. Non ci sarà per lui un funerale di Stato. Era un giovane operaio bergamasco che aveva perso il lavoro, la sua fabbrica aveva dichiarato fallimento e chiuso i battenti. Era un giovane senza lavoro come tanti, che non fanno notizia fino a che non compiono gesti clamorosi come salire sui tetti delle fabbriche, andare con gli striscioni a Piazza San Pietro o togliersi la vita.
Dei disoccupati si parla quando il loro ammontare arriva a percentuali con due cifre. Quindi se ne parla in situazioni estreme, straordinarie prese nella loro denuncia di esistenza e svantaggio massimo. Nessuno in questi anni ha raccontato bene la storia di una generazione di donne e uomini in cerca di una dignità attraverso il mezzo del lavoro. Alcuni di noi a trentacinque anni sono ancora alla ricerca della prima occupazione, altri laureati e specializzati lavorano come manovali, commessi o camerieri (lavori dignitosi ma che non avevano bisogno di anni di sacrifici sui libri), c'è chi emigra verso altri paesi in cui alla ricerca e all'intelligenza viene dato il giusto valore e infine c'è chi come Sergio perde il posto di lavoro e in un periodo come quello in cui viviamo non riesce a trovarne un altro. Perde la fonte del suo sostentamento, il suo futuro, la gioia di mettere in questo mondo figli, perde la dignità verso se stesso e perde la testa.
Purtroppo Sergio non è l'unico, altri di noi perdono i punti di riferimento e mentre vivono il proprio dramma vedono un paese che racconta il gossip, le vicende personali e senza senso di persone molto ricche, un paese in cui la politica si concentra solo sulle vicende giudiziarie, sessuali e capellifere del presidente del consiglio, anche lui ultra ricco. Il racconto ufficiale di questo paese è Belen, il Grande Fratello, il calcio. Della nostra generazione, della crisi della mia generazione, nessuno ne parla ordinariamente. Qualcuno con un ruolo importante ci definisce "bamboccioni" che non vogliono uscire di casa. Forse dovremmo ringraziare quella casa, "la famiglia" che ci permette di non arrivare al gesto di Sergio. La famiglia, purtroppo, è l'unico assistente sociale per noi.
Oggi mentre si parla della riabilitazione di Craxi non si ricostruisce la storia che parte da quel periodo sino ad oggi. Non è cambiato niente, anzi è cambiato tutto per non cambiare nulla. I politici hanno ancora più potere e ricchezza e a sceglierli non è il popolo ma le segreterie dei partiti. La nostra democrazia da parlamentare sta diventando autoritaria. La raccomandazione è più di prima l'unico strumento per arrivare ad un lavoro stabile. E il degrado morale aumenta ogni giorno. Non sentiamo la voce degli intellettuali rimossi dagli opinionisti scelti in base alla loro capacità di urlare più degli altri. E invece avremmo bisogno di storici, di psicologi, di sociologi, di specialisti che riescano a interpretare questa nostra realtà. Il nostro paese è cambiato troppo velocemente, i soliti pochi vanno avanti con la loro egemonia e la loro sempre più ostentata ricchezza, la massa divisa, spezzettata, macinata arranca, resiste, si aggrappa o si lascia andare come Sergio.
02 febbraio

Scritto da Gian Matteo Montanari in data 3 febbraio 2010 alle 10:21

Lettera aperta ai nuovi segretari territoriale e Unione Comunale

La politica locale oggi non mancano le idee e le proposte: le nostre realtà sono tuttora un modello di equità, efficienza e progresso. Tale "modello forlivese" ha la necessità di un metodo politico che garantisca la diffusione della positività delle proprie proposte. Un'amministrazione locale può esercitare la migliore azione di governo, ma se non è in grado di "accompagnare" la propria comunità in un percorso di comprensione e condivisione, si materializza il rischio di un dialogo tra sordi.

Un'amministrazione locale deve agire nel solco della propria visione e del proprio programma elettorale. Da un ente di governo la cittadinanza si aspetta decisioni coraggiose, ma si aspetta, altre-sì, di comprendere le ragioni ed i significati di tali azioni. Se manca questo passaggio, i cittadini potrebbero essere propensi a non comprendere le scelte del governo locale.

Chiediamo al Partito Democratico della provincia di Forlì di riscoprire la sfida della condivisione partecipata dei cittadini: dialogare è sempre difficile, ma è forse il modo migliore per conferire piena legittimità politica ed istituzionale al proprio agire. Chiediamo al PD forlivese di invitare gli esecutivi locali della Provincia di Forlì a questo salto di qualità. Le amministrazioni devono condividere i propri progetti più impattanti e sensibili (ad esempio, quelli che attengono il consumo del territorio, le politiche ambientali, la salute dei cittadini) con i gruppi consiliari e con gli organi dirigenti del partito.
Se il progetto attiene a particolari realtà del territorio (es. quartieri, frazioni, etc.), deve essere avviato uno specifico percorso con i Circoli territoriali e le Circoscrizioni, al fine di garantire un passaggio immediato di informazioni corrette e condivise. Parlare agli iscritti ed agli attivisti non è un rituale pleonastico: è uno strumento a disposizione delle amministrazioni per coinvolgere i cittadini.
Giunto a conclusione l'iter interno al partito, l'amministrazione, corroborata da un'importante legittimazione politica, valuterà se aprirsi alla cittadinanza intera come si auspicherebbe.

Un partito che coinvolge il territorio nel dibattito e nelle decisioni è un partito più coeso e più convinto nel sostenere l'azione dei propri amministratori. Un partito che permette a tutti gli iscritti di "fare proprie" le azioni delle amministrazioni locali è un partito che si presenta ai cittadini con più forza, carisma ed orgoglio.

Chiediamo all'Assemblea provinciale e comunale del PD Forlivese ai nuovi segretari
ed ai membri degli organi dirigenti di tutta la provincia di investire in comunicazione, partecipazione e condivisione. Quando la politica è in difficoltà deve necessariamente riscoprirsi coinvolgente grazie ad un principio di corresponsabilità tra gli attori che la vivono.
Perché la politica è rivoluzionaria se sa parlare ai cittadini e grazie ai cittadini.

Sandro Zedda


Scritto da sandro zedda in data 28 gennaio 2010 alle 12:45
Giornata della Memoria
Ieri, per ricordare, tutti i consiglieri della circoscrizione 1, di tutti i gruppi, hanno indossato uno dei simboli delle vittime dell'olocausto, perchè di quel massacro è vittima l'umanità intera. Riporto il testo dell' intervento, che è stato letto:

Il talmud dice che chi uccide un uomo uccide l'umanità. Chi ha costruito i campi di sterminio ha ucciso anche noi. E noi stasera ci facciamo testimoni viventi dell'olocausto. Perchè i colori che indossiamo sono i colori dell'infamia suprema, dell'orrore totale.Il Giallo per gli ebrei ,il Rosso per i dissidenti politici,il Verde per criminali comuni,il Viola per Testimoni di Geova, il Blu per i migranti, il Marrone per gli zingari, il Nero per soggetti "antisociali" e le lesbiche, il Rosa per gli omosessuali.
Mentre parliamo, in molte parti del mondo e nel nostro paese si discrimina e si uccide ancora per differenze di razza, sesso, religione, orientamento sessuale o per handycap. Così il giorno della memoria deve diventare il giorno della consapevolezza, della presa di coscienza, dell'accettare le responsabilità. E noi e il nostro paese di responsabilità ne abbiamo avute. Le barbare leggi razziali emanate nel 38, la rivista La difesa della razza, i campi di concentramento in Jugoslavia, l'uso dei gas in Etiopia, ci fanno dire che anche le nostre mani grondano del sangue di innocenti.Non possiamo dimenticatirci le nostre colpe, perchè è troppo facile parlare di quelle degli altri . Tornano inevitabili le parole dell'ebreo Shylock: 
Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici. 
E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?  
Come mai quando sento queste parole, insieme a Shylock vedo un extracomunitario di Rosarno, un barbone dato alle fiamme, una palestinese che piange il figlio morto? Non è cambiato molto, il XX secolo si è aperto con il genocidio degli Armeni si è chiuso con le stragi in Ruanda e Burundi, e il nuovo secolo non è iniziato meglio.  Ma torniamo alla shoah e alle vittime, , tutte, perchè a molte volte di qualcuno ci si dimentica.Ricordiamole:Ebrei 5,9 milioni, Prigionieri di guerra sovietici 2-3 milioni ,Polacchi 1,8-2 milioni Rom e Sinti 220.000-500.000 Disabili e Pentecostali 200.000-250.000 Massoni 80.000-200.000 Omosessuali 5.000-15.000 Testimoni di Geova 2.500-5.000 Dissidenti politici 1-1,5 milioni Slavi 1-2,5 milioni e ricordiamo i nomi dei luoghi in cui si è perpetrata una tale ingiustizia: Auschwiss, Matausen Terezin , Bergen Belsen Dachau, Buchenwald , San Saba....
Un ultimo pernsiero a coloro che dissero no, e che lottarono contro le soverchianti forza del nazismo, ricordati nel giardino dei giusti delle nazioni. 468 furono italiani e, come dice il Talmud, chi salva una vita salva l'umanità intera.
E le ultime parole ce le racconta chi in quei campi c'è passato, portando con sè  con una ferita inguaribile che lo portò a togliersi la vita, Primo Levi.

Se questo è un uomo.
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Scritto da vico zanetti in data 27 gennaio 2010 alle 14:57
sono discepolo di chi sostiene "qual" come forma arcaica; preferisco qual'e'.
Poi sul fatto che non si possa scrivere qui....questa e' la democrazia del PD!!!
Congratulazioni.

Scritto da federico casali in data 25 gennaio 2010 alle 23:16
Tralasciando le fini considerazioni ed interpretazioni politologiche del Casali, delle quali non mi sento all'altezza di potere ribattere, mi chiedo: vista la situazione pugliese, in cui non paghi della prima sconfitta abbiamo ricandidato Boccia, nonostante Vendola non abbia governato male, tutt'altro... ma non è che gli elettori impallidiscano ad una potenziale alleanza con l'UDC, lo stesso partito di Cuffaro, che in appello si becca più di quanto gli era stato comminato in primo grado?
l'UDC non è la meta di un percorso riformista, e quell'alleanza rischia di farci perdere, ancora una volta, un altro pezzo di partito, che, ora come ora, direi non ci possiamo proprio permettere.
Brave persone. è chiedere molto?
costava molto chiedere a Del Bono, prima di candidarlo: "Flavio, ci sono magagne che possono saltar fuori"? se fossi stato un cittadino bolognese, avrei chiesto i danni al partito...

Scritto da Carlo Rinaldi in data 25 gennaio 2010 alle 12:49
Forse Federico era meglio che continuassi a non scrivere su questo blog! Primo perchè non conosci le basi grammaticali e sintattiche che regolano quella strana convenzione linguistica chiamata italiano (la punteggiatura non esiste, qual è si scirve senza apostrofo, ecc.). Secondo perchè ci si sfoga con gli amici e con i preti e non in un blog che vuole parlare/dibattere di politica locale. Terzo perchè sono proprio i ragazzini individualisti e viziati (tanto paga il babbo) che sognano di partecipare ad Amici o al massimo di conoscere qualcuno che ha partecipato ad Amici che contribuiscono a non costruire una alternativa seria alla nostra politica locale/regionale/nazionale/europea/mondiale ormai logora e distruttiva. Da giovane esperto (così definisce me e i miei coetanei il Segretario Bersani) ti chiedo di stare al nostro fianco per cambiare questo partito, per farlo bisogna studiare, capire, lavorare non sproloquiare.

Scritto da Gian Matteo Montanari in data 25 gennaio 2010 alle 11:11
Da tanto non scrivevo qui.
Come ben sapete non la penso come voi (amo gli anni 80, a Moretti preferisco De Sica, piu' che una skoda compro una vw, alla Parietti la Hunziker....e le donne in generale piuttosto che i trans). Vi siete omologati alla societa' del cazzo imperante (facebook, youtube, ecc.), vi siete americanizzati, non avete piu' una coscienza critica. Siete come il vs. alter-ego, non si nota piu' la differenza, degli operai non ve ne fotte niente se non per acchiappare qualche voto. Rincorrete i dipendenti pubblici (parassiti) che se continua la crisi finalmente neanche loro avranno lo stipendio. Pendete dalle labbra di vetusti dirigenti ombrosi nel comportamento. Fate proselitismo (neanche foste testimoni di geova) nelle scuole grazie a prof. compiacenti e repressi.
Allora dopo tutto cio' mi chiedo...dov'e' e qual'e' la novita' del PD!!!! Franceschini, Finocchiaro? Non ci resta che piangere o vomitare...

Scritto da federico casali in data 24 gennaio 2010 alle 1:13

...continua Cuperlo...

"Ci si è divisi anche sulla guida, in una logica dove scomparivano le ragioni e rimanevano le persone.
Come se bastasse ripartire dai nomi, ignorando le cose.

Ma è stata una decisione rischiosa perchè se va bene, splende il sole, ma alla prima nuvola grandina.

D'altra parte perchè lamentarsi? Accettando quello schema se ne godono i benefici e se ne pagano i prezzi.
Quando il fondamento della cultura politica è solo una POTENZA PERSONALE, tutto discende da lì.
Col solo conforto dei tempi.
Perchè non serviranno degli anni a mediare una strategia. PER DISEGNARE UNA FORMULA O PROMUOVERE UN MESSIA può bastare una congiuntura, un accidente...

...

Ne hanno fatto le spese personalità bruciate nel lampo di uno scrutinio.
E soprattutto IL RICAMBIO, L'ARMA BRANDITA A TUTELA DEI SOLITI"

Perchè vi ho riportato questo capitoletto?

Perchè tempo fa scrissi qualcosa di molto simile...e venni additata come chi voleva dividere il partito, come chi denigrava, accusava...
Ed ho trovato confortante scoprire che un grande dirigente nazionale la pensa come me.

Sarebbe altrettanto confortante sapere che non sarà questa logica a farci scegliere il prossimo consigliere regionale.





Scritto da Gessica Allegni in data 22 gennaio 2010 alle 16:37

Il ricambio - questa funzione vitale - è sceso dal piedistallo.
Non era più sbocco del confronto, ma garanzia di continuità e in fondo conservazione.

E stato anche un MODO SBAGLIATO DI ALLENARE I TALENTI. Buttarli nel mezzo, farne dei gladiatori, arruorarli a una guerra che non era la loro.

Una volta Altan - il poeta, non l'antropologo - disegnò il razzismo. Anzi la dannazione dei razzisti. C'erano 2 pinguini vicini e un terzo distanziato e mesto.
"chi è?" chiedeva il primo. "Lascialo perdere. Viene dalla Finlandia: è meridionale".

A parte l'inversione dei poli, è davvero così.
Ci sarà sempre uno nato dopo di te. Se tutto si riassume in un futuro senza memoria e nell'innovazione senza merito, ci sarà sempre uno più giovane dell'ultimo giovane battezzato.

Almeno fin quando arriverà qualcuno - giovane o meno chissà - talmente robusto di polso e fresco di cervello da spazzare i detriti e comunicare col piglio giusto: "BASTA COSI' RAGAZZI, ADESSO TORNIAMO A STUDIARE E A FARE POLITICA"



...se siete arrivati fin qui, posso dirvi che queste parole non sono mie, ma di Gianni Cuperlo (Parlamentare PD e in esecutivo nazionale con delega alla formazione politica) tratte dal suo ultimo libro "basta Zercar".
L'ho copiato, perchè credo sia un valido arricchimento al dibattito che si sta sviluppando nel nostro partito...
Chiaramente io ne condivido ogni singola parola.

Auguri a tutti noi...

Scritto da Gessica Allegni in data 22 gennaio 2010 alle 10:57
Secondo la logica del superamento delle contrapposizioni, e in vista delle regionali, vorrei proporre mio cugino: è giovane, non è espressione di investiture o nomenclature, non ha mai avuto tessere in tasca, a parte quella di Blockbuster. guida una macchina ibrida (per cui accontenterebbe anche gli ecodem). Insomma, sarebbe una vera novità.

ma cosa dico: sarebbe LA novità. che faccio, gli dico che può girare da Via Matteotti?

Scritto da Carlo Rinaldi in data 22 gennaio 2010 alle 8:25
Sulle candidature regionali

La proposta unitaria del giovane Di Maio alla segreteria del P. D. forlivese è stata una scelta altamente positiva e politicamente apprezzata da iscritti ed elettori.
Analogo comportamento dovrà ispirare le candidature regionali.
Il Partito, che ha vissuto negli ultimi anni tensioni, contrapposizioni e divisioni il cui costo è stato pesante, ha bisogno di uno scatto innovativo anche in questo appuntamento.
Il popolo P. D. chiede che le candidature diano il senso che è superata ogni logica di gruppi contrapposti, di logore nomenclature segnate da riciclaggi ripetitivi e obsoleti.
Ogni novità che sarà introdotta nelle candidature regionali porterà ricchezza politica e morale al servizio della comunità.

Angelo Satanassi.



Scritto da Angelo Satanassi in data 21 gennaio 2010 alle 11:50
ROSARNO. Amnesty: tutelare i diritti di tutti i migranti
12 gennaio 2010



Sfruttamento e assenza di misure concrete contro la xenofobia le cause delle violenze

All'indomani di due giorni di violenti scontri tra lavoratori migranti e cittadini di Rosarno, che hanno portato alla fuga o al trasferimento forzato di oltre un migliaio di migranti, Amnesty International ha espresso il timore che le autorità italiane non stiano tutelando i diritti economici e sociali dei migranti e non li stiano proteggendo dalla crescente ondata di xenofobia e violenza a sfondo razziale. L'organizzazione per i diritti umani teme anche che molti dei migranti sfollati, la maggior parte dei quali provenienti dall'Africa subsahariana, rimangano a rischio di subire ulteriori violazioni.

Gli scontri di Rosarno sono iniziati dopo che, nella notte del 7 gennaio, gli occupanti di un'automobile avevano sparato contro due migranti con un fucile ad aria compressa. Dopo questo episodio, diverse centinaia di migranti hanno dato vita a una manifestazione lungo le vie della città, protestando contro il trattamento discriminatorio e le misere condizioni di vita, dando fuoco a delle vetture e scontrandosi con la polizia. Il giorno dopo, gli abitanti di Rosarno hanno bloccato la circolazione e occupato la sede del Municipio. Due migranti sono stati colpiti con spranghe, cinque volutamente investiti e due feriti con fucili a pallini. Al termine degli scontri, 53 persone (21 migranti, 14 rosarnesi e 18 agenti di polizia) hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere. L'ordine è stato ristabilito dopo la partenza della maggior parte dei lavoratori migranti, centinaia dei quali trasferiti dalle autorità, e la successiva demolizione di molti dei rifugi temporanei che erano stati da loro occupati in strutture ed edifici abbandonati.

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha attribuito i disordini alla precedente mancanza di controlli sull'immigrazione. Pur sottolineando che chiunque si renda responsabile di atti di violenza dev'essere sottoposto a indagine e processato, Amnesty International teme che le cause di fondo dei fatti di Rosarno risiedano da un lato nel massiccio sfruttamento dei migranti impiegati nell'agricoltura e dall'altro nell'assenza di misure concrete, da parte delle autorità nazionali e locali, per contrastare la xenofobia in crescita in tutto il paese.

La tratta e lo sfruttamento dei migranti ha fatto sì che migliaia di persone nella zona di Rosarno e in molte altre parti d'Italia lavorino per due euro all'ora e vivano in dormitori senza elettricità, acqua potabile e riscaldamento. In precedenza, Amnesty International si era detta preoccupata per il fatto che la criminalizzazione dei migranti irregolari prodotta dal recente "pacchetto sicurezza" avrebbe reso questi ultimi ancora più vulnerabili allo sfruttamento, limitando il loro accesso all'impiego, all'alloggio e ai servizi essenziali e, contemporaneamente, scoraggiandoli dal denunciare gli abusi che subiscono.

L'aumento della xenofobia in Italia si riflette nella crescente retorica anti-migranti e anti-rom da parte di esponenti politici nazionali e locali e nell'incremento del numero di attacchi a sfondo razziale segnalati dalla stampa negli ultimi 18 mesi.

Per affrontare le cause di fondo dei disordini di Rosarno, Amnesty International chiede alle autorità italiane di:
dare maggiore priorità alla lotta contro i crimini dell'odio, assicurare che le vittime di reati a sfondo razziale abbiano accesso a un effettivo rimedio, che questi reati siano sottoposti a indagini e i responsabili portati di fronte alla giustizia;
assumere provvedimenti più incisivi per impedire alle autorità nazionali e locali di promuovere o incitare alla discriminazione razziale, secondo quanto prevede l'art. 4.c della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale;
contrastare efficacemente la tratta di esseri umani e fornire assistenza alle vittime, secondo quanto prevede la Convenzione del Consiglio d'Europa per l'azione contro il traffico di esseri umani;
garantire ai lavoratori migranti legalmente residenti in Italia eguali opportunità e trattamento in materia d'impiego e d'occupazione, come richiesto dall'art. 10 della Convenzione del 1975 sui lavoratori migranti dell'Organizzazione internazionale del lavoro;
invertire la linea introdotta dal recente "pacchetto sicurezza" che ha reso un reato l'immigrazione irregolare;
garantire che tutti i migranti abbiano effettivo accesso al diritto a un alloggio e a condizioni di vita adeguati, un diritto che il Comitato Onu sui diritti economici, sociali e culturali ha stabilito si applica a tutti, a prescindere dallo status, sottolineando che esso comprende "il diritto a vivere in un luogo in condizioni di sicurezza, pace e dignità".
Amnesty International sottolinea inoltre il rischio che molti dei migranti sfollati da Rosarno possano subire ulteriori violazioni dei diritti umani. La polizia italiana ha reso noto che 828 migranti sono stati trasferiti in due centri per stranieri a Crotone e Bari. Molti dei migranti che vivevano e lavoravano a Rosarno erano regolarmente residenti in Italia, ma molti altri migranti sfollati si trovano in Italia senza autorizzazione, Amnesty International teme che possano andare incontro a lunghi periodi di detenzione senza che siano state prese in considerazione possibili alternative o che possano essere espulsi senza un effettivo accesso a procedure e meccanismi che potrebbero metterli in grado di chiedere asilo o altre forme di protezione o di ricorrere contro un ordine d'espulsione.

Molti migranti allontanati da Rosarno dalle autorità o costretti a lasciare la città non potranno farvi rientro sia per mancanza di sicurezza, sia per la distruzione dei luoghi in cui dimoravano. Il trasferimento forzato di persone dalle proprie dimore senza una giusta procedura che comprenda anche la disponibilità di una sistemazione alternativa adeguata, si configura come uno sgombero forzato e dunque come una violazione del diritto internazionale. Anche se il trasferimento è stato deciso come misura temporanea di emergenza a causa della minaccia di violenza, se queste persone non possono rientrare nelle loro abitazioni perché sono state demolite, sulla base del diritto internazionale le autorità italiane sono obbligate a fornire una sistemazione alternativa adeguata e un rimedio efficace.

Pertanto, a seguito dei fatti di Rosarno, Amnesty International chiede alle autorità italiane di garantire che:
tutte le denunce di reati a sfondo razzista siano sottoposti a indagini efficaci, chiunque sia ritenuto responsabile sia sottoposto a processo e le vittime ricevano un effettivo risarcimento;
il principio di non respingimento e di una procedura corretta siano rispettati, fornendo a tutti i migranti, ove necessario, un accesso effettivo a procedure eque e soddisfacenti per chiedere asilo o per ricorrere contro un ordine di espulsione beneficiando in pieno delle garanzie procedurali;
tutti i migranti allontanati da Rosarno possano tornare ai loro luoghi di residenza oppure venga loro proposta una sistemazione alternativa adeguata, in altra parte d'Italia


Scritto da Elisabetta Scozzoli in data 19 gennaio 2010 alle 11:41
Ho inviato poco fa il seguente testo in Federazione o se volete al territoriale.
Invito ad aprire un confronto dibattito sull'uso del sito del PD di Forlì in quanto mi pare da TROPPO TEMPO in disarmo. Navigare per credere.
AE

E' troppo chiedere che sul sito del nostro partito (Forlì) compaiano i congressi di Circolo nella sezione appuntamenti, dove aprendo gennaio 2010 l'ultimo risulta un incontro con Nadia Masini del 7 ottobre ... 2008 (verificare!!!) o, se è troppo disturbo, almeno le date dei congressi comunali e dell'Assemblea territoriale?
Al Vostro buon cuore....
Adalberto Erani

Scritto da Adalberto Erani in data 18 gennaio 2010 alle 16:53
A Vico, a tutti,
Carissimo laico convinto ..... quanto vorrei che l'onestà intelettuale che ti riconosco come uomo e come amico fosse patrimonio genetico di tanti, anche di quelli che siedono al consiglio comunale. Da cristiano, ogni tanto cattolico, condivido e sottoscrivo le tue affermazioni. Troppi sono convinti che è buono solo ciò che viene ceralaccato dal vaticano ( bigotti ed ipocriti); buono, secondo Cristo è ciò che viene gradito dal prossimo .... buono è fare del bene agli altri che ne hanno bisogno .... il resto è cerimoniale , spesso insignificante, come mettere un crocefisso in un luogo senza chiedere, a chi lo frequenta, se lo gradiscono oppure, peggio ancora, se questo simbolo a loro rappresenta o meno qualche cosa. Nello difesa dello spirito laico così come nella difesa di chi si prostra di fronte a quello Santo, ritengo che qualsiasi luogo pubblico debba avere, nella definizione del suo aggettivo, l'obbligatoria difesa della neutralità (laica)della sua definizione.

Giovanni Puggioni

Scritto da Giovanni Puggioni in data 15 gennaio 2010 alle 20:10
Dal sito del quotidiano L'Unità, vorrei sottoporvi questo articolo.
Credo sia una decisione saggia, vorrei sapere se si pensa di prenderla anche a Forlì.

Cordialità,

R.Contini

Niente collegamento a Facebook per tutti i computer della sede nazionale del Pd, in Via S.Andrea delle Fratte. La curiosa novità è scattata stamani, come hanno potuto riscontrare i dipendenti che hanno tentato di accedere al più grande social network del mondo, sul quale Obama ha impostato la propria campagna elettorale. L'oscuramento di Facebook, se da una parte impedirà ai dipendenti di passare troppo tempo sul proprio profilo, dall'altra ha messo in difficoltà alcuni dirigenti e parlamentari. Questi ultimi, infatti, impegnati in aula o nelle attività di partito, fanno aggiornare il proprio profilo proprio dai collaboratori che lavorano nella sede di Via S.Andrea delle Fratte.

Scritto da Raffaele Contini in data 15 gennaio 2010 alle 19:32
il 14.01.2010, in seduta sul mio divano, il sottoscritto:
PREMESSO

Che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con sede a Strasburgo trova la sua ragion d'essere nella tutela, nella salvaguardia, nella difesa dei diritti dell'Uomo e delle sue libertà fondamentali;
Che ad essa si adisce soltanto quando le controversie non siano state risolte attraverso i ricorsi interni degli stati nazionali;
Che le sentenze della Corte sono motivate da giudici provenienti dagli stati firmatari della Convezione europea dei diritti dell'Uomo, e non da un pool di opinionisti scelti tra gli ospiti usuali di Controcampo, Forum, L'Isola dei Famosi e la Prova del Cuoco;
Che la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo cita, all'articolo 19: "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere"; premesso infine che non è sicuramente il potenziale molestatore ad avere diritto a stabilire la sussistenza o meno della molestia

RITIENE:

Che tale sentenza sia frutto della deliberazione un consesso scelto tra i migliori conoscitori del Diritto, della storia del Diritto e del suo divenire,.
Che il dibattito sulla laicità non passi attraverso la fossilizzazione sui simboli, bensì attraverso la preoccupazione a garantire, prima di tutto, la Libertà (Libertà di ognuno a non subire interferenze nell'espressione della propria personalità);
Che così come la presenza del crocifisso non sia lesiva del diritto di alcuno, anche la sua assenza è parimente inoffensiva, e che ogni fedele non corra il pericolo di smarrire la strada una volta entrato in classe, ovvero che l'assenza del crocifisso non impedisca ad alcuno di mantenere inalterata la propria fede;

Sorride

All'espressione "gli amministratori locali e nazionali (...) ma prima di tutto se stesso a difendere i crocifissi";
All'idea che il risparmio non dei finanziamenti, ma delle esenzioni fiscali che la Repubblica Italiana riconosce all'apparato ecclesiastico, permetterebbe ai governi della Repubblica di adottare politiche per la famiglia all'avanguardia nel mondo occidentale;
Alla ridicolaggine di chi la mattina si erge a paladino delle tradizioni e degli universali valori della chiesa, e la sera si faccia chiamare "chiappe d'oro"

CONSIDERA INOLTRE

Che il gruppo consiliare del PD con il suo voto si è ancora una volta comportato come lo stolto che fissa il dito del saggio mentre indica la luna, perdendo un'occasione per riflettere su quanto sia consistente la propria sbandierata laicità nel proprio DNA


ESPRIME

Profonda delusione per la condotta complessiva di un partito che, trasversalmente dal livello nazionale a quello provinciale, ha perso carattere, non riesce a costruire un argine attorno ad una politica di governo indifendibile, fossilizza la propria attività sul territorio facendosi trascinare in vere e proprie scemenze (crocifisso, albero di natale, ...), grida alla giovinezza senza cambiare metodi arcaici, non elabora uno (1) straccio di contenuto.

INVITA

Tutti i livelli del PD a controllare che le pile della sveglia non siano scariche, e, finalmente, a rendersi conto che abbiamo perso più treni di trenitalia nei giorni di neve.
Il Sindaco di Forlì a stabilire un Odg in cui si discuta di quante famiglie a Forlì, saldi o non saldi, non riescano a campare perchè di due genitori uno ha perso il lavoro, di quanti cittadini sotto i trent'anni abbiano un contratto di lavoro dipendente, di quante imprese che rispettano la legge non abbiano accesso ai finanziamenti da parte delle banche i cui, per lustri, sono state clienti, e di inviare gli esiti di quegli ODG al presidente del Consiglio dei ministri, ed ai presidenti di Camera e Senato della repubblica, accompagnando la raccomandata con una concisa nota: "andate nel casino (almeno due delle tre cariche perché uno è già avvezzo all'ambiente).
Al Presidente del consiglio comunale di valutare eventuali elargizioni ad iniziative di solidarietà reale, ad esempio sostenendo le organizzazioni che fanno del bene nonostante si ostinino caparbiamente a non avere relazioni di alcun tipo con la Chiesa, riflettendo su un interrogativo che laconicamente, prima di abbandonare la tessera di un partito ormai ridicolo, voglio porre: non privilegiare il sistema clericale significa per forza discriminarlo?

Scritto da Carlo Rinaldi in data 14 gennaio 2010 alle 18:27
Condivito tutto ciò che vico ha scritto.
Per lettura integrale delle mie opinioni vi rimando alla pagina Facebook di Lodovico Zanetti... So che l'attività di consultazione dei nostri post su internet è molto praticata perciò non sto a riportare quanto ho già scritto altrove...


Gessica

Scritto da Gessica Allegni in data 14 gennaio 2010 alle 13:51
I ridicolaici del PD
L'avevo detto, quella della laicità nel mio partito era una breve moda, lo spazio di un congresso. Ben tre mozioni tre, che sbandieravano come valore la laicità. Finita la stagione, il laico, come il lungo va in pensione. Alle prime sfilate che presentano la stagione primavera estate un nuovo look viene proposto agli iscritti, il ridicolaico. E' uno stile innovativo che sfoggia un clericale" il crocefisso è un simbolo universale di pace (dimenticando il parere di chi, come Giordano Bruno o qualche Valdese quel simbolo ha visto prima di essere immolato, scordando Voltaire e Mazzini, sorvolando sulle crociate) , ricoprendolo con un "ma noi siamo laici, si potrà praticare qualsiasi religione (e magari si potrà persino essere agnostici o peggio ancora atei) ma nei luoghi pubblici rimarrà il simbolo di una sola religione perchè è l'unica opzione consentita, alla faccia della corte europea e del fatto che le sentenze si possano criticare ma si debbano applicare. Se questo è un laico, ben vengano i preti come Don Farinella o Don Milani (quello di I care, vero amici veltroniani, che il crocifisso lo toglieva dalla sua classe.....)
Mi si risponderà che il crocifisso non è importante e che c'è sempre qualcosa di più importante..... lo si potrà dire sull'ora di religione,sul divorzio, sul fine vita, sull'aborto... che si sia cominciato così anche in Iran?

Scrivo queste righe sull'onda emotiva della notizia del voto unanime del consiglio comunale su un documento che riporto in appendice. Di quel consiglio fanno parte persone di cui mi onoro di considerarmi amico. Tuttavia non posso fare l'ignavo. L'errore c'è stato ed è macroscopico, ed è compito degli amici e dei compagni, quelli veri, di segnalarci i nostri errori . Ora errare è umano, ma sulla laicità si impone una riflessione seria e un dibattito che in questo partito si deve avere il coraggio di fare. Altrimenti il perseverare sarebbe ben più che diabolico.
M i piacerebbe leggere altre opinioni su questa vicenda, so che sarebbe politica, ma non mi sembra di chiedere troppo.

Il Consiglio Comunale

PREMESSO
che la Corte europea dei diritti dell'uomo con sede a Strasburgo, con una sentenza ha stabilito che l'esposizione del crocifisso in classe è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione;

RITIENE
che tale sentenza rischia di provocare un passo indietro nel dibattito sulla laicità delle istituzioni, che non può travolgere il buon senso e le tradizioni, che per loro natura non possono essere offensive. Per alcuni il crocifisso rappresenta il figlio di Dio morto per gli uomini; per altri un volto universale dell'umanità, della sofferenza e della carità che la riscatta; altri possono anche esserne indifferenti, ma non offesi, dato che questi sono valori che stanno alla base della nostra identità, nazionale ed europea, come ci è stato ricordato anche dal Capo dello Stato.

richiama gli amministratori locali e nazionali, le nostre comunita, mi prima di tutto se stesso a difendere i crocifissi, quelli appesi ai muri delle scuole ma anche quelli fatti di carne ed ossa, ovunque essi siano. Si tratta di uomini e donne che faticano soffrono e troppo spesso non ce la fanno. Non possiamo rimanere indifferenti e dobbiamo concentrare i nostri sforzi



CONSIDERA INOLTRE
che la presenza del crocifisso (nei luoghi pubblici) non sia lesiva della libertà di praticare e professare le diverse confessioni religiose, così come garantito dal nostro Ordinamento Giuridico.

ESPRIME
profonda preoccupazione per una crescente insofferenza verso i simboli che è fondamentale patrimonio della cultura e della civiltà nazionale e, di tutte le religion,i unendosi agli allarmi espressi (dai PAPA e dai vescovi italiani tra cui il vescovo di forlì bertinoro e sul significato del crocifisso e il suo valore per tutti e anche) vescovi svizzeri e dal Presidente del Pontificio Consiglio dei migranti all'indomani del referendum anti-minareti approvato in Svizzera che ha provocato reazioni anche nel nostro paese.

Invita

il sindaco di forlì ad inviare il seguente odg al presidente del c.m. ed ai presidenti di camera e senato, nonchè al presidente dellla provincia FC ed ai parlamentari elletti nel nostro territorio . Si invita inoltre il presidente del consiglio comunale a promuovere verso le persone che si trovano in difficoltà per la crisi economica una iniziativa di solidarietà concreta, condivisa da tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale, in linea con lo spirito del presente odg, devolvendo da parte dei consiglieri comunali disponibili al fondo di solidarietà costituito dalla chiesa e da enti locali x l'emergenza sociali con l'obiettivo di sostenere chi è in stato di comprovato disagio economico

Vico Zanetti, iscritto del PD e laico.

Scritto da Vico Zanetti in data 13 gennaio 2010 alle 15:35
vorrei poter dire che sono esterrefatto della inesistente "laicità" espressa nell'odg del comune di forlì: non fa altro in realtà che confermare le peggiori prove di "compromesso" con i cattolici che datano da molto tempo fa.. Il PD è evidentemente figlio di quella storia.. peccato! Quello che mi meraviglia davvero è invece l'accettazione di quell'odg da parte di uno storico laico di matrice repubblicana... mah. Di nuovo: peccato! La realpolitik ha colpito ancora...

Scritto da giampaolo bertaccini in data 13 gennaio 2010 alle 12:51
Voglio dedicare l'articolo apparso su La Stampa di martedì 12 gennaio 2010 a tutti i sostenitori di Di Pietro (compresi quelli all'interno del PD), di Travaglio, di Bepe Grillo ecc. ecc.
Di Pietro che accusa il Pd di fare inciuci con la maggiornaza sulla riforma della giustizia, ma si dice pronto a sostenere una riforma fiscale che come al solito punisce i ceti deboli e i lavoratori dipendenti mentre permette ai ricchi di pagare meno tasse....

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La trota di Cavour

Dall'archivio di Cavour è spuntata una lettera all'alleato Urbano Rattazzi in cui, fra il serio e il faceto, il Conte denuncia il suo imbarazzo per aver ricevuto in dono una trota pescata in acque demaniali, quindi di proprietà pubblica. Va detto che gli scrupoli di quel grand'uomo abbracciavano pesci anche assai più grossi: quando il banchiere Rothschild gli propose una speculazione finanziaria sui titoli di certe ferrovie, Cavour lo ringraziò come amico, ma lo diffidò come presidente del Consiglio dal fargli proposte che contenessero un così lampante conflitto di interessi.
Il senso dello Stato di Camillo Benso (per il resto politico spregiudicatissimo, come devono essere, purtroppo, i politici) mi è tornato alla mente nel leggere l'ultimo sperpero della casta contemporanea: l'incredibile storia del consigliere dipietrista Attilio Di Mattia, il quale risiede a Vienna, ma ogni anno riceve 130 mila euro di rimborsi spese per partecipare alle riunioni del Consiglio provinciale di Pescara, di cui è membro. Già sembra allucinante che a chi vive a Vienna sia consentito di far politica a Pescara. Non so cosa ne pensi Di Pietro. Ma immagino cosa ne avrebbe pensato Cavour, che pur essendo nobile, le parolacce le diceva, benché rigorosamente in dialetto. Per onestà devo riconoscere che negli anni non è cambiata soltanto la stoffa morale dei politici, ma anche la nostra. Mio padre, dipendente pubblico, mi impediva di usare le biro del suo ufficio perché, sosteneva, erano di proprietà dello Stato. Oggi per una frase del genere lo chiuderebbero in manicomio.

Scritto da Stefano Fabbri in data 13 gennaio 2010 alle 10:46
Il Comune fra pubblico e privato



È all'ordine del giorno, anche nella nostra comunità, il dibattito sul rapporto fra pubblico e privato; molta confusione lo accompagna, giacché viziato da assurde antiche quanto illogiche contrapposizioni.

Il pubblico, si dice, dispendioso, burocratico e inefficiente; il privato efficiente, razionale e meno costoso; sono contrapposizioni piene d'ideologismi strumentali e funzionali a un modo profondamente sbagliato di coniugare la democrazia economica con quella politica.

È vero che corruzione e clientelismo, anche se in casi limitati a livello nazionale, sono segnali preoccupanti, ma qui le cause non stanno nella ragione sociale dell'ente ma nella sua pessima gestione.

A distinguere l'istituzione pubblica da quella privata sono le finalità e gli scopi d'interesse generale cui fanno riferimento; se così è la struttura operativa e gestionale pubblica o privata non ha importanza, poiché diventa un mezzo, uno strumento e non il fine.

Purtroppo nel mettere a confronto l'istituzione pubblica e l'impresa privata sono assenti le finalità sociali, il modo e gli strumenti con cui si coinvolgono i cittadini nella gestione di beni e servizi immateriali, (salute, scuola, cultura, informazione, ambiente e territorio).

Anche se il nostro Comune, nel campo del reticolo sociale, ha fatto grandi passi in avanti, a fronte di tensioni sociali sempre più complesse, dentro un mercato globale, sarebbe sbagliato pensare di vivere di rendita; non va mai dimenticato che il soggetto dentro un moderno welfare è il cittadino, non solo perché destinatario, ma anche protagonista attivo sulla qualità della domanda.

Ecco quindi che il Comune, lo Stato o l'impresa privata si pongono sullo stesso piano, in quanto il loro obiettivo è il bene comune.

La risposta alla crescente domanda di benessere non si trova nel P.I.L., ma in una rete solida e diffusa di strumenti partecipativi che sappiano, tra l'altro, orientare i consumi, gli stili di vita allontanando ogni forma d'imbarbarimento collettivo.

Se una comunità costruisce scuole, aumenta il P.I.L. ma anche il benessere sociale e culturale; se costruisce carceri, cresce il P.I.L. ma come conseguenza negativa di un degrado preoccupante.

Ben venga il privato a concorrere su questi campi d'intervento dove è possibile coniugare il profitto d'impresa con l'utilità per la comunità: l'importante è mantenere la bussola orientata verso il benessere diffuso e solidale, di modo che un moderno welfare sia alimentato da risorse, finalità e strumenti adeguati.

Il nostro Comune ha le carte in regola e fondamenta solide per vincere la partita; secondo il filosofo tedesco F. Nietzsche, se la memoria non m'inganna, anziché guardare al futuro è importante e utile dare prestigio, autorevolezza e dignità al passato; per Forlì significa che la sua storia contiene già le modalità e i valori per affrontare il futuro.



Angelo Satanassi



Scritto da Angelo Satanassi in data 12 gennaio 2010 alle 17:31
COMUNICATO STAMPA DEI GD DI FORLI'

In merito a quello che sta accadendo a Rosarno (Reggio Calabria), noi Giovani Democratici di Forlì non abbiamo dubbi: stiamo dalla parte degli immigrati.



Certo non comprendiamo le violenze, ma capiamo perfettamente e sosteniamo le ragioni che hanno spinto questi migranti a rivoltarsi.

Queste persone, scappate dai loro Paesi che si trovano in situazioni disastrose, hanno dovuto affrontare indicibili viaggi su barconi di fortuna o affrontare chissà quali altre difficoltà per fuggire da Paesi dilaniati da guerre e povertà.

Al loro arrivo in Italia sono stati "non accolti" da uno Stato i cui rappresentanti istituzionali appartengono ad organizzazioni partitiche, come la Lega Nord, dichiaratamente xenofobe.

Da disperati a criminali. Si, perchè in Italia, con la recente introduzione del reato di immigrazione clandestina, più la tua situazione di immigrato è disperata, più sei un criminale. Arrivi qua e non se non hai le poche decine di euro che servono per un permesso di soggiorno ti metteranno subito dentro, oltre al fatto che ti sarà impossibile trovare strutture sufficienti (salvo pochi casi) che possano occuparsi di un tuo inserimento lavorativo.

Anche nelle campagne romagnole sono tanti gli immigrati, clandestini o no, che lavorano a giornata oltre dieci ore al giorno per pochi euro e senza un tetto decente. Finchè l'Italia non si impegnerà seriamente a legiferare in meteria di immigrazione semplificando la burocrazia per questi disperati in fuga dai loro Paesi, e finchè la mentalità e le notizie che passano dai mezzi di informazione continueranno a criminalizzare gli immigrati, dovremo aspettarci che tanti altri focolai come quello Calabrese esplodano.

Ciò che sta accadendo in Calabria dimostra che questo Governo, che continua a dimenticare i valori costituzionali di solidarietà umana verso ogni uomo, non sta facendo abbastanza per quanto riguarda il fenomeno dell'immigrazione e della lotta alle mafie (che in questo caso si occupano della gestione malavitosa di questi lavoratori in nero).

Tutto questo non lo sopportiamo, e chiediamo alla Lega Nord di Forlì di smettere di occuparsi di alberelli o crecefissi ed impegnarsi a prendere le distanze dalle pesanti dichiarazioni dei loro esponenti nazionali in materia di immigrazione, come il Ministro Maroni. Se non lo faranno avremo l'ennesima dimostrazione che anche nella nostra città esiste una forza politica che fomenta la cultura dell'odio e la cui mentalità è ben lontana dai valori costituzionali.





A noi giovani spetta il compito di costruire una società più giusta e pacifica. E' per questo che siamo pronti ad appoggiare lo Sciopero degli Stranieri del Primo Marzo 2010. Ci saremo, in prima fila, mano nella mano con tutti gli immigrati onesti che oggi contribuiscono allo sviluppo del Nostro Paese.



Giovani Democratici - Forlì

Scritto da Dario Gaspari in data 8 gennaio 2010 alle 22:20
"Giovedì ANTI-SMOG"
NAVETTE-BUS GRATUITE, EVENTI, CAR SHARING E PUNTI INFORMATIVI

Cambia profondamente l'impostazione dei giovedì anti-smog nel Comune di Forlì con la sperimentazione di soluzioni mirate ad incentivare l'uso del trasporto pubblico in sostituzione del divieto generalizzato di circolazione attuato negli ultimi anni. Il provvedimento rientra nell'ambito della campagna regionale contro l'inquinamento e diventerà operativo con l'avvio della seconda fase, cioè dal 7 gennaio 2010. A differenza dalle precedenti programmazioni, il provvedimento NON prevede il blocco del traffico nell'intero territorio comunale nelle giornate di giovedì ma circoscrive le limitazioni solo ad una zona del Centro storico.

Dal 7 gennaio al 31 marzo 2010, nelle giornate di giovedì dalle ore 8.30 alle 18.30, un'area del centro cittadino sarà interdetta alla circolazione.

Il divieto riguarderà tutti i veicoli (esclusi i residenti e deroghe specifiche previste dall'ordinanza). Non rientrano nell'area soggetta al provvedimento il comparto urbano compreso fra viale Vittorio Veneto, Corso Mazzini, via Cantoni, via Matteucci, via dei Mille e la zona compresa fra via Romanello, Piazza Dante Alighieri, piazza Guido da Montefeltro, via Andrelini e via Caterina Sforza.
Sono inoltre previsti canali di libera circolazione (nella mappa riportata nelle pag. 22-23 sono segnate con il colore bianco) per raggiungere le aree di sosta che saranno normalmente operative. Unici parcheggi non accessibili in occasione dei "giovedì anti-smog" saranno quelli "Duomo -Piazza Ordelaffi" e di Piazza XX Settembre che, nella circostanza, ospiteranno eventi. Per assicurare il rispetto della limitazione nei punti strategici saranno organizzati presidi di controllo.

L'altro elemento centrale del progetto è rappresentato dalle iniziative propositive che verranno individuate al termine di un percorso di confronto fra Amministrazione, Associazioni di categoria e sindacali.

Per garantire la fruibilità del centro storico e con la prospettiva di sensibilizzare i cittadini all'uso del trasporto pubblico (soprattutto in relazione alle opportunità offerte dai parcheggi scambiatori), nelle giornate di giovedì sarà attivato un servizio di navetta-bus elettrico e gratuito. Passando per piazza Saffi, la tratta interessata collegherà la stazione ferroviaria (vicino alla quale esistono diversi parcheggi ai quali si aggiungerà quello di imminente apertura nell'area ex Bartoletti) a piazza Guido da Montefeltro che, a breve, vedrà l'attuale potenziale di sosta arricchirsi notevolmente grazie ai nuovi 400 posti dell'area compresa fra Viale Salinatore e il Parco Urbano.
In occasione dei "Giovedì anti-smog" verranno organizzate iniziative di animazione con l'obiettivo di attirare attenzione e persone nell'area vincolata mentre grazie all'avvio di un servizio "car sharing" sarà attivata, per la prima volta a Forlì, una iniziativa di carattere sperimentale, innovativo per Forlì sia per la tipologia dei veicoli a propulsione elettrica utilizzati, che per le modalità di gestione organizzativa.





AL GIOVEDI' NAVETTA BUS GRATUITA
"Pollicino" elettrico in servizio in due fasce orarie.
Tutti i giovedì dal 7 gennaio al 31 marzo 2010, dalle ore 6.45 alle 9.15 e dalle ore 12.15 alle 14.45, sarà attiva il servizio di navetta-bus gratuito che collegherà la stazione ferroviaria a viale Salinatore attraversando la città con fulcro in piazza Saffi. Le corse avranno una frequenza di 15 minuti.
Fermate
Andata: Stazione Ferroviaria, Libertà -Costa, Galilei, Oriani, Indipendenza, Oberdan, Biblioteca, Biondo, Piazza Saffi, Cavour, Duomo, Corelli, San Domenico
Salinatore
Ritorno: Salinatore, San Domenico, Duomo, Cavour, Piazza Saffi, Tribunale, Regnoli, Indipendenza, Oriani , Galilei, Libertà -Costa, Stazione Ferroviaria

Alberto Bellini,
assessore all'Ambiente Comune di Forlì


Scritto da Alberto Bellini in data 5 gennaio 2010 alle 21:34
Un sincero"in bocca al lupo" al Giovane DiMaio, un augurio affinchè non ripeta gli errori politici fatti a livello territoriale e non solo, errori che hanno allontanato tanti elettori, me compresa dal Pd:Non rinnoverò la tessera per il 2010, non voterò Pd alle regionali, e non lo farò votare, ma se il segretario territoriale gestirà in modo corretto e coinvolgente, chissà che non mi convinca, nel lungo periodo ad essere una sostenitrice volontaria, attiva! Buon Anno a tutti, anche a quelli che non mi sono simpatici.Giliana Mercatali

Scritto da giliana mercatali in data 30 dicembre 2009 alle 8:21
Per un partito aperto e plurale


Dopo le primarie di ottobre, che hanno eletto Pierluigi Bersani alla segreteria del PD nazionale e Stefano Bonaccini alla segreteria regionale, come sostenitrici e sostenitori della mozione Marino/Casadei proponemmo che a livello locale si costituisse un "tavolo di confronto" per gettare le basi di un'impostazione unitaria del prossimo congresso di gennaio, a cominciare dalla ricerca di un candidato a segretario territoriale che garantisse il pluralismo e tutte le aree del partito, entro una progetto che potesse far crescer la forza del Pd e sviluppare al meglio la sua apertura alla società.
Il "tavolo", con l'attiva partecipazione del segretario regionale Bonaccini insieme ai rappresentanti delle tre mozioni congressuali, ha lavorato alcune settimane, ed ha concluso con la stesura di un ampio documento politico (dai tratti fortemente innovativi su alcuni aspetti che ci stanno a cuore come il coinvolgimento dei cittadini elettori, il valore delle primarie, il ruolo della formazione politica e la necessità di far crescere un nuovo gruppo dirigente), cui è seguita l'indicazione della candidatura a segretario territoriale del PD di un giovane, Marco Di Maio, segretario del circolo della Cervese e consigliere comunale a Forlì.
Marco Di Maio ha assunto, di fronte ai membri del "tavolo", il documento da essi elaborato come piattaforma della propria candidatura, impegnandosi quale garante della sua attuazione.
Per quanto ci riguarda, accogliamo questa conclusione come un aspetto positivo. Un fatto che naturalmente non risolve di colpo questioni che anche durante la fase post-congressuale hanno mostrato una complessità del partito forlivese che non può essere misconosciuta, ma che crea indubbiamente migliori condizioni per un dibattito, in futuro, senza contrapposizioni a priori o rotture pretestuose, per contribuire alla crescita di una classe dirigente capace e preparata, nell'interesse non solo del partito ma di tutta la realtà locale nella quale grandi sono il peso e le responsabilità del PD.
E' proprio con questo spirito, del resto, che abbiamo scelto di non presentare una candidatura alternativa e antagonista rispetto a quella indicata dalla ex mozione di maggioranza relativa, e sempre con questo spirito costruttivo e non rinunciatario svolgeremo la nostra attività per il rafforzamento del PD, con uno sguardo a tutte le sue articolazioni territoriali.


Marina Flamigni - Tatiana Gentilini
Componenti della Direzione Territoriale PD Forlì


Scritto da Marina Flamigni in data 29 dicembre 2009 alle 17:35
AUGURI!
Ne abbiamo tutti un gran bisogno.
Auguri perchè il 2010 veda il PD spiccare il volo per piazzarsi finalmente, indiscutibilmente ed unitariamente in quell'area laica democratica ed ANTIFASCISTA che gli compete naturalmente.
Auguri perchè il PD di Forlì torni ad essere simbolo di unità a sinistra convogliando ed illuminando, in un segretario, meglio segretaria, degno di questo nome, tutte le speranza di un popolo che non si è smarrito .... semmai si è smarrita la sua stella polare.
Auguri perchè si torni a divertirsi quando ci si incontra senza il timore di essere bollati, etichettati o inquadrati per il solo fine del pettegolezzo o del chiacchericcio da cortile.
Auguri perchè l'anno che ci attende sarà decisivo ed irreversibile nelle scelte politiche che si effettueranno. Dovranno essere nette, senza tentennamenti e con l'appoggio di tutti i militanti; dovranno guardare al lavoro, alla scuola ed al futuro dei nostri figli. Abbiamo il dovere di recuperare il buio causato dal berlusconismo.
Auguri perchè ognuno di noi trovi la forza ed il coraggio per superare gli ostacoli che ci separano dall'unitarietà che il partito, ogni partito, richiede.
Auguri perchè, metaforicamente, possiamo festeggiare le vittorie del PD nel 150 anniversario della nascita dello Stato italiano. Auguriamoci che sia l'inizio anche per l'Italia di diventare finalmente uno Stato oltre che una nazione.
Auguri perchè, questo Natale porti un pò di luce ( e di soldi) ai cassaintegrati, ai licenziati e alle famiglie di chi è morto sul lavoro; perchè il LAVORO torni ad essere sinonimo di dignità e affermazione sociale; perchè il PD lo difenda fino alla fine dei suoi giorni.
Infine Auguri, non solo simbolici, alla Tiziana e a tutti coloro che quotidianamente lavorano e si impegnano, più di altri, almeno più di me, perchè questo Partito la smetta di soffrire e vada ad occupare quel posto che la storia del nostro Pese gli ha riservato.

P.S.

Auguri anche a me perchè riesca, entro il 2010, a bermi un gustoso caffè con la Tiziana!!!

Scritto da Giovanni Puggioni in data 23 dicembre 2009 alle 18:30
Per un'opposizione più incisiva

Interessante è il salto generazionale nella formazione del gruppo dirigente del Partito Democratico; tuttavia il modo con cui la sinistra intende costruire l'alternativa di governo è ancora da mettere a fuoco. L'opposizione sembra essere a rimorchio dell'agenda dettata dal Governo e dalla maggioranza, in quanto, le proposte legislative nascono e muoiono in Parlamento senza che gli elettori siano chiamati ad esprimere il loro parere, là dove vivono, lavorano, studiano.
È ricorrente il leit-motiv dell'opposizione secondo cui di fronte a fatti anche gravi, situazioni di crisi economica e tensioni sociali è pronta a chiedere che il Governo riferisca al Parlamento; ma ciò deve essere il punto di arrivo di un'iniziativa politica che coinvolga il corpo sociale.
Un'opposizione che vuole cambiare le cose deve dire prima del Governo e della maggioranza quali sono le sue idee, le opportune iniziative legislative; sì da farne oggetto di consultazione democratica, di tensione ideale e quindi di mobilitazione della pubblica opinione.
Conoscere il parere del Governo su certe questioni è importante, ma lo è anche che gli elettori giudichino tempestivamente le proposte politico-legislative dell'opposizione.
Limitando l'impegno all'arma degli emendamenti nei dibattiti parlamentari non si crea interesse, né si aiuta a capire il solco profondo che separa la Destra dalla Sinistra; conviene quindi utilizzare al meglio gli strumenti della comunicazione (giornali, TV, assemblee, lettere, manifesti e volantini).
Di fronte alla drammatica crisi occupazionale, a migliaia industrie che chiudono e un esercito crescente di lavoratori disoccupati il PD deve avere una politica industriale; da verificare con le parti sociali e il Governo, e dare così il senso di un'organica visione riformatrice.
Prendiamo ad esempio la FIAT, ci sarà uno stabilimento da riconvertire, perché fuori mercato. Il PD a questo proposito non si può limitare a giudicare le proposte della proprietà o del Governo, ma esprimersi su quali produzioni alternative, ad esempio nel campo della meccanica ad alto livello tecnologico e valore aggiunto, sorrette da corsi di qualificazione delle maestranze a salario pieno, in parte sul conto ammortizzatori e in parte sull'azienda.
Una proposta chiara va presentata anche nei confronti delle industrie, soprattutto medie e piccole, quando i titolari non si sentono in grado di ristrutturare l'azienda, per tante ragioni, familiari, personali, industriali o economiche, per riconquistare il mercato con nuovi prodotti e nuove tecnologie.
Nel nostro paese esiste il mercato del lavoro, delle attività commerciali ma non la cultura del mercato delle imprese; da noi l'impresa industriale o ha successo o fallisce; in altri paesi europei l'impresa che non ottiene buoni risultati viene venduta; si crea così un mercato delle imprese aperto all'interesse di altri imprenditori disposti a riconvertire, ristrutturare e innovare. In questi casi, oltre allo Stato e al sistema bancario, dovrebbero concorrere, con incentivi e agevolazioni, l'intero sistema delle autonomie locali per le loro competenze. Poiché l'Emilia-Romagna è l'undicesimo distretto manifatturiero d'Europa, dalla sua storia ed esperienza può venire un importante contributo per un'aggiornata politica industriale.
Questa riflessione si può concludere con un assioma: prima di chiedere al Governo di riferire, il PD deve incalzarlo con proposte organiche, non sfogliando la margherita, ma tali da configurare pezzi importanti di un progetto alternativo di governo.
Angelo Satanassi



Scritto da Angelo Satanassi in data 17 dicembre 2009 alle 13:58
Sfondato il tetto dei 1800 miliardi di debito pubblico.

Per chi suona la campana?

Nuovo record del debito pubblico che ha ripreso a galoppare non solo in valore assoluto ma in percentuale sul PIL.
Stiamo tornando sull'orlo del precipizio dove eravamo giunti nel 1992: pochi ricordano la svalutazione della lira, l'uscita dall'allora serpente monetario e la finanziaria lacrime e sangue di Amato.

Se riparte l'inflazione e tornerà a crescere il tasso di interesse, gli interessi da pagare sul debito cumulato ci sommergeranno.

Qualcheduno obietta che non bisogna troppo preoccuparsi perché siamo un paese con un forte risparmio privato.
Piccolo particolare: il debito è di tutti mentre la ricchezza è di pochi.

Questo dovrebbe essere un tema di tipo "bipartizan" che andava affrontato con più rigore dopo l'entrata nell'euro ma che oggi non possiamo pensare che sia un problema di Tremonti.

Dovremmo avere una responsabilità generazionale: quella di non lasciare ai nostri figli troppi debiti da pagare.
Dovremmo dare al paese l'obiettivo di ricondurre il debito ad un livello "fisiologico": nel trattato di Maastricht era fissato al 60% del PIL.
L'aggravante di oggi è che questo avviene mentre la crisi morde.

E' impopolare affrontare questi temi ma non possiamo pensare di affrontarli quando staremo meglio perché questo fardello è come una pietra legata al collo che ci porterà sempre più giù: quindi bisogna avere il coraggio di reagire sapendo che questo porta a pensare e a fare delle cose anche scomode.

Se non ce ne occupiamo seriamente adesso, cercando di ragionare e di tirare fuori proposte con logiche di equità e con una visione del futuro, ci troveremo qualcuno che lo farà con la brutalità derivata da una situazione degenerata dove si agirà in nome dell'emergenza e, la storia insegna, a quel punto pagheranno sempre di più i soliti noti.

Sono molto preoccupato e registro che c'è una minoranza di persone seriamente preoccupata; e mi viene una frustrazione maggiore (quella di rischiare di assumere un atteggiamento elitario e di arroganza intellettuale) quando mi rendo conto che corro il rischio di pensare di essere parte di una minoranza di presbiti in un mondo di miopi.

Nel frattempo, la crisi, dopo la compressione degli ammortizzatori, non credo che possa considerarsi conclusa nonostante alcuni segnali positivi; temo che si dovrà convivere a lungo con una situazione altalenante di lieve crescita/ recessione/ stagnazione e che il tema vero non sarà più quello della crescita ma quello del non arretrare.

Bisogna gestire l'emergenza ma sapendo che occorre anche risanare. Come si fa?

Rispetto a quel che la crisi ci ha presentato nell'arco di questo ultimo anno e mezzo, dopo un primo momento di incertezza e di dubbi sembra che abbia preso il sopravvento la filosofia del "ha da passà a nuttata" perché tutto torni come prima. Il problema è che non è possibile che tutto torni come prima e non siamo riusciti a reagire alla crisi e a rimetterci in discussione con la necessità richiesta dalla gravità della crisi.

Mi pare che bisognerebbe riuscire ad identificare alcuni obiettivi chiari e da perseguire con tenacia per tornare a produrre ricchezza e per meglio distribuirla. Sapendo che questa è impresa di medio-lungo periodo e tutt'altra cosa rispetto alla politica della "visibilità" che non deve scontentare nessuno.
Dovendo indicare 5 priorità:
• Ambiente ed energia
• Liberare il paese da mafia, camorra, ndrangheta e da qualunque forma di criminalità organizzata.
• Un adeguamento del welfare. Scuola, sanità, politiche attive per il lavoro (e non pre-pensionamenti), previdenza, servizi pubblici locali.
• Politiche pubbliche per le infrastrutture
• Politiche fiscali

Su tutti questi temi abbiamo bisogno di capire cosa deve essere fatto dal pubblico e con quali regole del gioco e cosa può essere fatto dal mercato e con quali regole del gioco; ripensare quindi al rapporto pubblico/privato ma con un approccio che non può essere quello della pura e semplice privatizzazione come qualcuno pensa.

Per affrontare questi temi c'è bisogno di spirito di innovazione, per uscire dagli schemi dati, e di forte tenacia.
C'è bisogno di una critica forte del presente per produrre pensiero nuovo e il consenso per attivare azioni conseguenti.

Ritornando al tema del debito pubblico: come possiamo pensare di poter restare nel tempo il paese con un debito pubblico da record mondiale e con una evasione fiscale da record mondiale.
Tra i temi chiave penso che abbia una importanza molto forte quello delle politiche fiscali. Penso che le politiche fiscali possano costituire una leva fondamentale per sostenere politiche di incentivazione a modelli virtuosi e, su un altro versante, per attuare politiche di miglior distribuzione della ricchezza.

Sul versante politico.
L'entrata nell'euro è stato un obiettivo mobilitante; credo che oggi debba esserci più chiaro che l'obiettivo è quello di continuare a restarci come condizione per mantenere e sviluppare un buon vivere civile.
Sotto l'incombenza di questo pericolo, se si riesce a identificare alcuni obiettivi precisi penso che si possa riuscire a parlare concretamente al "buon padre di famiglia del nostro codice civile": quello che sa esprimere una saggezza comportamentale non contemplata dalle norme; "il buon padre di famiglia" come "italiano tipo" che può essere capace di una assunzione di responsabilità verso le generazioni future e capace di riconoscere il valore del riuscire a costruire forme nuove di coesione sociale.

Se la politica vuole essere all'altezza del suo compito deve essere capace di riuscire a costruire luoghi di discussione e di azioni, anche minimali, che coinvolgano le persone in un processo "umanamente ricco" che, a partire da cose concrete, aiuti a dare identità al nostro vivere cercando di conquistare una piena appartenenza alla nostra comunità locale e facendoci sentire, nello stesso tempo e a pieno titolo, cittadini del mondo.


Scritto da Roberto Camporesi in data 16 dicembre 2009 alle 17:16
La febbre del pianeta si cura con le bici
Al Summit sul clima dibattito su "La bicicletta, soluzione locale ad un problema globale: l'esperienza di Copenhagen".
Dal nostro corrispondente Stefano Caserini, autore del libro "Guida alle leggende sul clima che cambia. Come la scienza diventa opinione"


90.000 tonnellate all'anno di CO2 vengono risparmiate dalle biciclette usate a Capenghagen per gli spostamenti di tutti i giorni. E' questo uno dei dati emersi nel corso degli eventi collaterali del Summit sul clima, in fase di svolgimento a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre, per analizzare il contributo della mobilità ciclistica nella lotta ai cambiamenti climatici.

Presentata l'esperienza della capitale danese, tra le città più ciclabili al mondo. Ha seguito per noi i lavori Stefano Caserini, docente di Fenomeni di Inquinamento al Politecnico di Milano e responsabile scientifico FIAB per il progetto "Biciclima" che si sta svolgendo nel capoluogo lodigiano.

Caserini racconta: "Si è parlato anche di mobilità ciclistica alla quindicesima Conferenza della Parti sui cambiamenti climatici (COP15) in corso di svolgimento a Copenhagen. In una delle centinaia di conferenze che si svolgono parallelamente alle negazioni ufficiali, è stata presentata l'esperienza di Copenhagen, con i suoi straordinari risultati raggiunti, come caso di successo per promuovere la mobilità ciclistica e combattere la febbre del pianeta. Sono intervenuti, Klaus Bondam, Assessore comunale all'ambiente e alle infrastrutture, e Niels Tørsløv, responsabile Settore Traffico, che ha parlato dello sviluppo delle infrastrutture ciclabili nella capitale danese".

"Conosciuta come una delle principali città al mondo a misura di ciclista, con i suoi 520.000 abitanti - prosegue Caserini - a Copenhagen ogni giorno vengono percorsi in bici 1,2 milioni km. Il 37% degli abitanti usa la bicicletta per andare al lavoro o a scuola, anche se l'obiettivo dell'Amministrazione è arrivare al 50% degli spostamenti entro il 2015. Attualmente almeno il 25% delle famiglie possiede una bici da carico (cargo-bike). Il 60% usa la proria bicicletta durante gli spostamenti quotidiani, anche in combinazione con gli altri mezzi di trasporto. Nell'anello centrale della città entrano tante bici quante automobili, e questo risultato è stato raggiunto dal 2006. Ci sono 338 km di piste ciclabili e altri 50 km sono in arrivo. Fra le cose straordinarie mostrate, la sincronizzazione dei semafori sulle piste ciclabili per garantire una marcia a 20 km/h. Mantenendo costante questa velocità non ci si ferma mai fino al centro città. La velocità si mantiene costante sopra
i 20 km/h! Questo ha un effetto strepitoso sull'efficienza e la rapidità dello spostamento".

E in inverno? "Riguardo al tempo freddo - spiega il Prof. Caserini - è stata ricordata una massima dei ciclisti di Copenhagen: per la bicicletta non esiste un tempo non adatto, solo l'abbigliamento può essere non adatto. Si è discusso, infine, dei benefici sulla CO2 evitata dall'uso della bicicletta (90.000 tonnellate/anno di CO2 per Copenhegen) e dei benefici per la salute e per le finanze pubbliche. Inoltre, ogni incidente viene monitorato e riportato alla polizia nel dettaglio per vedere cosa è successo e come si può evitare".

Scritto da Sandro Zedda in data 13 dicembre 2009 alle 22:12
Copenhagen, mobilità ciclistica al centro delle politiche per il Clima
Dalla Venezia a Berlusconi: "L'Italia sostenga la Carta di Bruxelles a favore dei ciclisti urbani"


Gli spostamenti in bici possono salvare il pianeta. In Italia si spostano oltre 35 milioni di auto. Ciascuna di essa, secondo dati ormai noti a tutti, circola mediamente per sole due ore al giorno. Nelle altre 22 ore rimane ferma, parcheggiata da qualche parte, occupando spazio pubblico. Gli spostamenti quotidiani per il 40 % sono inferiori ai 2 Km e per il 15% al solo chilometro. Questi spostamenti, specie nelle città pianeggianti, non devono essere più effettuati in auto ma, assolutamente, a piedi e in bicicletta. Vanno promosse campagne di accompagnamenti dei bambini a scuola in bicicletta con il sistema del "bicibus", mettendo in sicurezza i percorsi casa-scuola e incentivati gli spostamenti in bici "casa-lavoro", con sistemi delle premialità. Il tutto all'interno di piani aziendali e comunali di Mobility Management.

"Alla vigilia del Summit mondiale sui cambiamenti climatici che si apre il 7 dicembre a Copenhagen - dichiara Antonio Dalla Venezia, Presidente nazionale della FIAB - chiediamo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che il Governo italiano, all'interno degli accordi globali per fermare i cambiamenti climatici, sostenga pienamente le politiche della mobilità ciclistica, a partire dall'adesione alla Carta di Bruxelles, il documento volontario promosso dall'European Cyclists' Federation per chiedere alle istituzioni locali e internazionali, l'adozione di adeguate misure per elevare entro il 2020 la media europea di spostamenti in bici al 15% e per dimezzare gli incidenti mortali ai danni degli utenti della strada in bicicletta".

Intanto sono diventate 115 le città italiane aderenti al programma di "100 piazze per il clima", dove il prossimo 12 dicembre, in coincidenza con il summit di Copenhagen, le associazioni aderenti alla coalizione nazionale "In marcia per il clima" , tra cui la FIAB, organizzano eventi di sensibilizzazione e a sostegno della raccolta di firme per "Fermare la febbre del pianeta" accessibile tramite l'home age del sito www.fiab-onlus.it

Scritto da Sandro Zedda in data 9 dicembre 2009 alle 16:45
Come mai non sono stati consultati tutti quelli che hanno sostenuto la mozione Bersani?Per la scelta del segretario territoriale, alla vigilia delle regionali sarebbe stato importante che non ci fossero stati degli esclusi.Io sono la prova che ciò non è vero:imitando i modi berlusconiani si sono consultati solo "gli unti del signore".Farà piacere a Bersani sapere quanto è avvenuto fino ad ora a Forlì? Giliana Mercatali

Scritto da giliana mercatali in data 3 dicembre 2009 alle 8:00
Sul congresso del PD.
Per evitare inutili spargimenti di sangue, sarebbero opportuni alcuni chiarimenti sulle consultazione della mozione Bersani. Visto che la notizia è giunta, non si sa come alla stampa, e si è parlato di risultati credo serva mettere i puntini sulle i.
Da quello che ho capito, e sono tra quelli consultati, quello che si cercava era un profilo di candidato. I nomi erano un plus, e peraltro potevano essere espresse due indicazioni, insieme ad eventuali osservazioni. Ora, il divario tra i più gettonati è stato di una ventina di voti ma la metodica di raccolta dei consensi è stata piuttosto variegata e disomogenea. Trasformare in una presunta primaria una consultazione in cui su 500 votanti oltre 100 sono del circolo di uno dei candidati che ha avuto più consensi (quello della cervese) e in cui ogni circolo ha usato metodiche leggermente diverse sulla raccolta delle schede mi sembra una deriva pericolosa. Oltretutto qualcuno delle altre mozioni potrebbe fraintendere una volontà di ricerca progettuale sulla figura del segretario con il tentativo di imporre, in maniera improvvida, forzature sui nomi.
Stiamo ai fatti. La domanda che ci si deve porre è quale sia la figura che può sostenere il peso, non facile, di una segreteria, che sembra il seggio periglioso della tavola rotonda, se sia più opportuno un esperto nocchiero o una giovane promessa.
Fermo restando i criteri che ognuno di noi ha espresso, sono sempre convinto che l'esperienza abbia un peso importante nella gestione di una crisi. E ritrovare l'unità nel partito forlivese è impresa degna della ricerca del Graal.
Cosa dire a questo punto? Le strade sono due, giungere ad una candidatura condivisa, che avrà senso solo se sarà di alto spessore politico e di grande esperienza oppure addivenire a un confronto programmatico tra i candidati che sceglieranno di correre chiarendo alla base del partito quale siano le idee e il percorso che intendono proporre. Perchè mai come ora il PD forlivese non può permettersi l'ennesimo balzo nel vuoto.
Lodovico Zanetti

Scritto da vico zanetti in data 2 dicembre 2009 alle 12:57
Vorrei sapere
1 se questo è il solo mezzo informatico per comunicare con il Territoriale o se è solo un blog di... decantazione!!!
2 credo che lunedì 30 ci sia stata una riunione del Territoriale. Uso la formula dubitativa perchè è un oggetto misterioso...
3 come iscritto ho qualche speranza di sapere tempi, modalità ecc ecc di fattibilità del congresso o dovrò aspettare l'ennesimo articolo, magari sul Corriere di Romagna?
O dovrò attendere la solita riunione del Circolo.
Però credo che il problema sia da affrontare -SIGNORI DEL TERRITORIALE- per comunicare con gli iscritti che NON frequentano i Circoli o i ristretti gruppi. NON è possibile che nel sito, alla voce appuntamenti di Dicembre ci sia il vuoto, oppure che le aree tematiche riportino un logo per significare in costruzione e la data del 3 marzo 2009!!!
Fatevi vivi.....
Adalberto Erani

Scritto da Adalberto Erani in data 1 dicembre 2009 alle 16:38
Dopo le primarie che hanno visto vincere Bersani e Bonacini (autocandidati così come Franceschini-Bastico e Marino-Casadei) è difficile per me comprendere come ci si riesca ancora a candidare qualcuno senza dirlo apertamente. Non capisco perché chi vuole candidarsi oggi alla Segreteria territoriale non alzi la mano e si faccia avanti senza remore, senza falsa modestia, senza retorica d'altri tempi. Tutti i candidati potrebbero farlo. Anch'io potrei farlo. Penso che potrei candidarmi per alcuni motivi importanti, soprattutto oggi a 38 anni, sposato con un figlio. Sì, potrei candidarmi perché sono un giovane con esperienza. Potrei candidarmi perché la prima volta che ho votato è stato l'anno dopo la caduta del muro di Berlino (1990), perché conosco ma non ho partecipato alle forti contrapposizioni ideologiche del '900. Potrei candidarmi perché ho vissuto le estati della mia infanzia a guardare mia nonna che preparava i cappelletti per la Festa dell'Unità e mio nonno che costruiva Case del Popolo e luoghi di cultura del Partito Comunista. Perché finora ho vissuto tutta la mia carriera lavorativa all'interno di imprese sociali che trovano i loro fondatori in persone sempre in prima linea per sostenere i diritti dei più deboli, degli emarginati, degli ultimi. Potrei candidarmi perché ancora penso che la giustizia sociale e l'equità siano principi fondanti della mia comunità e solo tutelando e promuovendo queste idee nel fare quotidiano si riesce a mantenerle dense di significato e al centro del nostro vivere. Potrei farlo perché credo che chi dissente ha sempre qualcosa da insegnare, da raccontare, soprattutto dopo una competizione chiara e aperta. Potrei candidarmi perché Pierluigi Bersani è il nostro Segretario. Potrei farlo per tante altri buoni motivi, ma soprattutto penso che potrei candidarmi a Segretario perché sono convinto che una buona Amministrazione, grande o piccola che sia, ha bisogno di un buon partito, e il Partito Democratico che vogliamo a sostegno dei nostri Sindaci ha bisogno che i giovani con esperienza si assumano la responsabilità di governare il futuro.

Scritto da Gian Matteo Montanari in data 30 novembre 2009 alle 17:50
Stupisce l'articolo di oggi sul corriere che riporta il risultato della consultazione fatta all'interno della mozione Bersani!
Tutte le informazioni riservate evidentemente lo sono solo per chi rispetta le regole, un pò come quelli che le consultazioni le hanno fatte davvero in bianco, senza indurre le persone a fare un nome, e solo rivolgendosi agli iscritti dei comitati bersani, mentre qualcuno si dimostrava più furbo e acuto di loro.

Allora per onor di cronaca, si dovrebbe dirla tutta su come sono andate queste consultazioni, senza limitarsi a un articolo in cui si dice "di maio in testa, enfant prodige" e quindi informare gli iscritti ed elettori suu come sia stato possibile che un emerito sconosciuto nel partito sia riuscito a prendere così tante indicazioni, senza l'aiutino...o la manina...di qualcuno che ha fatto girare il suo nome per farlo emergere a scapito di una persona piu esperta e conosciuta.

E bisognerebbe dirlo che un centinaio (su 238) di quelli che hanno fatto il nome del ragazzo d'oro del pd vengono tutti dal suo stesso circolo (alla faccia della rappresentanza territoriale).

E bisognerebbe dire altro...ma mi fermo...perchè è già tanto se mi pubblicate questo.

Vi saluto...amici.

Scritto da Tiziano Rame in data 27 novembre 2009 alle 2:22
100 PIAZZE PER IL CLIMA, ADRISCE ANCHE LA FIAB
12 DICEMBRE 2009 MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA

DA' UN TAGLIO ALLE EMISSIONI: PIU' INVESTIMENTI PER LA CICLABILITA' URBANA E
PER L'INTERMOBILITA' BICI E TRENO



Anche la FIAB aderisce alla coalizione nazionale "In marcia per il clima" che, in occasione del summit di Copenaghen dal 7 al 12 dicembre prossimi, lancia l'appello "Fermiamo la febbre del pianeta". Più di 15milioni di persone chiedono al governo italiano impegni precisi per ridurre le emissioni di Co2. Firma anche tu la petizone online su www.100piazze.it .

È tempo di agire. Tutti possono fare qualcosa, rivedendo i propri stili di vita. Come? "Per esempio - spiega Antonio Dalla Venezia, presidente nazionale FIAB - non acquistando i SUV (a cosa servono in città?) oppure lasciando parcheggiata l'auto sotto casa per andare in ufficio in bicicletta specie se si abita in una città pianeggiante e se il luogo di lavoro dista 3-5 Km dall'abitazione. Oppure chiedendo alle scuole e all'Amministrazione comunale di organizzare i "bicibus" e collaborando per accompagnare a turno i propri figli e quegli degli altri in bicicletta, invece che in auto. Oppure, ancora, usando la formula treno+bici per spostarsi ogni giorno nei tragitti pendolari o il fine settimana per escursioni e gite, chiedendo a Trenitalia di organizzarsi meglio per favorire - e non scoraggiare - il trasporto integrato bici e treno, e alle Regioni - sull'esempio positivo di Puglia, Campania e Marche - di introdurre il trasporto gratuito della bici al seguito, facendo rientra
re gli oneri tra i costi dei contratti di servizio sottoscritti con le Amministrazioni regionali, in sede di rinnovo".

Il 12 dicembre, in coincidenza con il Summit internazionale ONU sul clima che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenhagen, le oltre 50 associazioni di "In marcia per il clima", organizzeranno dibattiti, spettacoli, manifestazioni in bicicletta, proiezioni di film e documentari sull'ambiente, mostre tematiche e incontri gastronomici, per sensibilizzare i cittadini sul tema della lotta ai cambiamenti climatici. Anche la FIAB con le proprie associazioni locali, organizza iniziative a favore della mobilità sostenibile e non motorizzata.

Sottoscrivendo la petizione online (www.100piazze.it) si chiede al Governo Italiano di promuovere un'iniziativa politica forte a Copenaghen che porti ad un accordo mondiale equo, solidale e vincolante per la riduzione dei gas serra e quindi di intraprendere iniziative precise e concrete nel nostro Paese per eliminare gli sprechi e migliorare l'efficienza energetica; ridurre i consumi legati ai trasporti favorendo la mobilità sostenibile, promuovere le rinnovabili e adoperarsi per fermare la deforestazione e le emissioni associate a livello globale entro il 2020 e nelle aree critiche entro il 2015.

Il clima sta cambiando, qui e ora. Aumentano i temporali violenti, le frane, le alluvioni, le ondate di calore, la diffusione di malattie cui non eravamo abituati, lo scioglimento dei ghiacciai che alza il livello dei mari, la desertificazione di zone sempre più vaste della Terra.

Tutti gli italiani responsabile e consapevoli sono invitati a partecipare alle inziative organizzate nelle rispettive città. Tramite il sito www.100piazze.it sarà possibile conoscere dove e cosa sarà organizzato il 12 dicembre.

Scritto da Sandro zedda in data 26 novembre 2009 alle 21:48
Leggo la precisazione dell'assessore all'ambiente sull'albero di natale.Seguendo l'etica cristiana sostiene che il risparmio di 18000 euro verrà destinato alle famiglie in difficoltà.Per sottolineare ancora di più la sobrietà e il rispetto per chi è in difficolta economica sarebbe opportuno che la giunta e il sindaco, gabinetto compreso rinunciassero all'indennità del mese di dicembre per darlo ai più bisognosi.Così si potrebbe veramente dire che il comune di Forlì è un comune virtuoso, al servizio della comunità, che non vive di politica.

Scritto da giliana mercatali in data 25 novembre 2009 alle 8:52
Il caffè!!
Sarei stato zitto, ma dopo l'ennesima e pessima figura della mia Inter in Champions League, non riesco a trattenere la mia rabbia. Avevo finalmente costruito tutto così bene. La prima sera , a Bussecchio, con un intervento sofferto, avevo invitato il partito ad esprimere unitarietà intorno al nome di un candidato a segretario, sapendo perfettamente che questo invito , se raccolto, avrebbe generato almento altri 28 incontri con la generazione di almeno 8 commissioni di scrutatori ognuna delle quali si sarebbe dovuta riunire almeno 2 volte per eleggere presidente e segretario prima di sondare quei 3 veri elettori che rimanevano senza cariche o interessi. Con tante riunioni Zanotti avrebbe tagliato il traguardo dei 235.000 interventi in riunioni ufficiali senza contare le amichevoli. Ma intanto l'obiettivo mi sembrava raggiunto: La Tiziana aveva promesso che al prossimo incontro avrebbe preso un caffè con me!!! Alcuni mi avevano avvertito: guarda che se scoprono che hai degli interessi particolari si ipotecano la casa 6 volte prima di concederti un minimo spazio. Ribattevo che io desideravo solamente prendere un caffè con la Tiziana. Me lo aveva promesso e ci tenevo sinceramente. Poi la serata successiva, casualmente scopro che la seconda prevista riunione non si teneva più , ma non ricevevo nessun SMS di avviso. Iniziavo a preoccuparmi che le mie intenzioni fossero state scoperte. Così, diligentemente , mi sono recato ad esprimere la mia opinione (voto?!) per l'elezione del nuovo segretario e coerentemente indicavo l'Arianna Bocchini come mia preferita. Quando si infilano ... uno dice il destino ... anche questa sembra che mi sia andata buca. Non faccio in tempo a simpatizzare per qualcuno che mi sembra serio, competente capace e reale espressione della politica democratica della mia città che trovano subito uno da contrapporgli. Chiedo: Chi è? Non lo conosci, mi rispondono, ma e nuovo ( un altro...) ed è in gamba .... fidati. Come fidati? ... E tutti gli incontri, gli approfondimenti ... ? Non ti preoccupare ... vuolsi così cola dove si puote ....
Non vale fare così, il mio circolo è sparito ( fisicamente sparito!!) e non so dove è finita la mia segretaria col suo manipolo di fedelissimi; punto su un candidato sindaco con esperienza e competenza, convinto che la Masini avrebbe vinto con una gamba sola e se non sto attento, impegnandomi, mi ritrovo sindaco Rondoni; penso che con l'occasione dell'elezione del segretario del PD si torni a fare politica sul serio cioè con poche regole chiare, disciplina e coerenza ed eccoti un "nuovo" che spunta proprio dentro la tana dei lupi che digrignando i denti e affidandolo per le prime cure al gatto e alla volpe, mi fanno capire che è meglio stare lontano da certe gabbie. Comunque ho famiglia a cui pensare, mia figlia sta leggendo questo post e anche lei pensa di avere un padre a cui pensare, quindi, ve lo giuro, vale anche per il futuro, io , ho partecipato e per quanto ho potuto ho lottato, perchè, in fondo, volevo solo prendere un caffè con la Tiziana!!!

Scritto da Giovanni Puggioni in data 24 novembre 2009 alle 23:37
Giusto per cambiare stiamo attraversando un momento particolarmente delicato. Entro breve tempo, non importa se il 20 dicembre o il 10 gennaio, sceglieremo la guida del partito. Entro un mese dovremmo stabilire quale sarà il gruppo dirigente che si assumerà l'onere (al momento intravedo solo sudore) di costruire il PD del territorio forlivese. Oggi però sento forte l'avvilimento di vedere una politica che è fatta solo di personalismi, di piccoli gruppi, di interessi contrapposti e in continuo conflitto. Mi verrebbe da dire cambiare tutto per non modificare nulla. Quello che mi sembra di vedere è una forte difficoltà a ricordarsi che l'interesse di ciascuno passa obbligatoriamente per l'interesse di tutti. Che fino a ieri abbiamo costruito le società di mutuo soccorso, le cooperative di consumo prima e di produzione poi per arrivare alla cooperazione sociale, le piccole ditte artigiane, le attività commerciali gestite da famiglie, il sistema sanitario nazionale, gli asili, le case di riposo, i centri sociali e quant'altro utile a promuovere il bene comune sapendo che un'economia florida si sviluppa solo in un ambiente coeso socialmente e dove il benessere è diffuso. Oggi non capisco se ce lo siamo dimenticato, se l'alta percentuale di popolazione anziana produce una sorta di amnesia di comunità oppure se pensiamo di fare altrimenti. Comunque sia non può esistere alternativa, almeno ad oggi non vi è altro modo per stare assieme e vivere ognuno le proprie gioie. Penso sia necessario quindi un grande patto che coinvolga tutti, non uno di meno. Un patto tra gruppi e generazioni per costruire una comunità pronta ad affrontare le sfide che oggi impediscono a molti di vivere in tranquillità e solidarietà. Un patto che ci porti ad avere una segreteria determinata nel promuovere il futuro che mai come in questi tempi ci incupisce. Gian Matteo Montanari

Scritto da Gian Matteo Montanari in data 24 novembre 2009 alle 16:33
Ho appreso che quest'anno in piazza Saffi non si farà l'albero di Natale, ubbidendo così a una richiesta della consigliera new age Pirini.A nessuno è venuto in mente che gli alberi di Natale potrebbero anche essere "finti"e che magari potrebbero essere costruiti da studenti e che tramite un concorso comunale si potrebbe premiare il più bello?Non si possono eliminare tutti i simboli, su questa strada si perde l'identità con le conseguenze nefaste che sono sotto gli occhi di tutti.

Scritto da giliana mercatali in data 24 novembre 2009 alle 8:34
Per essere corretti: non lo "ha detto il segretario", ma i Giovani Democratici, tutti insieme, con una decisione condivisa. poi i giornali l'hanno capita un po' diversamente.

Dario Gaspari

Scritto da Dario Gaspari in data 23 novembre 2009 alle 14:19
Caro Massimo

Come insegnante dovresti saperlo questo: il problema della scuola non è il crocifisso o meno, come cerca di imporci la destra, ma la situazione drammatica delle strutture, le riforme che non sono altro che tagli e una sempre maggiore diminuzione delle risorse. Concentriamoci sui problemi concreti della scuola, e non seguiamo ogni pretesto che cercano di farci seguire. Lo ha detto bene il Segretario dei GD di Forli Dario Gaspari, ti invito a leggerti il suo comunicato su RomagnaOggi. Poi non posso che commentare questa tua parte:

" 2) quando una ampia fetta della società civile, un grande numero di intellettuali, di giuristi, di storici aderisce al NO-B day, riesce solo a fare l'altezzoso e dire che "il pd le manifestazioni se le fa da solo" perdendo l'occasione di avvicinarsi alla base, ai cittadini che sperano ancora di vedere un pd da opposizione -anche in piazza- e non solo "chiacchiere e distintivo"."

Sinceramente la base vorrebbe capire perchè per 2 anni non abbiamo parlato di crisi, del lavoro che manca, dei giovani senza speranze per il futuro, e non dei problemi personali del Premier, che dici? A me interessa dei miei familiari in cassa integrazione, del fatto che non si riesce a trovare un lavoro per un giovane, non delle manifestazioni di Di Pietro. Sinceramente neanche io ci sarò, perchè credo che il PD si debba occupare dei problemi concreti del paese, della base. Se la gente non vedrà una alternativa chi pensi che voterà? Se non dimostriamo di avere proposte sensate per il futuro e di avere le capacità per poter governare, mi spieghi cosa ci facciamo all' opposizione? Non voglio rimanerci a vita. Il metodo per vincere le elezioni è quello di dimostrare di essere un alternativa valida per il paese, non quelli di urlare, insultare il Presidente della Repubblica, dici? E poi Bersani non ha detto che le manifestazioni le facciamo da soli, rileggiti meglio le sue dichiarazioni, grazie

Nota personale: I 4 milioni non mi sembra che li abbiamo persi con Bersani ma con un altro Segretario, con il quale non abbiamo mai aderito a una manifestazione dei lavoratori, degli studenti, della NOSTRA VERA BASE. Ho sbagliato per caso?


Stefano Migliavacchi

Ex-Moralizzatore del PD Nazionale - Moralizzatore PD Territoriale Forlì

Scritto da Stefano Migliavacchi in data 19 novembre 2009 alle 23:18
@ Massimo Della Valle
"Qualunque cosa dica quello che non ho votato alle primarie è sbagliato" è la nuova sindrome che colpisce gli iscritti del PD.
Colpisce gli iscritti ma danneggia segretari, sindaci, eletti in genere.
Venendo dall'esperienza veltroniana già un ni mi sembrerebbe un grosso passo avanti, rispetto al vuoto assoluto.
Ma veniamo agli appunti: la posizione del segretario sul crocefisso è largamente condivisa dalla gran parte del partito, escluso i cattolici binettocarrista (da Carra) che metterebbero i crocefissi ovunque. Pur non concordando credo che si debba apprezzarne la concisa chiarezza e la capacità di sintesi. (le mie posizioni espresse + sotto hanno riscosso poco successo, anche tra i presunti iperlaici che hanno sostenuto Marino, tranne rare eccezioni).

Sul secondo punto mi sembra una posizione chiara e del tutto legittima, tutt'altro che altezzosa, e rientra nell'ambito delle prerogative del segretario, che peraltro non mi sembra ostativa a una partecipazione personale degli iscritti.
Vista la tendenza a usare il mezzo mediatico da parte della destra alla prima "bandiera bruciata da un utile idiota" i titoli dei TG sarebbero il PD in piazza brucia le bandiere.... possiamo permettercelo?

Un ultimo appunto, da cinefilo. La battuta "tutta chiacchiere e distintivo" la rivolge Al Capone ad Eliot Ness , nel film Gli intoccabili, di Brian De Palma. Vista la fine di Al mi auguro che Bersani sia tutto chiacchiere e distintivo come chi fece andare in galera il boss di chicago che tanto mi ricorda certi politici del nostro bel paese

Vico Zanetti

Scritto da vico zanetti in data 19 novembre 2009 alle 19:13
I PRIMI NI' DI BERSANI
1) quando la corte europea dei diritti dell'uomo afferma che l'esposizione del crocefisso in classe viola il principio di libertà di pensiero, di coscienza e di religione, Bersani non riesce a dire altro che "essendo tradizione antica quella del crocifisso, non può essere offensiva per nessuno" dimostrando a) di non aver letto la sentenza, nella quale non si parla di offese ma di diritti lesi; b) di perdere l'occasione di passare dalle parole sul valore della laicità espresse durante la -fine- della campagna per le primarie ai fatti di una scelta coraggiosa e coerente.
2) quando una ampia fetta della società civile, un grande numero di intellettuali, di giuristi, di storici aderisce al NO-B day, riesce solo a fare l'altezzoso e dire che "il pd le manifestazioni se le fa da solo" perdendo l'occasione di avvicinarsi alla base, ai cittadini che sperano ancora di vedere un pd da opposizione -anche in piazza- e non solo "chiacchiere e distintivo".
Così i 4 milioni di voti persi non si recuperano.
Dellavalle

Scritto da Massimo Dellavalle in data 18 novembre 2009 alle 22:07
FACCE DI BRONZO
Una di quelle sere in cui sei stanchissimo, ma più cerchi sollievo al mal di testa, meno riesci ad iniziare a riposare. Decido di provare con Vespa-valium, ma giro il canale proprio mentre chiedono all'"ON". Cosentino se minimamente pensa di dimettersi dopo la richiesta di arresto avanzata dalla magistratura nei suoi confronti. Tragicamente in linea con i dettami berlusconiani la sua risposta è assolutamente NO. Una mazzata di qualche tonnellata si abbatte nuovamente sulle fondamenta della Costituzione. Timidamente, mi aspettavo una recita migliore, l'ex magistrato De Magistris tenta di giustificare l'azione della Magistratura .... senza minimamente preoccuparsi di far capire agli italiani il concetto dell'obbligatorietà dell'azione penale e per quali reati ( tra cui l'associazione a delinquere di stampo camorristico) non si prevedono azioni di garanzia obbligatorie quali l'avviso di garanzia... Ma lui il suo obiettivo lo ha già raggiunto, una bella poltroncina da parlamentare europeo ... in certe situazioni è meglio non addentrarsi .. ci si potrebbe fare qulche nemico occulto ... di quelli che ti stroncano la carriera con un paio di trans, un video e magari qualche carabiniere compiacente. Meglio lasciare dire qualche cosa di interessante a Tabacci che se non altro raccoglieva la mia simpatia perchè polemizzava con Cicchitto e mi bastava questo. Decido di andare a provare a dormire... pensavo che in quel momento il MIO Sindaco avrebbe sicuramente risposto dal palco offertogli dalla Sua Forlì agli attacchi alla democrazia ed alla libertà rappresentati nella nostra città da Rondoni e seguaci. Stamane quindi, speranzoso di constatare un Balzani arrabbiato e guerrigliero, mi ritrovo i giornali pieni del parcheggio di Via dei Gerolimini contorniati da qualche timida paura per il futuro del nostro polo universitario in mano alla Gelmini. Di attacchi all'opposizione non c'è traccia... di inviti ad un incontro al rondo point per parlare dei continui tentativi di distruggere lo stato da parte di Berlusconi, neppure. Tanto meno si parla di lavoro e di crisi sociale, di morti sul lavoro o di pensioni, o di cassaintegrati. Mi riprende il mal di testa se penso a quanto ci sarà da fare per rimettere insieme i cocci di questo paese, compito che la storia assegna alla brava gente, alla gente di sinistra che, rimandando il problema del Crocefisso a data da destinarsi, smette, di candidarsi a continue sedute psicoterapeutiche , indicando una strada, faticosa quanto si vuole, che sarà percorsa da, pochi o molti che siano, coloro che non ci stanno più, coloro che non hanno la faccia di bronzo.

Giovanni Puggioni

Scritto da Giovanni Puggioni in data 17 novembre 2009 alle 12:49
Sul crocefisso e sulla laicità, appesa ad un filo.

Ho appreso, con molto stupore, durante l'ultimo congresso che tutto il PD è laico. Tutte le mozioni, infatti, ponevano l'accento, sulla loro laicità. Ma dopo una stagione primavera estate in cui andava di moda il laico, temo che l'autunno inverno lasci il posto a un look un pò curiale. Da questo prendo spunto per alcune note sulla laicità del mio partito:

Il PD rispetta le sentenze dei giudici, le discute ma le applica. Già questo dovrebbe chiudere l'argomento sulla presenza dei crocefissi tra gli arredi scolastici. Invece si è scatenato un putiferio da parte della componente cattolica, che pur di dimostrarsi più realista del re, fa sfigurare le gerarchie ecclesiastiche, nella difesa di un simbolo secondo loro condiviso. ( contraddizione di termine evidente, se è condiviso perché tanta parta dell'opinione pubblica lo contesta?, nei vari sondaggi un 15-25% degli italiani è contrario all'affissione e su Repubblica si passa il 50%).Siamo arrivati al punto in cui il presidente della provincia citando Messori, propone il crocifisso come simbolo di libertà e di laicità. Galileo, Ipazia, Campanella e Bruno concorderanno con lui, assieme ai genitori di Mortara, il bambino ebreo rapito da Pio IX perché battezzato clandestinamente da una governante.
Ma in fondo capisco la posizione dei cattolici, in costante crisi di vocazione, con solo il 30% di praticanti nel nostro paese, alla ricerca di una identità perduta, dove molto spesso sono i sepolcri imbiancati a farla da padroni. Tuttavia gli stessi cattolici dovrebbero plaudire alla sentenza europea perché l'imposizione di un valore come quello di una fede , spacciato come simbolo di laicità (nella sentenza del tribunale italiano) è svilente e dare un concetto di una tradizione al Cristo, alla fine ne fa perdere il significato della religioso , chiudendolo in un limbo in cui non è ne arte ne parte.


Mi turba molto di più la posizione di chi, all'interno del partito, pur definendosi laico, e magari agnostico ed ateo, ritiene il problema non rilevante, o addiritura è per il mantenimento dello status quo, arrivando a definire integralista, chi invece di imporre un simbolo di parte, vuole che lo stato rimarchi il suo essere super-partes rispetto alla fede.
Le giustificazioni addotte rasentano il paradosso, passando dalla perdita delle radici culturali dell'occidente, come se non fosse evidente che la cultura perdente oggi è quella islamica che, guarda caso, reagisce alla secolarizzazione esattamente come la chiesa cattolica, divenendo integralista, alla legittimazione degli insulti alla bandiera o al rifiuto del ricordo della resistenza da parte di Lega e della destra.
Merita una risposta più approfondita, quest'ultima obbiezione. Noi laici abbiamo il massimo rispetto del crocefisso, non lo bruciamo, come è stato fatto con il tricolore. Riconduciamo il simbolo al posto che deve avere, nella sfera personale. Il concetto di stato esula, invece dalla sfera personale.
E' di tutta evidenza che lo stato è legittimato ad essere sé stesso, e a rappresentare la propria storia.
Purtroppo, ancora una volta, parte della delegittimazione di questo concetto ricade su quella parte della sinistra che ha accettato che si parlasse di giornata delle foibe, dimenticando le stragi italiane in Jugoslavia, o peggio, chi ha detto che i morti sono tutti uguali.
I morti meritano tutti pietà, ma c'era chi è morta per una causa giusta e chi no.

Ma tornando al crocefisso, a chi mi dice che non è un tema rilevante per definire la laicità del partito, rispondo semplicemente con un d'accordo, ma sui temi veri, quelli importanti, che riguardano la vita e la morte di ciascuno di noi, quando iniziamo a parlare?
C'è sempre qualcosa di più importante, quando non si vuole parlare

Mettiamoli sul tappeto subito, perchèsono :
- difesa della 194, integrata dal diritto all'uso della RU 486
- abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita
- unione civili
- testamento biologico, fine vita, con una seria riflessione sull'eutanasia
- revisione sugli assurdi tempi di divorzio
- rispetto del dettato costituzionale sulla scuola privata
- analisi approfondita sull'ora di religione
- una corrretta politica sanitaria sul parto e sulla terapia del dolore
- parificazione delle religioni alle associazioni in tema di ICI tassazione e quant'altro
- fine del trasferimento di parte dei canoni di urbanizzazione alle religioni
- realizzazione di spazi di commiato nelle strutturi funebri ,incentivazione alla creazione di strutture laiche di sostegno ai malati


Mi piacerebbe vedere il mio partito muoversi su queste tematiche, senza il terrore di perdere il voto dei cattolici. Perché i cattolici veri, quelli laici, non possono che essere dalla parte della ragione e delle libertà di tutti, leggiamoci quel che diceva don Milani, e quello che dice, oggi don Farinella.
La fine della politica del cerchiobottismo nel PD sulla laicità riporterà al nostro partito quelli che ancora credono che la politica non sia la disperata ricerca di un unanimismo insapore, ma sia il coraggio di avere idee, anche scomode. Ci si ricordi che questo è il paese che votò contro l'abrograzione della legge sul divorzio e su quella dell'aborto.

Scritto da vico zanetti in data 9 novembre 2009 alle 22:39
In risposta a Mitchell Poletti. Bravo, sei una tra le tante voci di non forlivesi che apprezza questa città che nonostante tutto è accogliente, cordiale, mantiene delle aree verdi, vivibile...senza troppe pretese. E quest'ultimo punto per molti è un danno. Tanti forlivesi vorrebbero questa città più concorrenziale, più evoluta, ma essere perfetti a volte è solo un apparenza che trae in inganno. Io sono forlivese di nascita e apprezzo la mia città, non la cambierei con altre. La si può valorizzare con opere, strade o rotonde in punti giusti però...ma il succo è che buona parte dei forlivesi continueranno a snobbare questa città perchè questo rappresenta un terreno fertile per un eventuale scontro politico o soltanto una mania assurda nel guardare fuori dal proprio circondario e scoprire che tutto è migliore. Educhiamoci ad apprezzare la nostra città...solo così possiamo dare una svolta e possiamo sentirci veramente parte di un comune valore. Ripeto: complimenti per le belle parole.

Scritto da Roberto Turrinunti in data 9 novembre 2009 alle 17:19
Ho letto con attenzione l'ultimo Punto G.ira, che ho trovato molto interessante. Ci ho pensato su e sapete cosa vi dico? Che non riesco sinceramente a capire come possa essere possibilie lamentarsi di una città come Forlì!
Sono arrivato qui da due mesi o poco più e ho trovato un posto pieno di possibilità. C'è una piazza enorme dove ho visto fiere, tornei di racchettoni, gruppi musicali cantare, oltre alla presenza di bar, negozi che la riempono e la rendono piacevole da girare. A pochi metri trovi un'altra piazza con un ristorante che d'estate ti offre tavoli all'aperto, mentre mangi puoi sentire dell'altra musica e a distanza di dieci passi hai un locale dove puoi passare la serata e divertirti senza fare i chilometri. Scusate, ma dove succede questo se non in una località di mare nel bel mezzo di agosto?

E' vero, a Forlì non ci sono nè un ipermercato, nè una multisala, è vero: ma al giorno d'oggi quanto ci vuole a prendere la macchina ed arrivare a Forlimpopoli? Ho sentito qualcuno lamentarsi del parco urbano, "poco utilizzato e poco rinnovato". Eppure bastano pochi passi per sentirsi fuori dalla città e rilassarsi all'aria aperta: quale città da centomila abitanti può vantare di avere un parco come questo? Ho giocato in diversi posti e non ho visto nulla del genere in giro...

Posso passare poi ad alcuni esempi che sono più vicini alla mia realtà. La principale squadra di pallacanestro di Forlì, si allena al Villa Romiti, un impianto comunale. Ebbene, scopro che proprio in quel palasport ci sono scuole che fanno educazione fisica. Sappiatelo: è un lusso. Vengo da Milano e io le mie ore di "ginnastica" le ho fatte in degli stanzoni adattati a palestre, dove non esisteva una palla per giocare. L'estate scorsa noi della FulgorLibertas durante la preparazione atletica andavamo a correre al Buscherini, un altro parco che offre tantissime possibilità di fare sport all'aperto, e vicino al centro della città. Ma dove lo trovi questo?

Poi ci sono le persone. A Forlì sono cordiali quando vai in giro e hai bisogno di indicazioni o quando vai nei piccoli supermercati. Le persone ti salutano e anche questa, ve lo garantisco, non è una cosa comune. In questa città ci sono una squadra di pallavolo maschile di A1, due di pallavolo femminile rispettivamente in A2 e B1, una di pallacanestro maschile in B1 e una di pallacanestro femminile sempre in B1. Tutto questo non vi basta a farvi sentire forlivesi e ad appasionarvi?

Perchè andare sempre a cercare il meglio intorno, quando il meglio lo si può avere qui? Basta solo un po' più di passione... Noi intanto proviamo a continuare a vincere. E vedremo se qualcosa cambierà...

Mitchell Poletti
Giocatore FulgorLibertas Forlì


Scritto da Andrea Canali in data 4 novembre 2009 alle 10:46

"UN PARTITO DA COMBATTIMENTO"
Giovani Under 30 Forlivesi per Bersani e Bonaccini.

CHI SIAMO:

Siamo ragazze e ragazzi che studiano nelle scuole e nelle università, o che sono appena entrati nel mondo del lavoro. Alcuni di noi sono anche amministratori locali del Partito Democratico.
Siamo tutti accomunati dalla passione per la BUONA politica; rigettiamo la retorica populista dei "sì" e dei "no" a prescindere e l'antipolitica.
Siamo interessati a ciò che accade nel nostro Paese, nella sua quotidianità e vogliamo essere i creatori del nostro futuro, dare rappresentazione e rappresentanza ad una generazione che non si accontenta di sopravvivere nel presente ma che vuole costruire, mettendoci la faccia e le proprie competenze, un Paese ed una Società migliori in cui vivere domani.

Il 25 Ottobre saremo tutti chiamati a scegliere il Segretario Nazionale e quello Regionale del Partito Democratico, l'unica forza politica che in questo momento può essere in grado di fare risorgere, con senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni, un Paese in piena crisi economica e culturale.

Nei congressi di circolo a larga maggioranza (oltre il 55% dei voti) gli iscritti hanno individuato in Pier Luigi Bersani il segretario migliore per questo Partito.
E' con le primarie, però, che si designerà definitivamente il nuovo profilo politico del PD e con esso il suo segretario.

QUALE PARTITO?

Siamo convinti che sia giunto il momento, per il Partito Democratico, di essere chiaro, di avere una linea netta, di costruire un'idea di società diversa da quella della destra xenofoba e populista che oggi ci governa.
Crediamo nella necessità di un partito di SINISTRA, una sinistra liberale, laica, solidale, che parli meno di regolamenti e persone, preoccupandosi invece di decidere da che parte stare, di portare avanti battaglie civili, sociali e culturali.
Vogliamo un Partito rinnovato che dia spazio ad una nuova classe dirigente costruendola e formandola sul territorio, senza giovanilismi di facciata.

PER QUALE PAESE?

Vogliamo una società meno immobile, che dia più certezze a chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, che abbatta le barriere professionali e dia sostegni ai giovani con un lavoro precario, o cassintegrati, così come a quelli che, laureati, sono costretti ad andare all'estero per vedere riconosciute le proprie abilità.
Vogliamo che i servizi di base,soprattutto la sanità, restino pubblici, universali ed accessibili a tutti, così come l'istruzione, che va riformata e finanziata perché da essa dipende il futuro della nostra società.

PER TUTTO QUESTO SCEGLIAMO BERSANI E BONACCINI.

PierLuigi è stato un grande amministratore locale e nazionale, sempre vicino alla parte produttiva del Paese, sempre schierato dalla parte dei più deboli e degli onesti.
Con lui e con il Governo Prodi il nostro Paese aveva conosciuto la grande stagione delle Liberalizzazioni e della lotta all'evasione fiscale, che oggi il Governo Berlusconi sta demolendo facendo venire meno opportunità e vantaggi per i cittadini insieme a migliaia di posti di lavoro e quindi di buste paga.

Con Stefano il Partito Democratico di Modena, di cui attualmente è segretario provinciale, ha dato inizio ad una grande operazione di ricambio della classe dirigente, in favore di giovani capaci e presenti sul territorio, da mettere alla prova in ruoli di responsabilità di primo piano nel partito e nelle istituzioni.

Con Pier Luigi Bersani e Stefano Bonaccini crediamo che il PD regionale e nazionale possa tornare a radicarsi tra la gente, ad ascoltare, a dare risposte concrete ai problemi REALI dei nostri concittadini.

Alla Convenzione nazionale del 10 Ottobre, Bersani rivolgendosi ai giovani ha detto: "cambiateci in meglio e combattete con noi!".

Noi ci siamo.
Non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno, aiuteremo il Partito Democratico, con le nostre idee, per il futuro di tutti.

Per Bersani, per Bonaccini, per il Partito Democratico, per l'Italia.

Il 25 Ottobre votiamo e chiediamo di votare Pier Luigi Bersani e Stefano Bonaccini alle primarie PD.

Primi Firmatari:

Dario Gaspari - 20 anni - studente - Consigliere Circoscrizione 3 Forlì
Gessica Allegni - 26 anni - studentessa universitaria - Consigliere Provinciale FC
Andrea Canali - 19 anni - studente universitario - Consigliere Circoscrizione 1 Forlì
Elisa Deo - 27 anni - Sindaco di Galeata
Jennifer Ruffilli - 25 anni -laureata - Presidente di Circoscrizione
Riccardo Zanoni - 25 anni - lavoratore - Consigliere Circoscrizione 3 Forlì
Silvia Godoli -30 anni -lavoratrice - Consigliere Circoscrizione 3 Forlì
Luca Caldi - 30 anni - lavoratore - Consigliere Circoscrizione 1 Forlì
Virginia Severi - 22 anni - studentessa universitaria - Consigliere Provinciale FC
Chiara Venturi- 28 anni- Lavoratrice- Consigliere Comunale Predappio
Federico Morgagni - 16 anni - studente
Sara Orlati - 16 anni - studentessa
Gabriele Marchi - 16 anni - studente
Carmen Cilibrizzi - 23 anni - studentessa universitaria
Roberto Gori - 26 anni - laureato
Beatrice Alni - 15 anni - studentessa
Michele Lombardi - 26 anni - studente universitario
Giacomo Brasini - 16 anni - studente
Federica Pieraccini - 24 anni - studentessa universitaria
Simone Pelatti - 21 anni - studente universitario
Luca Bertani - 19 anni - studente universitario
Umberto Orlati - 28 anni - lavoratore
Gabriele Fratto - 20 anni - studente universitario

Per informazioni e adesioni al documento, ci trovi su facebook, cercando il gruppo "Forlì per Bersani Segretario"
Puoi anche scrivere a bersanisegretario.fo@gmail.com

Scritto da Gessica Allegni in data 23 ottobre 2009 alle 15:05
Innanzi tutto complimenti per il sito e per la vostra serietà. Io non ho la tessera del Pd ma credo nella missione che sta cercando di perseguire. E' un monito che ci deve incoraggiare a ragionare con quella vitalità e quello spirito forte tipico di sinistra che riesce a smuovere le coscienze ed a far sentire tutti partecipi. Lo scopo è il perseguimento di un fine comune che crei le possibilità di riprendere le redini di una situazione politica compromessa dalla crisi economica e da un Governo che sa far bene i propri ed esclusivi interessi. Vorrei poter sperare che la base c'è per poter riuscire a fare, a progredire almeno un poco per far sentire al resto dell'Europa che l'Italia ha una sua personalità, ha uno scopo definito ed è un governo democratico che sa migliorarsi con l'intervento della politica vista come punto d'incontro tra cittadini e Stato. A presto

Scritto da Roberto Turrinunti in data 23 ottobre 2009 alle 15:04
COMUNICATO GD CONTRO OMOFOBIA


In seguito ai sempre più frequenti fatti di "violenza omofoba" che si stanno susseguendo nel nostro Paese, i Giovani Democratici di Forlì intendono esprimere il proprio disprezzo e la propria indignazione verso comportamenti contrari ai principi di libertà e uguaglianza su cui si fonda il nostro sistema democratico.
Dal Gennaio 2008 al Settembre 2009, su tutto il territorio italiano sono stati denunciati 17 omicidi, 97 violenze e aggressioni, 14 estorsioni, 9 atti di bullismo e 14 atti vandalici, contro gli omosessuali. Un numero enorme, a cui bisognerebbe aggiungere il lungo elenco di violenze che non vengono denunciate.


A questi episodi intolleranti e razzisti, lo Stato e tutte le sue istituzioni devono porre un limite, promuovendo leggi/regolamenti e attività volte ad educare al rispetto delle diverse tendenze sessuali, che non rappresentano "scelte di vita" ma tratti identitari di una persona.


Intendiamo rilanciare con forza la necessità di una Legge contro l'Omofobia e, come iscritti al Partito Democratico, condannare la posizione dell' On. Binetti, secondo cui l'omosessualità sarebbe una malattia psicologica che non giustifica una legge che, oltre a tutelarli di fronte a cieche violenze razziste, riconosca pari dignità e diritti a gay e lesbiche rispetto ai cittadini eterosessuali.


Crediamo che l'amore, l'affetto tra due persone non abbiano età, sesso, religione. Ci auguriamo un giorno di poter dire di vivere in un Paese con una vera cultura democratica, un paese più libero, o semplicemente, più CIVILE.

Giovani Democratici Forli

Scritto da Andrea Canali in data 20 ottobre 2009 alle 18:37
Difendere lo Stato di diritto



La recente sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano ha acceso ampio dibattito e scontro politico. Nessuno nega alla maggioranza il diritto-dovere di produrre leggi ed esercitare il governo della cosa pubblica; la Consulta non ha respinto il Lodo, ha dichiarato incongruo lo strumento legislativo; a fronte di una legge che propone una modifica di alcune parti dell'impianto costituzionale essa indica il percorso previsto a questo titolo, maggioranza di due terzi o referendum.

In uno Stato di Diritto non basta il consenso, anche a larga maggioranza, degli elettori per decidere sulla vita o sulla morte di tutti i cittadini; alla sovranità popolare si interconnette la sovranità nazionale: da un lato le assemblee legislative e a latere gli organi di controllo, di garanzia e di tutela del cittadino nei suoi diritti costituzionali.

Nello Stato Liberal-democratico tutti gli organi dell'ordinamento sono rappresentativi e hanno la stessa legittimità delle assemblee elettive; la nostra Costituzione è anche un antidoto contro ogni forma di degenerazione autoritaria, quella che Alexis de Tocqueville chiama "dittatura della maggioranza"; in democrazia la tutela dei diritti delle minoranze viene ancor prima delle prerogative attribuite alla maggioranza.

Se si vuole migliorare lo stato di salute della Repubblica, rendere più incisiva la sovranità nazionale va potenziato il sistema di controlli incrociati, con particolare riferimento agl'enti e istituti che producono o gestiscono beni e servizi per la collettività.

Oggi operano, in alcuni casi, le così dette Authority che sono espresse dalle Regioni, dal Parlamento e dal Governo; alla luce dell'esperienza il risultato è deludente.

Lo stato delle cose richiede un sistema di controlli incrociati dotati di supporti operativi con poteri di denuncia o di segnalazione alle competenti magistrature; un sistema di controlli, quindi, svincolato dal potere esecutivo e legislativo e che abbia come obiettivo la parità dei diritti e di accesso per tutti i fruitori; i campi d'intervento si chiamano telecomunicazioni, finanza, scuola, editoria, ambiente, energia, trasporti e transazioni commerciali.

Se tutti riconoscono essere la ricerca scientifica la molla dello sviluppo, ne consegue che le Authority, dotate di adeguate strutture operative, nel corpo dello Stato di Diritto, potrebbero essere indicate dalla comunità scientifica nazionale. In questo modo si salderebbe con ancor più incisività la sovranità popolare con quella nazionale, a maggior protezione del cittadino come protagonista e arbitro, mutuando il pensiero del compianto Prof. Roberto Ruffilli.

Se è vero che per Pietro Calamandrei la Costituzione è la Carta della libertà e della dignità di ciascuno, la difesa del suo impianto normativo è fondamentale per proteggere la Repubblica da pericolosi e devastanti assalti.



Angelo Satanassi





Scritto da Angelo Satanassi in data 15 ottobre 2009 alle 12:00
Se questa è democrazia, siamo alla pari del PDL. Molto bella la chiamata dalla Segreteria di Casadei..... non sarà per caso una di forli? Si apre il toto-nomi

Ai lettori commentare la notizia

RAVENNA - I membri del comitato ravennate del Pd a sostegno di Ignazio Marino, che ieri si sono dimessi in seguito all'"imposizione delle liste dall'alto", non sono 20, come ha fatto sapere stamattina lo stesso partito, ma 80: "Io ho le firme di 61 di loro, e presto recuperero' quelle mancanti". Lo fa sapere l'ex coordinatrice del comitato, Manuela Fantinelli, che conferma quanto annunciato: "Con 80 dimessi il comitato non esiste piu'".



"Casadei (candidato mariniano alla segreteria regionale,ndr) e' un bugiardo". E il motivo della sua dimissione, precisa, "non e' il fatto che io fossi stata rimpiazzata da Marescotti: sarei stata bene felice di fare la sua seconda". Ma "la cosa piu' grave- spiega- e' che hanno cambiato il nome del rappresentante regionale. Hanno stravolto tutto. Per questo mi sono dimessa".



Casadei, afferma l'ex coordinatrice del comitato, "si fa promotore di idee innovative ma in realta' usa i vecchi metodi politici". E ricorda: "Lunedi', quando scadeva la consegna dei nomi, ci ha chiamato la segretaria di Casadei e ci ha detto 'vi detto le liste'". Da qui le dimissioni di gran parte del comitato che Fantinelli dice di poter dimostrare fino all'ultima firma.


Stefano Migliavacchi
Moralizzatore del PD ( dopo questa notizia ce n'è veramente bisogno!)


Scritto da Stefano Migliavacchi in data 14 ottobre 2009 alle 23:35
che ridere...
leggo sul sito romagnaoggi.it che l'80% del Comitato Marino/Casadei di Ravenna si è dimesso in segno di protesta sul metodo usato per costituire le liste per le Prossime Primarie.
Fortuna che la mozione Marino/Casadei è quella che si è sempre dichiarata lontana dai vecchi schemi e sistemi della politica...

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 14 ottobre 2009 alle 11:02
La Binetti che sostiene la mozione Franceschini, che vota contro una legge già discussa per un anno in commmissione,legge che ci avrebbe elevato agli standard europei, dovrebbe essere radiata dal partito.Il segretario dovrebbe, per onestà verso i suoi elettori e al fine della costruzione della identità dello stesso, prendere provvedimenti.Non si può essere assenti per votare contro lo scudo fiscale e presenti per la legge contro l'omofobia.Chissà se Franceschini può rinunciare ai voti per il congresso che porta l'odiosa scorretta,falsamente cattolica,Binetti protetta dall'Opus Dei?Giliana Mercatali

Scritto da giliana mercatali in data 14 ottobre 2009 alle 8:40
Ai sostenitori delle mozioni Franceschini e Marino (soprattutto a quest'ultimi che si credono l'unico baluardo a difesa dei diritti civili), invece di scatenare una campagna d'odio contro Massimo D'Alema, perchè non dicono nulla contro la Senatrice Binetti che, dopo essere stata assente ingiustificata alla votazione sullo scudo fiscale, oggi ha votato insieme al PDL, Lega e UDC contro la legge che avrebbe dato maggior protezioni agli omosessuali. Vergogantevi tutti.... Ne vedremo delle belle pur di non far vincere Bersani alle Primarie!!!!
Stefano Fabbri

Scritto da Fabbri Stefano in data 13 ottobre 2009 alle 18:38
EVVIVA EVVIVA e ancora EVVIVA
Evviva la Repubblica, evviva la Costituzione!!!!
Di una cosa siamo certi, i prossimi Consigli dei Ministri ( il vero motivo per cui Bossi è furioso è questo) li dovrà riunire di sabato pomeriggio ..... il resto della settimana sarà impegnato in Corso di Porta Romana o luoghi simili..... Se sapremo approfittarne e non ci si farà intimorire, per non dire di peggio, questo governo non mangia il panettone. E adesso l'Appello di Dell'Utri sarà il prossimo colpo di doppietta perchè lui non riuscirà a difenderlo senza invischiarsi punemente. Chissà cosa ne pensa il Dell'Utri di questa prospettiva ... chissà che non lo lascino a piedi anche loro....

Scritto da Giovanni Puggioni in data 7 ottobre 2009 alle 19:32
Caro moralizzatore Migliavacchi,
già da come si firma posso intuire che idea abbia dei processi formativi ed educativi e quindi mi è facile comprendere la sua critica alla mia attività professionale....in realtà tra i miei obiettivi pedagogici c'è anche quello di aiutare gli studenti a costruire un pensiero libero, capace di criticare anche le istituzioni (e gli insegnanti) se necessario. Ma questo è un altro discorso, certamente o.t. in questo forum. Le Istituzioni meritano rispetto? Certamente. Ma le Istituzioni non coincidono con le persone che -temporaneamente- ne ricoprono il ruolo. Pur sottolineando tutte le differenze tra persone e situazioni, era da rispettare il PdR Cossiga quando nel '93 fu messo sotto accusa dal Parlamento sul caso Gladio? È da rispettare oggi Silvio Berlusconi, solo perché ricopre un ruolo istituzionale? Le Istituzioni devono meritarsi il rispetto dei cittadini (come gli insegnanti degli studenti) non possono esigerlo e basta.
Tornando al caso Di Pietro/Napolitano: ritengo che la scusa adottata dal PdR a giustificazione della sua firma, che sottolineo, accerta e garantisce la costituzionalità della legge in questione, (scusa che riporto per completezza: "tanto poi l'avrebbero ripresentata e io avrei dovuto firmare") sia banale quanto la giustificazione -perdonatemi se ci torno- di 22 nostri deputati assenti alla pregiudiziale di costituzionalità dello scudo fiscale e riportata da D'Alema: "anche se ci fossero stati, lo scudo sarebbe passato lo stesso, perché il PdL avrebbe richiamato i suoi in aula". Davanti a queste scuse puerili mi chiedo: a che serve il Presidente della Repubblica? A che serve l'opposizione? Se mi appassionasse la dietrologia direi che queste non-scelte sono scientificamente studiate e messe in opera con scopi precisi, ma molto più probabilmente sono frutto, se non di viltà, come dice Di Pietro, almeno di abdicazione, come dice -ancora- Di Pietro. Di abdicazione del proprio ruolo istituzionale. Il rimandare la legge sullo scudo fiscale alle camere sarebbe stato forse inutile per evitare l'approvazione finale della legge (così come -forse- sarebbe stata inutile la presenza dei nostri parlamentari in aula), ma sarebbe stato un segnale forte di presenza delle Istituzioni a difesa della Costituzione e della democrazia, come fece Carlo Azeglio Ciampi nel 2004, rimandando alle Camere la Legge Gasparri sulle telecomunicazioni e la Legge Castelli sull'ordinamento giudiziario.
Non si tratta di aggredire né le istituzioni né tantomeno i compagni -rispetto entrambi-, si tratta di invece di sottolineare comportamenti interni al partito che, a mio avviso, possono risultare poco trasparenti.
Certo che è un nuovo modo di fare politica, è il modo che prevede la chiarezza dei principi e la coerenza dei comportamenti, che prevede che la richiesta di espressione su un odg sia indicata preventivamente nella convocazione dell'assemblea, dando modo ai convocati di approfondire e preparare il dibattito. Credo che, se si vuole bene al PD, queste incongruenze non debbano e non possano essere taciute. Nel frattempo nessuno ha risposto alla mia domanda.
Democraticamente,
Massimo Dellavalle.


Scritto da Massimo Dellavalle in data 7 ottobre 2009 alle 16:32
Ricordo di un grande socialista democratico.


Un altro grande "vecchio" se ne è andato. E' morto Gino Giugni, fine giurista, uomo politico ed ex ministro del lavoro nel governo Ciampi. Padre dello Statuto dei Lavoratori, la legge del 1970 che tutela "libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", ha segnato con la sua attività una grande stagione di riforme e trasformazioni della realtà sociale.
Rendo omaggio alla sua storia professionale e politica, di studioso e docente universitario, all'uomo che - per le sue idee - subì un attentato dalle Brigate rosse (come in seguito avvenne, con esiti ancor più tragici, ad altri insigni giuslavoristi come Massimo D'Antona e Marco Biagi). Eletto in Senato nelle liste del Partito socialista italiano, lo ricordo bene quando fu rieletto con la lista dei Progressisti nel 1994.
Gino Giugni rappresenta la chiara e specchiata dimostrazione del servizio prestato alla politica: tornò infatti, dopo un breve periodo dedicato all'attività politica e istituzionale, ad insegnare all'Università, lasciando l'impegno diretto ma non facendo mai mancare la sua vicinanza alle forze democratiche di centrosinistra e ai lavoratori.
Lo Statuto dei lavoratori, i cui articoli hanno dato forza e dignità al mondo del lavoro al pari della carta costituzionale, è frutto della suo profondo impegno di giuslavorista e dell'intima sua convinzione dell'assoluto valore sociale del lavoro. Era questo il suo modo, concreto, di lottare per le ragioni della democrazia e del socialismo.
Unisco il mio cordoglio a quello della famiglia e alle migliaia di lavoratori che, idealmente, hanno vissuto la condizione del lavoro con una dignità tutelata, dignità che oggi deve essere estesa a tutte le condizioni di lavoro. Più numerose e mutate nelle tipologie rispetto agli anni '70, tutte le forme di lavoro richiedono sicurezze, garanzie, diritti: un impegno che necessita di rinnovate energie, tenendo però ferme lezioni magistrali come quella fornita, con straordinaria dedizione, da un maestro, democratico e socialista, come Gino Giugni.

Thomas Casadei



Scritto da Thomas Casadei in data 7 ottobre 2009 alle 0:04
E' una giornata molto importante per la democrazia italiana. Prepariamoci. Se la Consulta dichiarerà incostituzionale il Lodo Alfano avremo ancora qualche speranza che in questo paese la Costituzione è quella serie di principi validi per TUTTI. Altrimenti il buio medioevale coprirà chissà per quanto tempo le nostre giornate. In ogni caso rivolgo un appello ai dirigenti del PD: fra una mozione e l'altra questo momento ci dovrà vedere protagonisti: qualunque sentenza venga fuori sarà una tigre da cavalcare politicamente; lo ha capito Berlusconi, lo ha capito bene Fini; dimostriamo di averlo capito anche noi!!

Scritto da Giovanni Puggioni in data 6 ottobre 2009 alle 9:29
Come mai all'assemblea di domenica mattina è stato votato un documento di sostegnoa a Napolitano e non uno di condanna per i nostri parlamentari assenti alla votazione contro lo scudo fiscale?Non si può sostenere una tesi e contemporaneamente sostenerne l'antitesi.Un buon progetto di costruzione del PD passa dal riconoscimento degli errori commessi.La resipiscenza è la base per il cambiamento,a partire dagli organi comunali, provinciali etc.Prima delle primarie sarebbe auspicabile anzi doverosa nei confronti degli elettori.Giliana Mercatali

Scritto da giliana mercatali in data 6 ottobre 2009 alle 9:24
Caro Massimo della Valle
Da un professore sinceramente mi aspettavo che insegnasse il rispetto delle istituzioni, mi sono illuso.... pensi un attimo se un suo alunno le desse del cretino o peggio, lei come reagirebbe? Direbbe che è sua facoltà mandarla a quel paese oppure chiederebbe rispetto per un insegnante? Le istituzioni meritano rispetto, e Di Pietro è ora che si dia una calmata sennò istiga la guerriglia fra istituzioni... mi sarei anche aspettato il voto favorevole dei Mariniani per Napolitano, ma si sà, qui c'è una nuova concezione di politica, una politica tesa d aggredire le istituzioni e i compagni di partito.... noi vecchi compagni non riusciremo mai a capirla

Il Moralizzatore del PD ( ritornato da un viaggio)
Stefano Migliavacchi


PS: A quanto mi è stato riferito dalla federazione, la Presidente Paola Campana ha richiesto un intervento a favore, che c'è stato, e uno contrario, CHE NON C'è STATO, quindi vada a rimproverare i mariniani contrari che non hanno detto niente, l'occasione per il dibattito c'è stata

Scritto da Stefano Migliavacchi in data 5 ottobre 2009 alle 17:46
Non so se il signor Dellavalle sia iscritto al PD, ma se non gli va bene come partito può sempre aderire all'Italia dei Valori...

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 5 ottobre 2009 alle 16:37
Nel sottolineare le significative percentuali di consenso raggiunte a Forlì per Ignazio Marino e Thomas Casadei, non riesco a fare a meno di evidenziare la stranezza di un unico improvviso (e improvvisato) o.d.g. alla Convenzione Provinciale di condanna a Di Pietro e di solidarietà a Napolitano.
Premesso che sto facendo una gran fatica a capire le procedure congressuali (e non solo) del nostro partito, vorrei chiedere QUALE organo e CHI ha deciso di presentare in tale occasione l'o.d.g. in questione. Mi pare fossero più urgenti ben altre stigmatizzazioni da sottoporre alla C. A., rispetto alla posizione -lecitissima- dell'IDV sul comportamento del Presidente. Sinceramente inserire un odg del genere senza alcuna preventiva comunicazione ai delegati e senza permettere un minimo di dibattito mi pare poco democratico.
Concludo esprimendo -in totale disaccordo con tale odg- la mia solidarietà ad Antonio Di Pietro e all'IDV che almeno aveva un solo deputato assente nel momento decisivo sullo scudo fiscale.


Scritto da massimo dellavalle in data 5 ottobre 2009 alle 14:56
RIVOLTANTE!!
Convengo con Stefano Fabbri.
I provvediminti annunciati dal PD includano chi era in Spagna ad un convegno del Global Conference Progress( leggi Corriere della Sera) che, se preferito all'azione politica dell'opposizione alla legge bieca sullo scudo fiscale, lascia intendere che razza di rappresentanti abbiamo in Parlamento.
On Melandri, mi rivolgo in poarticolare a Lei che subito dopo le elezioni rimbrottava il rappresentante di IDV che con l'antiberlusconismo non si vincono le elezioni. Stando in Spagna , dove era Lei secondo il Corriere della Sera, invece, a Berlusconi, cosa Le combina??
Si dimetta, a meno di pubbliche scuse e giustificazioni veloci.

Giovanni Puggioni

Scritto da Giovanni Puggioni in data 3 ottobre 2009 alle 12:42
E' una vergogna!!!
Subito provvedimenti per i deputati assenti alla votazione sullo scudo fiscale!
E poi ci chiediamo perchè perdiamo voti e Di Pietro avanza....

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 3 ottobre 2009 alle 10:03
Parliamo del Partito



Sul dibattito congressuale del Partito Democratico c'è un convitato di pietra: il Partito.

Nessuno ne parla pur essendo lo strumento decisivo per dare anima e corpo a un grande progetto; va ricordato che quando a fine ottocento nacquero i partiti politici, e la Romagna ne fu la culla, i pilastri dello sviluppo si chiamavano capitale e lavoro; i partiti nacquero allora per legittimare l'uno o l'altro o entrambi.

Oggi nella stagione della rivoluzione informatica, della globalizzazione e la conseguente crisi degli stati nazionali il motore si chiama Conoscenza.

Ai partiti, quindi, vanno nuovi compiti, non più soltanto mediazione fra i gruppi sociali o raccordo fra la società e le istituzioni; il loro compito attuale è quello di proporre regole al mercato globale, alla difesa dei diritti dell'uomo e del cittadino e perché la rivoluzione tecnologica sia in funzione della dignità, della solidarietà e dell'identità sociale.

Questi valori sono il basamento di quella che il mondo anglosassone chiama Religione Civile, che è somma e sintesi di tutti i torrenti che alimentano la tradizione liberaldemocratica. Un partito quindi, non di parte ma, per costruire il futuro di tutti e non solo di qualcuno.

Si dice che l'Italia dalla crisi uscirà diversa da come è entrata; la domanda allora è: da dove partire?

Il congresso dovrà dire quale ruolo, quale struttura e quali compiti avrà il Partito del terzo millennio; il consenso della società civile sarà la condizione per assumere con autorevolezza compiti di governo.

Antonio Gramsci a questo proposito cita un esempio di valenza storica, egli sostiene che la Rivoluzione Francese è stata vinta dagli Illuministi e dai Philosophers prima ancora dell'evento materiale.

Il Partito non sostituirà lo Stato o l'ordinamento repubblicano; sarà un'organizzazione volontaria, strumento culturale pedagogico, laboratorio di progetti che diano concretezza alla politica.

Va ricordato che la politica è la sola in grado di selezionare quanto dalla scienza e dalla tecnologia corrisponde all'utilità individuale e sociale; la sola che ci aiuterà a toglierci dalle logiche mercantili e fondamentaliste.

Un Partito con struttura organizzata nel territorio, militanza costante, selezione dei gruppi dirigenti attraverso battaglie culturali; non un autobus dove allegramente si sale e si scende; non un'armata Brancaleone dove il primo che passa possa diventarne dirigente; un Partito in cui ciascuno, con la propria storia, cultura ed esperienza, potrà concorrere alla costruzione di un nuovo Umanesimo.



Angelo Satanassi



Scritto da Angelo Satanassi in data 30 settembre 2009 alle 12:25
Caro Dario

Ho ricevuto la tua lettera in cui ti lamenti del fatto che Pierluigi spende i soldini suoi nei manifesti. Ho pensato che visto che sei così bravo a scoprire le magagne degli altri, avresti potuto non sprecare tante risorse a fare le tue belle brochure e che avresti potuto convincere la compagna Bastico a fare altrettanto. Se non fossimo così buoni amici da chiamarci per nome e da riprenderci bonariamente, forse potrei perfino trovare un po' demagogico dirlo ora, quando tutti hanno già comprato gli spazi e stampato manifesti e volantini. Tra l'altro, pur frequentando un sacco di iscritti, che aderiscono a tutte le mozioni, non ho riscontrato alcuna rimostranza sulle spese.

Ma ti dirò di più . Sono convinto che la scelta di una buona leadership sia cosa che meriti qualche investimento, perché un partito più solido, più motivato, più forte, sarà sicuramente anche un partito più florido, e magari capace di ottenere risultati migliori di quelli raggiunti da te e Walter .

Vico

P.S. oggi mi ha scritto anche Piero insistendo sul tema. Anche Ignazio mi ha scritto dicendo che non era d'accordo con Piero. Non è ora che la finiate di importunare gli iscritti su come ognuno dei candidati spende il budget che avete concordato insieme?

Scritto da lodovico zanetti in data 26 settembre 2009 alle 2:01
Tirato in ballo dal signor Puggioni mi vedo costretto ad intervenire sulla sua missiva. Avevo pensato, visto lo stato delle cose, di smentire pubblicamente il sopraddetto di aver fatto alcunchè per farlo iscrivere al partito. Purtroppo la mia profonda onestà intellettuale mi costringe a dire la verità.
Puggioni Giovanni è interista, farlo soffrire era doveroso. E ultimamente si era pure abituato a vincere, e il PD mi è sembrato il modo migliore per ridimensionarlo.
Scherzi a parte, questo botta e risposta non riesce a farmi dimenticare che le modalità per l'elezione del segretario nazionale sono vere. Ma neanche Ionesco avrebbe potuto pensarle.
Vico Zanetti


Scritto da Lodovico Zanetti in data 25 settembre 2009 alle 15:03
HO DECISO. MI CANDIDO!!!
Dunque, carissimi amici e amiche, compagni e compagne, camerati e camerate (purchè giovani quindi la Finocchiaro anche se telegenica è fuori), dicevo sperando di non aver dimenticato nessuno, che ho deciso di candidarmi. Non so bene a cosa, non capisco ancora cosa dovrò fare, chi sarano i miei alleati ed miei sotenitori ( comunque qualche voto disgiunto dal disgusto lo dovrei prendere anch'io), ma comunque la mia decisione sofferta resta irremovibile. Per votarmi, la regola che ho trovato nel mio personalissimo statuto dopo faticosissimi giorni di riflessione, è la seguente:
1) possono votare tutti coloro che ne hanno voglia purchè dopo aver fatto colazione perchè le mie giovani segretarie non sopportano l'alitosi.
2) possono votare quando ne hanno voglia escluso il venerdì dopo le 17 , il sabato ed alla domenica perchè le mie segretarie, mi hannoi già intentato 3 cause per gli arretrati e hanno dichiarato che se continuo così non mi resta che la Daddario società coop a r.l. ultimamente disponibile ad incassare tartarughine e soprattutto a babbo morto.
3) Possono recarsi a votare dove vogliono esprimendo comunque il loro consenso in modo pubblico e davanti a testimoni ( preferibilmente non pentiti)
4) Il quorum per essere eletto lo stabilirò il giorno in cui finiranno le elezioni e cioè quando avrò raggiunto il quorum
5) Si accettano adesioni, ma non di coloro che sicuramente mi tradiranno. Per statuto sono esclusi dalle adesioni e non dal voto, Giuda detto l'Iscariota, Ronaldo e Filippotti Arturo che non conosco, ma mi hanno parlato molto male di lui.
6) Quando sarò eletto, Vedrete veramente quale razza di scelta avete fatto, ma a questa vasellina oramai non facciamo più caso.
Vi ringrazio sentitamente per lo sforzo organizzativo; a parte un amico caro che era tale anche senza convincermi ad iscrivermi al PD ( un giorno confesserai cosa ti ho fatto di male!!) ho saputo che posso votare Bersani ( l'unica affermazione seria del mio post., a parte le segretarie) sfogliando il sito di Romagna-oggi.

Giovanni Puggioni

Scritto da Giovanni Puggioni in data 24 settembre 2009 alle 19:36
Credo sia il momento di finirla con il gioco al massacro sui congressi: chi sparge veleni parlando di brogli e di irregolarità senza prove, chi si erge a paladino della giustizia criticando le spese degli altri, chi dice i corrotti stanno tutti con gli altri, provoca effetti devastanti sul nostro elettorato .

Mi limito a riportare un intervento estrapolato del sito dell'uaar:

"Personalmente non so proprio che fare. Sono solo sicuro che il pd non mi becca più. L'ultima volta ho votato pd perchè in lista c'era una persona come Veronesi.
Adesso basta. Mi sono stufato. Avevo pensato di sicrivermi al pd per poter partecipare alla nomina del segretario e poi, dopo le ultime notizie (più votanti che iscritti alle elezioni interne in varie regioni...) ho capito che ho fatto bene a lasciar stare.
La delusione è tanta, troppa, ed egoisticamente dico a me stesso che per fortuna non ho figli a cui lasciare questa schifezza."

Continuate così, facciamoci del male.

Vico Zanetti



Scritto da Lodovico Zanetti in data 24 settembre 2009 alle 11:38

PENATI: "NON INCRINARE LA NOSTRA COMUNITA'"

"Con rammarico sono costretto a scrivervi queste poche righe.
Il rigore e l'etica non sono patrimonio personale di alcuna mozione, ma appartengono a tutto il nostro partito. Fanno parte della sua storia e del suo modo di operare quotidiano. Nessuno può pensare di spacciare questi valori come propri, facendo credere implicitamente che qualcun altro non li rispetti".
Così Filippo Penati, coordinatore nazionale della mozione Bersani, nella lettera inviata agli iscritti del Pd per stigmatizzare il comportamento del segretario uscente.
"Per questo suscita amarezza la decisione di inviare e rendere pubblica una lettera ai candidati segretari sul modo di condurre la campagna congressuale - ha sottolineato Penati - in questa fase ci deve essere il confronto politico, anche aspro, ma sempre basato sui contenuti.
Sulle questioni di gestione della campagna congressuale, ci sono regole condivise da tutti, che la mozione Bersani rispetta, e organismi preposti ai quali ci si può rivolgere qualora ci siano dubbi o contestazioni
Non bisogna dimenticare - ha sottolineato il coordinatore nazionale della mozione - che siamo tutti nello stesso partito. Non si devono introdurre nella nostra discussione elementi che possono incrinare la nostra comunità.
Vogliamo, invece, tutti quanti dare più forza al progetto e uscire dalla nostra discussione con un'unità rafforzata.
Per questo trovo sorprendente e particolarmente sbagliato che a firmare una lettera che per i suoi toni sembra ignorare tutto questo, sia stato il segretario, che per la sua funzione deve farsi carico dell'unità del partito.
Mi auguro - ha concluso Penati - che questo sia un incidente di percorso e che la nostra discussione possa riprendere con correttezza e serenità".

Filippo Penati - coordinatore nazionale mozione Bersani


Scritto da Gessica Allegni in data 24 settembre 2009 alle 10:20
Dato che su alcuni siti, anche locali, si legge di presunte irregolarità nei congressi calabresi, per fare chiarezza, posto quanto segue:

CALABRIA
Commissione Regionale per il Congresso
Sede operativa - Via delle Nazioni, s.n.c. - 88046 Lamezia Terme (CZ)
Tel. 0968/418512 - 412105 Fax 0968/419331 e-mail: pdcalabria@pdcalabria.it
www.pdcalabria.it
Riunione del 22 settembre 2009
La Commissione regionale per il Congresso apprese le dichiarazioni rese, a mezzo stampa, del Sen. Marino si è riunita d'urgenza, acquisendo i verbali delle Assemblee congressuali nonché l'anagrafe degli iscritti, ha verificato quanto segue:
il Circolo di Catanzaro Santa Maria alla data del 21/07/2009 risultava composto da N° 312 iscritti così come ratificato dalle Commissione Nazionale per il Congresso; dal Verbale della Convenzione di Circolo risulta che i partecipanti e votanti sono stati N° 216, di cui i voti riportati dalla Mozione Bersani N° 180, dalla Mozione Franceschini N° 36 e dalla Mozione Marino N° 0 e che le Mozioni erano rappresentate da 1) Bressi Rosario, 2) Amato Rosario 3) Giuditta Rosaria.
Il Circolo di Catanzaro Centro alla data del 21/07/2009 risultava essere composto da N° 680 iscritti; hanno partecipato al voto N° 474 di cui i voti riportati dalla Mozione Bersani N° 342, Faranceschini N° 128, Marino N° 4 come risulta dal Verbale in nostro possesso.
A seguito della verifica, la Commissione certifica il regolare svolgimento delle Assemblee dei circoli sopra citati.
La Commissione Regionale garantisce trasparenza, correttezza e rispetto delle regole congressuali, nell'interesse del Partito e di ogni singolo iscritto.
Approvato all'unanimità.
Lamezia Terme, 22 settembre 2009-09-22
I Componenti della Commissione regionale Il Coordinatore
Baffa Salvatore Giuseppe Mazzuca
Davoli Fabio
Fazio Lino
Sorrentino Antonio
Zappia Alessia
Madrigano Francesco
De Sossi Lorenzo
Restuccia Paolo
Guzzi Tommaso
De Maria Girolamo
Carnevale Gerardo

Scritto da Gessica Allegni in data 22 settembre 2009 alle 22:50
Posto questo lettera di Filippo Penati, pubblicata su l'Unità di Lunedì 21 Settembre 2009:

"È una colpa essere iscritti al Pd?
di Filippo Penati

Come possono gli altri dare valore a ciò che noi per primi non riconosciamo come importante? Non si capisce altrimenti la contrapposizione, che si sta riproponendo anche in queste ore, tra iscritti ed elettori. Un risultato, che non sta premiando il segretario uscente nei congressi dei circoli, non può portare allo svilimento e all'umiliazione di chi vi sta partecipando con passione, compresi tutti coloro che votano Franceschini stesso o per Marino. Sembra quasi che sia diventata una colpa essere iscritti al Partito Democratico! In queste settimane in migliaia di congressi si sta sviluppando una grande partecipazione con un ritorno, dopo mesi e mesi di assenza, di un'importante discussione politica, in una fase molto delicata per il nostro paese, e che vedrà il suo sbocco nelle primarie del 25 ottobre. Giorno nel quale siamo sicuri che ci sarà una grande mobilitazione popolare. Non si capisce perciò per quale ragione la prima parte del percorso congressuale debba essere derisa e delegittimata. Si stanno umiliando persone, ragazze e ragazzi, cittadini che vogliono essere protagonisti della vita e della democrazia interna del Pd, volontari che lavorano e danno l'anima tutto l'anno, affibbiando loro ingiustamente l'etichetta di apparato.
È solo grazie al lavoro di decine di migliaia di volontari se in tutto il paese è ancora possibile realizzare le feste del Pd; stiamo parlando di quegli stessi volontari che i leader del partito, che oggi definiscono «apparato » dichiarando inutile la loro partecipazione, non si stancano di ringraziare tutte le volte che tengono un comizio o un dibattito girando per le cucine delle feste e tentando talvolta di somigliargli. Non si può riconoscere così giustamente il valore dell'impegno di questi volontari e dire, qualche giorno dopo, che la loro opinione non conta nulla. Ed è sempre grazie a loro se siamo in grado di organizzare la presenza del partito sul territorio. Dovremmo essere tutti ugualmente orgogliosi di questo patrimonio di partecipazione e senso civico, tanto più in un'epoca in cui il rapporto tra i cittadini e la politica viveunmomentodi grave difficoltà.
Delegittimare questo passaggio, oltre che ingiusto, è irresponsabile. Se le percentuali si dovessero mantenere su questi livelli saranno comunque circa 350mila le persone che, alla fine, avranno partecipato ai congressi di circolo. Un numero imponente, sconosciuto in altri paesi europei, di persone che dimostrano cosa può essere in positivo la vita di un partito, e che stanno offrendo al paese un esempio di cosa vuol dire democrazia partecipata. È proprio lo sforzo di confronto tra le varie posizioni politiche e le diverse personalità che possiamo contrapporre a quei partiti, leaderisti se non padronali,comeesempio di trasparenza e di democrazia interna. Evitiamo di ripercorrere strade sbagliate di chi continua a coltivare l'idea, che non ci porterebbe molto lontano, di un partito liquido."

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 21 settembre 2009 alle 17:40
ma quanto è corretto in piena campagna congressuale convocare una conferenza stampa per dichiarare quale mozione si sosterrà?
ancor più grave se a convocarla sono il segretario territoriale Castagnoli e la segrataria comunale di Forlì Massa....
e po i si parla di apparato a sostegno di Bersani......

Scritto da Stefano Fabbri in data 21 settembre 2009 alle 8:44
Sui pedali per salvare il pianeta


Anche Forlì aderisce con un ricco programma di iniziative alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile




FORLI' - Da domani al 22 settembre, più di 2000 città europee partecipano all'VIIIª edizione dell' European Mobility Week. Si tratta del più importante evento dedicato alla mobilità sostenibile nel mondo, una settimana di eventi importanti che avranno lo scopo di incentivare una politica di miglioramento della qualità della vita e delle condizioni di salute della cittadinanza.

L'iniziativa "Settimana Europea della Mobilità" è anche momento di avvio di progetti e attività significativi nei campi dell'educazione, della responsabilizzazione, dell'uso intelligente dell'auto e dei diversi sistemi di trasporto sostenibile.

La Fiab-Amici della Bicicletta di Forlì aderisce alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile e partecipa con il patrocinio del Comune di Forlì. L'associazione organizza un ricco programma per sollecitare i cittadini e le Amministrazioni Comunale e Provinciale a migliorare la mobilità sulle strade come suggerisce la Carta i Bruxelles:

"La diffusione della mobilità in bicicletta contribuisce a rendere città più vivibili, un trasporto urbano più efficiente, strade meno congestionate e meno rumorose, un'attività fisica individuale utile a combattere la sedentarietà, maggior sicurezza delle strade. Inoltre favorisce la lotta ai cambiamenti climatici, il risparmio dei carburanti fossili, lo sviluppo del turismo sostenibile."

Nel weekend, nel Parco Urbano, sarà allestito uno "Speakers' Corner" sulla bicicletta con letture di Ciclosofia alla presenza del sindaco Balzani e dell'ex campione di ciclismo Ercole Baldini. Il tutto condito con i cioccolatini che saranno distribuiti ai ciclisti di passaggio e la collaborazione di Librincontro.

La Fiab-Forlì coglie l'occasione della settimana europea per CHIEDERE al Comune e alla Provincia di aderire alla CARTA di Bruxelles e di impegnarsi a rendere concreto il programma.


Scritto da Sandro Zedda in data 15 settembre 2009 alle 18:59
UN CIOCCOLATINO A CHI USA LA BICICLETTA
IN VENTI CITTA' LE ASSOCIAZIONI FIAB PREMIANO E CONTANO I CICLISTI URBANI
NELLA SETTIMANA EUROPEA DELLA MOBILITA'


Un premio a chi va in bicicletta a scuola, in ufficio o a fare la spesa nella Settimana Europea della Mobilità, dal 16 al 22 settembre prossimi.

L'iniziativa, che rientra nella campagna nazionale della FIAB "Chi sceglie la bicicletta merita un premio!" si svolgerà in 20 città italiane. Nel corso della settimana volontari della FIAB, conteranno anche i ciclisti in circolazione attraverso varchi o punti di passaggio. Su internet http://www.fiab-onlus.it/meritapre/meritapr.htm l'elenco delle città aderenti e le modalità operative.

Come noto nell'ambito della Settimana Europea della Mobilità, promossa dalla Commissione Europea, e in particolar modo il 22 settembre, giornata europea senz'auto, i cittadini europei sono invitati a non usare né auto né moto privata, ma a servirsi di mezzi alternativi di trasporto.

Per ringraziare tutti coloro che si spostano in bicicletta le associazioni FIAB offriranno, almeno in un giorno della Settimana Europea della Mobilità, un cioccolatino con il logo FIAB "In bici x l'ambiente". In alcuni casi anche buoni sconto per colazioni, oppure materiali informativi, adesivi, gadget.

L'iniziativa è anche l'occasione per fare il punto sulle politiche della ciclabilità urbana e per sollecitare le Amministrazioni Comunali ad aderire alla Carta di Bruxelles, il documento promosso dall'ECF finalizzato ad impegnare i Sindaci firmatari a far aumentare gli indici di mobilità in bicicletta e dimezzare gli incidenti stradali ai danni dei ciclisti.


Scritto da Sandro Zedda in data 15 settembre 2009 alle 18:51
W Berlinguer, Ingrao, Paietta e Pertini.... e W Bersani, l'unico che ha in se ancora certi valori.
Non certo l'ermafrodita Franceschini o lo Yuppie simil-paninaro Marino.
Grazie ed arrivederci.

Federico Casali

Scritto da federico casali in data 6 settembre 2009 alle 16:28
Finalmente qualcuno che sa ancora parlare di politica, complimenti al già sindaco Satanassi per la chiara analisi poltica che non si limita a riportare articoli di giornali scritti da qualcuno, magari anche autorevole...o a sostenere candidature.Giliana Mercatali

Scritto da giliana mercatali in data 2 settembre 2009 alle 12:02
Per un congresso vero



I candidati alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico sono tutti autorevoli, preparati e degni di ogni considerazione; anche i temi che illustrano negli interventi pubblici, lavoro, salario, occupazione e welfare, sono pietre miliari per la costruzione di un programma di governo; tuttavia la loro trattazione, ancora settoriale, è lontana da un progetto organico sul futuro della nostra società, in forza del mutato quadro sociale.

Oggi la dialettica non è più fra capitale e lavoro e neppure fra impresa economica e Stato, bensì fra Sistema Italia e mercato globale; l'analisi di ogni settore dell'economia e delle attività sociali non può essere disgiunta, nelle proposte progettuali, da un disegno unitario complessivo.

Ad esempio: il problema occupazione non si risolve con la Cassa Integrazione, certamente utile e importante e che va potenziata, ma il suo respiro è corto se contemporaneamente non si definiscono le coordinate di nuove politiche industriali.

Milioni di cassaintegrati, di aziende fuori dal mercato rappresentano, fra l'altro, un indebolimento del potere d'acquisto; il loro reintegro deve avvenire in un'unità produttiva profondamente rinnovata nel processo industriale e nel prodotto.

L'industria italiana ha un basso livello tecnologico con limitato valore aggiunto, la concorrenza dei paesi emergenti a est e a sud nel mondo imporrà la chiusura di vecchi e superati comparti produttivi, da qui l'urgenza di progetti industriali in settori ad alta specializzazione, meccanica, chimica, energia e informatica, se così è l'approccio propedeutico si chiama scuola, ricerca, cultura, professionalità, specializzazione e meritocrazia.

Poiché tutto si tiene in un disegno pianificato e programmato, quale deve essere il ruolo del sistema bancario e della politica del credito?

Quale autorità democratica e pubblica deve essere chiamata a fare si che i flussi di finanziamento siano finalizzati al sostegno di un moderno impianto industriale?

Di fronte ad un progetto industriale innovativo che richiede capitali importanti, chi decide il suo finanziamento?

Se il banchiere privilegia investimenti in titoli tossici perché più redditizi, chi lo potrà condizionare e obbligarlo a interessi coerenti con l'utilità per la comunità?

Una politica del credito con strumenti operativi e di controllo è necessaria per sostenere il comparto della minore impresa, che rappresenta una parte importante della struttura industriale del nostro paese.

Un altro esempio lo registriamo quando la scienza e la tecnica sono al servizio del mercato e non della conoscenza, che a sua volta regge la centralità dell'uomo quando fa Storia.

La perversa logica mercantile la verifichiamo in un settore delicato della vita sociale quale quello sanitario e farmaceutico; qui il profitto d'impresa è dominante, i costi sociali enormi, così come alta è la corruzione; lo spreco di risorse e la produzione di medicinali ripetitivi rende il Servizio Sanitario Nazionale ingovernabile.

Quale autorità deve intervenire?

Quante risorse possono essere sottratte alla speculazione per potenziare un welfare che sappia rispondere alle domande di una società che chiede benessere, solidarietà e identità sociale?

Poiché questi problemi chiamano in causa l'intero sistema paese, e non solo una parte di esso, è la politica, non come centro di potere il solo mezzo che hanno le istituzioni democratiche del nostro paese per uscire dalla crisi con l'Italia rinnovata e moderna.

L'esperienza dimostra che separare l'economia dalla politica è opera sterile; un tempo questa visione unitaria e organica si chiamava programmazione per obiettivi e progetti; è un pezzo della Sinistra Europea anch'esso smarrito nelle nebbie ideologiche.

La mia conclusione è che se non si danno risposte complete, e non parziali, in grado di rompere col presente e con la mentalità del secolo scorso non usciremo dall'angusto steccato del populismo mediatico.



Angelo Satanassi



Scritto da Angelo Satanassi in data 2 settembre 2009 alle 8:41
vorrei segnalare questo articolo pubblicato su La Stampa di domenica 23 agosto 2009.
Buona Lettura
Stefano Fabbri
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''La rinascita del Pd ricominci da Gramsci''
Vacca: l'unico erede del suo modello di partito oggi e' la Lega
«Il Pd deve ricominciare da GRAMSCI», esordisce Beppe Vacca che del Pci prima, poi del Pds-Ds, e' stato un importante intellettuale, nonche' deputato per due legislature e che oggi partecipa alla battaglia congressuale del Partito democratico dal suo osservatorio di presidente dell'Istituto GRAMSCI. Che facciamo, professore, torniamo indietro di un secolo? «Non sono cosi' stupido da pensare che si possa azzerare la storia. Penso pero' che alcune idee fondamentali di GRAMSCI vadano rimesse in circolazione. Soprattutto la sua concezione di cosa debba essere un partito politico come architrave della democrazia e di come possa esercitare un'egemonia culturale. E mi pare che Bersani sia su questa lunghezza d'onda». Quindi secondo lei oggi il Pd non e' un partito? «Non come lo intendo io. E' un'altra cosa e comunque e' certamente la forza politica piu' populista che esiste in Italia». Ma come, non era Berlusconi? «Berlusconi esercita un populismo di facciata, ma in realta' e' ben radicato nella societa' e soprattutto ha dietro di lui forze importanti che lo sostengono e che partecipano alla sua avventura politica: il mondo dell'imprenditoria, quello vaticano, il tessuto produttivo del Nord... E Tremonti e' un abilissimo mediatore di tutto questo. Altro che partito di plastica, come si e' detto per anni prendendo una madornale cantonata». E il Pd invece? «Il Pd, seguendo la strada aperta dal Pds-Ds, propone un modello fondato sul rapporto diretto tra leader (nazionali o locali che siano) ed elettori, senza alcuna mediazione. Cioe' senza quel corpo politico che appunto si chiama, o si chiamava, partito politico. Se non si ricomincia da qui, cioe' dalla costruzione del partito cosi' come GRAMSCI lo aveva teorizzato, non usciremo da questo cul de sac in cui ci siamo ficcati». Ma chi e' il responsabile di questa situazione? «Beh, da Occhetto in poi c'e' stata una nobile gara per raggiungere questo risultato, cioe' liquidare un tessuto sociale e politico che erano le fondamenta del Pci ma anche della Dc e del Psi. Insomma di tutti i partiti del Novecento. Poi, certo, Veltroni ci ha messo il suo carico, facendola diventare anche una teoria, un'ideologia. Penso al partito leggero, liquido, senza sezioni, senza iscritti, alle primarie per eleggere chiunque. Pensi che nel 2007, quando si doveva eleggere appunto Veltroni segretario, facendo la fila per votare in un gazebo di Bari mi trovai accanto molte persone di Forza Italia portate li' da un consigliere comunale di Berlusconi. .. ». Insomma, Veltroni non ne ha azzeccata una? «Diciamo che ha fallito in tutte le sue performances: direttore dell'Unita', segretario dei Ds, segretario del Pd. Pero' e', o forse era, molto popolare: ma tutti noi non siamo stati capaci di utilizzare questa sua popolarita', l'abbiamo fatto giocare nel ruolo sbagliato». Tuttavia pure D'Alema, di cui lei e' stato consigliere politico quando era leader del Pds e di cui e' ancora molto amico (tanto che l'ex premier e' passato a trovarlo in Grecia pochi giorni fa a bordo del suo Ikarus), ne ha sbagliate parecchie... «Intanto D'Alema ha guidato la forza politica principale del primo governo Prodi, il che non e' poco. Poi, certo, ha fatto due errori gravi: invece di continuare ad occuparsi del partito irrobustendolo, ha fatto il presidente della Bicamerale non capendo che rischiava la trappola, come e' stato; e e' andato a palazzo Chigi in quel modo. Due errori che lui stesso ha riconosciuto come tali, basta leggere il suo ultimo libro». Ormai pero' Veltroni e' fuorigioco, D'Alema sta a bordo campo, restano Franceschini, Bersani e Marino. Lei perche' sta con Bersani? «Marino lasciamolo perdere, che non mi sembra una candidatura seria, basata solo e unicamente sul laicismo. Franceschini lo vedo molto debole e soprattutto troppo intriso di quel veltronismo che ha dato risultati pessimi. Quindi resta Bersani che mi sembra abbia idee piuttosto chiare su cosa debba essere un partito politico. Sia dal punto di vista del rapporto tra iscritti ed elettori, ossia i primi partecipano e votano per gli incarichi di partito, i secondi per quelli della coalizione che punta al governo, nazionale o locale. Non a caso Bersani ha detto piu' volte che il segretario del partito non e' automaticamente il candidato premier. E sulle regole del gioco, ossia sulla rifondazione della democrazia che oggi e' ridotta appunto a uno sfrenato leaderismo. E la democrazia, lo diceva appunto GRAMSCI, non esiste senza la mediazione di partiti strutturati, radicati sul territorio, capaci di rispondere alle richieste del popolo. Ma ci rendiamo conto che da questo punto di vista oggi l'unico erede di GRAMSCI e' la Lega di Bossi...».

Scritto da Stefano Fabbri in data 31 agosto 2009 alle 10:51
Con Thomas Casadei la Romagna del PD sarà protagonista!
La candidatura di Thoamas Casadei a segretario regionale del PD rappresenta un'opportunità vera per il futuro del partito e per il bene dell'Emilia Romagna.
L'esperienza maturata dal PD nel forlivese e in Romagna trova nel giovane ricercatore universitario un rappresentante autentico e preparato alle dinamiche del partito nuovo a cui tutti i democratici della regione dovrebbero guardare con interesse e fiducia. La Romagna, infatti, è un laboratorio politico nazionale e la riscossa, senza nulla togliere ai candidati emiliani, può ripartire meglio dai luoghi dove il PD ha dimostrato di avere saputo mantenere le sue promesse di rinnovamento.

Osservo con soddisfazione, in vista del congresso, il "rimescolamento" in atto fra gli iscritti e la forte discussione interna, elementi che, a dispetto dei critici, dimostrano l' autentica anima democratica del partito.

Il PD deve però qualificare la sua proposta politica dimostrando attenzione ai territori, in primo luogo con l'apertura alla partecipazione dei cittadini, e la capacità di confrontarsi senza pregiudizi con tutte le rappresentanze sociali ed economiche nel merito dei problemi che affliggono persone e famiglie.

Un partito presente nella società, capace di ascoltare i bisogni e assecondare le aspettative dei cittadini, questo è il PD che vorrei a partire da quello dall''Emilia Romagna.

Per questi motivi sollecito tutti i democratici, per primi i romagnoli, a sostenere e promuovere la candidatura di Thomas Casadei, lavorando per un partito che non sia ripiegato su se stesso ma orientato al futuro.
Raoul Mosconi
Membro della Direzione territoriale del PD forlivese


Scritto da Raoul Mosconi in data 13 agosto 2009 alle 16:56
Perchè sostengo la mozione Bersani.
Non so parlare in un linguaggio forbito da politicante, ma voglio comunque esprimere la mia opinione, partendo dal fatto che nutro un forte orgoglio romagnolo, ma ho da tempo perso il mio orgoglio italiano; vedersi rappresentati nel mondo da chi ci governa ora è quantomeno imbarazzante. Ultimamente anche questo PD, nato sotto i migliori auspici, che mi aveva risvegliato una speranza, non mi rappresenta come vorrei, un partito dove il capitano abbandona la nave che affonda ancor prima dei passeggeri, dove la classe dirigente è spesso nascosta o blanda e si sono messi da parte tutti quei bei discorsi sulla partecipazione dal basso.
Solo quando ho sentito parlare quell'uomo lì (Bersani) ho sentito un guizzo di nostalgia, non perchè ci sia un effettivo ritorno al passato, ma nostalgia per l'emozione che si prova quando qualcuno ti coinvolge, ti risveglia quella voglia di farcela assiema a qualcun altro che la pensa come te, e mi ricorda che in passato era così la politica che ho vissuto, nella scuola, nel lavoro, nella vita di tutti i giorni. Ho sentito parlare di persone e contenuti, di progetti da svolgere nei luoghi di lavoro, qualunque essi siano, di radicamento nei territori, di radici! Radici da non scordare, per non dimenticare da dove siamo arrivati per poter determinare il "dove andare". Ho sentito parlare di necessità di non nascondere la testa sotto la sabbia, ma cercare di capire quali errori sono stati fatti in questa breve vita del Partito Democratico per poter rimediare e rilanciare la speranza in tanti cittadini delusi nelle loro aspettative proprio da questo partito. Il PD parte da tante radici diverse, ma unendosi, non si può continuare a produrre frutti diversi, bisogna produrre frutti nuovi, ma tutti uguali nella loro nuova sostanza.
In questo, Bersani e Bonaccini, hanno saputo infondermi una nuova speranza che il mio orgoglio italiano non sia definitivamente morto, ma solo malaticcio, ma con possibilità di guarigione. Grazie per questo spazio che permette a tutti di dire la nostra.
Manuela Montanari

Scritto da manuela montanari in data 13 agosto 2009 alle 9:11
Mercoledì sera 12 Agosto alle ore 20,30 al Festival de l'unità di Panighina CONFRONTO PUBBLICO CON THOMAS CASADEI candidato segretario regionale per la mozione Marino.
Una aperta chiacchierata con i cittadiini per spiegare i motivi della candidatura e la grande utilità della mozione Marino al dibattito congressuale del Partito Democratico.
Partecipate e fate partecipare!

Scritto da alessio ronchi in data 10 agosto 2009 alle 17:04
NO AL NUCLEARE, SI' ALLE ENERGIE ALTERNATIVE

Alle provocazioni è nostro costume non rispondere, ma quella fatta questi giorni da Lauro Biondi, sulla richiesta di una centrale nucleare a Forlì è troppo grossa per non meritare almeno alcune considerazioni.
I cittadini romagnoli ricordano i danni alla salute e l'alto costo per ripararli dovuto alle radiazioni conseguenti all'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.
In Romagna molti tumori furono e sono legati a quel disastroso evento. Nel Mondo persino gli Stati Uniti d'America sono stati costretti a interrompere la costruzione di centrali nucleari, perché a parte l'antieconomicità dell'investimento, perdevano tutte le cause intentate dai cittadini per danni alla salute. E gli indennizzi sono stati di talmente tanti milioni di dollari che nessuno in USA può più permettersi il lusso di costruire una centrale nucleare.
Inoltre con il solo fotovoltaico è dimostrato da uno studio del CNR che sarebbe sufficiente 1/60 del deserto del Sahara coperto di pannelli fotovoltaici, per produrre energia elettrica pari all'intero fabbisogno del pianeta.
In Emilia-Romagna poi sarebbe sufficiente, in base ad uno studio della Regione Emilia-Romagna, la copertura con pannelli fotovoltaici dei tetti dei bagni al mare da Cattolica a Porto Garibaldi, per ottenere una produzione di energia elettrica pari a quella di due centrali nucleari di media grandezza.
Quindi con le energie rinnovabili con il vento e soprattutto con il sole, si può produrre energia elettrica pulita che può portare alla creazione di idrogeno sufficiente per garantire il pieno dispiegarsi della III Rivoluzione industriale, con un sistema di distribuzione dell'energia decentrato e democratico (il tetto di qualsiasi abitazione o attività commerciale o industriale può diventare una centrale di produzione di energia elettrica), l'esatto contrario di quella attuale che derivando dai combustibili fossili e dal nucleare (solo per il 6,5%) è accentrata e autoritaria.
Per concludere con buona pace di Lauro Biondi tre saranno comunque le ragioni per le quali non c'è da preoccuparsi per quanto riguarda le centrali che il Governo Italiano e il Presidente Berlusconi vogliono costruire.
La prima ragione è che non si troveranno i soldi necessari. Il nucleare è costosissimo. Neppure gli USA se lo possono più permettere. E infatti già da tempo, dal 1978, non costruiscono più centrali nucleari.
La seconda ragione è che non si troveranno i siti dove costruirle perché le popolazioni e le comunità locali interessate si ribelleranno e non le vorranno sul loro territorio.
La terza ragione è che non ci sono i tempi necessari perché la costruzione di una centrale nucleare prevede molti anni e nel frattempo le tecnologie alternative e l'uso delle energie rinnovabili si imporrà.

Lamberto Zanetti
Coordinatore della Commissione Naz. Ambiente del MFE


Scritto da Lamberto Zanetti in data 8 agosto 2009 alle 22:33
Se hai un’inconfessabile passione per la bicicletta e ti piace assaporare il gusto della natura e del paesaggio viaggiando leggero, e soprattutto sei ancora lontano dagli “anta”, partecipa anche tu al 4° Cicloraduno nazionale FIAB per ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni. Il viaggio fino a Palermo e ritorno è a cura di ciascun partecipante e i pernottamenti sono in hotel e in B&B. Le iscrizioni sono possibili fino al 21 agosto.

L’invito accattivante è rivolto dal Gruppo Giovani della FIAB e dal Coordinamento Palermo Ciclabile FIAB che curano l’organizzazione e che assicurano: “Ci faremo travolgere da un vortice di colori, sapori, profumi, suoni e passioni che solo la terra siciliana è in grado di offrire. Mare, saline, riserve naturali e cave saranno le mete del nostro viaggio: il giro sarà per la prima volta itinerante, da Palermo a Castellammare del Golfo, proseguendo verso Scopello e la Riserva dello Zingaro, raggiungendo Trapani, Marsala e Mazara del Vallo tra il lago Preola e le Cave di Cusa. Naturalmente non potranno mancare le serate all’insegna di musica e risate in compagnia per rilassarci un po’ e ricaricare le batterie, mentre alla fine di questo tour, un po’ affaticati certo, saliremo in treno per tornare a casa”.

Ma come nasce il Cicloraduno FIAB under 35, nonostante da 22 anni si tenga già un Raduno nazionale di tutti gli iscritti alla FIAB? Evidentemente per una precisa volontà dei più giovani di trascorrere quasi una settimana in bicicletta tra coetanei, senza avere tanti over 50 e 60 tra i .. pedali senza avere magari molto in comune.

Il raduno avrà inizio con la registrazione dei partecipanti la sera del 25 agosto, con ritrovo presso la Stazione Centrale ferroviaria di Palermo. Questo il programma di viaggio:
- 26 agosto Palermo-Castellamare del Golfo;
- 27 agosto Castellamare del Golfo-Trapani
- 28 agosto Trapani-Mazara del Vallo
- 29 agosto Mazara del Vallo-Campobello di Mazara. In treno rientro a Palermo
- 30 agosto Palermo.

Il programma dettagliato con scheda di partecipazione è disponibile su http://www.fiab-giovani.it/wp . Affrettarsi: posti disponibili limitati!

Scritto da sandro zedda in data 8 agosto 2009 alle 18:01
Al di là delle piccole conte interne che piacciono tanto a qualcuno, credo che in questo articolo di Andrea Romano ("Il Sole 24 ore", giovedì 6 agosto) siano contenuti i veri nodi che occorrerebbe affrontare nell'ambito di una discussione congressuale aperta, capace di parlare dentro e fuori di noi.

§§§§


CRISI E SINISTRE /
Mago Silvio ipnotizza la sinistra
di Andrea Romano


Quello che è appena iniziato non si annuncia come un agosto particolarmente rilassante per il centro-sinistra. Non tanto per le vicende giudiziarie pugliesi, che pure avranno ripercussioni inevitabili su alcuni equilibri di potere interno, né per l'avvicinarsi della scadenza congressuale del Pd. La vera ragione del turbamento estivo è nella sensazione che all'indebolimento della leadership personale di Berlusconi non corrisponda un rafforzamento nella credibilità del centro-sinistra come alternativa al berlusconismo.
Si dirà che il mondo progressista è in crisi in tutta Europa, che la socialdemocrazia è ormai in via di sepoltura e che persino il magico Obama deve fare i conti con le prime crepe del suo monolitico muro di consensi. Tutto vero. Eppure la differenza tra il caso italiano e la maggior parte degli altri casi occidentali è nella difficoltà a immaginare quale possa essere, domani, il ruolo di una forza politica che in teoria dovrebbe essere proprio oggi alle prese con un radicale ripensamento della propria funzione nazionale.
La sensazione, per molti versi paradossale, è che laddove la sinistra si trovi in una condizione di crisi conclamata sia più facile immaginare che cosa accadrà una volta svoltato l'angolo della catarsi. In Francia, ad esempio, i socialisti sono sprofondati in uno stato di prostrazione elettorale e progettuale persino più grave di quello dei loro cugini italiani. Una condizione dalla quale nessuno s'illude di risollevarsi con le stesse idee e lo stesso personale politico che ha segnato l'ultimo quindicennio di storia del socialismo francese. Eppure, accanto al Psf è cresciuto in questi mesi un fenomeno nuovo e forte di un autentico consenso popolare: quell'Europe Écologie che alle ultime elezioni europee è riuscita a raccogliere quasi tre milioni di voti, sulla base di una proposta ambientalista priva di toni apocalittici e dalla quale è del tutto probabile che ripartirà il cantiere comune della sinistra francese nei prossimi mesi.
Analogamente in Gran Bretagna la fase terminale del governo Brown consente di mettere un punto sui successi e gli insuccessi del lungo ciclo neolaburista, lasciando immaginare che il più che probabile insediamento di David Cameron a Downing Street aprirà una stagione completamente diversa per il Labour nella lunga ricerca del ritorno al governo. Una stagione anch'essa ricca di nuova attenzione ai temi ambientali, almeno a giudicare dallo spazio che vi sta dedicando la nuova generazione laburista (e per primo il giovane e brillante ministro per l'ambiente Ed Miliband).
Che cosa manca dunque al centro-sinistra italiano, nel confronto con i casi francese e britannico? Essenzialmente un punto fermo, la piena consapevolezza dell'esaurimento di un ciclo storico e del bisogno di cercare una strada diversa. E quindi la predisposizione ad ascoltare l'Italia, prima ancora del proprio tormento interiore. Al contrario, il confronto congressuale interno al Partito democratico è la replica perfetta di una partita giocata tutta nella propria metà campo. Una lunga e ripetitiva resa dei conti tra le stesse anime che, nel bene e nel male, abbiamo già visto all'opera in quest'ultimo decennio. E una ben scarsa attenzione ad uscire dai confini del Pd per catturare l'interesse di quel paese che, sebbene inizi a disamorarsi di Berlusconi, non riesce ad essere affascinato dall'alternativa che oggi passa il convento.
Si vuole una prova? Basta guardare alla frase iniziale delle tre mozioni congressuali. Pierluigi Bersani apre con l'affermazione secondo cui «il partito democratico è la più grande intuizione degli ultimi vent'anni», salvo specificare che «ciò che abbiamo realizzato nei primi venti mesi è al di sotto del progetto che intendevamo perseguire». Dario Franceschini guarda ai tempi lunghi della storia, e dunque a «un mondo che ha impiegato 10mila anni per raggiungere nel 1900 un miliardo di abitanti e che ce ne ha messi solo altri 110 per moltiplicarsi per sette». L'unico a presentarsi all'Italia parlando d'Italia è Ignazio Marino, il candidato di gran lunga più interessante dei tre, secondo il quale «noi italiani abbiamo il diritto di tornare a essere orgogliosi del nostro paese perché l'Italia è migliore di quanto vorrebbe la retorica del cinismo e del disincanto».
Difficile che un partito che intende ritrovare la strada del consenso possa farlo evitando di guardare negli occhi quel paese dal cui voto è stato drasticamente ridimensionato. Così com'è difficile che una proposta politica che si avvia a tornare dentro i confini di una socialdemocrazia tradizionale, la stessa che in tutta Europa viene innervata da suggestioni diverse e in primo luogo di matrice neoambientalista, possa diventare la base per una nuova stagione di governo. È anche per questo che, ora e nelle prossime settimane, il paese assisterà con ben scarsa passione allo svolgersi di questa ennesima conta interna.

06 agosto 2009

§§§

Thomas Casadei

candidato alla segreteria regionale del Pd per la mozione Marino
http://emiliaromagna.scelgomarino.info/

ma prima di tutto democratico di base

Scritto da Thomas Casadei in data 8 agosto 2009 alle 12:28
Nella fase che porta al congresso si fa un gran parlare di candidati e loro alternative. Si sente continuamente, da parte dei sostenitori di ogni fazione, affermare che il più nuovo è da quella parte. A gran voce si dice che ogni fazione possiede le idee giuste per il nuovo Partito Democratico. Forse hanno ragione tutti. Forse finalmente ci avviciniamo ad elezioni in cui non siamo costretti ad eleggere il meno peggio. Tutti i candidati hanno indiscutibili doti e hanno tutti dimostrato di essere validi dirigenti del PD. Allo stesso tempo se il canone di scelta rimane la gioventù, tutti loro ormai sono vecchi sia d'età che di storia politica. Allora forse è necessario pensare ad un'altra metrica, ad un altro modo per valutare il leader da votare a settembre. Proviamo ad esempio a cominciare a valutare chi ha le competenze per costruire un partito. Chi ha caratteristiche umane e politiche per aggregare più persone possibili. Chi ha le capacità per dar vita ad un grande partito popolare. Chi avrà la forza di levarci dai nostri salotti colti e raffinati (non sempre!) e riportarci per strada, nelle fabbriche. Questi, forse, sono gli occhiali da mettere per individuare chiaramente la nostra nuova guida.
Gian Matteo Montanari


Scritto da Gian Matteo Montanari in data 6 agosto 2009 alle 15:02
QUANDO VOTO, LO VOTO!


Vi segnalo che è on-line il sito di STEFANO BONACCINI, candidato alla Segreteria Regionale del PD Emilia Romagna.

Collegatevi a www.stefanobonaccini.it
Dal sito sarà possibile scaricare sia la Mozione Bonaccini che la Mozione Bersani, accedere a informazioni sulle iniziative in regione e fare domande al candidato.

Gessica

Scritto da Gessica Allegni in data 6 agosto 2009 alle 13:24
MA COSA SIAMO DIVENTATI?

Ho visto, direi per caso, il vostro blog ed io, ex militante FGCI poi PCI, poi PD, poi ecc..., nel leggere i commenti che vi sono riportati, sono stata assalita da profonda amarezza.
Quante cose sono cambiate da quando frequentavo gli ambienti della politica quarant'anni fa!
Ecco, si dirà, il solito a m'arcord", ma quanta tristezza nel constatare la litigiosità, la contrapposizione, la mancanza totale di comprensione per le posizioni degli uni e degli altri, quasi si appartenesse a scquadre di calcio diverse! No, non pensiate che quando eravamo giovani noi tutto fosse roseo. C'erano anche allora opinioni diverse: chi era più "democratico", chi più "settario" (si diceva così), chi più "estremista". Era comune però in tutti l'importanza e L'ORGOGLIO di appartenere comunque ad un gruppo coeso e solidale.
Ho l'impressione che ora l'uno guardi l'altro in cagnesco timoroso che qualcuno possa invadere il territorio conquistato o conquistando.
I giovani (quanti 3, 5, 10?) sono abbondanti a loro stessi e alle loro naturali inesperienze. Chi li sprona, chi gli insegna, che li organizza?
Ricordo ancora il fare affettuoso di Giorgio Ceredi, Luciano Marzocchi, Savelli, Rani Roberto, Sergio Flamigni nei confronti di noi giovani numerosissimi (Sauro Sedioli, Armanda Sacchetti, Giuliano Pedulli, i fratelli Flamigni, Romeo Godoli, Bielli e tanti tanti altri). Frequentavamo le loro case, conoscevamo mogli, figli e parenti. Adesso i più anziani ,e cioè i miei coetanei, rimangono abbarbicati alle loro poltrone, poltroncine o anche solo sedie, spaventati che il più piccolo cambiamento possa mettere in discussione le loro posizioni.
Non trova altrimenti giusitificazione lo sfaldamento TOTALE nel ns/ territorio dei giovani di sinistra o democratici che dir si voglia.
Ho letto in un commento che non c'è stata una sconfitta Veltroniana.
A no? E come vogliamo chiamare la perdita di voti generale, la perdita del governo di città storicamente di sinistra? E Forlì? Come si è arrivati al ballottaggio?
Per uscire dal locale e spostarsi sul nazionale direi che i grandi temi della politica che ci spostino un po' dallo svuotamento del cassonetto non vengono affrontati.
1) La popolazione aumenta a dismisura, siamo passati in 100 anni da un miliardo a 6 miliardi cosa accadrà nei prossimi 20 anni?
2) POssiamo affrontare il tema del controllo delle nascite o la parte cattolica ce lo impedisce?
3) Gli extracomunitari sono da accogliere tutti. OK, ma abbiamo le risorse per curare tutti, per mandare tutti a scuola, per dare i servizi a tutti?
Stiamo andando come ciechi alla rovina mentre ciascuno difende il sui orticello.
Speriamo bene.
Per tutti!

Scritto da Armanda Rossi in data 5 agosto 2009 alle 15:15
PERCHE' SOSTEGNO LA MOZIONE MARINO E THOMAS CASADEI

La candidatura di Thomas Casadei a segretario regionale del PD per la mozione Marino rappresenta innanzitutto il riconoscimento del lavoro di un "giovane" che da 15 anni si impegna attivamente in politica (perchè, non me ne voglia Thomas, in Italia a 35 anni sei ancora considerato un "giovane"!)
Sentire dire da ragazzi sotto i vent'anni (se ho interpretato bene i riferimenti anonimi di Andrea e Sara) che candidare Thomas è proporre "semplici volti nuovi, in cerca di fama e facile carriera" e "cooptare giovani sconosciuti insignendoli di responsabilità prima del tempo" mi mette molta tristezza! E dimostra anche quanto poco conoscono (o riconoscono) il lavoro svolto in tanti anni di impegno politico su vari fronti, sempre con grande generosità ed energia.
Altre volte a Thomas era stati proposti incarichi e candidature, e il fatto che abbia accettato questa volta e non le altre è a mio avviso, al contrario di quanto sostenuto da Andrea e Sara, un grande segno di maturità, perchè questa candidatura è estremamente coerente con il percorso politico cominciato due anni fa con la nascita del Partito Democratico e non è assolutamente il frutto di una scelta improvvisata.
E tutto ciò, al di là delle opinioni personali, penso vada riconosciuto.
D'altra parte vorrei ricordare che anche tra chi ora sostiene Bersani ci sono ragazzi molto giovani, con più o meno esperienza, che ricoprono incarichi di grande responsabilità nei consigli comunale, provinciale e negli organi dirigenti nazionali.
Il curriculum professionale e politico di Thomas non è sicuramente da principiante della politica e il numero di firme raccolte IN SOLI 5 GIORNI - in pieno periodo di ferie estive - per la sua candidatura (1713 tra gli iscritti, di cui 800 a Forlì e 240 a Forlimpopoli, e 57 tra i delegati dell'Assemblea Regionale, unico tra i tre candidati ad aver portato entrambe le categorie di firme necessarie) non lascia dubbi sul riconoscimento del suo lavoro e sulla stima alla sua persona all'interno del Partito Democratico.
Penso inoltre che la sua candidatura possa contribuire ad aprire un confronto che altrimenti avrebbe rischiato di fossilizzarsi sulla noiosa disputa (e per chi, come me, non ha precedenti esperienze politiche decisamente sterile) "ex-DS" e "ex-Margherita".
Al di là delle legittime opinioni personali sulle tre mozioni presentate, io penso che il nostro territorio, che spesso si lamenta di scarsa rappresentanza a livello regionale e nazionale, dovrebbe andare fiero di questo risultato.

Su un'altra cosa dissento dall'analisi fatta da Andrea: nessuno, nemmeno i più tenaci sostenitori delle tecnologie web, ha mai avuto la presunzione di pensare che queste possano sostituire le altre forme di comunicazione e contatti più tradizionali.
Tant'è che, almeno nel forlivese, spesso le stesse persone che hanno animato i blog e i siti hanno anche organizzato numerosi iniziative e dibattiti, fuori e dentro le campagne elettorali, fuori e dentro i circoli, e hanno partecipato spesso e numerosi a banchetti e volantinaggi.
I siti, i blog, le email e gli sms sono solo strumenti ma che consentono con tempi rapidi e costi decisamente contenuti di mantenere una rete estesa di contatti anche con persone che, per motivi di lavoro, studio e famiglia, non hanno il tempo o la possibilità di partecipare sempre e comunque alle attività nei luoghi "canonici" della politica.
Se inoltre Andrea avesse avuto modo di partecipare, per esempio, all'incontro (organizzato guarda caso proprio da Thomas) dello scorso 30 luglio in cui il dott.Passerelli dell'Istituto Cattaneo ha presentato l'analisi territoriale (su scala nazionale e regionale) dell'andamento del voto negli ultimi 15 anni, forse avrebbe avuto qualche elemento concreto e numerico in più per esprimere un giudizio sui risultati elettorali "disastrosi" imputati a Veltroni che non siano le frasi fatte e i preconcetti che da mesi vengono distribuiti attraverso la stampa e gli organi di partito da coloro che probabilmente non hanno mai condiviso fino in fondo il progetto del Lingotto, pur aderendovi formalmente (e mi riferisco a Bersani e D'Alema).
Per concludere, io non credo che un partito aperto sia in contraddizione con un partito radicato sul territorio: anzi penso proprio che i circoli dovrebbero avere la funzione fondamentale di creare quel collegamento tra i cittadini-elettori e la "P"olitica (nel senso originario di "governo della città") che negli ultimi 15-20 anni si è perso.
Invece in questi mesi ho visto e partecipato a troppi direttivi chiusi e a troppe poche assemblee aperte, discutendo troppo tra di noi delle provenienze e delle rappresentanze e troppo poco con gli altri dei problemi concreti, dei meriti e delle competenze.
I principi fondanti e innovativi del Partito Democratico sono: partecipazione, trasparenza, rispetto delle regole, pluralismo, pari opportunità di genere e di generazioni in base al merito e alle competenze (e non alle appartenenze), condivisione delle informazioni.
Non voglio essere RAPPRESENTATA dai dirigenti del partito, come propone Bersani e come ho sentito ripetere da Vasco Errani l'altra sera a Villafranca.
Voglio PARTECIPARE, CONDIVIDERE e DARE IL MIO CONTRIBUTO al mio partito non solo in termini di voti e tesseramento, ma anche di idee e di progetti.
E voglio che i cittadini e gli iscritti possano VERIFICARE e VALUTARE l'operato delle classi dirigenti (amministrative, economiche e politiche) sulla base dei risultati e della coerenza e voglio che sia premiato chi ha lavorato bene e allontanato chi ha lavorato male o non ha lavorato affatto.
Sulla base della coerenza con questi principi, che sono quelli per cui mi sono iscritta al Partito Democratico, ho deciso di sostenere la mozione Marino e il fatto che non abbia esperienza come dirigente di partito potrà forse liberarci dalle annose dispute e ripicche interne e personali che ritengo siano la vera malattia del PD.

Maria Teresa Vaccari

Scritto da Maria Teresa Vaccari in data 4 agosto 2009 alle 15:33
Solo dalla mozione di Bersani emerge l'idea di un PD di tutti e non di un uomo solo al comando ed è per questo che lo sostengo e lo voterò , sia al congresso che alle primarie, allo stesso modo voterò Bonaccini segretario regionale perchè in quanto iscritta sedicenne a questo partito, credo nella politica dei fatti e non delle parole, e credo soprattutto che un partito debba essere un insieme di persone vere e non di semplici volti nuovi, in cerca di fama e facile cariera.

Sara Orlati

Scritto da Sara Orlati in data 3 agosto 2009 alle 17:47
UN SENSO A QUESTA STORIA

Sono un giovane democratico di Forlì iscritto al Partito Democratico fin dalla sua nascita e senza alcuna passata esperienza politica e scrivo in merito alle dichiarazioni di alcuni esponenti del PD forlivese apparse nella giornata di Lunedì 27 Luglio su questo giornale.
 
Nel suddetto articolo, il Segretario territoriale Alessandro Castagnoli etichetta Massimo D'Alema come appartenente ad un mondo estraneo al PD e al suo bisogno di crescere e rinnovarsi, e poi, in chiusura, accusa il neo costituito comitato per Bersani di essere un mero gruppo elettoralistico a fini correntizi e intenzionato a riprodurre un infelice passato.
 
Io faccio parte di quel comitato, ho 19 anni e nonostante la mia giovane età sono recentemente stato eletto Consigliere di Circoscrizione, a dimostrazione del fatto che il PD è un partito in grado di creare, ove sia presente nei circoli, il proprio rinnovamento.
Come giovane militante sono fermamente convinto del mio sostegno alla candidatura di Pierluigi Bersani.
 
Nonostante ritenga che Castagnoli abbia più che ragione nel dire che il congresso dovrà essere impostato su un ragionamento di merito, sulle idee e il futuro di questo partito, non posso che riconoscere in lui il protagonista di una infelice stagione politica forlivese in cui il confronto sui contenuti è totalmente mancato!
Parlo dell'ultimo anno e mezzo del PD forlivese, in cui si è pensato di poter sacrificare il confronto politico tra i propri militanti e simpatizzanti, che un partito ha il dovere di fare, in favore di scontri unicamente personali consumati su blog e siti internet.
Per questo non solo non mi convincono le posizioni di Dario Franceschini che mi appare, sempre di più, come la naturale continuazione della politica disastrosa avviata al Lingotto con Veltroni (dico disastrosa alla luce dei risultati elettorali!), in cui si è pensato che, non radicando il partito, tramite gli iscritti, nel territorio ma puntando unicamente sulla comunicazione via web si potesse attirare il voto della maggior parte degli elettori; allo stesso modo non mi convincono i "nuovisti" al seguito Marino che hanno l'unico scopo di fare piazza pulita di una storia che è anche storia del Partito Democratico,fatta di persone, donne, uomini, idee, passioni, che oggi devono essere per noi punto di riferimento per guardare al nostro futuro.

Sono tra chi ritiene necessario rinnovare la classe dirigente del Partito Democratico, e credo che questo debba essere fatto premiando il MERITO le CAPACITA' politiche dimostrate sul campo, non cooptando giovani sconosciuti insignendoli di responsabilità prima del tempo. Soprattutto credo che una reale innovazione debba essere portata nel nostro Paese dove ancora troppe sono le barriere che impediscono ai giovani di accedere a lavori stabili e dignitosi, e di avere mobilità professionale, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale.

Per "sbloccare" davvero l'immobilismo italiano, c'è bisogno di un Partito VERO e di SINISTRA, nel senso migliore del termine, quello che racchiude in sé i valori fondanti della Costituzione Italiana: la solidarietà e la giustizia sociale, la laicità dello Stato, la difesa e garanzia dei diritti civili.
Non credo nel partito del Leader, credo in un partito del "popolo", il popolo della base e degli iscritti che devono poter contare e avere garantiti diritti fondamentali. Credo in un partito capace non solo di rappresentare la società ma di esserne da esempio e da spinta al cambiamento

Di Rutelli e della Binetti non sento oggi il bisogno, ma di persone competenti INNOVATRICI nei fatti, che conoscono il nostro elettorato, che sanno guardare alla parte produttiva del Paese, ai suoi giovani, alle sue donne... 
Voglio un segretario a TEMPO PIENO, non da weekend. Voterò un Segretario che manda avanti la nuova classe dirigente nelle regioni, come Stefano Bonaccini, e non i soliti volti, come la Serracchiani, la Bastico o Damiano.Voterò Pierluigi Bersani per ridare un senso al grande progetto del Partito Democratico e garantire all'Italia la presenza di un grande Partito riformista, di sinistra, veramente alternativo alla destra che ora ci governa.

Andrea Canali


Scritto da Andrea Canali in data 31 luglio 2009 alle 20:44
Quando le opinioni si costruiscono su preconcetti, è difficile vedere prospettive di effettiva serena possibilità di dialogo aperto.Un vecchio aneddoto indiano racconta che diversi ciechi, avvicinandosi ad un elefante, raccontassero e giurassero che quell'animale fosse così come a loro era sembrato, toccandone una sola parte.
Qui la storia è diversa, qui c'è ottusa perseveranza anche solo nell'affibbiare sprezzanti termini e giudizi trancianti.
A me pare si rasenti infantilmente il ridicolo e raccomando attenzione nell'uso, sul sito del PD che tutti ( anche da Roma e Bologna ) possono leggere e valutare, di certa terminologia tagliente e decadente ( cricca, complotto, veltroni band, sfruttamento).
Un pò di sano senso della misura non guasterebbe, basta con questa parodia distorta di una realtà vista da un solo, accecato lato.
Consiglio la visione del bellissimo film in bianco e nero " Arsenico e vecchi merletti" e poi del più recente " Full metal jacket" con quel personaggio Palla di lardo che striscia, pulisce, cura ossessivamente quel suo fucilino fino ad un triste epilogo.
Consiglio di seppellire l'ascia di guerra per un congresso sereno, perchè tanto chi ha scelto il Partito Democratico- partito nuovo- per intima convinzione, non si spaventa ne demorde per questi... venticelli di guerra.
Stefania Collini




Scritto da stefania collini in data 24 luglio 2009 alle 14:30
Caro professor Casadei, se mi dice dove abita le invio una fornitura di camomilla.
Innanzitutto, non sapendo neanche che è previsto Vasco Errani a Villafranca, il mio rammarico era rivolto al fatto che non si era organizzata la festa x Balzani all'interno della Festa del PD di Villafranca; anche se è un Sindaco di coalizione non penso che qualcuno abbia qualche mancamento se mette piede in una Festa del PD, lo fanno tanti cittadini che votano per il centrodestra non vedo perchè non lo possano fare gli elettori e simpattizzanti di Centrosinistra.

"Rammento che Balzani ha opportunamente aperto la Festa democratica del PD del Ronco (e immagino presenzierà ad altre feste del partito)."
Più che opportuno mi sembra più che giusto che il Sindaco del PD presenzi alle feste del PD!!!!
... e con questo Buone Vacanze a tutti...ci ritroviamo a fine agosto


Scritto da Stefano Fabbri in data 24 luglio 2009 alle 12:08
Povero Stefano Fabbri, come al solito, è MALE INFORMATO.

ACCECATO DALL'INVIDIA E DAL RANCORE PERDE SEMPRE DI VISTA LA REALTA'.

Ecco i fatti:

- La data della festa del 28 era concordata da una settimana: ovviamente sulla base degli impegni di Balzani (che non può non essere presente a questo evento...).
Non la si è fatta prima, in questa settimana per esempio, data la concomitanza con la Scuola di politica che si svolge a Bertinoro.

- dell'incontro con Errani ufficialmente (anche in seno alla direzione del partito) NON SAPEVA NULLA NESSUNO FINO A IERI, poichè c'era ancora un dubbio sull'effettiva presenza (e infatti, per es., ERRANI, PREVISTO AL RONCO QUALCHE SETTIMANA FA, POI NON HA PRESENZIATO PER IMPEGNI ISTITUZIONALI E/O POLITICI).

- SCIOLTA LA RISERVA DI ERRANI (credo ieri pomeriggio), LA FESTA DI BALZANI è STATA posticipata al 29. E peraltro è un segno di gentilezza istituzionale da parte del Sindaco.

- essendo la festa per Balzani Sindaco, sostenuto da numerose forze politiche, opportunamente la festa viene organizzata in un luogo pubblico e aperto come il Polisportivo Buscherini.

- rammento che Balzani ha opportunamente aperto la Festa democratica del PD del Ronco (e immagino presenzierà ad altre feste del partito).

Quanto a Stefano Fabbri - lui sì esponente di una CRICCA (con uno stile da "furbetti del quartierino"), immagino di due o tre personaggi - se non lo ha già fatto, si iscriva pure a Forza Italia o al Partito del Sud. E' la sua giusta collocazione per i modi con cui pratica la politica.
Nel Pd non c'è posto per gente così.

Thomas Casadei
(componente Ass. e Direzione Territoriale Pd; coordinatore Area di Lavoro territoriale "Cultura e Formazione politica")


Scritto da Thomas Casadei in data 24 luglio 2009 alle 11:45
Cara signora Vaccari, ci mancherebbe altro che uno possa scegliere dove trascorrere le proprie serate...
Appunto per smettere di vedere complotti dappertutto che sarebbe stato più bello che i festeggiamenti del Sindaco Balzani si fossero svolti all'interno di una festa del PD...
Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 24 luglio 2009 alle 9:57
Penso che sia ora di finirla con il vedere complotti e manovre segrete dietro ogni angolo!
Penso che sia ora di finirla con la presunzione di dare patenti di "cricche" o di "band"! (sulla base di cosa poi?)
Nel mese di luglio ogni giorno in qualche quartiere e in qualche città della Provincia si svolge una Festa Democratica, un Festival dell'Unità o un'iniziativa politica.

Non c'è nessun secondo fine nell'aver scelto martedì 28 per una festa aperta a tutti per festeggiare la vittoria di Roberto Balzani ma solo la combinazione di un calendario molto fitto di impegni.

State sereni! Siamo ancora in democrazia!
Ognuno di noi è libero di trascorrere le proprie serate dove meglio crede: alla festa di Villafranca, alla festa di Balzani, a casa propria o dove più gli piace.

Maria Teresa Vaccari

P.S.: mi torna in mente la sequenza di "Ecce bombo" in cui Nanni Moretti si chiede: "Ma mi notano di più se vado alla festa e sto in disparte o se non vado alla festa?"


Scritto da Maria Teresa Vaccari in data 24 luglio 2009 alle 9:43
Leggendo le pagine di questo sito sono rimasto un po' sorpreso: come Balzani e la sua "cricca" fanno una festa di ringraziamento e si mettono in concorrenza con la festa del PD di Villafranca????
Poi ho pensato: niente di strano... Balzani ha sfruttato il PD e soprattutto le primarie del PD x traghettare il gruppo di potere che lo sostiene, tant'è vero che ha poi dato il nullaosta x una lista civica a suo sostegno (con ottimi risultati elettorali)...
Questi sono i risultati di chi vuole un partito liquido, di chi vuole un partito puramente elettorale....
Aspetto gentilmente che qualcuno mi spieghi perchè si devono fare le cose sempre in contrapposizione con quelle promosse "ufficialmente" dal Partito...
Buone vacanze

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 24 luglio 2009 alle 8:27
Tornando alle esternazioni a ruota libera di Veltroni sulla riscoperta e grandezza di B. Craxi, vedo che anche Pancho Pardi se ne occupa su MICROMEGA del 17 luglio u.s.

Ci vorrebbe proprio uno studio serio ed approfondito sulla politica Italiana di quell'epoca, che possa fare chiarezza su tutto, senza la bonarietà di Veltroni o la cattiveria repressa di Stefania Craxi, un'analisi storico-critica delle strategie socialiste sull'economia, sulla questione morale, su Berlinguer a Mirafiori, sulla vittoria di Craxi al referendum, il caso Sigonella e il disastro di Ustica, ecc. ma soprattutto esaminare il caso Berlusconi, l'invenzione e scoperta tutta craxiana del monarca televisivo. Non c'è che dire ! Proprio una bella scoperta e oggi Veltroni con M. Mafai e L. Violante, potrebbero anche rivalutare Berlusconi ed elevarlo (sul predellino) a capo di una nuova coalizione di
destra-centro-sinistra, per non dire del nuovo partito unico delle libertà !

Edoardo


Scritto da Edoardo Baruzzi in data 23 luglio 2009 alle 11:39
VERSO IL CONGRESSO


Ci apprestiamo a vivere la stagione del congresso, stagione che può essere esaltante a patto che non sia un banco di lotte interne al partito per la spartizione di poltrone e potere personale.
Mi auguro che riusciamo a raggiungere alcuni obiettivi che, a parer mio, potrebbero finalmente qualificare il costruendo partito "Nuovo".
1° obiettivo: riempire di contenuti pratici e trasparenti le parole chiave contenute nella carta fondativa quali, uguaglianza, solidarietà, giustizia. Si dice che il PD è un grande partito riformista.
Ma che vuole dire riformista? Traducendo alla lettera nel linguaggio della gente comune riformista è chi fa le riforme. Ma quali riforme? E come articolate? Questo credo che non sia ancora chiaro neanche ai militanti più attenti, figuriamoci all'opinione pubblica.
Si dice che il Pd è un partito solidale.Ma solidale con chi? E in quali modi? Si dice che il PD fa della giustizia la sua bandiera. Ma quale giustizia?
Quella del Lodo Alfano e dei conflitti di interesse o quella che pone al centro l'uomo, qualunque uomo, e ne tutela i diritti nel rispetto rigoroso dei doverii?
Spero che il congresso dica finalmente qualcosa in merito, in modo chiaro, comprensibile e non equivocabile senza che qualcuno dei cosidetti padri nobili smentisca il tutto il giorno dopo.
2° obiettivo: Rispetto delle regole.
Da più parti si sottolinea l'esigenza improcrastinabile di nuove regole nella gestione della cosa pubblica. Personalmente credo che di regole ce se siano ben troppe. Il fatto è che ognuno si sente autorizzato ad interpretarle ed attuarle a modo suo, perchè tutti fanno così, perchè così si è furbi.
In questo modello imperante di società non è affatto necessario cambiare le regole, quanto piuttosto riabituarsi, spinti da un forte afflato etico, a rispettarle nell'interesse comune.
E' necessario rivalutare un modo di fare politica come servizio per il raggiungimento del bene comune.
Personalmente diffido, non solo di chi interpreta la politica come un mestiere, ma anche di chi pensa di esplicare una missione.
Le parole missione e mestiere evocano situazioni di egoismo e superbia individuale; la parola servizio è indice di grande umiltà e di grande umanità.Occorre ridare al nostro agire quotidiano un impronta morale rispettosa delle regole, tendente al raggiungimento del bene collettivo, chiaramente identificabile, come qualcosa di diverso dalla morale della Destra ispirata a rafforzare i più forti e tendente al bene individuale.
Solo così faremo capire a tutti la nostra diversita rispetto a questa Destra che ormai spadroneggia in tutti i settori, molte volte con il bene placito delle nostre contraddizioni.
3° obiettivo:Sintesi definitiva delle varie correnti di pensiero che hanno dato vita al PD.
Non vorrei un congresso di cui si sentono parlare gli ex Margherita o gli ex DS ma in cui ci si confronta serenamente senza pregiudizi di provenienza per chiarire all' opinione pubblica che cosa intendiamo per stato laico, quale è il nostro atteggiamento unico in campo bio-etico, quale è la nostra visione di un modello di sviluppo eco-compatibile, quale è la nostra posizione sul collocamento internazionale, quale è il nostro atteggiamento di fronte alla globalizzazione ormai inarrestabile, come intendiamo opporci agli integralismi da qualunque parte provengano.
Solo così potremo catturare l'attenzione di chi aspetta finalmente ( per ora invano) la costruzione di un partito nuovo.

Piero Berti
Segretario circolo PD di Portico e S.Benedetto


Scritto da Piero Berti in data 22 luglio 2009 alle 16:18
Quanto a cadute di stile, lascio i lettori del blog giudicare, che spero leggano bene e non " fra le righe" .-
Non ho fatto alcun attacco, ma solo un esempio, non deducendone nulla, questo ho scritto ( rileggere prego) e questo ribadisco.
Trovo invece una caduta di stile, cara giovane Gessica promettere risposte politiche che poi non mi dai e , al seguito dell'amico Migliavacchi, che almeno espone ragionamenti e con il quale si dialoga, ti lanci sempre e solo in attacchi personali questi si davvero fuori luogo. Non credo di meritarli e non li accetto da te.-
Mi sembri una paladina omologata, con uno stridente tono pontificale davvero fuori le righe, come in questo caso, che lascia trasparire una animosità eccessiva nei miei confronti.
Non ho attaccato, ma segnalato comportamenti come esempio di facile possibilità di equivoco. Io non ne ho dedotto nulla, così ho scritto, ma la tua reazione eccessiva nei miei confronti quella si è controproducente e fuori da ogni stile.
Le tue lezioncine di galateo , di stile e di comportamento, riservale a te stessa, ne hai molto maggiore necessità e per favore un minimo di autocritica, sei ancora troppo acerba e non credo adatta a spargere pillole di saggezza, libera da quell'autoreferenzialità deteriore i tuoi scritti e il tuo atteggiamento.
Dall'alto dei mie 60 anni lasciatelo dire: un tocco di sana modestia e umiltà gioverebbe molto a te e anche al ruolo politico istituzionale che hai recentemente assunto. Se vuoi offendere fai pure, ma ti ricordo che sono un essere dialogante e che attendo ancora le risposte che mi avevi promesso, ma se si ti è più comodo e facile, incontriamoci in federazione di buon ora e facciamo una sana chiaccherata liberatoria e chiarificatrice, io sono a disposizione come sempre per il Partito Democratico , ma non ti riconosco il ruolo di dispensatrice di patentini di alcunchè.
Nulla di personale
Stefania Collini




Scritto da stefania collini in data 17 luglio 2009 alle 19:16
Leggo da l'Unità una notizia allucinante e che riporto più sotto. Anche se so bene che non avrebbe dovuto allarmarmi più di tanto, perchè Veltroni ci aveva già abituato a uscite estemporanee di quel tipo, affermazioni che non stavano in piedi, alle quali neache lui credeva, ma per la convenienza del momento e per il suo maanchismo doveva dire...Allora io dico che così, con questi personaggi il PD (e il nuovo PD) non andrà da nessuna parte, sono d'accordo che il PD deve essere un partito grande e allargato, deve accogliere tutti i nuovi fermenti della società, deve tener conto delle esperienze degli anziani e degli entusiasmi dei giovani, ecc.
Ma attenzione DEVE essere un Partito RIGOROSO, con Regole certe, Rispettoso della disciplina interna ! Basta con le esternazioni a ruota libera e la campagna elettorale dell'unione con Prodi.
Edoardo

Riporto la notizia sulle esternazioni di Veltroni su B. Craxi:

"Bettino Craxi in politica seppe vedere lontano e fu «l'unico uomo del suo tempo che...gli italiani a disertare il referendum elettorale ed ad andare tutti al mare. Walter Veltroni ha parlato dell'ex leader socialista partecipando ieri alla presentazione del libro di...politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994». «Craxi aveva intuito - osserva Veltroni - meglio di qualunque altro il mondo della politica italiana, i cambiamenti della società"

Scritto da Edoardo Baruzzi in data 17 luglio 2009 alle 8:34

Che grande caduta di stile, Stefania, il tuo riferimento a Rusticali.

Riflettete tu e tutti quelli che lo hanno infangato in questo periodo, sul vostro modo di stare in questo partito.

Visto che vi prodigate tanto ad andare sui blog a vedere quello che scrive la gente per poi far pervenire messaggi di disapprovazione, se volete rispetto cercate di essere rispettosi.

Il fatto che la nuora di Rusticali sia stata candidata dalla Lega non implica il fatto che Rusticali stesso abbia votato Lega. Ed è ridicolo anche solo pensarlo.

Secondariamente, mi sembra invece un dato di fatto più rilevante che alle primarie siano venute a votare (PER CHI HANNO VOTATO, MASINI O BALZANI, NON MI INTERESSA!!!) persone non solo non appartenenti a questo partito, ma addirittura di altre fazioni. Questo significa una sola cosa: che lo statuto va cambiato e che dobbiamo darci regole serie.

E soprattutto costruire un partito fatto di idee e valori, non di regolamenti.

Infine, Marino è il primo a non attaccare D'Alema e ad aver dichiarato che sono molto amici.

Se non si deve votare Bersani perchè D'Alema lo sostiene, perchè allora votare uno che addirittura è suo amico?
La verità è che la dobbiamo smettere con queste provocazioni e parlare di politica.

Gessica.


Scritto da Gessica Allegni in data 16 luglio 2009 alle 12:55
quando si dice la coerenza in politica....
fino l'altro giorno il Sen.Marino si lamentava del "boom" di tessere in Campania; oggi leggo con sorpresa che lo stesso senatore ha chiesto di prolungare il tesseramento di altri 10 giorni: cosa deve far iscrivere tutti gli amici e parenti???
il tesseramento al PD è iniziato nell'autunno dello scorso anno e chi teneva a cuore veramente questo partito la tessera l'ha ritirata in tempi non sospetti, questa corsa del'ultima ora a prendere la tessera non fa che screditare il Partito Democratico....
Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 16 luglio 2009 alle 11:45
Cara Stefania
Rispondo per parti alla tua dichiarazione:

1-" I programmi dei candidati alla segreteria saranno disponibili non appena li depositeranno: qualcosa è già emerso e si conosce , ma vorrei giudicare dopo aver letto, nero su bianco, le proposte che a breve saranno presentate.
Non conosco quindi il programma definitivo di Marino, ma ricordo che ha detto, fra altre cose, che vorrebbe non un PD di correnti (normalmente rette e dirette da capi corrente dico io), ma dei circoli, e questa per me è una dichiarazione che esalta la territorialità ed il legame partito-territorio-iscritti-cittadini-elettori "

Quello a cui mi riferivo io è l'idea di partito. Dire che vuole un partito senza correnti è copme dire che vuole un Italia senza mafia. Potrebbe essere possibile, ma è difficile da fare, perchè ognuno ha le proprie idee e si riconosce maggiromente in qualcuno. Ti invito a leggerti il discorso che Bersani ha fatto a ROma per capire cosa intendo per idea di un partito. Li è venuto fuori un progetto chiaro del PD futuro.

2- "Vorrei solo mi dicessi, a meno che tu non fossi presente al voto della Cimatti , come hai fatto a sapere che la ha partecipato alle primarie e , seconda domanda, sai anche per chi ha votato? Hai per caso consultato il registro dei votanti, puoi diffondere, forte del tuo anonimato, notizie apprese non si sa come nè da chi, bypassando la sacrosanta privacy a cui ogni individuo ha diritto? "

Lo sò per certo perchè, nel suo quartiere, che io conosco perchè ci abita un mio caro amico, ha fatto campagna elettorale per uno dei due candidati ( non ti dirò chi è,ma lo puoi indovinare). Inoltre ho chiesto a una persona che conosco del seggio del suo quartiere se era venuta a votare, il 15 dicembre, e la risposta è stata affermativa. Quindi su questo sono assolutamente certo, e non ho violato la privacy di nessuno. La mia riflessione era sul fatto che un elettore di destinazione avesse votato alle primarie del PD. Le primarie devono essere fatte SOLAMENTE tra chi crede in questo partito, cioè gli iscritti, e basta. Se altre persone, che non voteranno mai PD, possono decidere il nostro candidato sindaco o altro, credo che ci sia qualcosa che non funziona. Comunque Stefania ti vorrei ricordare che questi hanno votato firmando un documento che attesta che voteranno PD in futuro, e quindi penso che non ci siano assolutamente problemi a scoprire anche tramite la Federazione che lei ha votato. Non violi la sua privacy, chiedi solo se ha votato...... Correggimi se sbaglio ( ma non penso)

3- "Anche certi "personaggi" dichiaratamente PD, legati alla storia del PCI-PDS-DS, ben più alla ribalta della signora di Destinazione penso abbiano votato alle primarie , poi li ho visti pubblicamente partecipare ad altre iniziative politiche, che non erano le nostre! Cosa devo dedurne? Io nulla, e tu? "

Complimenti veramente per questa bellissima frase.... Ma ti sei scordato il nome. Visto che credo che tutti debbano sapere chi tu stia attaccando, il nome lo faccio io: Franco Rusticali

Lui non si è impegnato per la campagna elettorale della lega, e questo lo posso assicurare, ma visto che c'era un suo parente candidato, ha deciso di andare a vedere le iniziative pubbliche in cui era presente. Forse per alcuni, invece, è meglio sacrificare la famiglia per la politica? Io non sono fra questi, mi spiace dirtelo, ho un legame molto forte con la mia famiglia, che viene al primo posto... Il sindaco e il partito vengono dopo. Quando qualcuno mi dimostrerà che Rusticali ha fatto campagna elettorale per la Lega, ritirerò tutto quello che ho detto, ma non penso sarà mai possibile. Penso che attacare lui sia una mossa veramente inutile....

Il Moralizzatore del PD
Stefano Migliavacchi




Scritto da Stefano Migliavacchi in data 16 luglio 2009 alle 11:39
QUESTIONE MORALE NEL PD:
I SIGNORI DELLE TESSERE DI NAPOLI

L'INCHIESTA. In un circolo boom del 366%. A Torre del Greco si via il commissario

In città 80mila iscritti, quattro volte quelli di Roma
Napoli, da Fuorigrotta al Vomero
viaggio tra i baroni delle tessere
di ALBERTO STATERA

NAPOLI - Sei milioni di euro. Occorrono non più di sei milioni, a 15 euro a tessera, per fare un'Opa totalitaria sul Pd. Neanche quel che costa rilevare una microazienda in difficoltà, forse meno di quello che Berlusconi spende ogni anno per Villa Certosa. I baroni delle tessere napoletani, cui piace la quantità, si sono così scatenati alla vigilia del congresso non tanto per la scalata al partito, ma per conservare in loco la genia intramontabile dei castosauri partenopei, la "cacicchità" degli amministratori locali evocata da Massimo D'Alema quando citò come esempio non proprio commendevole i capi delle comunità tribali nell'America centro-meridionale ai tempi dell'occupazione spagnola.

Per godere di visibilità congressuale contano le percentuali, per cui a Milano se si vuole contare basta spendere poco e avere ottomila tesserati (120 mila euro), invece degli 80 mila, quattro volte quelli di Roma e cinque quelli della Liguria, che la principesca megalomania partenopea impone, conquistando più di un quinto del totale nazionale delle tessere. Ma, si sa, qui le cose si fanno in grande.

Prendiamo un caso piccolo, ma - come dire? - di scuola. Circolo piddì di Fuorigrotta, via Cariteo 59, stesso stabile del municipio di zona, intonaci dei balconi che cascano, marciapiedi coperti di eiezioni canine, inquinamento a mille nell'ingorgo perenne, in un quartiere di melting pot assoluto, disoccupati, operai, impiegati, professori, professionisti. Al primo piano, sotto un ritratto di Lenin, vigila di pomeriggio il segretario Giorgio, che ha al suo attivo un record: l'incremento del 366 per cento delle tessere, lievitate da poche centinaia a 2.177. Il quartiere, ultima roccaforte di sinistra, partecipa più degli altri. Ma si narra che di quelle tessere sia effettivo titolare il consigliere regionale Tonino Amato, bassoliniano, se nel frattempo la topografia rapidamente mutevole non ne ha cambiato la location. Tanto più che alle primarie del 2007, in piena crisi dei rifiuti, fu qui che si cercò un'oasi favorevolmente fresca per la candidatura di Bassolino all'assemblea fondante del Pd, ma a sorpresa prevalse l'ignota signora Fortuna Caccavale, operatrice sociale, che poi non ci mise molto a farsi cooptare dal pupillo bassoliniano Andrea Cozzolino, assessore regionale e neoparlamentare europeo.

Cambio scena rispetto alla calura olezzante di Fuorigrotta. Salerno l'altro ieri: quaranta forzuti impediscono, tra schiaffi e scontri corpo a corpo, che si tenga il congresso dei Giovani democratici. Il segretario regionale Michele Grimaldi dice che sono "camorristi fascisti", sia pur tesserati Pd. Off the record, come si dice, sarebbero invece i "bravi" del sindaco di Salerno democratico Vincenzo De Luca, storico nemico di Bassolino.

Sarà vero? Ridacchia amaro, al racconto dei dettagli di battaglia metropolitana salernitana, il consigliere comunale di Torre del Greco Pier Paolo Telese che se la vide con le "presenze inquinanti" e i "loschi figuri" tesserati della sua città: "Contammo persino dei latitanti in quella massiccia affluenza degenerata". Fu azzerato il tesseramento e nominato commissario Aldo Cennamo, che si è appena dimesso perché dice che il partito continua ad essere inquinato da "guerre per bande", come non esita a definirle anche Telese. Storiacce di provincia profonda?

Macché, giura Telese, che propende per la segreteria nazionale del partito a Bersani, ma non cambierebbe una virgola di quel che dice Ignazio Marino: "Torre del Greco come tutta la Campania è la fotografia del sistema feudale che vige a Napoli e probabilmente a Roma: vassalli, valvassori, valvassini. Geografia identica di un partito amorfo e pieno di lupi voraci".
"Sì - filosofeggia il professor Eugenio Mazzarella, deputato lettiano, nel senso di Enrico Letta - c'è il confuso assemblaggio di destini personali di un ceto politico alla ricerca di una scialuppa di salvataggio". Ma secondo lui è persino meglio così che la realtà di un partito "non scalabile fino al compiersi tardivo del ciclo biologico, come quello di Berlusconi". Ma è difficile leggere come un segno di salute il dato di un partito come il Pd apparentemente contendibile con un'Opa tutto sommato poco costosa sulle tessere. Anche se a Berlusconi la Lega Nord costò meno in termini monetari.

Marco Follini, ex segretario dell'Udc e oggi senatore campano del Pd, ha vissuto nella Dc la sindrome del partito delle correnti e delle tessere e oggi, smaliziato, fa la morale: "Sa qual è la vera sindrome? La somma del tesseramento stile democristiano, più il vecchio apparato comunista, più la propensione meridionale".
Propensione a che, lui non lo dice, ma è abbastanza evidente che si riferisca al "familismo amorale", come lo battezzò il sociologo americano Edward C. Banfield. Soccorre, semmai, per spiegare gli effetti della sindrome, lo statuto del Pd, un documento che sembra scritto da un autore pazzo medievale. O da Stranamore, come sostiene l'ex presidente del Senato Franco Marini. "Un dottor Stranamore non solo pazzo, ma per di più di pessimo umore", aggiunge Follini, che rivendica il ripensamento urgente e totale di un sistema che si è rivelato un mostro, cercando invano di mettere insieme l'happening delle elezioni primarie con le esigenze bulimiche dell'apparato dell'ex Pci.

Persino a Firenze le primarie che incoronarono Matteo Renzi, nuovo sindaco-ragazzo, si narra che furono gonfiate dalle truppe berlusconiane di Denis Verdini. E, per di più, gratis. "Ah, Fanfani!": pure questo va registrato nel "confuso assemblaggio" del Pd della vigilia congressuale. Debora Serracchiani? Il buon giovanotto Giuseppe Civati? Diceva il saggio Fanfani, come sadicamente ricorda Follini: "Hovvia! Chi l'è bischero, l'è bischero anche a vent'anni!".
Resta da stabilire chi sono i principali baroni napoletani delle tessere, i castosauri partenopei i cui nomi da Fuorigrotta al Vomero, dalla Riviera di Chiaia a Castel dell'Ovo, pochi osano pronunciare. Eppure, sono sulla bocca di tutti. Primo Andrea Cozzolino, il pupillo ex socialista di Bassolino, indagato tra l'altro per la costruzione di una centrale a biomasse a Caserta.

E' un miracolo vivente: da assessore regionale è diventato parlamentare europeo con 120 mila preferenze per un partito ridotto in Campania al 23 per cento. Secondo, il boss della sanità Angelo Montemarano, la cui potenza fu testata quando suo figlio Emilio, sfrecciante in Porshe cabriolet per via Caracciolo, risultò primo degli eletti in consiglio comunale con 7.500 preferenze e nominò tra i suoi amici un assessore del comprensivo sindaco Rosetta Russo Iervolino. Come direttore demitiano dell'Asl numero 1 di Napoli il suo papà già tanti anni fa aveva avallato un contratto per la gestione degli immobili con Alfredo Romeo, il re degli appalti pubblici truccati. Non va invece a Strasburgo, pur con 80 mila preferenze, Pasquale Sommese, che di Romeo fu il primo sponsor nella Regione dell'era bassoliniana. Incidenti. Ma Bassolino rivendica orgogliosamente la sua storia di cacicco. Chi portò nel 2006 quelle poche decine di migliaia di voti che consentirono a Prodi di salire a Palazzo Chigi? I baroni a Napoli sono di casa. Lasciategli la terra da coltivare, se no con pochi soldi fanno l'Opa.

(La Repubblica, 16 luglio 2009)

E' CHIARO CHE IL SOSTEGNO DI BASSOLINO AD UNO DEI CANDIDATI ALLA SEGRETERIA RISCHIA DI FALSARE UN CONGRESSO CHE DOVREBBE ESSERE TRASPARENTE E DEMOCRATICO. SPERO CHE GLI ORGANISMI DI GARANZIA INDAGHINO A FONDO E DIANO DELLE RISPOSTE CHIARE E NETTE. E IN FRETTA.


Scritto da Thomas Casadei in data 16 luglio 2009 alle 11:26
@ Stefano Migliavacchi

1)Per quanto riguarda gli eventi politici, credo fosse chiaro che chiedevo pari dignità per tutti, certo dipenderà anche dai giornalisti, ma citavo il caso di Romagnaoggi.it in particolare perchè qui la differenza è molto evidente ed è tuttora visibile e riscontrabile. Ci lamentiamo dei mass media nazionali sbilanciati, mi pare giusto evidenziare sbilanciamenti anche locali, non solo della carta stampata. Come Federazione comunque in futuro prevederei almeno la presenza di un fotografo ad ogni iniziativa, a futura memoria di tutti gli eventi politici realizzati.
Secondo punto : ho detto più volte che se l'assemblea cambierà le regole, democraticamente le accetterò, se c'è qualcosa che non funziona, ma raccomando di non trascurare i cittadini-elettori.
Rammento poi che una volta alle primarie strettamente fra iscritti, gli iscritti scelsero un segretario la Direzione nazionale un'altro, questo per dire che non sempre la volontà dell'iscritto veniva rispettata.
3) I programmi dei candidati alla segreteria saranno disponibili non appena li depositeranno: qualcosa è già emerso e si conosce , ma vorrei giudicare dopo aver letto, nero su bianco, le proposte che a breve saranno presentate.
Non conosco quindi il programma definitivo di Marino, ma ricordo che ha detto, fra altre cose, che vorrebbe non un PD di correnti (normalmente rette e dirette da capi corrente dico io), ma dei circoli, e questa per me è una dichiarazione che esalta la territorialità ed il legame partito-territorio-iscritti-cittadini-elettori .
Ultimo punto
Vorrei solo mi dicessi, a meno che tu non fossi presente al voto della Cimatti , come hai fatto a sapere che la ha partecipato alle primarie e , seconda domanda, sai anche per chi ha votato? Hai per caso consultato il registro dei votanti, puoi diffondere, forte del tuo anonimato, notizie apprese non si sa come nè da chi, bypassando la sacrosanta privacy a cui ogni individuo ha diritto?
Ovvio che anche per me è deludente aver riscontrato il comportamento successivo, questa volta pubblico, del voto con la destra alla circoscrizione n. 1, penso comunque che a distanza di tempo tutti, davvero tutti possano cambiare opinione. La campagna delle primarie è terminata il 14 dicembre, poi il voto amministrativo con la presentazione di una lista a parte, non collegata al centro sinistra, sponsorizzata da Grillo, il guascone che ora provoca con la sua richiesta di iscrizione.
Anche certi "personaggi" dichiaratamente PD, legati alla storia del PCI-PDS-DS, ben più alla ribalta della signora di Destinazione penso abbiano votato alle primarie , poi li ho visti pubblicamente partecipare ad altre iniziative politiche, che non erano le nostre! Cosa devo dedurne? Io nulla, e tu?
Questo per dirti che ogni medaglia ha il suo rovescio e che il voto è segreto alle primarie di partito, come nelle cabine elettorali tradizionali.
Anche io vorrei avere capacità divinatorie, ma come credo anche tu, non le possiedo e quindi resto con la curiosità del voto effettivamente espresso dai singoli individui e della tua fonte di intelligence. L'unica certezza che ho è quella del mio voto, il resto solo illazioni non certo sparse come fertilizzanti e corroboranti del P.D.
Stefania Collini




Scritto da Stefania Collini in data 15 luglio 2009 alle 19:04
A CHI CI SI PUO RIVOLGERE?

Con tristezza sdegno e rabbia, nel momento in cui il Presidente Napolitano firma il d.l. sulla sicurezza che ingabbia i P.M. e torna ( perchè non è nuova questa scelta nella storia delle monarchie assolute) a dare potere d'indagine, pericolosamente, agli organi di polizia giudizairia, nel momento in cui passerà un'altro d.l. che servirà a lavare una marea di denaro proveniente dai traffici più ignoti oltrechè a rendere indenni i responsabili di tali traffici, mentre si continua a morire sul lavoro ( IERI NE SONO MORTI 5), mentre le aziende convivono col fantasma del fallimento e non investono, il PD cosa fa?
Ritiene che l'argomento di massimo interesse degli elettori ( calano a vista d'occhio) e degli iscritti ( che non hanno i circoli e i punti di riferimento) sia il prossimo congresso e se farvi partecipare Grillo oppure no!!
l'unica rispoosta sia a questa destra pericolosissima sia al lassismo e allo snobbismo salottiero di questo partito sarà nella piazza. Più tardi ci rivolgiamo e questa e peggiori saranno le conseguenze per le nostre libertà.

Giovanni Puggioni

Scritto da Giovanni Puggioni in data 15 luglio 2009 alle 18:17
CONGRESSO, PRIMARIE E INIZIATIVA POLITICA
L'incursione di Beppe Grillo nel PD, per tentare di candidarsi alla segreteria del Partito, conferma l'opinione di quanti, come me, fin dall'inizio hanno considerato non condivisibili alcune parti dello Statuto e macchinose le regole che definiscono il percorso per la scelta dei gruppi dirigenti.
All'indomani delle primarie di Forlì per la candidatura a Sindaco, prendendo atto del risultato che sancirono, parlai di rischio di "scorribande" e posi il problema di una revisione statutaria. Era una affermazione di principio, non legata al caso specifico. Quella affermazione oggi è rilanciata anche dal Sen. Franco Marini, che in una intervista a Repubblica, parla di uno Statuto che "E' un catalogo di contraddizioni, c'è anche un forte rischio di inquinamento" e "la segreteria è ridotta a un gratta e vinci".
Fra le tante, rilevo questa contraddizione: perché chiudere le nuove iscrizioni al 21 luglio, per quanti potranno votare nei circoli l'11 ottobre, mentre per coloro che potranno partecipare alle primarie del 25 ottobre non esiste alcun limite temporale? Forse che il rischio dei "signori delle tessere" non può generare quello dei "signori delle primarie"?
A me è chiaro che il Partito che vogliamo deve essere degli iscritti e degli elettori che lo sostengono senza furbizie. Ma è altrettanto chiaro che moltissimi iscritti e militanti si interrogano sul senso della loro adesione rafforzata se i diritti sono identici a quelli di quanti possono presentarsi fino all'ultimo minuto del giorno delle primarie, limitandosi a sottoscrivere una dichiarazione che non li vincola in nulla.
Personalmente non ho cambiato opinione sul fatto che le primarie sono uno strumento importante di partecipazione e di democrazia. Penso, però, che debbano essere più trasparenti, definendo meglio, quantomeno, per quali cariche siano da effettuare, con quale ventaglio di partecipazione (le coalizioni, in caso di primari incarichi amministrativi) e come si compone il corpo elettorale.
Perché, per esempio, non prevedere la formazione di albi aperti a tutti coloro che intendeno parteciparvi, stabilendo, come per gli iscritti, una data entro la quale effettuare l'iscrizione e dandone il massimo di pubblicità preventiva?
Per quanto riguarda il segretario del Partito, però, non credo proprio che il metodo migliore sia quello delle primarie, appesantito dal sistema bizzarro previsto dall'attuale Statuto.
Un meccanismo che chiama gli iscritti a votare su mozioni presentate dai candidati a segretario. Questi delegati avranno il solo compito di partecipare alla convenzione dell'11 ottobre per ratificare i risultati delle votazioni nei circoli, per poi scomparire.
Il 25 ottobre vengono sottoposti ad elezioni primarie, aperte a tutti, i primi 3 candidati che avranno conseguito più voti nei circoli. Ad essi sono collegate liste, bloccate, anche più di una per candidato, che eleggono dei grandi elettori che, in seguito, o ratificheranno l'esito delle primarie, se un candidato avrà superato il 50 più uno dei voti validi, altrimenti dovranno eleggere loro il segretario, nel ballottaggio fra i due meglio piazzati. Per assurdo, si potrebbe verificare: che un candidato prevale fra gli iscritti, un altro alle primarie, mentre diventa segretario un terzo che vince il balloggaggio fra i grandi elettori!
Poi si dovranno fare ulteriori passaggi per i livelli provinciali. Con il termine massimo di maggio 2010.
In sostanza la fase costituente-elettorale del PD, partita con le primarie del 14 ottobre 2007, bene che vada , si concluderà nella tarda primavera del 2010.
Intanto il Paese continua ad essere governato da Berlusconi nel modo che vediamo e noi rischiamo di essere in tutt'altre faccende affaccendati.
Ma oramai, così è. Facciamo in modo, però, che questo anno che abbiamo davanti si caratterizzi anche per una forte iniziativa politica sui temi che interessano direttamente i cittadini e le imprese.
Facciamo in modo che il congresso prima e le primarie poi, siano grandi eventi politici e siano molto partecipati.
Facciamo in modo che esca una chiara idea dell'Italia che vogliamo, del Partito che vogliamo, della sua identità, del suo sistema di valori, delle alleanze che intendiamo costruire per l'alternativa a Berlusconi. Ed eletto il segretario, facciamo in modo che tutti portino avanti uniti la stessa linea. E facciamo in modo che venga cambiato lo Statuto.
E impegniamoci a non buttare via nessuno, perché è già dura combattere contro questo centro-destra per vincere, essendoci tutti, figuriamoci che cosa può succedere se ci attardiamo ancora a discutere fra quelli che c'erano prima, quelli che ci sono adesso e quelli che vogliono esserci domami e dopodomani. L'Italia guarderebbe da un'altra parte, non a noi.

Giuliano Pedulli


Scritto da Giuliano Pedulli in data 15 luglio 2009 alle 17:20
Cara Stefani
Se uno statuto è stato votato da tutti non vuol dire che questo, di riflesso, sia perfetto e immodificabile. In questi 2 anni abbiamo visto tutti che in diverse parti lo statuto del PD era carente ( primarie, tesserati ecc...) e quindi penso debba essere cambiato. Su Ignazio Marino ho una domanda da porti... Ma la sua idea di partito qual'è? Non ho sentito ancora niente da parte sua, solo accuse senza un senso logico e discorsi dove non compare un partito ma vaghe idee. E poi permettimi di dirti che se i fotografi non ci sono non è colpa del partito, ma dei giornali. Questo mi sembra ovvio, oppure no?

Il Moralizzatore del PD
Stefano Migliavacchi


PS: Per informarvi tutti, visto che credo debba essere fatto

Partizia Cimatti, Consigliere alla Circoscrizione 1 per DestinAzione è andata a votare alle nostre primarie. Ieri ha votato con il PDL-Lega per elegere il loro presidente. Ma coloro che sono andati a votare alle primarie non dovevano firmare un documento dove di prometteva di votare PD alle elezioni? Perchè il mio candidato lo devono scegliere altri partiti? Commentate questo

Scritto da Stefano Migliavacchi in data 14 luglio 2009 alle 12:38
Il regolamento voluto da Vassallo e soci? Fare buona informazione innanzi tutto, non smetto di dirlo.
Il regolamento è stato votato o sbaglio?Non solo da Vassallo e soci ma anche da tanti altri.
Comunque Grillo da iscritto PD(ma gliela daranno la tessera ???), se volesse candidarsi ( io spero davvero di no, una boutade la sua e come tale la considero) dovrebbe raccogliere, fra gli iscritti, un numero molto consistente di firme, in più Regioni. Poi il percorso, dopo un tratto tutto interno agli organismi deputati, si aprirebbe alla scelta finale del 25 ottobre prossimo, fra i candidati rimasti,con primarie aperte ai cittadini-elettori.
C'è quindi un primo percorso di selezione tutto interno al partito e poi un momento finale di apertura ai cittadini simpatizzanti, con primarie aperte che è bene mantenere.
Un commento nasce spontaneo dopo essere stata presente agli incontri sia di D'Alema sia di Ignazio Marino:
1)il pubblico ha risposto in modo quasi simile, solo qualche persona in più per D'Alema, ma anche Marino ha avuto grande successo di partecipazione;
2) la stampa ha dato la notizia in anticipo, ma ieri pomeriggio non ho visto la ressa dei fotografi e giornalisti e non ho trovato ad esempio su Romagnaoggi.it, un minimo resoconto per Marino e neppure la galleria fotografica dedicata a D'Alema ( ben 13 foto).
3) i soliti due pesi e due misure? cioè l'antica differenza di trattamento tra sponsorizzati , nobili o meno?
Il terzo uomo Ignazio Marino , volendo correre e correre per vincere, avrebbe diritto a pari condizioni di partenza e di divulgazione: non è o meglio non dovrebbe essere, quella politica alla carica di segretario PD, una corsa a handicap, in cui qualcuno parte favorito.
Ieri avrei voluto vedere almeno un fotografo in via ufficiale, come Festa Democratica, che immortalasse le immagini della bella e variegata platea che ascoltava Marino. Così ,perchè mi pare giusto che, nell'album dei ricordi della festa o allegate ai comunicati stampa, restino immagini vere e documenti veri per ogni, ripeto ogni evento politico che si realizza.
Ieri un successo e una partecipazione inattesi, purtroppo non immortalati adeguatamente.
Non ho ancora letto i giornali locali stampati di oggi, ma quello on- line citato o è in ritardo o si è perduto una notizia.
Stefania Collini







Scritto da stefania collini in data 14 luglio 2009 alle 10:56
Per quelli che "Le Primarie sempre e comunque"...

Circoscrizione 1 Comune di Forlì: viene eletto Presidente Fusconi (Lega Nord) grazie al voto decisivo di Denstinazione Forlì.
Vorrei anche ricordare che la consigliere in questione ha partecipato alle Primerie Pd per decidere il candidato Sindaco e, visto che quelli del ClanDestino erano a favore di Balzani (o contro il Sindaco uscente Nadia Masini a questo punto), ognuno tragga le proprie considerazioni...
mi spiegherà poi Destinazione Forlì come fa sostenere un Presidente che è per l'apertura alle auto in centro, per le centrali nucleari (tant'è che Forlì è designato come punto di raccolta di Materiale radioattivo, l'Unità pag.3 del 14/07/09)....
Purtroppo oramai in politica la coerenza è una cosa che non esiste più; solo il bistrattato D'Alema è stato l'unico, anche se non richiesto, a dimettersi quando il Centrosinistra nel 2000 perse le elezioni regionali e interpretò quel voto come la bocciatura degli italiani all'operato del governo. Nemmeno il tanto amato Veltroni, che ha perso 2 elezioni da segretario di partito, ha avuto il coraggio di fare tanto....

Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 14 luglio 2009 alle 9:02
Ho assistito all'intervista a Ignazio Marino presso la Festa Democratica del Ronco, e ho deciso di schierarmi dalla sua parte perché rappresenta il superamento della vecchia contrapposizione DS - Margherita, incarna quel nuovo sostanzioso di idee di cui c'è effettivo bisogno e soprattutto ha il coraggio di impegnarsi in prima persona nella battaglia che mi sta più a cuore, quella sulla laicità.
Marino ha ragione a parlare di laicità, perché è un problema vero, uno di quei valori vivi e contemporanei decisivi per le scelte elettorali.
In alcune occasioni, durante la campagna elettorale di Balzani, ho ascoltato i capannelli delle persone, e nessuno più parla di comunismo e capitalismo, ma di testamento biologico e di Eluana Englaro.
Anzi, volendo semplificare la questione al suo nucleo essenziale, anche correndo il rischio di apparire banale, non vedo nessun altro motivo per giustificare le insofferenze di Rutelli e altri all'interno del PD e il voto di molti cattolici all'UDC se non il nodo irrisolto della laicità.
Questo è ciò che interessa alla gente, e la futura battaglia culturale del nuovo millennio è quella relativa ai rapporti tra religioni e modernità, che è sempre quella tra scienza e fede, tra fede e ragione.
E' una battaglia che bisogna combattere, perché in un'epoca di crisi come la nostra il bisogno di spiritualità della gente è forte, e non bisogna lasciare le risposte appannaggio esclusivo dei movimenti religiosi, ma bisogna tornare a parlare con gli argomenti della scienza e della filosofia, non per fomentare una guerra tra laici e cattolici, ma per definire sia le possibilità di dialogo e sintesi, sia i campi di reciproca autonomia.
Questa questione in Italia ha un peso incommensurabile, e non si lega solo alle questioni di bioetica. Come si potrà parlare seriamente di una grande scuola pubblica e progettarla, se i tagli continueranno a essere finalizzati ad aumentare i fondi della scuola privata? E chi c'è dietro alla scuola privata?
Secondo me ci vuole il coraggio di denunciare questo conflitto di interessi, e al tempo stesso valorizzare al massimo quel cristianesimo civile che pone al primo posto la carità, e quindi il principio che se vuoi essere buon cristiano devi essere buon cittadino, e quindi amare e servire il bene comune. E il bene comune non tollera discriminazioni per fede, etnia ed estrazione sociale.
Bisogna spiegare con pazienza e argomentare la compatibilità tra cristianesimo ed etica civile, purchè il primo, nella sua facciata teocratica e integralista, non pretenda di dettare la linea politica alla seconda.
Senza questa battaglia culturale non sarà mai possibile che l'Italia diventi un paese veramente moderno, e non sarà neppure possibile assistere alla nascita di un PD con valori laici e progressisti e aperto al dialogo con tutte le religioni sul modello del Partito Democratico di Obama.
La sintesi potrebbe essere proprio quella indicata dal discorso pronunciato da Obama il 4 giugno all'università del Cairo, un discorso che si rivolge ai rappresentanti delle tre religioni monoteiste e che apre a orizzonti nuovi...
Il senso di quel discorso è che per un mondo nuovo occorre anche un concetto di Dio nuovo, un Dio dell'umanità che possa parlare a tutti i popoli in modo diverso e relativo ma sempre attraverso il rispetto e l'interesse reciproco...
E un concetto così alto di Dio pone come principio non negoziabile, da discutere ma sempre da difendere, la differenza tra la sfera di azione della religione e la sfera di azione della politica, che possono anche essere complementari, purchè siano sempre autonome e indipendenti.
Per concludere, dopo aver indicato le ragioni per appoggiare la candidatura di Marino, voglio rivolgere un appello unitario. Se è inevitabile che lo scontro sia duro, è altrettanto doveroso che si svolga con quella lealtà necessaria a ricompattare il partito sul nuovo segretario, qualunque esso sia, prendendo ad esempio le primarie americane, in cui lo scontro tra Obama e Illary si è concluso con una leale pacificazione fondamentale per quella collaborazione che li ha poi portati alla vittoria.

Marco Errani 66


Scritto da Marco Errani in data 14 luglio 2009 alle 2:49
Sono d'accordo con quanto scritto dal sig.Migliavacchi.
La candidatura di Grillo alla segreteria delPD nazionale dimostra come ci siano delle falle nel regolamento voluto da Vassallo e soci, che sono una chiara espressione dell'antipolitica.
E poi voglio vedere i seguaci della Pirini (che tra l'altro in buona parte hanno già votato alle primarie del PD) cosa faranno? Eletti da persone di centrosinistra delusi dal PD e in macanza di una sinistra alternativa, sostengono un candidato della Lega Nord per la presidenza della circoscrizione 1. quando si dice la coerenza....
Stefano Fabbri

Scritto da Stefano Fabbri in data 13 luglio 2009 alle 10:16
A dimostrazione che con le primarie fatte in questo modo siamo dei buffoni, oggi ( ieri per chi legge) è stata annunciata la candidatura d Beppe Grillo alle Primarie del PD. Bella pataccata!!!! Qui , con questo regolamento, anche un rappresentante del PDL si può candidare, e pure vincere! Complimenti a Vassallo & Co per questo bellissimo Statuto, dove tutti posso diventare Segretari Nazionali! Bersani, salvaci tu dalla distruzione

Il moralizzatore del PD ( che potrebbe anche candidarsi alle primarie se va avanti così)

Stefano Migliavacchi

Scritto da Stefano Migliavacchi in data 12 luglio 2009 alle 18:01
Cara Stefania, non ho tempo ora per rispondere a tutte le tue considerazioni, ma lo farò con piacere.

Per quanto riguarda gli anonimi ribadisco il mio pensiero: non si risponda ai loro attacchi, si discuta con chi si conosce.

A presto.

Gessica Allegni

Scritto da Gessica Allegni in data 12 luglio 2009 alle 14:51
E di quello che scrive F. Casali che ne pensi Gessica? Mi pare che siamo alle liste di proscrizione, qua i buoni la i cattivi. Anche se hanno la tessera del PD?
Non credo possa funzionare così il congresso, ma occorra invece praticare le modalità di dialogo lanciate anche da D'Alema l'altra sera: rappresentare con calma e serenità le proprie idee ( hai sentito il grido NON LITIGATE dalla platea), i propri convincimenti senza farne delle guerre di religione , senza pensare al partito come terra di conquista o come luogo di regolamento di conti. Senza brandire l'arma di non so quale restaurazione, senza offendere chiamando "Veltroni band" chi sostiene le primarie (atto e strumento fondativo del partito nuovo), che poi mi pare tutti i dirigenti allora DS sostenessero, giacchè due liste per le primarie del 2007 a Forlì erano la Veltroni 1 e Veltroni 2 e ben fitte di dirigenza politica locale di primo piano, specie la prima, no?
Personalmente penso che il Pd sia già nato allora, ma debba crescere e migliorare ,come ho già molte volte scritto. Penso che se l'infante lo facciamo vivere in un ambiente aperto, stimolante, ricco di idee, di contributi e linguaggi anche diversi, potrà crescere bene. Lo dicono i pedagogisti ed i sociologi: i bambini per crescere bene devono vivere in ambiente sano e stimolante: non credo che "il moralizzatore" ed "il Casali" contribuiscano con le loro stilettate - spesso aggressive e volgari - al bene del bambino. So dare valore al radicamento sul territorio e non è un caso che abbia frequentato ed avuto la tessera del partito in tasca da quando avevo 18 anni, alla sezione Asioli , dove il buon Ezio Gelosi ci raccomadava dopo il risultato del '75 con Berlinguer " Me e burdel a l'ho fat grand, adess pinsii vuitar". Non è stato così! Quanta piadina fritta al Festival provinciale , quante diffusioni domenicali dell'Unità. La storia di molti di noi coi capelli già bianchi è questa, non siamo altro che compagni che hanno incontrato ora nuovi amici coi quali discutere di Politica, e questi nuovi amici, a volte anche loro coi capelli bianchi a volte giovanissimi, vogliono con noi fare del Pd un partito grande e competitivo. Un partito nuovo, ma ben piantato sulle migliori radici, tagliando con quelle malate che certi apparati hanno rappresentato e rappresentano.
Da allora il tempo è passato, il PCI non c'è più da 20 anni oramai e sono sparite anche le denominazioni successive del grande partito di sinistra. Non sono più giovane, sono pensionata, ma mi impegno comunque, lavoro con la gente e per la gente, per difendere i principi e i valori della sinistra, nel rispetto della democrazia , dei numeri espressi dalla nostra democrazia interna, per portare avanti i nostri valori , credendo nella più larga apertura del partito che sennò rischia l'asfissia e l'autoestinzione. E di autoreferenzialità un partito muore.
Mi pare che il 9 luglio D'Alema abbia riconosciuto il merito del PD e di Veltroni ( pur non avendolo nominato) di aver ridotto la frammentazione politica che ci danneggiava. Dobbiamo pensare a diventare l'opposizione che aspira a divenire maggioranza di governo, con il consenso dei cittadini e per i cittadini. Il congresso troverà il modo migliore, le idee si confronteranno, non gli individui e i personalismi in quanto tali, così voglio sperare.
Ma per il bene del PD e dei nostri ideali, guardiamo avanti senza assumere le vesti di moralizzatori-liquidatori. Non facciamo andare il bambino in fase regressiva, parliamone civilmente. Tralascio ogni commento sui codici fiscali, del resto il blog è così, ognuno scrive ciò che vuole, anche nell'anonimato: io però, come te Gessica , ho sempre trovato più coerente allo spirito e agli insegnamenti dei grandi padri politici citati da D'Alema nel suo intervento (Terracini e gli altri) il "metterci la faccia" e il nome e cognome, senza nascondere la mano che tira il sasso . Lascerei agli anonimi la loro autodifesa sul blog, siamo adulti e ognuno se vuole, può rispondere da solo alle obiezioni, giuste o sbagliate, che gli vengono mosse. Il principio della trasparenza e della verità, specie quando si attaccano/criticano persone, dovrebbe essere la norma per un democratico.
Se cambieranno le regole, democraticamente le applicheremo, ma attenzione a non dimenticare i commenti estasiati e purtroppo stupiti dei dirigenti all'indomani del 14 ottobre , per il grande numero di cittadini elettori che parteciparono a quelle primarie. L'attonito stupore era più palpabile della dichiarata soddisfazione di tanta dimostrazione di voglia di partecipare dei cittadini elettori.
Se deluderemo questi cittadini, che magari esercitano l'azione politica attiva solo nei giorni delle elezioni e delle primarie , poi faremo fatica a convincerli ancora della nostra positiva diversità democratica. E allontaneremo anche la possibilità di farli diventare dei tesserati dei circoli PD del territorio. Abbiamo bisogno di loro, dato che vediamo tutti che l'attivismo volontario e quotidiano nei circoli, nelle feste democratiche, negli organismi, ha base partecipativa molto ristretta e siamo spesso sempre i soliti a impegnarci e lavorare. A parte i volonterosi giovani e meno giovani entrati nel PD , dalle primarie in poi!
Io ci sono e, allo stesso modo, altri che la pensano come me. Abbiamo bisogno di un partito aperto , vivo e trasparente, non di anonimi "moralizzatori del PD" nè di coloro che parlano di "morto che cammina".

Stefania Collini




Scritto da Stefania Collini in data 11 luglio 2009 alle 15:10
Caro Marco Saggio, posto qui sotto quanto ho scritto a Morelli 79 su Romagnaoggi.it. Vale anche per te. Non credo si spali m....., se si esprimono opinioni e, dato che ogni sera o quasi sono al festival del Ronco per lavorare, mi pare giusto anche partecipare e ascoltare gli importanti esponenti del Partito che vengono lì per farsi ascoltare (D'Alema, Errani se verrà, Ignazio Marino).
Non definirmi cagnolino scodinzolante quindi, dai retta a D'Alema, sii pacato come lui, evita il litigio e gli steccati inutili che questo tuo commento davvero non saggio provoca. ndp Stefania Collini

@ Mirko Morelli 79
Da una nuovista anziana e non strisciante

Ero presente per ascoltarlo , come ascolterò tutti i candidati alla segreteria nazionale del PD ed ho notato che l' analisi politica ed economica del paese di D'Alema è stata abbastanza precisa , ma carente sulla oggettività delle cause del distacco fra i cittadini e la politica stessa, di sinistra in particolare. E siccome ha citato il modello emiliano, non mi pare sia stato oggettivo ma solo propagandistico. Se anche da noi, proprio nei seggi dove siamo più forti, la Lega avanza ci sarà un perchè: lui dice dobbiamo tornare fra la gente e risolvere i problemi della gente.
L'ho avvicinato a fine comizio, per dirgli che per certe tiratine d'orecchie aveva sbagliato destinatario: noi qui , militanti di base ,tra la gente ci stiamo eccome e che invece rivolgesse le sue critiche a certa nomenclatura e a suoi colleghi romani. Il distacco dai cittadini lo devono colmare loro